nazismo Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/nazismo/ un blog di approfondimento culturale Sat, 22 Oct 2016 15:29:58 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg nazismo Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/nazismo/ 32 32 Di cosa parliamo quando parliamo d’Europa: ancora su “Francofonia” di Sokurov https://minimaetmoralia.it/arte/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-deuropa-ancora-su-francofonia-di-sokurov/ https://minimaetmoralia.it/arte/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-deuropa-ancora-su-francofonia-di-sokurov/#comments Mon, 15 Feb 2016 10:00:47 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=29970 Questo pezzo è uscito su Lo Straniero di Nicola Lagioia Di cosa parliamo quando parliamo d’Europa? È questa una delle domande che più risuona nella testa dopo aver visto Francofonia di Aleksandr Sokurov, uscito in quel 2015 che (tra crisi greca, populismi, emergenza migranti, terrorismo, deficit democratico, mancanza di una seria leadership) ha mostrato più […]

L'articolo Di cosa parliamo quando parliamo d’Europa: ancora su “Francofonia” di Sokurov proviene da Minima et Moralia.

]]>
Questo pezzo è uscito su Lo Straniero

di Nicola Lagioia

Di cosa parliamo quando parliamo d’Europa?

È questa una delle domande che più risuona nella testa dopo aver visto Francofonia di Aleksandr Sokurov, uscito in quel 2015 che (tra crisi greca, populismi, emergenza migranti, terrorismo, deficit democratico, mancanza di una seria leadership) ha mostrato più ancora degli anni precedenti l’avvilente crisi d’identità di cui soffre il Vecchio continente.

Ancora l’arte, di nuovo un museo. Francofonia, tutto incentrato sul Louvre e sul racconto di come i suoi tesori vennero salvati durante la II guerra mondiale, potrebbe far pensare a un seguito di Arca Russa. Lì c’era l’Hermitage di San Pietroburgo, raccontato in quattro dimensioni (l’esplorazione degli spazi espositivi era anche un viaggio verticale nel tempo) attraverso un unico stupefacente piano sequenza. In realtà si tratta di opere distinte, o se si vuole Francofonia approfondisce, e di molto, il discorso cominciato con Arca russa, perché lì l’elemento contemplativo era dominante, mentre qui l’arte diventa rievocazione storica, ragionamento politico, riflessione filosofica per poi tornare al proprio nucleo irriducibile, dentro il quale sarebbe custodito un segreto sulla nostra identità di europei e occidentali (e forse persino di uomini tout court) che né la Storia né la filosofia riescono da sole a cogliere in pieno.

Ecco allora che in superficie Francofonia è il racconto di come, durante l’occupazione nazista, un cittadino francese (il conservatore del Louvre Jacques Jaujard) e un funzionario del Terzo Reich (il conte Franz Wolff-Metternich) abbiano collaborato per evitare che la follia della guerra divorasse tanti capolavori a cui anche l’identità di entrambi doveva tutto o quasi. Benché nemici nel più mostruoso conflitto che la storia dell’umanità abbia prodotto, Jaujard e Wolff-Metternich sentono (senza elaborarlo ideologicamente, e senza che Sokurov trasformi mai questa istintiva consapevolezza in manifesto o didascalia) che l’arte possiede qualcosa in grado di trascendere non solo la politica, ma anche la Storia, qualcosa che – benché sviluppatasi nel tempo storico, che è anche il tempo e i luoghi forgiati da quelle macchine del mondo che sono la politica, la guerra, la cultura – gli appartiene da prima ancora che l’uno o l’altro svolgano i propri compiti sotto una determinata bandiera o al servizio di un particolare paese.

In cosa consiste questa anteriorità dell’arte?

A un certo punto del racconto, mentre la cinepresa si aggira per il Louvre, la voce fuori campo di Sokurov riflette su come la cultura europea, a differenza dell’Islam iconoclasta, abbia sviluppato ad esempio un’ossessione per il ritratto. “Cosa sarebbe stata la cultura europea senza l’arte del ritratto?” La cinepresa si sofferma sui dettagli di volti realizzati da pittori rinascimentali, e mentre lo spettatore osserva un naso, un occhio, un’impercettibile piegatura delle labbra, viene in mente prima quel tortuoso percorso di conoscenza di sé che senza il cristianesimo sarebbe stato assai diverso (si pensi anche solo ad Agostino), e poi il vertiginoso avventurarsi in determinati coni d’ombra di cui a un certo punto si incaricò la psicanalisi, segnando insieme culmine e fine della modernità.

In quest’auto-osservarsi scintilla pericolosamente il delirio di onnipotenza (la tensione alla conquista e alla colonizzazione che è una delle malattie ontologiche del pensiero europeo), ma anche quel bisogno di conoscenza (che gioca a rimpiattino tra Faust e Galilei), quella forza compassionevole (Cristo), quel bisogno di nobilitarsi e nobilitare attraverso una restituzione di dignità (Marx), quel risplendere della ragione (l’illuminismo) che tutti insieme sono i punti cardinali dell’esperimento europeo, e che in equilibrio perfetto tra di loro – cariche positive in grado di neutralizzare le negative – darebbero vita addirittura a un ideale d’uomo in grado forse di valere a livello universale, e che l’arte non si limita a spiegare (come potrebbe fare il pensiero dei filosofi) ma prova, ne è per certi versi la dimostrazione.

Che cosa resta oggi di questo sogno?

Molti tradimenti e, di conseguenza, molte recriminazioni, sembra dire Sokurov. Per ammonirci sulla terribile amnesia di cui sembra essere vittima il nostro continente, il regista (ecco un altro motivo di interesse di questo notevolissmo film) cambia all’improvviso prospettiva, e guarda l’Europa con gli occhi di quella terra – geografica e spirituale – che da una parte le appartiene e dall’altra le dà le spalle, fuggendo verso un altrove che (a seconda di come la lezione europea risuoni o crolli su se stessa) potrebbe esserne la realizzazione utopica o il suo rovescio: vale a dire la Russia. È la Russia che, a costo di milioni di morti, liberò l’Europa dal nazismo. Ma anche la Russia di Dostoevskij, l’anima di un popolo che in ragione del suo splendore primitivo aveva forse la capacità di redimere il mondo intero. Per farlo, tuttavia, aveva bisogno che la sua sorella maggiore e insieme il suo faro (l’Europa e il pensiero europeo, che dà allo spirito una bussola e un completamento) splendesse su di sé. Se il faro dell’Europa smette di dare luce, anche la Russia perde la rotta. Il che, conclude Sokurov, è ciò che purtroppo è accaduto.

Un continente sviluppato su tesori inestimabili (se non precisamente l’arte, l’ineffabile di cui è dimostrazione e testimonianza) che negli ultimi decenni si ostina a reputarsi fondato solo su una banca, una moneta senz’anima, un apparato burocratico demenziale: ecco l’attuale perversione europea, da cui l’intero mondo dovrebbe sentirsi danneggiato. In attesa di un risveglio (e nella speranza che non sia, un’altra volta, troppo tardi) le opere del Louvre testimoniano che quello spirito esiste, manifesto nella rappresentazione artistica, ma semplice fantasma quando si tratta di incarnarsi in un motore della Storia, che – rispetto agli ideali che ci appartengono e da cui dovremmo sentirci mossi – nel XXI secolo sta girando a vuoto. Bisogna capire se all’Europa è sufficiente oggi trarre ispirazione dal “fantasma” per renderlo di nuovo reale e ritrovare se stessa.

Su questo, il film Sokurov ritiene di non poter offrire garanzie.

L'articolo Di cosa parliamo quando parliamo d’Europa: ancora su “Francofonia” di Sokurov proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/arte/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-deuropa-ancora-su-francofonia-di-sokurov/feed/ 2
Di cosa parliamo (nel 2013) quando parliamo di democrazia https://minimaetmoralia.it/economia/di-cosa-parliamo-nel-2013-quando-parliamo-di-democrazia/ https://minimaetmoralia.it/economia/di-cosa-parliamo-nel-2013-quando-parliamo-di-democrazia/#comments Sun, 17 Nov 2013 09:17:23 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16411 Qualche tempo fa Dan Ariely (professore di Behavioural Economics presso la Duke University del North Carolina) e Mike Norton (professore di economia presso la Harvard Business School) hanno domandato a un campione rappresentativo di cittadini statunitensi quale livello di uguaglianza vorrebbero. Hanno anche chiesto agli interpellati qual è secondo loro (in eventuale contrasto con ciò […]

L'articolo Di cosa parliamo (nel 2013) quando parliamo di democrazia proviene da Minima et Moralia.

]]>
Qualche tempo fa Dan Ariely (professore di Behavioural Economics presso la Duke University del North Carolina) e Mike Norton (professore di economia presso la Harvard Business School) hanno domandato a un campione rappresentativo di cittadini statunitensi quale livello di uguaglianza vorrebbero. Hanno anche chiesto agli interpellati qual è secondo loro (in eventuale contrasto con ciò che auspicano) il livello di disuguaglianza reale nella distribuzione della ricchezza negli Stati Uniti. Ottenuti i risultati del sondaggio, i due studiosi li hanno messi a confronto con il reali valori di disuguaglianza presenti nel paese. Ciò che emerge è sufficiente a far sorgere (o a confermare) i peggiori dubbi sul tipo di sistema in cui viviamo, ed è molto ben spiegato e documentato in questo video.

Praticamente il 40% dei cittadini americani meno abbienti (circa 120 milioni di individui, una fetta enorme di popolazione che va dai disoccupati, agli operai, agli insegnanti, a non pochi professionisti) possiede lo 0,3% della ricchezza. L’1% al vertice della piramide sociale concentra nelle proprie mani una quantità di ricchezza di molto superiore alla somma della ricchezza di tutto il primo 80%. Altro dato interessante è che il 93% degli elettori democratici e il 90,5% degli elettori repubblicani vorrebbero (come si vede nella clip) un sistema di distribuzione della ricchezza completamente diverso da quello reale. Anche questo fa sorgere dubbi sull’ipotesi che i regimi democratici sotto determinati profili siano sempre più una questione di onomastica. L’Italia. In Italia si va per famiglie e non per individui. In Italia il 10% delle famiglie più ricche detiene il 50% della ricchezza nazionale. La Grecia. Quante famiglie, quanti milioni di individui ha distrutto e fatto soffrire la crisi greca? Il patrimonio personale dei primi cinque o sei uomini più ricchi del pianeta coprirebbe il debito greco. L’Europa. “L’aspetto realmente triste è che l’euro avrebbe dovuto avvicinare i paesi europei, in modi sia sostanziali che simbolici. Avrebbe dovuto incoraggiare rapporti economici più stretti, e promuovere un senso di identità comune. Invece ha determinato un clima di risentimento e di sdegno, sia da parte dei debitori che dei creditori”, Paul Krugman, recentemente sul «New York Times».

Se la democrazia è bloccata o in certi suoi ingranaggi semplicemente non è più tale, con quali mezzi si può evitare che il mondo torni un luogo dove la linea di confine principale separa gli schiavi dai padroni?

Secondo gli ultimi sondaggi, Alba Dorata è oggi il partito più popolare in Grecia.

L'articolo Di cosa parliamo (nel 2013) quando parliamo di democrazia proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/economia/di-cosa-parliamo-nel-2013-quando-parliamo-di-democrazia/feed/ 9