Piccoli maestri Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/piccoli-maestri/ un blog di approfondimento culturale Fri, 29 Jul 2016 18:21:50 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Piccoli maestri Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/piccoli-maestri/ 32 32 Lì dove mancano le parole. Scrittori al Baobab https://minimaetmoralia.it/letteratura/li-dove-mancano-le-parole-scrittori-al-baobab/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/li-dove-mancano-le-parole-scrittori-al-baobab/#respond Fri, 29 Jul 2016 13:30:50 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=31672 PPubblichiamo un pezzo uscito su Il Dubbio.

di Gaja Cenciarelli

Che lì c'è – anzi, c'era – il Baobab lo capisci subito perché in fondo a via Cupa si vede una macchia scura. Quando arrivo io, poco prima delle sette di sera, i volontari stanno servendo la cena. C'è molta gente che conosco tra le persone che riempiono i piatti, qualcuno di loro lavora nell'editoria. Le persone fanno la fila un paio di volte, forse più. Una donna allatta al seno un neonato sotto una tenda. Due ragazzi di colore appena arrivati mi sorridono e mi dicono ciao.

I locali che prima erano il centro di accoglienza per i rifugiati sono stati restituiti al legittimo proprietario, che ha fatto causa al Comune di Roma e l'ha vinta. Fino a un'ora prima ha diluviato: saranno comunque probabilmente costretti a dormire all'aperto. La gente che incontro ha storie terribili: le donne sono state violentate, salvo quelle in stato di gravidanza. Fuggono dalle bombe, gli uomini sono stati torturati, tutti hanno attraversato a piedi il deserto. Anche ieri sono arrivate altre decine di persone, conoscono il Baobab e vengono direttamente qui.

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Il Dubbio.

di Gaja Cenciarelli

Che lì c’è – anzi, c’era – il Baobab lo capisci subito perché in fondo a via Cupa si vede una macchia scura. Quando arrivo io, poco prima delle sette di sera, i volontari stanno servendo la cena. C’è molta gente che conosco tra le persone che riempiono i piatti, qualcuno di loro lavora nell’editoria. Le persone fanno la fila un paio di volte, forse più. Una donna allatta al seno un neonato sotto una tenda. Due ragazzi di colore appena arrivati mi sorridono e mi dicono ciao.

I locali che prima erano il centro di accoglienza per i rifugiati sono stati restituiti al legittimo proprietario, che ha fatto causa al Comune di Roma e l’ha vinta. Fino a un’ora prima ha diluviato: saranno comunque probabilmente costretti a dormire all’aperto. La gente che incontro ha storie terribili: le donne sono state violentate, salvo quelle in stato di gravidanza. Fuggono dalle bombe, gli uomini sono stati torturati, tutti hanno attraversato a piedi il deserto. Anche ieri sono arrivate altre decine di persone, conoscono il Baobab e vengono direttamente qui.

Noi siamo qui – noi, i “Piccoli Maestri”, convocati da Carola Susani – per testimoniare il nostro sostegno ai volontari che si occupano dei rifugiati e che hanno chiesto agli scrittori di andare a dare un segno, dopo la serata organizzata dal cinema italiano. Mi guardo intorno e una delle cose che mi colpisce è la stragrande maggioranza di uomini rispetto alle donne. Me ne chiedo vagamente il motivo ma non sono sicura di voler trovare una risposta.

La Questura ci ha dato uno spazio dalla parte opposta della strada rispetto al Baobab: proprio sotto le mura che cingono il Verano, con un generatore di elettricità che puzza di benzina, e un microfono di fortuna. Questa contiguità con il cimitero mi fa pensare a I morti di Joyce: chi sono veramente i morti? Poco prima che inizi il reading, arriva il medico: «C’è sempre un gran casino, qui, quando arriva il medico», commenta una delle volontarie. Saluta tutti, conosce tutti. Dice, indicando un uomo sdentato e poco in sé: «Con quello è meglio che non ci parliate».

Scuote la testa, sorride. Sono tutti giovani i volontari, nell’accezione italiana di “giovane”: ovvero dai venti ai cinquant’anni. Parcheggiate davanti al piccolo palco, una sfilza di roulotte. I rom cucinano, si diffonde odore di cibo. Non ci sono punti di riferimento, né monumenti, tranne le croci e gli angeli che svettano al di sopra delle mura del Verano, a ricordarci che questa è Roma.

Non è una delle sedi istituzionali e rassicuranti in cui, generalmente, si organizzano certi eventi. È uno spazio grigio e anonimo, tutto strada e macchine, il pubblico è in piedi, disposto in un semicerchio irregolare, davanti al palco. Ci sono pochi migranti ad ascoltare, i più stanno mangiando e poi non capiscono la lingua. A un certo punto, verso la fine della serata, Carola Susani mi chiede se sia possibile tradurre qualche testo. Sono stata sciocca a non pensarci prima: avrei potuto raccoglierne due o tre e tradurli in inglese. Questo è il posto in cui mancano le parole. Per stanchezza, o perché nominare l’orrore è complicato. Servono attenzione, cura, il rischio è sminuire.

Mi chiedo se queste persone possano nutrirsi delle parole che gli stiamo portando invece che di quei piatti che tengono in mano. Mi rispondo di no e contraddico in un istante tutto quello in cui ho sempre creduto. Per i Piccoli Maestri parla anche Emiliano Sbaraglia, che insegna in Senegal ormai da tempo: «Queste persone non sono felici di lasciare la loro terra, la loro famiglia, le loro radici. E, di contro, alle tante affermazioni populiste sulla falsariga dell”aiutiamoli a casa loro’, in realtà nessuno si sta muovendo per aiutarli a casa loro, cosa di cui questa gente sarebbe ben felice».

Ormai è tardi, è buio, gli ultimi scrittori in scaletta si affidano alla luce del telefonino. Leggiamo Michelangelo, Szymborska, Pascarella, Munro, Morante, Lussu, Pinocchio. Legge anche Francisco, uno dei frequentatori del Baobab, che propone, nel suo italiano tremante, una poesia della Szymborska: Figli dell’epoca. “Che ti piaccia o no, / i tuoi geni hanno un passato politico, / la tua pelle una sfumatura politica, / i tuoi occhi un aspetto politico. / Ciò di cui parli ha una risonanza, / ciò di cui taci ha una valenza/ in un modo o nell’altro politica. ”

Andrea Costa, coordinatore del Baobab Experience, conclude la serata ringraziandoci. Lo chiamano “il padrone di strada”. La sua battaglia, come quella di tutti i volontari, è accogliere in modo dignitoso la gente che arriva a chiedere aiuto: «Tuttora Roma non è in grado di garantire una sistemazione decorosa a questi rifugiati». Mi viene in mente, tra le mura del Verano e I morti di Joyce, che il brano de La Storia di Elsa Morante che ho scelto si conclude con “Sono tutti morti”.

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Cara Lidia Ravera… https://minimaetmoralia.it/editoria/lettera-aperta-a-lidia-ravera/ https://minimaetmoralia.it/editoria/lettera-aperta-a-lidia-ravera/#comments Mon, 21 Oct 2013 18:00:28 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15978 Oggi, sull'Huffington Post, l'assessore alla cultura della Regione Lazio Lidia Ravera scriveva questo pezzo in risposta all'articolo francofortese di Gian Arturo Ferrari. Nel suo articolo, Lidia Ravera chiamava in causa anche Marino Sinibaldi, Nicola Lagioia, il recente intervento di Christian Raimo uscito su minima&moralia e l'esperienza di Elena Stancanelli con Piccoli Maestri a proposito di un invito intorno a un tavolo (reale o virtuale) per "rivedere o migliorare la legge per la promozione della lettura".

Questa è la risposta di Elena Stancanelli.

di Elena Stancanelli

cara Lidia,

ti ringrazio per aver riconosciuto la nostra associazione, Piccoli Maestri, come un interlocutore credibile, capace eventualmente di produrre un pensiero utile per “rivedere o migliorare la legge per la promozione alla lettura”. Quello che noi facciamo, e dicendo noi intendo qualche centinaio di scrittori e scrittrici, è andare nelle scuole pubbliche e raccontare i libri. Leggere e raccontare i libri che abbiamo amato più degli altri, che sono stati fondamentali nella nostra formazione, che per qualche ragione dicibile o indicibile vorremmo non fossero dimenticati. Lo facciamo da quasi tre anni, a Roma Venezia Benevento Torino..., lo facciamo gratis, lo facciamo perché lo riteniamo un buon modo per convertire i ragazzi e le ragazze alla lettura, e perché ci divertiamo.

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Oggi, sull’Huffington Post, l’assessore alla cultura della Regione Lazio Lidia Ravera scriveva questo pezzo in risposta all’articolo francofortese di Gian Arturo Ferrari. Nel suo articolo, Lidia Ravera chiamava in causa anche Marino Sinibaldi, Nicola Lagioia, il recente intervento di Christian Raimo uscito su minima&moralia e l’esperienza di Elena Stancanelli con Piccoli Maestri a proposito di un invito intorno a un tavolo (reale o virtuale) per “rivedere o migliorare la legge per la promozione della lettura”.

Questa è la risposta di Elena Stancanelli.

di Elena Stancanelli

cara Lidia,

ti ringrazio per aver riconosciuto la nostra associazione, Piccoli Maestri, come un interlocutore credibile, capace eventualmente di produrre un pensiero utile per “rivedere o migliorare la legge per la promozione alla lettura”. Quello che noi facciamo, e dicendo noi intendo qualche centinaio di scrittori e scrittrici, è andare nelle scuole pubbliche e raccontare i libri. Leggere e raccontare i libri che abbiamo amato più degli altri, che sono stati fondamentali nella nostra formazione, che per qualche ragione dicibile o indicibile vorremmo non fossero dimenticati. Lo facciamo da quasi tre anni, a Roma Venezia Benevento Torino…, lo facciamo gratis, lo facciamo perché lo riteniamo un buon modo per convertire i ragazzi e le ragazze alla lettura, e perché ci divertiamo.

Tu ci chiedi se saremmo disposti a sederci a un tavolo, reale o virtuale. Cara Lidia, noi ci siamo già seduti a un tavolo, tre anni fa appunto. Eravamo moltissimi, scrittori e persone che lavorano a vario titolo nella cultura. Quando ci siamo alzati da quel tavolo avevamo buttato giù un’idea, e quell’idea era Piccoli Maestri.

In questi tre anni siamo diventati più bravi e più numerosi, ma non abbiamo smesso di divertirci. Abbiamo ricevuto molti complimenti, moltissima solidarietà e neanche un euro. Del resto, non avremmo saputo cosa farne. L’ho detto: il nostro è una specie di scombinato e vitale volontariato culturale, fatto di passione e curiosità. E i soldi per la benzina nel motorino ce li mettiamo noi.

Ci piacerebbe, adesso, allargarci un po’. Ci piacerebbe avere un bel sito, cioè una sede virtuale, e qualche soldo per farlo funzionare. Stiamo cercando di capire in che modo trovare il denaro che ci serve, come “trovare una soluzione”.

Faccio difficoltà a capire cosa significa “libri utili e libri inutili”, e ancora più facilmente posso dirti che non credo affatto che la tua generazione sia stata “l’ultima generazione innamorata dei libri, massicciamente, e non per stravaganza d’élite”.

Ma credo molto, invece, a quello che stiamo facendo, noi Piccoli Maestri e le decine di associazioni con le quali siamo entrati in contatto in questi anni. E credo che il momento più divertente sia quando finalmente ci si alza dal tavolo e si fanno le cose. Si prende il motorino e si va a raccontare Moby Dick in qualche scalcagnata scuola di periferia, e i ragazzini ci guardano come fossimo marziani. E certe volte va bene e li conquistiamo, altre invece, poche devo dire, ci tirano i libri dietro e ci prendono in giro. Ma noi continuiamo, imperterriti. A scrivere i nostri libri e a raccontare quelli degli altri. E a convincere altri scrittori e scrittrici a venire a fare questa cosa insieme a noi.

È molto? È poco? È qualcosa.

E questo qualcosa lo abbiamo fatto senza invocare o insultare “le istituzioni”.

Sai cosa sarebbe bello? Che qualcuno ci chiedesse se ci serve una mano, piuttosto che chiedercela. Perché vedi, la risposta che noi potremmo darti, sedendoci al tavolo di cui parli, è quella che abbiamo già dato: per aiutare la diffusione della lettura, noi scrittori immaginiamo che sarebbe bello andare nelle scuole pubbliche e leggere i libri che abbiamo amato più degli altri, che sono stati fondamentali… ecc ecc.  La risposta alla domanda che tu ci faresti, sarebbe: facciamo Piccoli Maestri!

E noi lo abbiamo già fatto.

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I Piccoli maestri https://minimaetmoralia.it/cultura/piccoli-maestri/ https://minimaetmoralia.it/cultura/piccoli-maestri/#respond Wed, 26 Jun 2013 14:09:49 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=14747 Vi segnaliamo un doppio appuntamento in programma domani al Circolo degli Artisti di Roma: alle 20 Giuseppe Genna presenta Fine Impero insieme a Teresa Ciabatti; a seguire, una serata dedicata al progetto Piccoli Maestri. Pubblichiamo il testo di presentazione della serata a sostegno dei Piccoli Maestri.

Giovedì 27 giugno a partire dalle ore 21, presso il Circolo degli Artisti, in Via Casilina Vecchia 42 (Roma), si svolgerà una serata a sostegno dell'Associazione Piccoli Maestri.

Il progetto Piccoli Maestri, nato nel 2011 da un'idea di Elena Stancanelli, su ispirazione del lavoro di Dave Eggers negli USA (826 Valencia) e Nick Hornby a Londra (Il ministero delle storie), coinvolge un folto gruppo di scrittori e scrittrici. Il nostro compito è leggere e raccontare libri ai ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori. All'iniziativa, di carattere totalmente gratuito, aderiscono numerose scuole e centri di aggregazione giovanile lungo l’intera penisola. Il fascino delle letture, il fatto che noi stessi per primi ci divertiamo, l’emozione che nasce dall’impatto con i ragazzi, rappresentano il motore di questa esperienza.

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Vi segnaliamo un doppio appuntamento in programma domani al Circolo degli Artisti di Roma: alle 20 Giuseppe Genna presenta Fine Impero insieme a Teresa Ciabatti; a seguire, una serata dedicata al progetto Piccoli Maestri. Pubblichiamo il testo di presentazione della serata a sostegno dei Piccoli Maestri.

Giovedì 27 giugno a partire dalle ore 21, presso il Circolo degli Artisti, in Via Casilina Vecchia 42 (Roma), si svolgerà una serata a sostegno dell’Associazione Piccoli Maestri.

Il progetto Piccoli Maestri, nato nel 2011 da un’idea di Elena Stancanelli, su ispirazione del lavoro di Dave Eggers negli USA (826 Valencia) e Nick Hornby a Londra (Il ministero delle storie), coinvolge un folto gruppo di scrittori e scrittrici. Il nostro compito è leggere e raccontare libri ai ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori. All’iniziativa, di carattere totalmente gratuito, aderiscono numerose scuole e centri di aggregazione giovanile lungo l’intera penisola. Il fascino delle letture, il fatto che noi stessi per primi ci divertiamo, l’emozione che nasce dall’impatto con i ragazzi, rappresentano il motore di questa esperienza.

Così lo racconta Nadia Terranova, il giorno dopo essere stata ospite della Biblioteca Elsa Morante di Ostia: Parliamo di chi era Dahl, di questo gigante buono un po’ britannico e un po’ norvegese a cui piaceva raccontare storie, delle illustrazioni di Quentin Blake e di cosa significhi illustrare un libro, e di perché certi libri possono andare a finire male ma invece più o meno finiscono bene. E leggo. Leggo tantissimo, molto più di quanto avevo previsto, brani dal primo capitolo, dal secondo, dal quinto, indicazioni su come riconoscere le streghe fra le donne normali, le maestre, le bibliotecarie e (perché no?) le scrittrici. I bambini ridono e non vogliono più smettere, ne vogliono ancora. Ci ferma solo il tempo, perché è passata ben più di un’ora e non ce ne siamo accorti. Chiedo: quanti di voi continueranno la lettura per sapere come andrà a finire? Tutti alzano la mano.

Con l’intento di rendere sempre più viva e solida la scuola di lettura, nell’ottobre del 2012, il gruppo ha costituito l’Associazione culturale Piccoli Maestri (affiliata Endas). Presidente Elena Stancanelli. Stimolare la curiosità dei ragazzi, contagiare l’amore per i romanzi, i racconti e la poesia, questo è l’obiettivo dei Piccoli Maestri, i quali, nel corso dei due primi “anni scolastici” hanno già svolto più di cento letture. Gratuitamente. Ma portare avanti la macchina Piccoli Maestri ha un costo, un costo che vuol dire impiego di tempo ed energie degli associati. Ed è per aiutare il gruppo a lavorare bene, meglio, nel prossimo anno, che vi chiediamo di darci una mano, partecipando alla serata, pagando il biglietto di ingresso. Perché succede qualcosa durante questi incontri, qualcosa che a dire il vero stiamo cercando ancora di capire, ma da cui rimaniamo ogni volta affascinati e per cui crediamo valga la pena andare avanti.

Scrive Federica Tuzi, dopo la sua esperienza con i ragazzi del Bibliopoint Vallauri di Roma: È stato un incontro un po’ rivoluzionario. Uno di quelli in cui si parla ancora del sistema: il sistema delle credenze, il sistema sociale, l’oppressione sugli individui, l’allineamento, il benpensantismo. Era un gran piacere starmene lì a scuola ad argomentare tutte quelle teorie rivoluzionarie che avevo maturato all’età loro, quando mi stava stretto tutto, quando non sopportavo i luoghi comuni, quando venivo emarginata in quanto diversa e strana. La gran soddisfazione, però, era farlo con l’approvazione dei professori, che annuivano, intervenivano in mio favore. Insieme a me promuovevano il libero pensiero, la costruzione di uno sguardo proprio, la frontiera come casa. Rivoluzione approvata! Dismesse le bombe, si lanciano i libri! […] Ci siamo divertiti un bel po’. Un ragazzo dell’ultimo anno si è fermato sulla soglia ed è rimasto ad ascoltare. Ci ha chiesto che libro era, perché in classe sua i Piccoli Maestri non sono ancora arrivati. Diceva: dovremmo farle tutti ste ficate.

E per questo vi chiediamo di aiutarci a continuare questo viaggio.

Giovedì 27 giugno, ore 21. Ingresso 5 euro.
Circolo degli Artisti, Via Casilina Vecchia 42 (Roma)

Alle 22.30 Elena Stancanelli presenterà l’attività dell’Associazione. Alle 23 si esibirà una band emergente all’interno di una rassegna organizzata dal Circolo. Da mezzanotte in poi, dj set. Per informazioni, è possibile scrivere all’indirizzo piccolimaestri.info@gmail.com o visitare il blog piccolimaestri.wordpress.com

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Wild Things. Un incontro con Dave Eggers https://minimaetmoralia.it/reportage/incontro-con-dave-eggers/ https://minimaetmoralia.it/reportage/incontro-con-dave-eggers/#comments Sat, 10 Nov 2012 11:10:18 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=11139 (Immagine: grahamc99)

Mi accoglie dicendomi "Ora sembri quasi un adulto!", riprendendo come l'avessimo lasciato in sospeso da qualche minuto il discorso sviscerato su un vagone della linea F della metropolitana di New York, fra Park Slope e Manhattan, dodici anni fa, il 9 agosto del 2000, nel periodo in cui entrambi compivamo trent'anni e ci pareva una soglia inimmaginabile, l'arrivo di un'età adulta che non sembrava appartenerci. Io li compivo quel giorno e lui, nato pochi mesi prima di me, scherzava a darmi consigli da vecchio saggio. Con un colpo di tosse chiede per un attimo l'attenzione delle molteplici creatività al lavoro con lui, in questo vivace open space nell'epicentro del quartiere messicano di San Francisco, per presentarmi art director e consulenti didattici, redattori, editor, assistenti, stagisti, insegnanti. All'unisono vedo una quindicina di cuffiette sfilarsi da una quindicina di orecchie e una trentina di occhi convergere verso il centro della stanza. "Vi presento un mio amico che ci viene a trovare addirittura dall'Italia, dove qualche anno prima di noi ha fondato una casa editrice che ci assomiglia: abbiamo autori in comune, gusti in comune, idee simili".

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(Immagine: grahamc99)

Mi accoglie dicendomi “Ora sembri quasi un adulto!”, riprendendo come l’avessimo lasciato in sospeso da qualche minuto il discorso sviscerato su un vagone della linea F della metropolitana di New York, fra Park Slope e Manhattan, dodici anni fa, il 9 agosto del 2000, nel periodo in cui entrambi compivamo trent’anni e ci pareva una soglia inimmaginabile, l’arrivo di un’età adulta che non sembrava appartenerci. Io li compivo quel giorno e lui, nato pochi mesi prima di me, scherzava a darmi consigli da vecchio saggio. Con un colpo di tosse chiede per un attimo l’attenzione delle molteplici creatività al lavoro con lui, in questo vivace open space nell’epicentro del quartiere messicano di San Francisco, per presentarmi art director e consulenti didattici, redattori, editor, assistenti, stagisti, insegnanti. All’unisono vedo una quindicina di cuffiette sfilarsi da una quindicina di orecchie e una trentina di occhi convergere verso il centro della stanza. “Vi presento un mio amico che ci viene a trovare addirittura dall’Italia, dove qualche anno prima di noi ha fondato una casa editrice che ci assomiglia: abbiamo autori in comune, gusti in comune, idee simili”. Ogni scrivania qui rappresenta un diverso spicchio dell’ombrello che va sotto il nome di McSweeneys, ma che include testate e iniziative come The Believer, Lucky Peach, Wholphin, 826 Valencia, Scholar Match, Grantland, Voice of Witness. “Il vantaggio di essere un’associazione senza scopo di lucro è che puoi allargarti a dismisura, creare nuove attività ogni volta che ti viene un’idea, e accogliere nuove persone con le loro idee ulteriori”.

L’ufficio del “capo”, detto l’antro, è una microstanzetta i cui tre quarti sono occupati da un enorme divano bordeaux, liso ad arte, circondato da ogni lato e parzialmente ingombro di libri e pubblicazioni in molte lingue (per lo più edizioni straniere delle opere di Eggers o delle antologie di racconti di McSweeney’s), riviste dal design eccentrico, gadget editoriali e non, corrispondenza non ancora aperta. Tutto in questo ufficio è rivestito da una patina assai familiare a chi conosce i prodotti della vulcanica cricca eggersiana: quella peculiare naïveté vintage che scinde drasticamente il mondo di chi l’apprezza (fino a punte massime di idolatria) dalla restante, forse maggioritaria ma meno interessante, porzione dell’universo che non ne comprende lo spirito.

Negli anni ci siamo incontrati più volte grazie a festival e fiere, e aggiornati reciprocamente via email sulle rispettive vicende, ma la circostanza più radicata nella mia memoria è il giorno in cui gli chiesi di vederlo per scegliere insieme un suo racconto che potesse far parte dell’antologia che stavo mettendo insieme con Martina Testa: Eggers mi propose di raggiungerlo nel suo appartamento di Brooklyn (erano gli anni della fugace parentesi newyorkese fra i due suoi lunghi periodi sulla costa occidentale). Quando bussai alla porta, gli erano appena arrivate le scatole con le copie del suo primo libro da editore: dopo il successo del trimestrale, che aveva squassato la consolidata routine editoriale statunitense donandole un nuovo lessico tanto nella grafica quanto nella scrittura letteraria, McSweeney’s era diventata casa editrice.

C’era in atto un vibrante transfer nell’osservarlo scartare, come avevo (e avrei) fatto io tante altre volte, con emozione inquantificabile i pacchi appena recapitati dalla tipografia (in questo caso peraltro si trattava di una tipografia islandese, il che aggiungeva ulteriore friccicore a tutta la faccenda): un romanzo dalla sovraccoperta bianca che l’autore, Lawrence Krauser, avrebbe illustrato a mano, una a una. Il suo primo libro da scrittore, L’opera struggente di un formidabile genio, era uscito pochi mesi prima, in coincidenza con il suo trentesimo compleanno, appunto, aveva avuto un’accoglienza eccellente, e si avviava a diventare un bestseller.

Oggi Dave Eggers ha quarantadue anni e nei dodici che sono passati da quell’esordio ha messo insieme una pirotecnia bibliografica fatta di racconti, novelle, romanzi, opere di narrative non-fiction, quattro libri per bambini scritti insieme al fratello Christopher, oltre a tre sceneggiature per il cinema e alla curatela annuale dell’antologia Best American NonRequired Reading, ora alla sua decima edizione. A questo si aggiungono le sei testate che si occupano di: letteratura, cinema, cucina, sport e diritti civili. Il tutto, senza scopo di lucro, anzi con l’intenzione, e la visione, di destinare ogni centesimo possibile allo sviluppo e al sostegno del progetto che più di tutti sta a cuore a Eggers: 826 Valencia.

La scuola è rivolta a bambini e ragazzi, dai sei ai diciotto anni, e ai loro insegnanti, “per aiutarli a ispirare i loro allievi alla scrittura”. È soprattutto di questo che parliamo oggi, perché gliene chiedo un bilancio a dieci anni dalla nascita.

“Quest’anno abbiamo sessantatré studenti fissi, che vengono qui ogni pomeriggio, e centinaia di allievi occasionali; in questi dieci anni sono passati qui 2.400 volontari (molti anche dall’Italia!) che hanno contribuito con migliaia e migliaia di ore di insegnamento gratuito, oltre a iniziative speciali: Nick Hornby è stato a Valencia pochi giorni fa, Zadie Smith verrà a trovarci prima di Natale. I loro workshop ed eventi straordinari aiutano a tenere vivo il progetto, e a raccogliere al tempo stesso attenzione da parte dei media e fondi per mandarlo avanti”.

Quando gli chiedo se a fronte di tutto questo il comune gli abbia concesso gratuitamente dei locali si mette a ridere. “Paghiamo regolarmente un affitto. Anche se aiutiamo così tanto la comunità siamo interamente autofinanziati, in primis grazie alle moltissime donazioni”.

Dal report annuale della gestione finanziaria di Valencia (oltre a trovare la notizia che in realtà il San Francisco Department of Children, Youth, and Their Families ha donato lo scorso anno più di 50.000 dollari) si evince che circa un quarto delle entrate derivano (rispettivamente il 13 e l’11%) dagli eventi speciali e dal Pirate store, un negozio a tema piratesco e di ambientazione navale, tutto fatto di legno scricchiolante, che nasconde il vero ingresso alla scuola e dove fra botole e cambuse si possono comprare mappe del tesoro, forzieri carichi di antiche monete, bottiglie con messaggi lasciati alle onde, bussole e perfino gambe di legno.

Il 60% di quel milione di dollari e più che entra ogni anno e che serve a coprire tutte le spese di gestione e di didattica arriva da donazioni, metà delle quali è fatta da singole persone fisiche (parecchie delle quali in forma anonima), e metà da istituzioni e fondazioni.

Il progetto ormai non si limita a gestire le donazioni per finanziare l’attività “in-school”. L’ultima idea della premiata ditta infatti è Scholar Match, un’organizzazione, nata dal desiderio di seguire i ragazzi di Valencia anche dopo l’istruzione secondaria e il loro passaggio per la nave dei pirati, che mette in contatto studenti bisognosi di aiuto per pagarsi la costosa, spesso economicamente inaccessibile, istruzione universitaria con quei donors che (vuoi per filantropia vuoi per necessità di scaricarsi qualche costo dalle tasse) offrono borse di studio nei college di tutto il paese.

826 Valencia è un’idea che da tempo ha ormai valicato le mura di questa scuola, e si diffonde rapidamente diventando quasi un format. “Tranne quelle otto scuole che hanno il nome Valencia e quindi sono direttamente affiliate a noi (oltre a San Francisco, esistono ora le sedi di New York, Ann Arbor, Washington, Seattle, Chicago, Boston, Los Angeles), ci sono numerose altre esperienze simili alla nostra, ma di cui nemmeno io ero a conoscenza. Di tanto in tanto, viaggiando per lavoro, mi capita di incontrare qualcuno che mi dice: ‘Sono stato a 826 Valencia, mi ha convinto a fare lo stesso nella mia città’, e io neppure lo sapevo! È un piacere immenso venire in contatto con queste realtà, purtroppo non possiamo aiutarle o seguirle tutte, ma quello che possiamo fare – e che facciamo continuamente – è ospitare persone che vogliono osservare il nostro metodo di lavoro, prendere spunto dalla nostra didattica. Non potremmo gestire o avere la responsabilità di posti che non sono diretta emanazione di Valencia, ma è stato bello per esempio ospitare qui Roddy Doyle per un mese: arrivava ogni pomeriggio in aula, si sedeva all’ultima fila e non faceva altro che prendere appunti. È tornato a casa e subito dopo ha dato il via a Fighting Words, la sua personale versione e visione di Valencia a Dublino. E lo stesso ha fatto Nick Hornby, creando due anni fa Ministry of Stories a Londra”.

Gli racconto dell’esperienza italiana di Piccoli maestri, spiegandogli che è una delle ragioni della mia visita a Valencia (insieme a Emiliano Sbaraglia che ne è tra i fondatori), e che si ispira a principi analoghi, soffermandomi sull’uragano che ha devastato e sta devastando la nostra istruzione pubblica da anni, e a cui iniziative come queste cercano di porre un forse insufficiente, ma certo significativo e simbolico argine. (Chissà che notizie arrivano qui dell’Italia, perché parlando dei disastri governativi nostrani Eggers mi chiede: “Ma le cose non cambieranno ora che Berlusconi andrà in galera?” Questa è la parte di conversazione in cui sono io a scoppiare a ridere per una sua domanda.)

Eggers mi mostra con orgoglio le plaquette realizzate in maniera artigianale con i bambini e gli adolescenti di Valencia per “pubblicare” i loro racconti, le favole illustrate, i libri autoprodotti che prendono vita e forma subito dopo le esercitazioni e le lezioni di scrittura. Mentre chiacchieriamo scrive email per mettermi in contatto con scrittori agenti editori che “devo assolutamente conoscere”, e insiste nel volermi regalare quasi ogni libro pubblicato da McSweeney’s e che potrebbe piacermi, indicandomi esaltato ogni aspetto produttivo – dalla carta alla legatura, dai materiali su cui gli piace sperimentare alle nuove tecniche che qualche tipografo visionario quanto lui ha realizzato per i suoi libri – su cui si è divertito a lavorare. Gli chiedo come riesca a conciliare tutto questo impegno con la sua scrittura e, non più di cinque minuti dopo avermi detto con assoluta sincerità che gli piacerebbe venire a trovarmi con la famiglia in Italia, afferma perentorio: “Ho deciso che per un anno o due non voglio più partire! Viaggiare mi piace perché incontro persone, e non c’è cosa più bella, ma toglie tempo e concentrazione alla scrittura. Ora sto scrivendo un libro di viaggi. Prima che esistesse McSweeney’s scrivevo principalmente reportage di viaggi, poi ho iniziato a viaggiare sempre di più e scrivere sempre meno. Ho appunti e diari di ogni posto dove sono stato, ma ho sempre lasciato tutto a metà. Ora, se riesco a stare fermo e non viaggiare per un po’, voglio portare a termine tutti quegli incipit e fare un libro che li raccolga tutti”.

Quando usciamo per strada, attraversiamo quello che fino a pochi anni fa era l’incrocio più pericoloso della San Francisco latina, dove le bande dei Sureños e dei Norteños si sfidavano senza quartiere, Eggers mi mostra un quartiere dove le sfide (grazie anche al prorompente impatto della presenza di 826 Valencia) sono diventate altre: occupare spazi destinati a parcheggi per trasformarli in opere d’arte e piccoli giardini; dare un aspetto gradevole a una zona prima considerata inavvicinabile; visitare le due librerie aperte di recente; ispirare i bambini alla scrittura e aiutarli a trovare un’istruzione universitaria.

“Vivi anche tu qui nel quartiere?”

“No, abito fuori della città. Non riuscirei a fare a meno della natura, per cui vivo nei boschi”.

“Where the wild things are?”

“Where the wild things are”.

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Carta batte forbice due punti a zero https://minimaetmoralia.it/interventi/carta-batte-forbice-due-punti-a-zero/ https://minimaetmoralia.it/interventi/carta-batte-forbice-due-punti-a-zero/#comments Wed, 09 Nov 2011 15:43:45 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=5620 Nel giorno in cui qualcuno dice quel “Non mi ricandido” che per riprendere Woody Allen alle volte suona una frase migliore di “Ti amo”, ci sono da segnalare una serie di iniziative che magari indicano una controtendenza. Vi ricordate quella manifestazione a favore delle biblioteche alla Nazionale di Roma che era andata a finire con […]

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Nel giorno in cui qualcuno dice quel “Non mi ricandido” che per riprendere Woody Allen alle volte suona una frase migliore di “Ti amo”, ci sono da segnalare una serie di iniziative che magari indicano una controtendenza. Vi ricordate quella manifestazione a favore delle biblioteche alla Nazionale di Roma che era andata a finire con le camionette schierate in assetto di guerra davanti ai cancelli? A freddo qualcuno, l’Associazione italiana biblioteche, per fortuna aveva ripreso i motivi di quella protesta e aveva scritto un appello che ancora potete firmare. Qualcun altro, in particolare Franco Levi, parlamentare del PD, ha deciso di mantenere la promessa che aveva fatto a voce al Forum del Libro a Matera e di fare un’interrogazione parlamentare sull’accaduto. Qualcun altro, come Anna Pegoretti nel suo blog, ha allargato la riflessione. E oggi, a Roma, c’è stata anche la conferenza stampa di un progetto che ha avuto il suo battesimo proprio in TQ, ossia Piccoli Maestri, una scuola di lettura per le scuole. Davanti a Nicola Zingaretti e Cecilia D’Elia si è parlato anche delle biblioteche scolastiche e si è cominciato a ragionare di cosa fare per riqualificarle. Come dire, non si vive di solo spread.

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