Nina Cassian Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/nina-cassian/ un blog di approfondimento culturale Mon, 19 Jul 2021 09:04:41 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Nina Cassian Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/nina-cassian/ 32 32 Chiamami col mio nome: Nina Cassian https://minimaetmoralia.it/poesia/chiamami-col-mio-nome-nina-cassian/ https://minimaetmoralia.it/poesia/chiamami-col-mio-nome-nina-cassian/#respond Mon, 19 Jul 2021 09:04:22 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=49067 (fonte immagine) Mi tagliano in due Mi tagliano in due il fiume e la luna e la notte mi cola come sangue dalla bocca. Un tempo ero una, un tempo ero una! Non sapevo così selvagge le rocce. Arrivavo con le orbite piene di fiori, il vento azzurro indosso. Cantò la terra feconda: «Tu non […]

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Mi tagliano in due

Mi tagliano in due il fiume e la luna
e la notte mi cola come sangue dalla bocca.
Un tempo ero una, un tempo ero una!
Non sapevo così selvagge le rocce.

Arrivavo con le orbite piene di fiori,
il vento azzurro indosso.
Cantò la terra feconda: «Tu non muori!».
Suonava la mia carne sulla lira d’ossa.

Mentre cadevo, come in un sogno d’asce, ecco, la luna
e il fiume mi tagliavano in due. Ripeto:
Un tempo ero una, un tempo ero una!

La parte con la testa me la prendo
e la cullo adagio.

 

*

La poesia di Nina Cassian è fatta di versi che non seguono nessuna convenienza, nessuna moda, nessun obbligo: Cassian mette in versi ciò che non è dicibile, ciò che sarebbe meglio evitare, ciò che le persone per decoro non vorrebbero incontrare nei versi. Lei lo fa. Dopo anni in cui nel suo paese aderisce nella scrittura allo stile imposto dal regime, inizia un periodo in cui si sgancia completamente dagli obblighi politici: il decollo dei suoi testi, in prosa per bambini e in poesia, la porta lungo un percorso sempre più autonomo e proprio, un versificare sicuro e scarno che parla della vita, della politica, del quotidiano tutto.

Questo le causa l’abbandono della Romania per chiedere asilo politico negli Stati Uniti dove, nella città di New York, non smetterà mai di guardare al mondo in versi. Esiliata, spezzata nella lingua e negli affetti, tiene in sé e con sé, le sue due vite, cucendone i lembi con maestria eccezionale, con un ago poetico senza eguali. La morte, la vita, l’abbandono, il trionfo, gli animali, la dittatura, la religione, le persone, le cose, entra tutto nei suoi versi senza il filtro del pensiero degli altri, con l’imponenza dell’occhio del poeta; a chi la accusa di troppa soggettività risponde in versi con Ars poetica – una polemica: “Io sono io. / sono personale, / soggettiva, intima, singolare, / confessionale. […]”.

Il suo sarcasmo, lo humor nero, l’ironia e talvolta la sua ruvidità fanno parte della sopravvivenza di chi, anche attraverso la scrittura, deve continuamente ridefinire la propria identità, l’appartenenza, in seguito alle domande che ci si pone non solo in quanto persone, ma anche per le infinite richieste inascoltate di esistere in un territorio altro. In Ministero dell’immigrazione infatti scrive: <Sono qui che aspetto – come ho aspettato un anno dopo l’altro – / che mi neghino / il diritto alla poesia, a un’arancia, / fors’anche alla condizione di essere umano / la mia identità –sempre più incerta […] alla fine / i dinieghi che mi assediano / definiscono la mia stessa persona /proprio come il lanciatore di coltelli / ricava la sagoma perfetta della vittima / dai coltelli lasciati sul fondale […]”.

Nina Cassian, C’è modo e modo di sparire, a cura di Ottavio Fatica, traduzione di Anita Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica, Adelphi, Milano, 2013

 

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Nina Cassian: poesie tra viscere e disincanto https://minimaetmoralia.it/poesia/nina-cassian-poesie/ https://minimaetmoralia.it/poesia/nina-cassian-poesie/#comments Wed, 18 Dec 2013 15:36:24 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16849 Questo articolo è uscito su Alias, l’inserto culturale del manifesto.

Di Nina Cassian, finora, i lettori italiani conoscevano a malapena il nome. A parte sporadiche apparizioni nelle antologie di poesia romena, il suo unico volume pubblicato nella nostra lingua, Inverno, uscì nel lontano 1960, peraltro in una traduzione oggi irrimediabilmente invecchiata. Ecco perché la splendida antologia curata per Adelphi da Ottavio Fatica, C’è modo e modo di sparire. Poesie 1945-2007 (traduzione di Anita Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica, pp. 301, € 25,00), rappresenta un’autentica rivelazione da annoverarsi senz’altro tra gli eventi editoriali più rilevanti di quest’anno.

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Questo articolo è uscito su Alias, l’inserto culturale del manifesto. (Fonte immagine)

Di Nina Cassian, finora, i lettori italiani conoscevano a malapena il nome. A parte sporadiche apparizioni nelle antologie di poesia romena, il suo unico volume pubblicato nella nostra lingua, Inverno, uscì nel lontano 1960, peraltro in una traduzione oggi irrimediabilmente invecchiata. Ecco perché la splendida antologia curata per Adelphi da Ottavio Fatica, C’è modo e modo di sparire. Poesie 1945-2007 (traduzione di Anita Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica, pp. 301, € 25,00), rappresenta un’autentica rivelazione da annoverarsi senz’altro tra gli eventi editoriali più rilevanti di quest’anno.

Nata nel 1924 a Galați, sulle rive del Danubio, Nina Cassian trascorse l’infanzia a Braşov, in Transilvania, per poi trasferirsi con la propria famiglia a Bucarest a metà degli anni Trenta. Nella capitale romena si affermò, oltre che come scrittrice, anche come musicista e illustratrice di libri, fino a quando nel 1985, mentre si trovava negli Stati Uniti per tenervi un corso universitario, venne presa di mira dalla Securitate (l’implacabile polizia segreta di Ceauşescu), i cui agenti avevano trovato alcuni suoi versi assai compromettenti trascritti nel diario di un amico dissidente. La scrittrice, che intuisce quale sarebbe stata la sua sorte se si fosse azzardata a far ritorno in patria, chiede e ottiene asilo politico negli Stati Uniti, iniziando così quella vita da esule che la accomuna a molti illustri compatrioti (da Eliade a Brâncuși, da Cioran a Ionesco).

Come informa Fatica nella sua esauriente postfazione, a partire dal 1987, quando le autorità romene mettono i sigilli alla casa di Nina Cassian a Bucarest, requisendo, fra l’altro, manoscritti, lettere, dipinti e disegni, il suo nome è completamente rimosso dai libri di scuola, dalle storie letterarie e dalle antologie. Da quel momento in poi la Romania rimarrà per lei, essenzialmente, una lingua («per ogni esiliato, la patria è la lingua materna», ebbe a dichiarare in un’intervista il suo connazionale Mircea Eliade); non per nulla, in una delle sue poesie più memorabili, Il mio dialogo con la dittatura, la scrittrice parla della sua «protesta linguistica» (purtroppo «impotente») contro il «nemico […] analfabeta», mentre un altro suo componimento, che è una sorta di testamento in versi, recita così: «Pur se verrò sepolta / in una terra aliena / risorgerò un giorno / nella lingua romena».

Dopo essersi definitivamente stabilita negli Stati Uniti, dove tuttora vive, la scrittrice affiancherà ai componimenti in lingua romena, quelli in lingua inglese, riuscendo a trasferire anche in questo idioma il marchio inconfondibile della sua poetica (C’è modo e modo di sparire si raccoglie inoltre un suo testo, Imprecazione, scritto in una lingua singolarissima inventata dall’autrice, lo spargano). Tra gli ultimi rappresentanti del grande modernismo romeno novecentesco, Nina Cassian è una «poetessa lirica, ultralirica», come la definisce Fatica, che la inscrive in una altissima tradizione poetica squisitamente femminile, che va da Saffo a Marina Cvetaeva, passando attraverso Emily Dickinson. Ma al di là dei molti possibili influssi e delle consonanze che possiamo rinvenire in queste poesie (il lettore italiano rimarrà probabilmente colpito da una poesia, I rischi del giardinaggio, che sembra una sorprendente riscrittura del celebre brano dello Zibaldone leopardiano sul giardino-ospedale), la scrittura di Nina Cassian si impone innanzitutto per il suo carattere irriducibilmente viscerale, carnale: «E se la carne è avvilita / – schiacciata in realtà, fatta a pezzi – / resta lo spirito, l’alcol verde / del frutto che fui un tempo… // Leggi il mio libro e inebriati / dell’aroma della mia carne», recita programmaticamente la Dedica collocata sulla soglia del libro.

Pur snodandosi lungo un settantennio i componimenti di questa antologia hanno una sostanziale compattezza di fondo, soprattutto sotto il profilo tematico. Uno dei motivi ricorrenti è il senso di estraneità esistenziale, che fa dire all’autrice, nel suo Autoritratto: «A chi appartengo? Mi rinnegano antenati e genitori. / Temporaneamente alleate mi rinnegano le razze, / i bianchi, i gialli, i rossi e i neri». L’inquietudine di Nina Cassian è anche il corollario di una concezione corrusca, quasi gnostica, del mondo: «Se una lacrima / è l’uovo dell’uccello della pioggia, / se l’uccello / è il tormento dell’aria, / se l’aria stessa / è un corpo che ricopre corpi / – come potrei scrivere un libro / in questa fossa comune?» (Se…).  Questo sentimento cupo e disincantato dell’esistenza (che la avvicina ad un altro, più celebre esule romeno, E. M. Cioran), viene riscattato, di tanto in tanto, da inaspettate epifanie (per esempio di certi indimenticabili animali: dal libro si potrebbe ricavare un suggestivo bestiario) e da aperture metafisiche al mistero dell’essere (penso, per esempio, a una lirica come Preghiera).

Inoltre, dalle pagine di Nina Cassian sembra sprigionarsi una forza irresistibile e contagiosa, in particolare nelle poesie che evocano eventi apparentemente banali, legati alla routine quotidiana, come quel piccolo capolavoro di sprezzatura che è Ginnastica mattutina: «Mi sveglio e dico: sono perduta. / È il mio primo pensiero dell’alba. / Comincio bene la giornata / con questo pensiero assassino. // Signore, abbi pietà di me / – è il secondo, e poi / scendo dal letto / e vivo come se / nulla mi fosse accaduto».

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