musica italiana Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/musica-italiana/ un blog di approfondimento culturale Fri, 20 Nov 2020 13:57:08 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg musica italiana Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/musica-italiana/ 32 32 “Novembre” e “Vedrai, vedrai”: il ritorno di Iosonouncane https://minimaetmoralia.it/musica/il-ritorno-di-iosonouncane/ https://minimaetmoralia.it/musica/il-ritorno-di-iosonouncane/#respond Fri, 20 Nov 2020 13:00:31 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=44662 di Giulia Cavaliere

Iosonouncane è tornato, lo ha fatto con un 45 giri digitale che dopo poche ore si è fatto fisico e che porta sul lato A il suo nuovo inedito, Novembre, e sul lato B una cover di Vedrai, vedrai, il pezzo di Luigi Tenco inciso per la prima volta nel suo album omonimo del 1965 ed estratto poi su un 7’’ nel ’67 col passaggio dalla discografica Jolly alla RCA.

Una caratteristica essenziale eppure un poco segreta della scrittura di Jacopo Incani, già nelle orecchie di tutti con il suo ultimo album, vero e proprio cult della musica italiana contemporanea (DIE, 2015) e annunciatissimo, chiaro e inappuntabile talento già ai suoi esordi (La Macarena su Roma, 2010), è questa apertura alla canzone tradizionale, pur tenuta un po’ celata dietro le strutture sonore più sperimentali, ardite, estreme.

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di Giulia Cavaliere

Iosonouncane è tornato, lo ha fatto con un 45 giri digitale che dopo poche ore si è fatto fisico e che porta sul lato A il suo nuovo inedito, Novembre, e sul lato B una cover di Vedrai, vedrai, il pezzo di Luigi Tenco inciso per la prima volta nel suo album omonimo del 1965 ed estratto poi su un 7’’ nel ’67 col passaggio dalla discografica Jolly alla RCA.

Una caratteristica essenziale eppure un poco segreta della scrittura di Jacopo Incani, già nelle orecchie di tutti con il suo ultimo album, vero e proprio cult della musica italiana contemporanea (DIE, 2015) e annunciatissimo, chiaro e inappuntabile talento già ai suoi esordi (La Macarena su Roma, 2010), è questa apertura alla canzone tradizionale, pur tenuta un po’ celata dietro le strutture sonore più sperimentali, ardite, estreme. A un ascolto superficiale del suo DIE, insomma, nessuno si sarebbe sognato di dire che quelli fossero brani ascrivibili alla pura forma canzone, né men che meno a una certa tradizione della lingua e della lingua sonora. Invece, laggiù, la tradizione sgomitava, appariva e scompariva come un fantasma, un’anima, e includeva non solo il consumo ma l’uso attivo di una certa classicità, di una certa epica anche letteraria che spostava l’attenzione dall’Ulisse di Omero a quello novecentesco di Pavese, passando per Camus, Hemingway, Steinbeck.

L’adesione alla forma canzone – e tutta una sua sbilenca presa di nuclei letterari classici e meno classici – sembra farsi oggi più evidente, dunque meno da stanare, in questa nuova Novembre, valzerino classicheggiante ma per nulla essenziale che ricorda, nel ricorrersi e rincorrersi dei nomi propri e delle immagini-azioni, il De Gregori di Alice non lo sa, quello del cieco, dell’efebo sospetto, di Rodolfo Valentino, quello di Alice che guarda i gatti a ogni strofa, della gente che legge i giornali e della gente che cammina eccitata, della stanza a specchi e dei bambini vestiti di cielo. Qui le parole ritornano, e anche questo è un tratto tipico dell’autore: dove altrove (Stormi, vera e propria hit underground degli ultimi cinque anni) erano sole, mare, occhi, riva e giorno a iterarsi, qui abbiamo Cristina, Natale, figlia, seno, mangiare, mattino, terra.

Il clima è oscuro e il senso del passato si respira nel clima, nell’atmosfera del brano, nella resa più che nelle sue scelte stilistiche, e questo nonostante la scelta del valzer, dell’apertura al piano, di una coralità epica tanto novecentesca e così invernale da farsi natalizia, con quelle sleigh bells sintetiche. Il risultato finale fa pensare a una piccola fiaba, che include, com’è giusto che sia, tutta l’oscurità tipica del genere: cuori rubati dal petto e portati in pegno, spade che trafiggono, crudeltà di varia natura. E ritorna allora il riverbero di Francesco De Gregori, che pure, nel pezzo fisico, è una eco lontana: “ti legassero stretta alla quercia più vecchia”, “ti portassero in piazza, con chiodi e catene”.

E di altro riverbero invece si deve parlare per raccontare l’incredibile Lato B di questo piccolo disco che include la più bella cover di un pezzo di Luigi Tenco mai realizzata nella nostra storia per una serie di ragioni tangibili che andiamo a raccontare. Synth con riverbero, appunto, fiati gravissimi, vibrafono e una produzione assolutamente à la Phil Spector che anche qua – per associazione automatica, sintesi dei suoni appresi dalla vita – ci trasporta in una dimensione assai natalizia. Per dire della grandezza di questa cover, però, serve fare un passo ancora in là. Vedrai, vedrai, parte di un canzoniere italiano ormai consacrato e tributatissimo, è un pezzo ferocissimo, una canzone-arma, e pure arma a doppio taglio: da un lato per quell’essenzialità caratterizzata dal nucleo sonoro creato dal binomio qui totalizzante di piano e voce che fa da sé l’intera grana del brano, un po’ per il carattere drammatico del testo, quasi pericolosamente melò, un melò affacciato su una retorica in cui però Tenco, manco a dirlo, non precipita mai.

Ad aiutare in questo senso c’è la forma che Tenco ha dato al brano e che si va a cogliere dal cantato, dalla sua performance incisa, pur essendo, più strettamente, un fatto essenziale, precisamente musicale: quella di Vedrai, vedrai è una melodia sillabica e non è un caso che in questo pezzo ci sia il primo melisma di Tenco (sulla parola ‘vedrai’ ripetuta per la quarta volta), un melisma che serve a sottolineare, a insistere. Il tempo del brano è un alternarsi di duine e terzine, ed è questa dimensione sillabica irregolare a concedere a Tenco la possibilità di giochi ritmici irregolari – il tutto incluso in questa melodia a intervalli molto larghi.

Iosonouncane non modifica nulla di questo schema e questa cosa è molto chiara se si prova a isolare il cantato che riproduce esattamente, con la stessa struttura sillabica ed essenzialità drammatica, quello originale di Tenco. In questo senso siamo di fronte a un unicum, abituati a cover del brano che sembrano insistere, drammatizzare, caricare, come camminare direttamente sopra questo fragilissimo insieme di inadeguatezza, sofferenza e volontà di rassicurazione che Tenco portava con confidenza e intimità assolute a sua madre, usando questa seconda persona – tipicamente tenchiana – che fa di lui l’autore del discorso vivo, dove le cose sono dette come sono e non sembrano mai scritte su un quaderno (pensiamo anche solo alla naturalezza verbale di un incipit che è già un’immagine, un racconto di quelli che si fanno a voce a qualcuno: “quando la sera me ne torno a casa…”).

Iosonouncane ha fatto (e non c’erano sulla carta molti dubbi), insomma, quello che serve per concepire una cover perfetta: capire esattamente il brano, non solo ritenerlo bello, valido al punto – come dicono i troppi dai risultati discutibili – di volerlo “omaggiare”, capire un brano significa anche capire dove entrare, dove aprirsi uno spazio, dove stare fuori, quando muoversi in modo misurato e quando stare immobili dentro la canzone. Vedrai, vedrai usa un giro armonico che non possiamo neppure definire tale, è un pezzo fuori dai canoni e che qui richiedeva quindi che null’altro venisse stravolto se non l’arrangiamento, la grotta, la sfera che lo contiene.

La comprensione, l’adesione, il filo silenzioso che unisce originale e nuova versione sono qui evidenti e commoventi, perché è proprio dal riconoscimento di questa comprensione che, nell’ascoltatore, si origina il meccanismo emotivo con il plus di trovarci di fronte a una versione che non toglie nulla alla gravità del brano eppure sembra, sorprendentemente, magicamente, alleggerircelo, renderci lieve il dramma, come voleva fare Luigi Tenco quando parlava a sua madre che gli diceva: “quando la fai finita con quel mondo di buffoni?”, questo mondo di buffoni di canzoni.

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Al bar Mario c’annate voi, ovvero una nuova piccola rubrica di segnalazioni sulla musica italiana. Per cui: Jocelyn Pulsar https://minimaetmoralia.it/musica/al-bar-mario-cannate-voi-ovvero-una-nuova-piccola-rubrica-di-segnalazioni-sulla-musica-italiana-per-cui-jocelyn-pulsar/ https://minimaetmoralia.it/musica/al-bar-mario-cannate-voi-ovvero-una-nuova-piccola-rubrica-di-segnalazioni-sulla-musica-italiana-per-cui-jocelyn-pulsar/#comments Wed, 25 Apr 2012 13:00:23 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7617 La canzone è sentimentale e non c'è vergogna nel dire che è per questo che ci piace. Si chiama "25.000 anni fa" ed è la storia di due che incontrandosi 25.000 anni fa invece che nel 2012 si sarebbero innamorati comunque. Magari fosse così. A cantarla è il forlinese Francesco Pizzinelli, in arte Jocelyn Pulsar. Il suo disco è uscito a marzo e lo citiamo anche solo per la bellezza del titolo, che è "Aiuole spartitraffico coltivate a grano" (Garrincha Dischi). I disegni nella copertina del disco e nel video di "25.000 anni fa" sono bellissimi e sono di Giulia Sagramola. Brava Giulia.

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La canzone è sentimentale e non c’è vergogna nel dire che è per questo che ci piace. Si chiama “25.000 anni fa” ed è la storia di due che incontrandosi 25.000 anni fa invece che nel 2012 si sarebbero innamorati comunque. Magari fosse così. A cantarla è il forlinese Francesco Pizzinelli, in arte Jocelyn Pulsar. Il suo disco è uscito a marzo e lo citiamo anche solo per la bellezza del titolo, che è “Aiuole spartitraffico coltivate a grano” (Garrincha Dischi). I disegni nella copertina del disco e nel video di “25.000 anni fa” sono bellissimi e sono di Giulia Sagramola. Brava Giulia.

 

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Al bar Mario c’annate voi, ovvero una nuova piccola rubrica di segnalazioni sulla musica italiana. Per cui: The Cyborgs https://minimaetmoralia.it/musica/al-bar-mario-cannate-voi-ovvero-una-nuova-piccola-rubrica-di-segnalazioni-sulla-musica-italiana-per-cui-the-cyborgs/ https://minimaetmoralia.it/musica/al-bar-mario-cannate-voi-ovvero-una-nuova-piccola-rubrica-di-segnalazioni-sulla-musica-italiana-per-cui-the-cyborgs/#comments Thu, 12 Apr 2012 14:10:32 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7439 I Cyborgs ci piacciono moltissimo. Anche solo perché ci fanno ballare. E perché dal vivo spaccano. Suonano "elektrock" boogie e blues con indosso delle maschere da saldatore e mantengono l'anonimato: Cyborg-0 chitarra elettrica e voce, Cyborg-1 tastiere, basso synth e batteria. Non sono famosi, o almeno non quanto vorremmo. Ecco Dancy, dall’album The Cyborgs (INRI records).

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I Cyborgs ci piacciono moltissimo. Anche solo perché ci fanno ballare. E perché dal vivo spaccano. Suonano “elektrock” boogie e blues con indosso delle maschere da saldatore e mantengono l’anonimato: Cyborg-0 chitarra elettrica e voce, Cyborg-1 tastiere, basso synth e batteria. Non sono famosi, o almeno non quanto vorremmo. Ecco Dancy, dall’album The Cyborgs (INRI records).

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Al bar Mario c’annate voi, ovvero una nuova piccola rubrica di segnalazioni sulla musica italiana. Per cui: Edda https://minimaetmoralia.it/musica/dal-bar-mario-candate-voi-ovvero-una-nuova-piccola-rubrica-di-segnalazioni-sulla-musica-italiana-per-cui-edda/ https://minimaetmoralia.it/musica/dal-bar-mario-candate-voi-ovvero-una-nuova-piccola-rubrica-di-segnalazioni-sulla-musica-italiana-per-cui-edda/#respond Mon, 09 Apr 2012 05:39:33 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7388 Poco più di un mese fa è uscito il secondo album di Edda. Ex-cantante dei Ritmo Tribale, ex-tossico, nel 2009 esce "Semper biot", un album che, come si dice in gergo, divide i critici. Metà critico lo sente e lo esalta, metà critico non riesce a andare oltre il secondo minuto. Ora c'è il secondo album, questo è il video di presentazione, che troviamo, a questo punto integralmente, bellissimo.

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Poco più di un mese fa è uscito il secondo album di Edda. Ex-cantante dei Ritmo Tribale, ex-tossico, nel 2009 esce “Semper biot”, un album che, come si dice in gergo, divide i critici. Metà critico lo sente e lo esalta, metà critico non riesce a andare oltre il secondo minuto. Ora c’è il secondo album, questo è il video di presentazione, che troviamo, a questo punto integralmente, bellissimo.

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