Nicola Crocetti Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/nicola-crocetti/ un blog di approfondimento culturale Thu, 18 Feb 2021 13:17:51 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Nicola Crocetti Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/nicola-crocetti/ 32 32 L’incanto dell’Odissea di Kazantzakis https://minimaetmoralia.it/letteratura/lincanto-dellodissea-di-kazantzakis/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/lincanto-dellodissea-di-kazantzakis/#respond Thu, 18 Feb 2021 13:17:51 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=47861 Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo. Usiamo troppo spesso la parola “capolavoro”. Bisognerebbe centellinarla, invece, come si fa con le cose davvero buone per l’anima. Perché non sono così frequenti le cose buone per l’anima. Stavolta però non ci sono dubbi. Il capolavoro epico che in moltissimi aspettavano finalmente è arrivato. Dalla sua […]

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Usiamo troppo spesso la parola “capolavoro”. Bisognerebbe centellinarla, invece, come si fa con le cose davvero buone per l’anima. Perché non sono così frequenti le cose buone per l’anima.

Stavolta però non ci sono dubbi. Il capolavoro epico che in moltissimi aspettavano finalmente è arrivato. Dalla sua pubblicazione in Grecia sono passati ottantadue anni. Dalla celebre traduzione inglese sessantadue. Fortunati, forse, coloro che non ne sapevano nulla, non lo aspettavano e adesso devono soltanto aprirne l’edizione sontuosa per  immergersi in un’esperienza estetica travolgente.

Capiterà di tutto al lettore seguendo le peripezie dell’Ulisse che Kazantzakis creò in oltre tredici anni di lavoro, sette riscritture e un lavoro di lima inaudito per raggiungere il numero magico dei 33.333 versi in decaeptasillabi, il metro più simile all’esametro omerico.

Assisteranno a un viaggio di scoperta, avventura, esplorazione in cui l’autore cretese, famoso per Zorba il greco, cercò di mettere tutto – filosofi, mistici, religiosi, personaggi letterari, assieme a esplorazioni, guerre, scoperte, ideali morti e risorti, follia, ebbrezza, lotta contro la morte.

Tutto, forse troppo. Ma la grande anima deve tracimare di quel che ha messo insieme in una vita di sfide. Solo così può lasciar bere a chi ne abbia bisogno le acque fredde che esondano. La legge nietzscheana domina il poema che appare come un seguito dell’Odissea e che diventa invece una sua trasformazione, un flusso ininterrotto attraverso tre millenni di storia.

Chi a esso si concede, del resto, scoprirà che più che le idee contano le immagini, conta il racconto, il canto che culla e che irretisce, la lingua su cui Kazantzakis lottò giorno e notte andando a cercare per tredici anni 7.500 parole in via di sparizione pur di salvarle nella sua Arca di Noè. Il lettore, allibito, si troverà a vivere in un altro mondo, una dimensione dominata da un’altra divinità, quella del vitalismo solare, da cui difficilmente riuscirà a liberarsi. E infine dovrà soltanto ringraziare chi di quel mondo gli ha garantito l’accesso.

Ossia un traduttore sublime, un poeta che dà voce ai poeti, un altro folle appassionato esploratore dei confini umani, che come Kazantzakis e l’Ulisse protagonista del poema si è lasciato andare alla deriva, vagando per oltre sette anni in mari ignoti, ritrovando ogni suono, ogni senso nascosto e ricostruendo la luce, il colore e il magico equilibrio di un’opera immensa: Nicola Crocetti.

 

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Sulle tracce dell’Odissea. Riscoprire Nikos Kazantzakis https://minimaetmoralia.it/letteratura/odissea-riscoprire-nikos-kazantzakis/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/odissea-riscoprire-nikos-kazantzakis/#comments Mon, 18 Dec 2017 07:00:55 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=35802 Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Nikos Kazantzakis è stato un genio indiscutibile. Ma è cosa poco nota. In Italia, pochissimi ne conoscono anche solo il nome. E tra quei pochissimi, la maggior parte non ha mai letto una sua opera e prevale semmai il vago ricordo dei titoli di coda di un film stratosferico interpretato da Anthony Quinn, Zorba il greco. All’estero forse qualcosa cambia. Ma il problema è che nella sua stessa terra natale, Kazantzakis è stato osteggiato e continua a esserlo da uno schieramento di forze composite, a partire dalla potentissima chiesa ortodossa, passando per la destra, fino agli stessi intellettuali, giornalisti e scrittori, rosi dal livore dell’invidia nei confronti del genio. E tuttavia i suoi lavori restano per sempre a testimonianza di questa grottesca sorte di cui la storia farà giustizia.

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Nikos Kazantzakis è stato un genio indiscutibile. Ma è cosa poco nota. In Italia, pochissimi ne conoscono anche solo il nome. E tra quei pochissimi, la maggior parte non ha mai letto una sua opera e prevale semmai il vago ricordo dei titoli di coda di un film stratosferico interpretato da Anthony Quinn, Zorba il greco. All’estero forse qualcosa cambia. Ma il problema è che nella sua stessa terra natale, Kazantzakis è stato osteggiato e continua a esserlo da uno schieramento di forze composite, a partire dalla potentissima chiesa ortodossa, passando per la destra, fino agli stessi intellettuali, giornalisti e scrittori, rosi dal livore dell’invidia nei confronti del genio. E tuttavia i suoi lavori restano per sempre a testimonianza di questa grottesca sorte di cui la storia farà giustizia.

Qui da noi, in Italia, presto una delle opere più eccezionali di questo intellettuale dalla versatilità mostruosa sarà disponibile in libreria. La rivalutazione deve finalmente cominciare. Nicola Crocetti usa parole di fuoco. Scrittore, editore, traduttore, Crocetti è oggi il più attivo a diffondere la poesia e in generale la letteratura neogreca in Italia. Ha tradotto i principali poeti greci del Novecento (su tutti KavafisElitisRitsosSeferis), sua è la splendida traduzione di Zorba il greco che ci ha permesso finalmente di leggere l’opera tradotta dall’originale, e sta ora portando a termine un lavoro immane: la traduzione dell’Odissea di Kazantzakis. Un poema di 33.333 versi di 17 sillabe per ricreare l’effetto dell’esametro antico. Bellezza e potenza difficili da definire, almeno come inquantificabili sono i problemi che il poema pone al traduttore.

“Kazantzakis innanzitutto aveva una capacità lavorativa immensa. Conosceva perfettamente sei lingue. Tradusse Odissea e Iliade, la Commedia di Dante, i poeti spagnoli della Generazione del 27. Portò in Grecia Nietzsche, il Faust di Goethe, Bergson, Machiavelli. Tradusse addirittura 12 volumi del vocabolario Larousse in dispense. Si guadagnava da vivere traducendo. E intanto creava. Diede alle stampe dieci romanzi, cinquanta opere teatrali, quattro biografie, diversi libri e racconti di viaggio (primo fra gli europei a raccontare Giappone e Cina del Novecento), centinaia e centinaia di articoli, e ciliegina sulla torta: quest’opera immensa che nel 1938 suscitò sconcerto pari solo all’Ulisse di Joyce.

In essa, Kazantzakis fa sua la raccomandazione di Dante “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza” e mette in scena un Ulisse che non ha più nulla dell’eroe omerico, ma in cui transustanzia se stesso e il suo ideale di uomo”. Difficile definire quest’ideale senza mettere accanto alla sete di conoscenza dell’Ulisse dantesco, il vitalismo che Kazantzakis sviluppò soprattutto leggendo Nietzsche, un vitalismo che si unisce allo spiritualismo ascetico messo alla prova dall’autore durante tutta una vita di viaggi e nomadismo (nacque a Creta nel 1883, visse fra Parigi, Berlino, Mosca, Italia, Spagna, Egina, Cipro, Egitto, Cecoslovacchia, Antibes). “Per definire l’eroe, Kazantzakis usa quasi centocinquanta epiteti. Il più frequente è l’Asceta”. Crocetti inizia a snocciolare a memoria e non si ferma più. “Mente di volpe. L’Amareggiato. Lo Spietato. Occhi di stella. L’Orgoglioso. L’Assediato dalle ombre. Il Volitivo. Il Subdolo. Il Combatti dèi. Il Paziente. L’Ambiguo. Il Solitario. Mente di Fiamma. Il Ladro di anime. Il Conosci Cuori. L’Eclettico… Ulisse è tutte queste cose assieme. Un Superuomo con virtù e difetti dell’uomo normale, con quella tensione ascetica tutta propria di Kazantzakis stesso, che possiamo ben ritrovare nella sua biografia di S. Francesco, in effetti quasi un’autobiografia”.

La storia che racconta questo poema debordante parte dalla fine dell’Odissea omerica. Ulisse è costretto a ripartire quando scopre un complotto delle donne di Itaca che assieme a Penelope e allo stesso Telemaco si preparano a ucciderlo. Mette assieme una ciurma di cinque uomini, costruisce una nave e la prima meta è Sparta dove Menelao, vecchio e imbolsito, lo delude. Elena invece è ancora bellissima e Ulisse la porta via con sé. A Creta però Ulisse cede Elena a un biondo giardiniere e si lancia in Egitto dove prende a risalire il Nilo in cerca delle sue sorgenti (tema che all’epoca tormentava molti esploratori).

Combatte, rovescia governi, incontra la Morte e passa una giornata in sua compagnia (si addormentano assieme, in un brano fenomenale, e la Morte sogna, e l’incubo da cui desidera risvegliarsi al più presto è il contraltare degli incubi umani: essa infatti sogna la vita). Incontra filosofi, Gesù Cristo, personaggi mitologici. Il viaggio si trasforma in un viaggio nel tempo in cui Ulisse e i suoi compagni si disfano delle enormi ricchezze accumulate a Eliopoli. Arrivano in Sudafrica. Di qui Ulisse s’imbarca su una specie di kayak, da solo. Naviga verso l’Antartide e l’aurora australe, infine muore schiacciato da un iceberg mentre la sua anima si fa fiamma, luce, spirito.

“Oltre alla ricchezza dei temi, è la lingua che Kazantzakis usa a sconcertare. Più di 8000 sono i lemmi introvabili su qualsiasi dizionario greco che rendono la lettura difficile per i greci stessi. Parte sono conii dell’autore. Parte sono termini dialettali che Kazantzakis raccolse in un’opera infaticabile dal lessico di pescatori, contadini, mestieranti cretesi. Si era accorto che una lingua intera sarebbe morta. Pensò di salvarla in un vocabolario. Poi creò l’Arca di Noè del suo poema. Un mondo intero salvato alla distruzione”. Al tempo stesso una fatica immane per i traduttori. “L’ottima versione inglese di Kimon Friar  ha venduto oltre 200.000 copie. La versione tedesca ne ha vendute 80.000. I lettori sono entusiasti. Non potevo sottrarmi. Avevo cominciato fin da ragazzo ma mi accorsi in fretta di essere del tutto impreparato. Mi sono rimesso all’opera tre anni fa, dopo aver finito il lavoro su Zorba. In un anno conto di finire e in massimo due anni il libro sarà disponibile”.

Si potrà cominciare anche da noi a restituire a Kazantzakis quel che non ebbe mai? Lui che perse il Nobel per un voto quando fu Camus a vincere. Lui che terminò il poema chiudendosi in una solitudine estrema sull’isola di Egina dopo dodici anni di riscritture. “Difficile dire quel che accadrà. I meriti sono indiscutibili. A me l’unica certezza l’ha data il traduttore svedese: non conosceva neppure il neogreco quando andò in pensione lasciando l’insegnamento in un liceo e cominciò a studiare solo per tradurre quest’opera unica. Oggi ha superato abbondantemente i cent’anni e sta lavorando a una revisione. È in forma perfetta. Quando gli ho chiesto qualche consiglio si è limitato a dirmi: “Bravo. Traduci l’Odissea. È un lavoro immane. Ma allunga la vita”.

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La Grecia nelle ballate di Katzantzakis https://minimaetmoralia.it/letteratura/nikos-katzantzakis/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/nikos-katzantzakis/#comments Mon, 10 Feb 2014 06:28:38 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=18192 Questo pezzo è uscito su la Repubblica.

“Teach me to dance”. Negli ultimi mesi, alcuni osservatori della crisi che ha colpito la Grecia hanno citato questa frase per spingere la cosiddetta troika (FMI, BCE, UE) a una conoscenza più approfondita del popolo greco. Siamo alle battute finali del film diretto da Michalis Cacoyannis che nel 1965 conquistò tre Oscar: Zorba il greco. L’impresa che il protagonista, uomo dalla vitalità irrefrenabile, ha tentato di realizzare per il suo padrone e amico inglese, si è appena conclusa in una vera e propria catastrofe, e tuttavia Alan Bates, l’inglese, non tradisce la delusione, si passa una mano sul vestito bianco e domanda a Zorba, uno strepitoso Anthony Quinn, di insegnargli a ballare. Risuonano le note del famoso sirtaki composto da Mikis Theodorakis. La catastrofe della produttività viene seppellita in un attimo dallo spirito trasfigurante e quasi nietzscheano in cui s’incarna Zorba, l’uomo della danza, l’uomo greco per eccellenza. Probabilmente, agli esponenti della troika, potrebbe bastare anche la proiezione di quei tre minuti di film. Ma gli editori italiani hanno intuito che le semplificazioni non bastano e dunque è piuttosto l’intera opera di Nikos Katzantzakis a meritare un posto sugli scaffali delle nostre librerie. Così di questo eccezionale autore, forse il più rappresentativo fra i narratori greci del Novecento, sono ricomparsi i tre libri più importanti.

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Zorba-le-Grec

Questo pezzo è uscito su la Repubblica. (Foto: una scena di Zorba il greco di Michalis Cacoyannis)

“Teach me to dance”. Negli ultimi mesi, alcuni osservatori della crisi che ha colpito la Grecia hanno citato questa frase per spingere la cosiddetta troika (FMI, BCE, UE) a una conoscenza più approfondita del popolo greco. Siamo alle battute finali del film diretto da Michalis Cacoyannis che nel 1965 conquistò tre Oscar: Zorba il greco. L’impresa che il protagonista, uomo dalla vitalità irrefrenabile, ha tentato di realizzare per il suo padrone e amico inglese, si è appena conclusa in una vera e propria catastrofe, e tuttavia Alan Bates, l’inglese, non tradisce la delusione, si passa una mano sul vestito bianco e domanda a Zorba, uno strepitoso Anthony Quinn, di insegnargli a ballare. Risuonano le note del famoso sirtaki composto da Mikis Theodorakis. La catastrofe della produttività viene seppellita in un attimo dallo spirito trasfigurante e quasi nietzscheano in cui s’incarna Zorba, l’uomo della danza, l’uomo greco per eccellenza. Probabilmente, agli esponenti della troika, potrebbe bastare anche la proiezione di quei tre minuti di film. Ma gli editori italiani hanno intuito che le semplificazioni non bastano e dunque è piuttosto l’intera opera di Nikos Katzantzakis a meritare un posto sugli scaffali delle nostre librerie. Così di questo eccezionale autore, forse il più rappresentativo fra i narratori greci del Novecento, sono ricomparsi i tre libri più importanti.

Innanzitutto Zorba il greco originalmente pubblicato nel 1946, di cui Nicola Crocetti (per Crocetti editore) ci ha regalato una magnifica traduzione dalla lingua originale (l’edizione precedente traduceva la versione inglese). Poi La seconda crocefissione di Cristo, (trad. M.Vitti, Castelvecchi) che uscì nel 1954 e fu portato sugli schermi tre anni dopo da Jules Dassin con il titolo Colui che deve morire. Infine, L’ultima tentazione di Cristo (trad. dal francese di M. Aboaf e B. Amato, Frassinelli) che fu pubblicato nel 1955 e trasposto in una versione cinematografica criticatissima da Martin Scorsese nel 1988. Tre libri decisivi per riscoprire un autore stranamente sottovalutato, che nel ‘57 mancò per un solo voto il Nobel assegnato ad Albert Camus.

Un autore dai mille interessi, eclettico, sempre in cerca di una risposta spirituale: mistico e politico, viaggiatore e studioso, traduttore, narratore e poeta (sui 33.333 versi della sua Odissea, è al lavoro Crocetti, e qualche stralcio è rintracciabile nel Meridiano Mondadori dedicato ai Poeti greci del Novecento). Un uomo, dunque, lacerato dal dilemma tra conoscenze libresche e azione, tra l’aspetto più teorico della riflessione filosofica e la ricerca pratica nel senso che i primi pensatori greci attribuivano al vivere filosofico. Quello stesso dilemma che ritroviamo nel ritratto autobiografico che Kazantzakis ci offre di sé attraverso il narratore del suo Zorba: lo studioso di origine cretese appassionato di Dante e di Buddha, nel film l’inglese, che nelle nebbie del Pireo trova in Zorba più che un aiutante un maestro.

Povero di ricchezze e di letture, ricchissimo di esperienze e istinto vitale, capace di massime da scolpire nella pietra, Zorba si rivela il paradigma dell’uomo greco, un paradigma metastorico, che ha a che fare con la sapienza presocratica e al tempo stesso con la sapienza assolutamente contemporanea esemplare in un altro famoso greco, quel poeta di nome Katsìmbalis, altrimenti ignoto se non per il romanzo di Henry Miller, Il Colosso di Maroussi. Ma di che genere di sapienza stiamo parlando? Una risposta unitaria è impossibile. La spinta sistematica della filosofia moderna non ha nulla a che fare con questo genere di ricerca. E tuttavia è proprio nella ricerca che dobbiamo andare a guardare. Nella perenne domanda, nello spirito critico. Zorba non accetta mai le risposte offerte dal senso comune. E cerca invece di liberarsi da ciò che impedisce il cammino di ogni uomo che vuole diventare se stesso.

È su questa strada che il narratore/Kazantzakis vuole essere iniziato. La strada che vede nel lavoro un passaggio verso l’ozio, nella sofferenza un passaggio verso la leggerezza, la via che spinge a cercare lo spirito nel corpo, rimuovendo gli ostacoli della riflessione per sollevarsi dalla terra al cielo. “È così che si libera l’uomo – gozzovigliando, non facendo il monaco. Come fai a liberarti del diavolo, se non diventi un diavolo e mezzo?” grida Zorba. Perché bisogna conoscere ciò che ci impedisce di danzare e bisogna essere legati alla terra per librarsi in cielo. “Il cervello è un droghiere che tiene i registri. È un bravo amministratore. Non taglia la fune. Ma se non tagli la fune mi dici che gusto ha la vita? Di camomilla, camomillina; non di rum!” La risposta a una civiltà in crisi, in questo romanzo capolavoro, è dunque un’indefessa lotta per la libertà. Qualcosa che la troika farebbe bene a tenere in mente. Quanto a Kazantzakis, la sua lotta durò fino alla fine. Sulla tomba fece incidere poche parole: “Non spero nulla. Non temo nulla. Sono libero”.

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