Michael Curtiz Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/michael-curtiz/ un blog di approfondimento culturale Wed, 13 Feb 2013 10:00:56 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Michael Curtiz Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/michael-curtiz/ 32 32 Mildred cuore di mamma https://minimaetmoralia.it/televisione/mildred-cuore-di-mamma/ https://minimaetmoralia.it/televisione/mildred-cuore-di-mamma/#comments Fri, 14 Oct 2011 09:10:38 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=5390 A partire dal prossimo 14 ottobre, su Sky andrà in onda Mildred Pierce, una miniserie in costume di cinque puntate con protagonista Kate Winslet. Ambientata nella California dei primi anni ‘30, la serie narra la parabola, prima ascendente poi discendente, di Mildred, madre single durante la Grande Depressione. Il regista Todd Haynes (Velvet Goldmine, Safe, Lontano dal Paradiso, Io non sono qui) ha detto di essersi interessato a Mildred Pierce per le somiglianze tra la crisi di quel periodo e quella che stiamo vivendo in questi anni.

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A partire dal prossimo 14 ottobre, su Sky andrà in onda Mildred Pierce, una miniserie in costume di cinque puntate con protagonista Kate Winslet. Ambientata nella California dei primi anni ’30, la serie narra la parabola, prima ascendente poi discendente, di Mildred, madre single durante la Grande Depressione. Il regista Todd Haynes (Velvet Goldmine, Safe, Lontano dal Paradiso, Io non sono qui) ha detto di essersi interessato a Mildred Pierce per le somiglianze tra la crisi di quel periodo e quella che stiamo vivendo in questi anni.
La miniserie (più che una serie corta è un film lungo diviso in cinque parti) ha richiesto grandi sforzi di produzione: sedici settimane di riprese e la ricostruzione di una parte di Los Angeles a New York, tra la Ventisettesima e Madison, trapiantando palme e cancellando la segnaletica recente. L’interpretazione strappalacrime della Winslet le è valsa una statuetta come miglior attrice nell’ultima edizione degli Emmy Awards (gli Oscar della tv), e se si scorre l’elenco degli altri vincitori, si noterà che le statuette più importanti sono state raccolte da serie tv in costume, ambientate in epoche passate o fantastiche (Mad Men, Boardwalk Empire, Game of Thrones, Downtown Abbey, The Kennedys).
Non si tratta solo di capolavori intrisi di nostalgia. In Mildred Pierce, come nelle serie sopracitate, l’attenzione per la ricostruzione storica e la perfetta resa della superficie (frigoriferi di scena perfettamente funzionanti, cappelli dell’epoca indossati da ognuna delle duecento comparse con l’angolazione con cui si indossavano all’epoca) sembrano tese a creare una distanza tra noi e quei temi che, evidentemente, non riusciremmo a trattare altrettanto bene se questa distanza non ci fosse. Una macchina del tempo rotta che ci porta in un presente con gli usi e i costumi del passato, in cui le donne portavano un intimo che arrivava loro alle caviglie e i figli chiamavano il proprio padre “Padre”, in un continuo gioco di somiglianze e differenze.
Nella prima puntata vediamo Mildred Pierce girare in cerca di lavoro, sempre con lo stesso vestito a fiori, per una Los Angeles oppressiva, piena di mendicanti e gente disperata con cartelli appesi al collo. Viene respinta dai negozi perché non ha esperienza, forse è anche troppo vecchia e all’ufficio di collocamento le dicono che l’unica cosa che possa fare è servire cibo in tavola. Prima che il mercato immobiliare crollasse, e che Mildred lo cacciasse di casa perché la tradiva, il marito le aveva garantito un certo stile di vita, e adesso è difficile per lei accettare questa nuova realtà. Le figlie però mangiano solo mezza salsiccia a colazione e Mildred accetta infine di lavorare come cameriera in un diner. Affronta con umiltà una situazione umiliante e, in un trionfo di valori working class, sacrificio, lavoro duro, famiglia, e delle doti imprenditoriali non comuni, riesce ad aprire un posto proprio.
In origine Mildred Pierce è un libro del 1941 dello scrittore americano James M. Cain. Un romanzo realista, considerato da alcuni addirittura “sociale”. Fu durante la Grande Depressione che le donne americane iniziarono a lavorare, e Mildred è il prototipo della donna indipendente e lavoratrice, con venti anni di anticipo sulle leggi che stabilirono la parità di diritti civili e di retribuzione tra uomini e donne. Oltretutto Mildred è sensuale e libera, non solo seduce un playboy rampollo di una famiglia ormai decaduta ma arriva a comprarne la vecchia casa di famiglia come simbolo della propria rivalsa sociale.
Mildred Pierce però è anche la storia di una madre generosa e di una figlia ingrata: Veda (nelle serie interpretata da Evan Rachel Wood). Una specie di Père Goriot tutto al femminile, con accenti melodrammatici alla Mamma Roma. Prima di Kate Winslet i panni di Mildred furono indossati da Joan Crawford in un film del 1945. In Italia si intitolava Il Romanzo di Mildred ed era un film noir, ambientato nel dopoguerra e privo di ogni aspetto socio-economico. Gli sceneggiatori (tra cui Faulkner) aggiunsero un omicidio e ridussero le sfumature psicologiche al minimo. Nonostante ciò, o grazie a ciò, il film ottenne un enorme successo al botteghino.
Joan Crawford, che il regista Michael Curtiz considerava finita, una “has been”, una diva del cinema muto, vinse il suo unico Oscar (e dato che era a letto con la polmonite, truccata e pettinata per farsi immortalare dai fotografi, fu proprio Curtiz a ritirare la statuetta per lei). Lo scrittore, James M. Cain, le dedicò una copia rilegata in pelle del libro: «La mia gratitudine eterna va a colei che ha incarnato Mildred come speravo». La Crawford spiegò in una delle conversazioni con Roy Newquis in che modo sentisse di avere qualcosa in comune con il personaggio: «I miei anni d’oro o addirittura gloriosi si erano conclusi e Mildred Pierce mi sembrava una sorta di celebrazione amara della fine».
Come Mildred, anche Joan divenne donna d’affari quando, alla morte del suo quarto marito gli subentrò nel consiglio di amministrazione della Pepsi. A differenza di Mildred, però, lei non esitò a diseredare i quattro figli adottivi. Nel testamento scrisse solo: «Loro sanno perché». Il punto di vista della figlia Christine è raccontato nel libro Mommie Dearest da cui è stato tratto l’omonimo film (Mammina Cara), in cui Joan Crawford appare come una madre-matrigna sadica e alcolizzata.
Nella miniserie è reso molto bene l’aspetto ossessivo dell’amore materno. Le lunghe inquadrature di Mildred che assiste all’esibizione di Veda sul palco dell’opera lirica sono inquietanti per il modo in cui la madre sembri voler mangiare con gli occhi la propria figlia. Il personaggio di Mildred mostra i limiti della mentalità working class, storicamente rimpiazzata da quella di una società cinica e individualista, E Kate Winslet è bravissima a rendere una donna forte e un po’ ottusa che fino all’ultimo, anche dopo che a causa di Veda ha perso tutto quello che aveva costruito, non trova niente di meglio da dirle che: «Vieni dentro, c’è tanta roba da mangiare».

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