Mia Engberg Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/mia-engberg/ un blog di approfondimento culturale Sat, 29 Mar 2014 07:46:43 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Mia Engberg Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/mia-engberg/ 32 32 Chi sono le ragazze del porno https://minimaetmoralia.it/cinema/chi-sono-le-ragazze-del-porno/ https://minimaetmoralia.it/cinema/chi-sono-le-ragazze-del-porno/#comments Sat, 29 Mar 2014 07:46:10 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=19632 Questo pezzo è uscito sulla rivista Mezzocielo. (La foto è di Debora Vrizzi)


Le ragazze del porno sono un gruppo di registe, tutte donne, tutte italiane, che da un po' di tempo lavorano a un progetto di film pornoerotici. L'idea è nata un paio di anni fa, mentre scrivevo di un progetto di porno al femminile messo in piedi in Svezia da una regista indipendente, Mia Engberg, diventato un bellissimo film di corti che si chiama Dirty Diaries e che ha avuto una felice distribuzione ovunque nel mondo tranne che in Italia. Mia Engberg, che per il suo Dirty Diaries ha avuto un finanziamento di 50mila euro dallo Svenska Filminstituten, l’organizzazione che eroga finanziamenti statali per la produzione, distribuzione e proiezione pubblica dei film svedesi, ha anche scritto un manifesto bellissimo.

L'articolo Chi sono le ragazze del porno proviene da Minima et Moralia.

]]>
IMG_0659

Questo pezzo è uscito sulla rivista Mezzocielo. (La foto è di Debora Vrizzi)

Le ragazze del porno sono un gruppo di registe, tutte donne, tutte italiane, che da un po’ di tempo lavorano a un progetto di film pornoerotici. L’idea è nata un paio di anni fa, mentre scrivevo di un progetto di porno al femminile messo in piedi in Svezia da una regista indipendente, Mia Engberg, diventato un bellissimo film di corti che si chiama Dirty Diaries e che ha avuto una felice distribuzione ovunque nel mondo tranne che in Italia. Mia Engberg, che per il suo Dirty Diaries ha avuto un finanziamento di 50mila euro dallo Svenska Filminstituten, l’organizzazione che eroga finanziamenti statali per la produzione, distribuzione e proiezione pubblica dei film svedesi, ha anche scritto un manifesto bellissimo.

Il manifesto comincia così: “Siamo belle come siamo. Al diavolo gli ideali di bellezza malati! Odiando profondamente se stesse, le donne consumano molta della loro energia e sviliscono la propria creatività. L’energia che potrebbe essere diretta all’esplorazione della nostra sessualità e del potere che abbiamo, viene prosciugata da diete e cosmetici. Non lasciare che i poteri commerciali controllino i tuoi bisogni e desideri”. E poi dice: “Difendi il diritto di essere arrapata. La sessualità maschile è considerata una forza della natura che va soddisfatta a tutti i costi. Quella delle donne viene accettata solo se si adatta ai bisogni dell’uomo. Sii arrapata a modo tuo”. E ancora: “Una brava ragazza è una ragazza cattiva. Ci hanno nutrite del cliché culturale per cui le donne sessualmente attive e indipendenti sono o pazze o lesbiche e quindi pazze. Vogliamo vedere e fare film in cui Betty Blue, Ophelia e Thelma & Louise alla fine non devono morire”.

È un manifesto bello, ed è bella l’idea di Mia Engberg di coinvolgere altre registe, e sono belli i loro corti in Dirty Diaries. Così, mentre ne scrivevo, mi sono messa a fare qualche ricerca per trovare progetti simili altrove nel mondo. Ne ho trovati in Danimarca, Spagna, Francia, America. In Italia non c’era niente dal genere. Mi dispiaceva un po’, e poi però ho pensato che è dall’assenza che nascono le cose, che in Italia non c’era niente dal genere ma si poteva sempre provare a farlo. Ho chiamato un’amica regista, Monica Stambrini, che nel 2001 ha diretto Benzina, le ho chiesto se le andava di mettere insieme un gruppo di registe e fare anche noi i nostri “dirty diaries”. Monica ha detto di sì, e insieme abbiamo contattato altre registe. Molte hanno detto di sì, alcune di no, altre hanno accettato e poi si sono chiamate fuori, altre continuano a esserci e ad aderire al progetto che è sempre in divenire. Al momento noi ragazze del porno siamo in dodici: Mara Chiaretti, Erica Z. Galli e Martina Ruggeri per Industria Indipendente, Anna Negri, Regina Orioli, Titta Cosetta Raccagni, Lidia Ravviso, Emanuela Rossi, Slavina, Monica Stambrini, Roberta Torre e io.

I corti esistono come sceneggiature ma non sono stati ancora girati, abbiamo cercato chi li finanziasse ma la facilità nel trovare le registe non è stata uguale quando s’è trattato di trovare un produttore, non abbiamo mollato, continuiamo a cercare e nel frattempo partiremo (dal 28 marzo e per due mesi sul sito indiegogo all’indirizzo http://www.indiegogo.com/projects/le-ragazze-del-porno) con un crowdfunding (piattaforma di finanziamento dal basso che permette a chiunque di contribuire alla realizzazione dei film anche con cinque o dieci euro) che servirà per girare i primi tre cortometraggi e con Art For Porn, mostra-vendita di fotografie, disegni, opere donate da artisti sostenitori del progetto (il 29 e 30 marzo dalle 12 alle 21 allo Studio Marco Delogu, in via Natale del Grande 21, a Roma).

I corti saranno diversissimi tra loro, viaggeranno, andranno per festival, racconteranno le donne italiane per quello che sono, distanti dagli stereotipi, diversissime anche loro, come diversissime sono le nostre vite pornoerotiche, in desiderio, rappresentazione e azione. Queste sono le ragazze del porno. Questo fanno le ragazze del porno.

L'articolo Chi sono le ragazze del porno proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/cinema/chi-sono-le-ragazze-del-porno/feed/ 7
Le ragazze del porno https://minimaetmoralia.it/cinema/le-ragazze-del-porno/ https://minimaetmoralia.it/cinema/le-ragazze-del-porno/#comments Sat, 08 Jan 2011 13:23:36 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3491 Quest’articolo è uscito sul numero di settembre-ottobre di Touch.

di Tiziana Lo Porto

Cineasta svedese, da più di quindici anni Mia Engberg registra e documenta periferie e culture alternative. Suoi i ritratti di skinhead gay e sieropositivi, di bambini parigini sans papiers, di giovani queer a San Francisco, del leggendario frontman dei Dead Kennedys Jello Biafra. Il più discusso dei suoi corti è stato Come Together, cortometraggio di 3 minuti girato con un telefono cellulare in cui la regista riprendeva primi piani di donne che si masturbavano e venivano. Presentato nel 2006 al Festival del Cinema di Stoccolma e poi postato su youtube, il corto fece il pieno di accessi online e di polemiche.

L'articolo Le ragazze del porno proviene da Minima et Moralia.

]]>

Quest’articolo è uscito sul numero di settembre-ottobre di Touch.

Cineasta svedese, da più di quindici anni Mia Engberg registra e documenta periferie e culture alternative. Suoi i ritratti di skinhead gay e sieropositivi, di bambini parigini sans papiers, di giovani queer a San Francisco, del leggendario frontman dei Dead Kennedys Jello Biafra. Il più discusso dei suoi corti è stato Come Together, cortometraggio di 3 minuti girato con un telefono cellulare in cui la regista riprendeva primi piani di donne che si masturbavano e venivano. Presentato nel 2006 al Festival del Cinema di Stoccolma e poi postato su youtube, il corto fece il pieno di accessi online e di polemiche. A venirle rimproverato fu soprattutto il fatto che le donne riprese in video al naturale, apparissero brutte. “Possibile che non abbiano nemmeno un po’ di trucco?” chiesero critici e spettatori più esigenti. Una faccenda apparentemente estetica, su cui l’attenta Mia vide gravare la pericolosa ombra del sessismo. E perché mai in un video porno le donne non possono apparire per quel che sono? si domandò la regista, avanzando l’ipotesi, niente affatto strampalata, che fosse il consumatore maschio di pornografia a pretendere che le donne apparissero belle anche quando impegnate a masturbarsi o in qualsivoglia altra attività sessuale. E che le donne, francamente, se ne infischiassero.

“Nella pornografia lo sguardo è stato sempre quello di un uomo”, dichiarò Mia Engberg in risposta alle polemiche, “e la sessualità femminile è stata limitata a poche identità indicate dal sistema patriarcale (e dall’ego maschile artistico): puttana, moglie, madre, musa. Adesso è arrivato il momento di cambiare”. Da qui l’idea di portare avanti una pornografia al femminile (di cui Come Together può essere considerato il pilota, o il numero zero) definita dalla Engberg pornofemminismo. Idea che si è evoluta in un brillante manifesto in dieci punti e in un appello ad artiste, cineaste e attiviste scandinave: girate anche voi il vostro corto pornofemminista! Uniche due regole, che gli attori abbiano più di diciotto anni, e che il film duri meno di quindici minuti.

Dodici registe hanno risposto all’appello. È nato così Dirty Diaries, antologia contenente dodici cortometraggi pornofemministi (più il già esistente Come Together della Engberg), realizzati con un finanziamento di 500mila corone (50mila euro) da parte dello Svenska Filminstituten, l’organizzazione che eroga finanziamenti statali per la produzione, distribuzione e proiezione pubblica dei film svedesi, e uscito nel 2009 direttamente in dvd. Tra i corti, spicca l’animazione minimalista di Âsa Sandzen, Dildoman, che con disegni neri su fondi bianchi o colorati racconta le avventure di un “uomo vibratore” alle prese con masturbazione, sesso orale, sesso telefonico e quant’altro. Diverte For the Liberation of Men, della regista Jennifer Rainsford, in cui uomini travestiti da donne si masturbano in libertà. E conquista Flasher Girl on Tour, semidocumentario-manifesto dell’artista trans Joanna Rytel, interpretato dal suo alter ego Flasher Girl [Ragazza Esibizionista]. Nel film Joanna/Flasher Girl va in vacanza a Parigi, e lì si masturba un po’ dove le pare – dentro fontane, dietro finestre di alberghi, davanti a metropolitane in partenza – spiegando nel frattempo che l’esibizionismo non può essere un’esclusiva degli uomini. Anche le donne hanno il diritto di praticarlo.

Ma la vera perla del cofanetto è il manifesto, disarmante e geniale, che oltre che nell’ambito della pornografia andrebbe praticato nella vita quotidiana, o utilizzato come fonte a cui attingere quando si è in cerca di un buon mantra. Così sulle note di copertina del dvd:

1. Siamo belle come siamo. Al diavolo gli ideali di bellezza malati! Odiando profondamente se stesse, le donne consumano molta della loro energia e sviliscono la propria creatività. L’energia che potrebbe essere diretta all’esplorazione della nostra sessualità e del potere che abbiamo, viene prosciugata da diete e cosmetici. Non lasciare che i poteri commerciali controllino i tuoi bisogni e desideri.

2. Difendi il diritto di essere arrapata. La sessualità maschile è considerata una forza della natura che va soddisfatta a tutti i costi. Quella delle donne viene accettata solo se si adatta ai bisogni dell’uomo. Sii arrapata a modo tuo.

3. Una brava ragazza è una ragazza cattiva. Ci hanno nutrite del cliché culturale per cui le donne sessualmente attive e indipendenti sono o pazze o lesbiche e quindi pazze. Vogliamo vedere e fare film in cui Betty Blue, Ophelia e Thelma & Louise alla fine non devono morire.

4. Distruggi capitalismo e patriarcato. L’industria del porno è sessista perché viviamo in una società patriarcale e capitalista. Si arricchisce dei bisogni che la gente ha di sesso ed erotismo e nel farlo sfrutta le donne. Per combattere il pornosessismo devi distruggere capitalismo e patriarcato.

5. Sconce quanto ci pare. Godi, decidi o lascia perdere. Di’ NO quando ti pare, per essere in grado di dire Sì quando vuoi TU.

6. L’aborto legale e libero è un diritto umano! Tutti hanno il diritto al controllo del proprio corpo. Ogni anno milioni di donne subiscono gravidanze non volute e muoiono per aborti illegali. Fanculo la morale buona solo a predicare contro il controllo delle nascite e l’informazione sessuale.

7. Combatti il vero nemico! La censura non può liberare la sessualità. Fintanto che le immagini sessuali sono tabù, l’immagine della sessualità delle donne non potrà cambiare. Non attaccate le donne perché mostrano il sesso. Attaccate il sessismo che cerca di controllare la nostra sessualità.

8. Sii queer! Chi si oppone all’erotismo spesso è omofobico e spessissimo è transfobico. Noi non crediamo nella lotta tra i sessi ma nella lotta contro i sessi. Identificati col genere che vuoi e fai l’amore con chi ti pare. Sessualità è diversità.

9. Usa protezioni. “I’m not saying go out an’ do it, but if you do, strap it up before you smack it up” [non dico di uscire e andare a scopare, ma se scopi, coprilo prima di fartelo sbattere dentro] Missy Elliot.

10. Fai da te. L’erotismo è buono e ne abbiamo bisogno. Siamo fermamente convinte che sia possibile creare un’alternativa all’industria pornografia mainstream facendo i film sexy che ci piacciono”.

Film sexy che ci piacciono tanto quanto le canzoni sexy scelte per accompagnare i video o per i titoli di coda. Everybody Deserves To Be Fucked [Tutti meritano di essere scopati], per esempio, vecchio successo dei Sex in Dallas (band technopunk che ha esordito a Parigi con la stessa etichetta di Peaches e Gonzales, per poi approdare con successo a Berlino e scritturare come chanteuse e producer Biladoll aka Mia Von Matt, con cui hanno realizzato il secondo disco), ascoltabile su Youtube o Myspace e altamente canticchiabile.

Dopo avere fatto parlare di sé in patria, Dirty Diaries è tornato alla ribalta nei giorni scorsi grazie alla distribuzione nelle sale cinematografiche francesi e alla presentazione del film al Paris Porn Festival. Ben accolto e apprezzato il Francia, non ha avuto pari fortuna in Italia, dove è bastata una segnalazione sul quotidiano Il Sole 24 Ore per accendere le polemiche e scatenare l’indignazione dei poligrafici del giornale e di Confindustria. Pare non sia stata apprezzata la scelta di pubblicare l’articolo, corredato di link al trailer del film, nell’homepage del sito del quotidiano, definita senza troppe cerimonie e con grande imbarazzo (nostro oltre che loro) “svolta porno del giornale”. E così, malgrado il successo tra i lettori del Sole (quantificato dal numero di accessi al trailer del film arrivati direttamente dall’homepage del giornale), sono stati rimossi prima il link al trailer e poi tutto quanto l’articolo, che profeticamente chiudeva segnalando proprio come nelle classifiche internazionali l’Italia, in materia di parità tra i sessi, sia ancora a metà strada. In buona compagnia di Mozambico, Repubblica Domenicana e Burundi.

L'articolo Le ragazze del porno proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/cinema/le-ragazze-del-porno/feed/ 12