neurolinguistica Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/neurolinguistica/ un blog di approfondimento culturale Sat, 22 Oct 2016 18:52:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg neurolinguistica Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/neurolinguistica/ 32 32 Neurolinguisti da sbarco https://minimaetmoralia.it/libri/neurolinguisti-da-sbarco/ https://minimaetmoralia.it/libri/neurolinguisti-da-sbarco/#comments Mon, 31 Jan 2011 09:51:30 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3703 Questo articolo è uscito ieri per il Sole 24 Ore.

di Christian Raimo

Alle volte per capire lo spirito del tempo non vanno rincorsi dei segnali periferici, ma basta fermarsi un momento e ascoltare la nota dominante nella sua forma elementare. Insomma basta uscire di casa per accorgersi di come la maggior parte dei cartelloni stradali sei per tre sia colonizzata da pubblicità per l’apertura di nuovi “centri” per il poker e per le scommesse

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Questo articolo è uscito ieri per il Sole 24 Ore.

di Christian Raimo

Alle volte per capire lo spirito del tempo non vanno rincorsi dei segnali periferici, ma basta fermarsi un momento e ascoltare la nota dominante nella sua forma elementare. Insomma basta uscire di casa per accorgersi di come la maggior parte dei cartelloni stradali sei per tre sia colonizzata da pubblicità per l’apertura di nuovi “centri” per il poker e per le scommesse, o di finanziarie che vi propongono di prestarvi dei soldi anche se non avete un reddito fisso, siete protestati, avete in corso altri mutui etc… Oppure basta scendere a fare la spesa e constatare come la bottega dell’alimentari abbia lasciato il campo a un negozio di “Compro oro” o a un locale arredato come un bagno pubblico con dentro una ventina di slot-machine.
Così, se volete capire quali sono le tendenze future della cultura italiana, basta che entriate un giorno qualsiasi in libreria, e anche con uno sguardo a volo d’uccello vi potete rendere conto che non esistono più case editrici che per anni sono stati dei punti di riferimento (quanto pesa l’assenza di Meltemi a tre anni dalla sua scomparsa?) o che interi settori stanno subendo una progressiva dismissione – poesia contemporanea, teatro, critica letteraria, come se queste aree della produzione libraria fossero di fatto diventate reliquie culturali – mentre ne vengono inaugurati di nuovi, che segnano la nascita di discipline di cui fino a qualche anno fa non conoscevamo nemmeno l’esistenza.
Uno dei casi più è emblematici è quello della PNL, ossia della pianificazione neurolinguistica. In titoli come I segreti della PNL o Cambia la tua vita con la PNL o Vivi la vita che desideri con la PNL o Il potere dell’inconscio e della PNL o Impara il potere della mente per te e per i tuoi figli con la PNL magari vi è già capitato di imbattervi, oppure vi si è seduto un tizio accanto in metropolitana che ne sfogliava qualcuno; ma anche se ne non avete mai sentito parlare, provate a domandare così per curiosità a un libraio di vostra conoscenza e vi risponderà che sì effettivamente è vero, l’anno scorso i libri della PNL hanno avuto un autentico boom di vendite, tanto che spesso si è dovuto creare in libreria un settore apposta, in bella vista nel reparto saggistica.
Ma che cos’è questa PNL? Se siete incuriositi potete cliccare su uno dei tanti portali della programmazione neurolinguistica pnlinfo.it, pnlwide.it, pnlinpratica.it,… oppure aspettare il 20 maggio e farvene un’idea dal vivo direttamente con uno dei due fondatori, Richard Blander, che sarà in Italia per tenere un seminario, 1100 euro di costo, su come “migliorare le vostre performance grazie agli stati psicofisici potenziati”. Fidiamoci della rete: wikipedia italiana per esempio riprende la definizione dell’Oxford English Dictionary e ci dice che si tratta di (1) un modello per interpretare i rapporti di comunicazione tra le persone e (2) un sistema di terapia psicologica basato su questo modello che cerca di cambiare gli schemi di comportamento mentale ed emozionale. Ossia? È una scuola psicanalitica? È una branca della linguistica? È un modello d’intervento sociale? È una pratica religiosa new-age? È una medicina alternativa?
Già, perché questi interrogativi non bastano a venire a capo di una definizione esaustiva della PNL. La stessa pagina inglese di Wikipedia più che darne una spiegazione, rende conto di un contorto e ultra-trentennale dibattito sorto intorno a questa pseudo-scienza che – da quando è nata (negli anni settanta) a partire dall’elaborazione di Blander appunto e di John Grinder degli studi di Gregory Bateson e Noam Chomsky – brama ardentemente lo statuto di scienza. Statuto di scienza che vorrebbe dire certo quella legittimità che da Galileo in poi ha significato riconoscimento da parte di una comunità universale; ma che vuol dire anche – in soldoni – cattedre, corsi universitari, fondi pubblici.
Nel frattempo, in attesa che qualche facoltà di psicologia di qualche ateneo particolarmente inventivo si decida a inserire nel proprio programma, magari sotto traccia, un bel master in coaching affidato a un PNL trainer, questa pseudo-scienza tutela la sua disciplina in un modo molto semplice. Con un marchio registrato accanto al nome. Non PNL, ma PNL® è la giusta dicitura. Blander e Grinder si sono fatti causa a vicenda per anni e poi accordati qualche tempo fa per poter sfruttare entrambi il nome. Oggi sono milionari. Basterebbe già questo a far storcere il naso e a capire come se ci avviciniamo alla “programmazione neurolinguistica”, nonostante il gergo psicanalitico, siamo più dalle parte di Scientology.
Ma il fenomeno non va liquidato né sottovalutato, e anzi la questione che ci si dovrebbe porre è il perché del successo e editoriale e culturale di una pseudo-scienza oggi, in Italia? La risposta che ci potremmo dare purtroppo non è semplice. Proprio perché la diffusione della “pianificazione neurolinguistica” mostra quanto sia esteso il vuoto che essa va a riempire.
Debacle della saggistica seria, deprofessionalizzazione degli studi, squalificazione delle scienze, crescita della domanda di terapie brevi di carattere ortopedico a scapito della psicanalisi, crisi dell’educazione secondaria… quanti altri sintomi vogliamo elencare per capire se si tratta di un’unica patologia? L’impatto che questo profondo disastro culturale che sta affettando l’Italia comincia a dare i suoi frutti anche a livello meno superficiale di quello che è sotto gli occhi di tutti. E forse ci vorrebbe un novello Kuhn con un po’ di pelo sullo stomaco per raccontare, come dire, la dinamica di questa struttura delle involuzioni scientifiche. L’impasse di una società in declino finisce con il riverberarsi – lo fa notare il recente bellissimo libro di Massimiano Bucchi, Scientisti e antiscientisti (edito dal Mulino) – in maniera evidente sulla nostra stessa idea di scienza. Ma alle volte appunto non serve andare in cerca di segnali periferici per comprendere lo spirito del tempo.
Qualche sabato fa mi trovavo di pomeriggio, verso le sei a fare capolino in una nuova grande libreria da poco aperta a Roma, AsSaggi a via degli Etruschi. Un gruppo di ricercatrici ha deciso di creare un luogo specializzato in saggistica scientifica.
Ero solo. Ho dovuto aspettare mezz’ora perché entrasse un altro cliente.

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