Nicholson Baker Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/nicholson-baker/ un blog di approfondimento culturale Sat, 22 Oct 2016 14:33:10 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Nicholson Baker Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/nicholson-baker/ 32 32 Le sfumature della letteratura erotica https://minimaetmoralia.it/letteratura/la-letteratura-erotica/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/la-letteratura-erotica/#comments Wed, 02 Mar 2016 06:30:55 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=30157 L'articolo che segue è uscito su Pagina 99, che ringraziamo.

"Quel che pornografia e oscenità sono dipende, come al solito, interamente dall'individuo. Ciò che per uno è pornografia, per un altro è la risata del genio". Iniziava così la difesa dalle accuse di oscenità e pornografia scritta da D.H. Lawrence nel 1929 all'indomani dello scandalo e delle polemiche suscitate da una mostra di suoi quadri alle Warren Galleries di Londra.

La difesa era un veloce e intelligente saggio dal titolo Oscenità e pornografia e insisteva sulla libertà dell'individuo di decidere rispetto alla folla cosa fosse pornografico e osceno e cosa no. Censurati, processati, mandati al rogo, i romanzi di Lawrence ritornano oggi ad affollare gli scaffali delle librerie a fianco di recentissimi best-seller che come unico comun denominatore con L'amante di Lady Chatterly o L'arcobaleno hanno l'appartenenza all'oggi più che mai vasto e vario genere "letteratura erotica".

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“Quel che pornografia e oscenità sono dipende, come al solito, interamente dall’individuo. Ciò che per uno è pornografia, per un altro è la risata del genio”. Iniziava così la difesa dalle accuse di oscenità e pornografia scritta da D.H. Lawrence nel 1929 all’indomani dello scandalo e delle polemiche suscitate da una mostra di suoi quadri alle Warren Galleries di Londra.

La difesa era un veloce e intelligente saggio dal titolo Oscenità e pornografia e insisteva sulla libertà dell’individuo di decidere rispetto alla folla cosa fosse pornografico e osceno e cosa no. Censurati, processati, mandati al rogo, i romanzi di Lawrence ritornano oggi ad affollare gli scaffali delle librerie a fianco di recentissimi best-seller che come unico comun denominatore con L’amante di Lady Chatterly o L’arcobaleno hanno l’appartenenza all’oggi più che mai vasto e vario genere “letteratura erotica”.

Per avere un’idea di cosa sia letteratura erotica sarà a fine novembre in libreria l’accurata Guida alla letteratura erotica. Dal Medioevo ai nostri giorni di Alessandro Bertolotti (Odoya, 336 pagine, 22 euro), utile volume illustrato che fornisce un’affollata panoramica delle opere più importanti, in prosa o versi, mostrando sottogeneri, affinità e correnti.

La guida si ferma alla fine dello scorso millennio, citando tra gli ultimi gli ottimi Camere separate di Pier Vittorio Tondelli, Scritto nel corpo di Jeanette Winterson e Una casa alla fine del mondo di Michael Cunningham, per poi proseguire con una carrellata sulle origini della letteratura omosessuale e su una più recente letteratura transgender.

Ma il panorama più recente del genere erotico è assai più ampio, e di recente allargato dalla comparsa di best-seller erotici da centinaia di milioni di copie. Tra tutti: la trilogia di Cinquanta sfumature di grigio di E.L. James con 125 milioni di copie vendute nel mondo e più di 5 milioni solo in Italia. A seguire, un’infilata di volumi che pur non raggiungendo il venduto della trilogia di James, si presentano come varianti della fortunata serie, e la nascita o il rilancio di case editrici (dalla Borelli Editore alla Lite Edition) e collane (Sperling Privè di Sperling&Kupfer e Hot secrets di Mondadori) che pubblicano libri hard.

Contemporanei, e sicuramente più validi, sopravvivono romanzi e racconti che fanno dell’erotismo valore aggiunto e non solo espediente per sedurre le masse. Tra i migliori ci sono la raccolta di racconti di Mary Gaitskill Oggi sono tua (che include il racconto “Segretaria” da cui è stato tratto il film di Stephen Shainberg Secretary), La casa dei buchi di Nicholson Baker, Carne viva di Merritt Tierce.

Tutte storie più erotiche che pornografiche, per quanto sia difficile delineare la frattura tra erotismo e pornografia (in letteratura, nel cinema, nella vita), lasciando aperta la domanda: cosa distingue l’erotismo dalla pornografia? Uno dei tentativi di risposta più brillanti sull’argomento è dello scrittore americano Neil Gaiman che in prefazione alla magnifica opera a fumetti in tre volumi di Alan Moore e Melinda Gebbie Lost Girls scrive: “Il confine tra pornografia ed erotismo è ambiguo, e cambia a seconda del punto di vista. Per alcuni forse dipende da cosa ti eccita (ciò per me è erotico, per te è pornografico), per alcuni è una questione sociale (vale a dire l’erotismo è la pornografia per ricchi). Forse ha anche a che fare con la distribuzione — la pornografia in rete è indiscutibilmente porno, mentre un’edizione a tiratura limitata, su carta avorio, comprata da esperti, divisa e rilegata in volumi costosissimi, non può che essere erotica”.

Illuminante sull’argomento, parlando di film e non di letteratura, anche il regista Michael Winterbottom che nel 2004 decise di girare il film 9 Songs per colmare quella che a suo avviso era un’immotivata lacuna del cinema romantico e sentimentale. Così in un’intervista rilasciata nel 2005 alla BBC: “Uno dei punti di partenza di 9 Songs è stato: perché nei film il sesso NON si vede? Moltissimi film sono storie d’amore, perché non raccontare una storia d’amore mostrando due persone che fanno l’amore? Perché si evitano le scene in cui due persone fanno l’amore se è una storia d’amore?”

La letteratura, che racconta a parole e non mostra per immagini, dovrebbe essere per sua natura più incline al sesso del cinema, rischiando meno la squalifica nel ghetto “porno”, anche se di censure e roghi è costellata la storia del romanzo. Di D.H. Lawrence venne bruciato L’arcobaleno, oggi riconosciuto come il suo romanzo migliore, e  fintanto che era in vita i suoi romanzi vennero disprezzati dalla critica, evitati dal grande pubblico, e accettati come capolavori della letteratura del novecento solo parecchi anni dopo la sua morte. Lawrence non usava il sesso a fini commerciali, ma per necessità, perché non avrebbe potuto fare altrimenti, perché quelle scene lì erano cuore e motore delle sue storie, degli eventi che raccontava, dei suoi personaggi, realistici e vivi. Nel breve saggio D.H. Lawrence scritto due anni dopo la morte dello scrittore, l’allora ventinovenne Anaïs Nin (una delle poche che, malgrado la giovane età, abbia riconosciuto sin dall’inizio la grandezza di Lawrence) insiste sulla fisicità della scrittura.

Nin individua nei romanzi e racconti dello scrittore inglese un “linguaggio fisico” e una “parola fisica”, che mette il corpo prima di ogni altra cosa. L’erotismo, grazie ad autori come Lawrence e Nin, non viene più usato per scandalizzare ma per conoscere.

L’esplorazione ed espressione della sessualità rende più consapevoli di quanto non riesca il ragionamento o la scrittura. Scrive ancora Lawrence nella poesia Il sesso non è peccato…: “Non strappatelo fuori da tali profondità frugando con la sconcezza della mente, non tastatelo e non forzatelo, non infrangete il ritmo ch’esso mantiene quand’è lasciato a sé, nel muoversi e svegliarsi e dormire”. E Nin, sempre nel saggio D.H. Lawrence: “Egli scoprì che il corpo ha aveva i propri sogni, e che ascoltando attentamente questi sogni, arrendendosi ad essi, si poteva evocare il genio”.

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Sugli Smashing Pumpkins a Roma https://minimaetmoralia.it/musica/smashing-pumpkins-roma/ https://minimaetmoralia.it/musica/smashing-pumpkins-roma/#comments Wed, 17 Jul 2013 09:54:45 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15011 “Di tanto in tanto è bene controllare le cose che ci piacciono e quelle che non ci piacciono, per vedere se le nostre reazioni sono cambiate”, scrive Nicholson Baker nel romanzo Mezzanine. Il suo protagonista, Howie, sta salendo sulla scala mobile che lo porta a lavoro e si lascia andare a riflessioni e considerazioni e epifanie concentriche. Ecco, mentre gli Smashing Pumpkins – Billy Corgan, Jeff Schroeder, Nicole Fiorentino e Mike Byrne – suonavano lì all’ippodromo di Capannelle con gli aerei ben visibili in atterraggio verso Ciampino, nella polvere che si alzava e tra centinaia di smartphone e macchine digitali, con tutti quei ragazzi e ragazze (alcuni non più ragazzi/ragazze) con la maglietta ZERO, ripensavo a un po’ di cose: oltre, naturalmente, al fatto che un fulmine dovrebbe abbattersi su chiunque tira su il proprio iphone per immortalare pezzi di concerto che, sono sicuro, non rivedrà mai – perché la qualità audio è infima, perché metà schermo è occupato dalle teste di chi sta davanti – mentre chi sta dietro si limita a invocare il fulmine di cui sopra – e soprattutto perché ho come la sensazione che il 90% di chi registra pezzi di concerto conosca a malapena Disarm e Tonight Tonight. Fine del pensiero-snob e tanto sincero.

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“Di tanto in tanto è bene controllare le cose che ci piacciono e quelle che non ci piacciono, per vedere se le nostre reazioni sono cambiate”, scrive Nicholson Baker nel romanzo Mezzanine. Il suo protagonista, Howie, sta salendo sulla scala mobile che lo porta a lavoro e si lascia andare a riflessioni e considerazioni e epifanie concentriche. Ecco, mentre gli Smashing Pumpkins – Billy Corgan, Jeff Schroeder, Nicole Fiorentino e Mike Byrne – suonavano lì all’ippodromo di Capannelle con gli aerei ben visibili in atterraggio verso Ciampino, nella polvere che si alzava e tra centinaia di smartphone e macchine digitali, con tutti quei ragazzi e ragazze (alcuni non più ragazzi/ragazze) con la maglietta ZERO, ripensavo a un po’ di cose: oltre, naturalmente, al fatto che un fulmine dovrebbe abbattersi su chiunque tira su il proprio iphone per immortalare pezzi di concerto che, sono sicuro, non rivedrà mai – perché la qualità audio è infima, perché metà schermo è occupato dalle teste di chi sta davanti – mentre chi sta dietro si limita a invocare il fulmine di cui sopra – e soprattutto perché ho come la sensazione che il 90% di chi registra pezzi di concerto conosca a malapena Disarm e Tonight Tonight. Fine del pensiero-snob e tanto sincero.

Pensavo, mentre Billy suonava con pose da guitar-hero – levando la chitarra in aria e suonandola con i denti, impennandola come un Jimmy Page: gli è sempre piaciuto, non è mai voluto passare per il portabandiera degli indierocker repressi d’America (e del resto nei bis ecco comparire una cover di Immigrant Song) – mentre suonava Quasar e Panopticon (dall’ultimo album Oceania, tutto sommato discreto) e Starz (dall’orrido Zeitgeist, malgrado la presenza del batterista Jimmy Chamberlin, legato a Corgan da un rapporto decennale di amicizia e incomprensioni), pensavo alla creatività; perché da quando ascolto musica mi sono sempre chiesto quanto dura. Quanto dura quello che si chiama talento, o mestiere, o ispirazione, o come volete chiamarlo: quella cosa che ti fa mettere in fila un certo numero di composizioni strabilianti – la mia riflessione esclude quasi tutti quegli artisti da una-canzone-e-via o da un-album-e-via.

Billy Corgan incarna molto bene questa mia ossessione. Ero convinto, quando ascoltavo a ripetizione Mellon Collie and the Infinite Sadness, Siamese Dream, Gish e Pisces Iscariot, che lui fosse (qualcosa come) immune dalla polverizzazione del talento: uno che scrive nello stesso disco canzoni come Stumbleine e Porcelina of the Vast Oceans, mi dicevo, non finirà mai – soprattutto se nell’album precedente ha infilato Luna e Mayonaise. Mi dicevo, la sensibilità non può finire così, di punto bianco. Ne abbiamo parlato, negli anni, tra amici, mentre invece ecco che la capacità di scrivere canzoni di Corgan appassiva a vista d’occhio, come se qualcuno stesse oscurando progressivamente un caleidoscopio. Ne parlavamo, mentre ascoltavamo ancora rapiti il rullo di tamburi che precede di un istante la partenza sinfonica di Tonight Tonight.

Abbiamo ascoltato Machina (l’ultimo vero disco dei Pumpkins e con vere canzoni Pumpkins: a Capannelle il pubblico si entusiasma per Stand Inside Your Love, mentre quando arrivano i pezzi degli ultimi due dischi è come se scendesse una percepibile coltre di indifferenza) e poi il disco solista di Billy, dopo che James Iha e D’Arcy erano andati via; abbiamo visto il video di Honestly, la canzoncina singolo degli Zwan, il gruppone di metà anni Zero più fuori moda della storia (hei, non erano malaccio): e dietro mille arrampicate sugli specchi e ragionamenti contorti (non è che D’Arcy e Iha contavano più di quanto non dicessero i crediti in fondo alle copertine? Non è che la passione per un certo hard rock ha semplicemente preso il sopravvento?) siamo arrivati, dolorosamente, alla stessa conclusione a cui era giunta una signora romana appena uscita dal cinema dopo aver visto uno degli ultimi film di Pupi Avati. “S’è rincoglionito pure Pupi Avati”, disse la signora, e noi ammirammo la sua efficace sintesi.

Non per questo abbiamo smesso di ascoltare Cherub Rock (la suonano, a Capannelle, è l’ultima in scaletta. Durante il concerto intanto Corgan confessa il suo amore per l’Italia e dice che qualche suo parente sta per sposare un’italiana o un italiano).

Ma prima gli Smashing fanno Rocket e Thirty-Three. Nel mezzo, il dittico Disarm Tonight Tonight, pane duro pure per i più cinici (com’era quella storia? far palpitare le teste come i cuori?). E mentre inizia il giro di basso che porta a Bullet With Butterfly Wings, l’Amico in Versione Cinica commenta: “Ha fatto bene Kurt Cobain a suicidarsi” – si finisce sempre per parlare di Cobain. Perché è vero, mentre quello che resta degli Smashing esegue quella canzone lì, uno degli inni grunge e così via, non facendo granché per non trasmettere una sensazione da “Ragazzi, è solo una canzone, è sempre stata solo e soltanto una canzone, davvero”, sembra di essere improvvisamente reduci e lontanissimi da qualcosa – dall’adolescenza, a occhio e croce, ma non solo, se è vero che certi stati d’animo si proiettano in avanti per un tempo indefinito – e che tante canzoni, forse, servono a riportarci a quegli stati d’animo (e non è sempre un’esperienza piacevole).

“Non siamo mica nel 1996, lo sapevamo”, ribatte Una Persona Meno Cinica: e anche questo è vero, anzi, è più vero, è reale, come il tappeto di birre sotto i piedi e come gli iphone che ci ricordano quanto siamo lontani dal 1996 e gli aerei che continuano a volare accanto mentre Billy fa l’ultimo regalo e suona le prime tre canzoni da Gish, il primo album, il più innocente, quello con meno implicazioni, il più leggero: e ci ritroviamo a canticchiare le note dell’assolo di chitarra, quando sembra che il suono si stia avvitando verso il cielo – va bene così.

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Significant Objects https://minimaetmoralia.it/libri/significant-objects/ https://minimaetmoralia.it/libri/significant-objects/#comments Wed, 10 Apr 2013 09:03:50 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=13601 Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Significant Objects è un esperimento prima ancora che un libro. L’idea è di due scrittori americani, Rob Walker e Joshua Glenn, che nel luglio del 2009, a titolo puramente sperimentale, decisero di trovare risposta alla domanda: può una grande storia trasformare una cianfrusaglia senza alcun valore in un oggetto significativo? L’esperimento durò cinque mesi, e coinvolse cento scrittori. A ognuno dei cento venne assegnato un oggetto con la richiesta di scriverci sopra una storia. Gli stessi oggetti (saliere, statuine, tazze, candele e pupazzetti), comprati con meno di 130 dollari, vennero poi rivenduti su eBay usando come didascalia i rispettivi racconti e facendo incassare a Walker e Glenn poco più di tremila e seicento dollari e la risposta: sì, una grande storia può trasformare una cianfrusaglia in un oggetto di valore.

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Significant Objects è un esperimento prima ancora che un libro. L’idea è di due scrittori americani, Rob Walker e Joshua Glenn, che nel luglio del 2009, a titolo puramente sperimentale, decisero di trovare risposta alla domanda: può una grande storia trasformare una cianfrusaglia senza alcun valore in un oggetto significativo? L’esperimento durò cinque mesi, e coinvolse cento scrittori. A ognuno dei cento venne assegnato un oggetto con la richiesta di scriverci sopra una storia. Gli stessi oggetti (saliere, statuine, tazze, candele e pupazzetti), comprati con meno di 130 dollari, vennero poi rivenduti su eBay usando come didascalia i rispettivi racconti e facendo incassare a Walker e Glenn poco più di tremila e seicento dollari e la risposta: sì, una grande storia può trasformare una cianfrusaglia in un oggetto di valore.

Walker e Glenn decisero così di usare la scoperta a fini di beneficienza, ripetendo l’esperimento con altri cinquanta oggetti e scrittori e devolvendo il ricavato alla 826 National, la scuola di scrittura no-profit di Dave Eggers e Nínive Calegari a San Francisco. E poi di nuovo, fino a un totale di duecento oggetti, duecento racconti e quasi 8mila dollari dati in beneficienza. Cento di quei racconti sono appena stati pubblicati in America in un unico volume illustrato (Significant Objects. 100 Extraordinary Stories About Ordinary Things, Fantagraphics Books, $ 24,99, con doppia copertina a scelta e foto degli oggetti). Tra gli autori ci sono Jonathan Lethem, Colson Whitehead, Padget Powell, Laura Lippman, Heidi Julavits, Meg Cabot, Nicholson Baker, William Gibson, Shelley Jackson, Bruce Sterling.

Una spazzola raccogli briciole (comprata a un dollaro e rivenduta a 30 dollari e 99) diventa così un insolito accessorio per un lupo mannaro allergico alla polvere di cui si innamora la protagonista del racconto di Jackson. Mentre un piccolo stivale di metallo (comprato per 3 dollari e rivenduto a 86) genera nella fantasia di Sterling una storia ambientata nel 1861 in cui quattro soldati italiani sbarcano a New Orleans al comando del capitano Chatham Roberdeau Wheat. Dopo essersi battuti contro Garibaldi e l’Unità d’Italia i quattro si ritroveranno in poco più di una pagina da borbonici a massoni, impegnati a combattere e morire durante la guerra civile americana.

E poi c’è un torsolo di mela di legno (comprato a un dollaro e rivenduto a 102 e 50), accompagnato dal bel racconto di Julavits (il più bello dei cento). Nel racconto c’è un uomo che ha una moglie malata di malinconia all’utero. La moglie è talmente malinconica e malata che ha smesso di mangiare e l’uomo si strugge a ogni pasto, così si chiude in garage e inizia a intagliare dei finti cibi di legno che sembrino già mangiati, e quotidianamente li sostituisce ai piatti intonsi della moglie. Ma a quel punto è la moglie a struggersi dello struggimento del marito, e per interrompere l’inutile sostituzione dei piatti afferra un finto torsolo di mela ed esasperata lo getta in giardino. Poi la moglie muore, e l’uomo si ritrova in buona compagnia di un albero nato dal torsolo di legno gettato in giardino. Come a dire: è l’impossibile che certe volte rende possibile la vita.

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