Percival Everett Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/percival-everett/ un blog di approfondimento culturale Tue, 06 Nov 2012 14:40:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Percival Everett Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/percival-everett/ 32 32 Identità tornado https://minimaetmoralia.it/libri/identita-tornado/ https://minimaetmoralia.it/libri/identita-tornado/#comments Mon, 04 Oct 2010 07:58:58 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=2979 Questo articolo è apparso su Repubblica. A Los Angeles, in California, c’è un cratere in eruzione. Questo cratere non genera lava: genera immaginazione narrativa, un magma di intuizioni sempre diverse l’una all’altra. Talmente diverse – fermo restando il denominatore comune del romanzo – da far pensare che dietro narrazioni così difformi non possa che esserci […]

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A Los Angeles, in California, c’è un cratere in eruzione. Questo cratere non genera lava: genera immaginazione narrativa, un magma di intuizioni sempre diverse l’una all’altra. Talmente diverse – fermo restando il denominatore comune del romanzo – da far pensare che dietro narrazioni così difformi non possa che esserci una molteplicità di sguardi e non un’unica mano in grado di passare, sempre con impressionante coerenza stilistica, da un western aspro e contemporaneo come Ferito a un thriller satirico che demistifica le fondamenta del nostro Occidente come Deserto americano, fino allo sperimentalismo ironico di Glifo.

Eppure questo cratere è uno solo, si chiama Percival Everett, ha cinquantaquattro anni, oltre venti libri all’attivo, sei dei quali pubblicati anche in Italia. L’ultimo in ordine di tempo, ancora edito dalla casa editrice Nutrimenti e tradotto da Marco Rossari, è Non Sono Sidney Poitier. Che, per quanto possa apparire paradossale (e deve apparire paradossale) corrisponde a nome – Non Sono Sidney – e cognome – Poitier – del protagonista nonché voce narrante del romanzo.
Non Sono Sidney viene partorito nel 1968, podalico, dopo due anni di gestazione, buona parte dei quali impegnati dalla madre in una gravidanza isterica; è di padre ignoto ma ha una somiglianza che si fa sempre più evidente man mano che cresce: quella, guarda caso, con Sidney Poitier, l’attore hollywoodiano, oggi ottantatreenne, interprete di film memorabili e primo afro-americano a vincere un Oscar. Portia Poitier, non si sa se per sfida o per perfidia, battezza il suo bambino così: con una negazione, con un’inesorabile presa di distanze. Con la condanna a poter dire soltanto chi non si è, diffondendo sulla propria identità essenziale un’ombra scurissima. L’infanzia trascorre e quando Non Sono Sidney ha undici anni Portia muore facendone un orfano. Il più ricco degli Stati Uniti, probabilmente, considerato che per effetto di un investimento della madre Non Sono Sidney eredita una sostanza che nel corso del tempo non farà altro che aumentare indefinitamente permettendogli di concentrarsi su un unico definitivo tormento: darsi una direzione, un obiettivo. Darsi, cioè, un senso.
La frequentazione con Ted Turner (proprio lui, il fondatore della CNN, accompagnato da una Jane Fonda che nuota assorta e indistruttibile in piscina) e poi, acquistato l’accesso al college, con un docente di Filosofia dell’assurdo che risponde, combinazione, al nome di Percival Everett, costituiranno soltanto la premessa dell’avventuroso apprendistato alla vita di questo anomalo Wilhelm Meister d’oltreoceano.
Via via che la narrazione si sviluppa rapsodica e picaresca, Everett (lo scrittore, non il personaggio) ci dimostra che una trama non è qualcosa a cui subordinarsi, una regola ferrea da rispettare, bensì materia da mettere in torsione, da slogare, così tanto da far saltare in aria, serenamente, ogni ragionevolezza e porre Non Sono Sidney nelle condizioni di dover indagare sul proprio omicidio, ancora coadiuvato da Ted Turner e Percival Everett (il personaggio, non lo scrittore), un vero e proprio Groucho Marx bicefalo in grado di imporre al romanzo un impulso centrifugo, una sistematica dispersione di senso laddove Non Sono Sidney fa di tutto, ostinatamente centripeto, per raggiungerlo, questo benedetto senso.
E così, tra scene che rimandano ai grandi successi di Sidney Poitier (si intravedono in filigrana, tra gli altri, La parete di fango, I gigli del campo, La calda notte dell’ispettore Tibbs e Indovina chi viene a cena?) e la programmatica formulazione e distruzione dei cliché razzisti, tra acrobatiche contorsioni logiche in forma di gag tutte le volte in cui gli tocca presentarsi a qualcuno e arresti, rilasci, fughe, fidanzamenti interrotti e un tornado (che, come nel finale di A Serious Man dei Fratelli Coen, è l’incanto nel quale tutto si emulsiona e si rivela), Non Sono Sidney, nello smaterializzarsi di ogni cosa intorno, arriva a Los Angeles, raggiunge un palco e riceve tra gli applausi del pubblico una statuetta placcata d’oro. In quel momento, nel luogo degli onori, Non Sono Sidney comprende qual è stato e sarà sempre il suo (il nostro) inevitabile onere: restare all’ombra di quella cosa che chiamiamo – perlopiù idolatrandola – identità. Non Sono Sidney sa che non c’è dato altro che vivere in una frattura irricomponibile, nel crepaccio buio del senso. Percival Everett (lo scrittore e il personaggio) sa che ognuno di noi è quello che non riesce a dire e che forse non si può dire. Sa che ogni volta che diciamo io si sentono stridere e scricchiolare gli specchi, sa che l’identità, per restare identità, deve essere movimento, attrito, tremore, perfino tornado, e sa che la letteratura è un meraviglioso strumento che ci siamo inventati per darci una forma e un senso (o per osservare l’insensatezza in tutta la sua maestosità). Sa che noi, nessuno escluso, Non Siamo Sidney Poitier.

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Qualche appunto su Percival Everett https://minimaetmoralia.it/libri/qualche-appunto-su-percival-everett/ https://minimaetmoralia.it/libri/qualche-appunto-su-percival-everett/#comments Tue, 24 Nov 2009 09:22:40 +0000 http://minimaetmoralia.wordpress.com/?p=1202 Percival Everett, scrittore statunitense, il cui ultimo romanzo Deserto Americano è appena uscito per Nutrimenti, è in questi giorni impegnato in Italia in un giro di presentazioni partito ieri da Torino e di passaggio a Milano e Roma. In questo post, Marco Rossari, traduttore di quattro dei cinque libri pubblicati in Italia, ci offre alcuni […]

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Percival Everett, scrittore statunitense, il cui ultimo romanzo Deserto Americano è appena uscito per Nutrimenti, è in questi giorni impegnato in Italia in un giro di presentazioni partito ieri da Torino e di passaggio a Milano e Roma. In questo post, Marco Rossari, traduttore di quattro dei cinque libri pubblicati in Italia, ci offre alcuni brevi appunti sulla sua esperienza di lettore e ammiratore delle opere di Everett.

di Marco Rossari

Provate a immaginare uno scrittore nero e benestante che – invece di scrivere storie farcite di slang ambientate nel ghetto – si dedica a riscritture postmoderne di classici greci. Un giorno, a corto di soldi e inviperito per l’ennesimo successo televisivamente corretto del romanzo nero sottoproletario e sboccato, decide di scrivere una parodia in quello stile, intitolandola Cazzo (la parola più ricorrente). Provate a immaginare lo scrittore che propone al proprio esterrefatto agente di venderlo agli editori come l’esplosivo esordio di un ex galeotto nigger incazzato e l’ulteriore stupore dell’agente quando il romanzo riceve un’offerta milionaria e balza in cima alle vendite, finendo in corsa al premio letterario dove in giuria si trova proprio il Nostro. Sarà dura convincere i giurati che quella è una porcata scritta in un fine settimana per mostrare come, alla narrativa afro-americana, sia necessaria una cancellazione, opposta e complementare all’invisibilità dell’uomo di Ralph Ellison.

Provate a immaginare la storia di un bambino con un QI inverosimile, figlio di una pittrice fallita e di un poststrutturalista frustrato, che sceglie di non parlare ma si accontenta di scrivere poesie anatomiche, digressioni filosofiche, commedie slapstick, battute fulminanti, saggetti di critica d’arte (oltre, naturalmente, al libro che stiamo leggendo) per descrivere il turbinio di situazioni in cui la sua intelligenza lo proietta: genitori infelici, militari dementi, preti pedofili, psicologi maniaci e tutto il campionario di follie on the road che gli Stati Uniti possono offrire a una mente onnivora cresciuta a pane ed ermeneutica. Provate a immaginare un Arizona Junior dei fratelli Coen riscritto da Ludwig Wittgenstein e forse ci andrete vicini.

Provate a immaginare uno scrittore di romanzi rosa a cui viene rapita, stuprata e uccisa la figlia e che decida di farsi giustizia da solo e rapire il possibile sospetto, per quanto non sia certo della sua colpevolezza, praticandogli il waterboarding, e trasformando il blocco di appunti che prende nel corso della prigionia (anche qui, il libro che stiamo leggendo) in un cupa riflessione sull’America di Bush e sull’elaborazione del lutto e del dolore, attraverso uno stile rapsodico che flirta con Joyce senza dare al lettore un attimo di tregua, anzi trascinandolo nel disorientamento del protagonista.

Provate a immaginare un romanzo asciutto, secco ed essenziale, dove si racconta una barbara vicenda di omofobia (e di omocidio) ambientata in un West moderno, con protagonista un improbabile cowboy nero che colleziona Klee. Provate a immaginare, dopo avere letto i precedenti romanzi, di trovarvi davanti a una laconicità scolpita nella roccia, a un viaggio senza speranza nel razzismo e nella paura dell’uomo, a un apologo pessimista sul cuore nero e violento degli Stati Uniti, ma che contiene anche insospettabili tenerezze corporali.

Provate a immaginare un uomo che, mentre va a suicidarsi, viene travolto da un camion e decapitato di netto, se non che al suo funerale si alza dalla bara e, con le pudenda al vento (i becchini gli hanno soffiato i calzoni), fronteggia i convenuti – parenti livorosi, colleghi sollevati, figli affranti – e scatena il panico che poi diventa una sommossa e infine un romanzo su un povero cristo resuscitato e conteso da fanatici di ogni sorta.

Provate a immaginare tutto questo, se ci riuscite. Altrimenti leggete, nell’ordine, Cancellazione, Glifo, La cura dell’acqua, Ferito e Deserto americano.

Lì si trova l’immaginazione di un grande scrittore, Percival Everett.

(qui è possibile invece leggere un breve saggio di Rossari sulla sua traduzione di Glifo.)

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