Patrizia Magli Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/patrizia-magli/ un blog di approfondimento culturale Tue, 12 Jul 2016 06:47:55 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Patrizia Magli Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/patrizia-magli/ 32 32 Il racconto dei volti in letteratura https://minimaetmoralia.it/letteratura/le-facce-degli-eroi-il-racconto-dei-volti-in-letteratura/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/le-facce-degli-eroi-il-racconto-dei-volti-in-letteratura/#comments Mon, 11 Jul 2016 05:30:38 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=31528 Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Un uomo seduto a un caffè di Londra osserva la moltitudine che gli sfila davanti finché la sua attenzione si concentra su un vecchio dalla fisionomia così perturbante che l'uomo si alza e prende a seguirlo in giro per la città.

L'uomo della folla di Edgar Allan Poe può essere considerato la metafora di ciò che accade quando la scrittura, irretita da un viso, si getta al suo inseguimento e lo pedina, una parola dopo l'altra, provando a svelarne il mistero. Perché il volto – varco d'ingresso privilegiato al personaggio letterario, luogo della differenza e della permanenza, spazio fisico di continue metamorfosi generate dal tempo e da tutto ciò che accade – è un magnete che costringe ogni tentativo di descrizione a confrontarsi con l'indescrivibile.

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Un uomo seduto a un caffè di Londra osserva la moltitudine che gli sfila davanti finché la sua attenzione si concentra su un vecchio dalla fisionomia così perturbante che l’uomo si alza e prende a seguirlo in giro per la città.

L’uomo della folla di Edgar Allan Poe può essere considerato la metafora di ciò che accade quando la scrittura, irretita da un viso, si getta al suo inseguimento e lo pedina, una parola dopo l’altra, provando a svelarne il mistero. Perché il volto – varco d’ingresso privilegiato al personaggio letterario, luogo della differenza e della permanenza, spazio fisico di continue metamorfosi generate dal tempo e da tutto ciò che accade – è un magnete che costringe ogni tentativo di descrizione a confrontarsi con l’indescrivibile.

In Il volto raccontato. Ritratto e autoritratto in letteratura (Raffaello Cortina, pp. 270, euro 16) Patrizia Magli, docente di semiotica a Bologna e a Venezia, indaga le circostanze fisiognomiche della letteratura. E lo fa da un lato passando in rassegna i nodi cruciali della «resa verbale del volto» – nella consapevolezza, con Foucault, che «vanamente si cercherà di dire ciò che si vede», e che dunque dare le parole a un’esperienza sensoriale provando a trasformare il vedere in dire è uno dei paradossi, e delle grandi sfide, della letteratura; dall’altro Magli descrive le molteplici strategie alle quali gli scrittori ricorrono quando vogliono dare esistenza a un personaggio.

Attraverso un movimento inverso a quello che conduce dal «detto» al «visto», per esempio dalla parola che descrive alla matita che trasforma le parole in lineamenti (qualcosa che conosciamo attraverso la pratica dell’identikit), il «volto di carta» costruito dal narratore ha un suo versante oggettivo e condivisibile – le frasi che gradualmente o in un lampo gli danno forma – e un versante soggettivo e imperscrutabile – il modo in cui la lingua viene metabolizzata e modificata dall’immaginazione del lettore.

Per verificare come la messinscena del viso sia sempre decisiva limitiamoci a considerane una singola parte. Quando all’inizio di Uno, nessuno e centomila viene detto a Vitangelo Moscarda che ha il naso storto, la sua identità comincia a sgretolarsi; il naso dell’assessore di collegio Kovalèv, nel racconto di Gogol’, si rende così autonomo da decidere di andarsene via, mentre Edmondo Rostand enfatizza quello di Cirano facendone il suo emblema («È una rocca… È un picco!… Un capo affatto. Ma che! L’è una penisola, in parola d’onore»).

E pensiamo alla bocca deformata in ghigno di Gwynplaine in L’uomo che ride di Victor Hugo (un personaggio tragico suo malgrado tragicomico), agli occhi di Gerty nell’Ulisse di Joyce – «del più puro azzurro irlandese» –, alla bruttezza ammaliante di Fosca in Tarchetti, alla bellezza aureolata di spilli di Lucia nei Promessi sposi, al sembrare «tutta luce» di Mrs Dalloway e alla maschera che rende giovane il vecchio in Le Masque di Maupassant.

I’ll be your mirror/Reflect what you are, in case you don’t know cantavano i Velvet Undeground offrendo una sintesi – nota ancora Magli – di quello che la letteratura dice al volto: sarò il tuo specchio; fedele, trasfigurato, allusivo, opaco, frantumato, rivelatore.

Ma sarò uno specchio irrequieto: se mi passi davanti mi alzerò, ti fisserò, comincerò a seguirti.

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