Pierandrea Amato Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/pierandrea-amato/ un blog di approfondimento culturale Fri, 16 Jan 2015 15:06:33 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Pierandrea Amato Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/pierandrea-amato/ 32 32 La conversazione. Per un’ontologia catanese (II) https://minimaetmoralia.it/interventi/la-conversazione-per-unontologia-catanese-2/ https://minimaetmoralia.it/interventi/la-conversazione-per-unontologia-catanese-2/#respond Fri, 16 Jan 2015 17:00:12 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=25040 di Pierandrea Amato

Parte prima: gli antefatti

Era lecito nutrire qualche dubbio sull’affidabilità e reputazione di minimaetmoralia dopo che un mese fa, il 16 dicembre 2014, aveva pubblicato un contributo dedicato all’ontologia dell’assenza come fedeltà estrema a un evento mai avvenuto. Adesso abbiamo la conferma: è sgradevole costatare che minimaetmoralia non sia in grado di sloggiare, soffocare, eludere il fantasma di un professore qualsiasi, attore per un giorno, annidato dal 20 maggio 2014 nel tamburino di Repubblica Sicilia. Anche oggi, un mese dopo, il 16 gennaio 2015, l’indicazione si perpetua: Cineteatro Francesco Alliata. Anteprima Orlando Ferito, presentazione del film a cura del prof. Amato. V.O. sottotit. italiano. Ore 19.30. L’Alliata che programmazione ha? Quale indolenza e incoscienza determina le sue scelte e l’organizzazione delle sue serate? Se la loro ambizione è di dedicarsi a un’altra attività, diversa, più redditizia, potrebbero meditare strategie più semplici. Neppure a Broadway, seppure con una coda più lunga al botteghino, di questi tempi gli spettacoli resistono come all’Alliata.

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di Pierandrea Amato

Parte prima: gli antefatti

Era lecito nutrire qualche dubbio sull’affidabilità e reputazione di minimaetmoralia dopo che un mese fa, il 16 dicembre 2014, aveva pubblicato un contributo dedicato all’ontologia dell’assenza come fedeltà estrema a un evento mai avvenuto. Adesso abbiamo la conferma: è sgradevole costatare che minimaetmoralia non sia in grado di sloggiare, soffocare, eludere il fantasma di un professore qualsiasi, attore per un giorno, annidato dal 20 maggio 2014 nel tamburino di Repubblica Sicilia. Anche oggi, un mese dopo, il 16 gennaio 2015, l’indicazione si perpetua: Cineteatro Francesco Alliata. Anteprima Orlando Ferito, presentazione del film a cura del prof. Amato. V.O. sottotit. italiano. Ore 19.30. L’Alliata che programmazione ha? Quale indolenza e incoscienza determina le sue scelte e l’organizzazione delle sue serate? Se la loro ambizione è di dedicarsi a un’altra attività, diversa, più redditizia, potrebbero meditare strategie più semplici. Neppure a Broadway, seppure con una coda più lunga al botteghino, di questi tempi gli spettacoli resistono come all’Alliata.

Minima&moralia, come tutti noi, fa quello che può. Con un’eccezione: il doppio catanese del professore non fa niente; o meglio: si limita a reiterare se stesso. Esegue ciò che il giornale gli intima di fare: non un guizzo, un deragliamento, un gesto d’impazienza. Il doppio catanese è inderogabilmente a una dimensione. La sua. Al contrario, le molteplici vite di una vita dovrebbero essere degne di nota, di un racconto, di uno scrittore. Meno spettrali: un fantasma dovrebbe per natura essere introvabile; ovunque e da nessuna parte.

Parte seconda: la lezione

Ancora un mese fa, tra il professore e il suo doppio, per quanto malinconico, si poteva avvertire un legame, addirittura una certa indulgenza verso la filosofia dell’origine, si poteva percepire una dose di benevolenza nei confronti di una lealtà spettrale e granitica destinata a presidiare senza sosta un’anteprima impossibile. In fondo, non era un duello all’ultimo sangue. Oggi però, mentre il doppio del professore, persino durante le feste di Natale, continua a non cambiare programma, la situazione diventa noiosa e pesante (ci sarebbe anche da chiedersi: come avrà trascorso il fantasma le due serate natalizie catanesi quando, il 25 e il 26 dicembre, almeno la Repubblica si è presa una tregua?).

Il fantasma deve lasciare in pace il professore, la Repubblica, Catania, minima&moralia. Ma il doppio, come ogni doppio con cui non si regolano i conti in maniera definitiva, nel frattempo è diventato arrogante (i fantasmi non muoiono mai): «Ma dici a me? Ma con chi credi di parlare tu?». Lui, dall’Alliata, non prende commiato. Un mese fa si poteva escogitare una mossa leggera, evitando di dare nell’occhio e scongiurando di ferire una parte del professore che, per quanto invisibile, merita comprensione e rispetto per la sua tenace e toccante dedizione alle cause smarrite. La risolviamo tra noi, tu ed io, con reciproca soddisfazione, immaginava il professore. Tra cinema e letteratura; in maniera semplice e senza mancare di rispetto a un compagno di strada che consegna pur sempre un blog di notorietà a un professore qualsiasi.

Ai primi di dicembre dell’anno scorso, forse era il 3, un vecchio amico del professore, di quelli che hanno l’area di chi ha sempre la cosa giusta da dire (uno di quelli cui si riferiva Deleuze: «Più uno si è ingannato nella vita, e più dà lezioni»), una volta che il doppio catanese era venuto allo scoperto, lo invitava a scrivere: «Esci dall’ombra; rinuncia a essere un fantasma, se non vuoi fare sopravvivere il tuo fantasma catanese all’infinito. Se vuoi esistere senza doppi fondi, resti etnei, e lasciare svanire il tuo doppio, lo devi fare con un minimo di eleganza: scrivi su un blog». Il vecchio amico, come accade regolarmente ai vecchi amici che non conoscono più i nostri fantasmi, si sbagliava.

Per quanto non sia il caso di dare soddisfazione a quell’ostinato iper-presenzialista, di perdere la tranquillità e mostrare che la sua presenza invisibile impone dei crepacci di coscienza mediterranea, il professore deve tornare in possesso delle sue dissimulazioni siciliane e dei suoi appuntamenti mancati. Quando tre giorni fa, prima di salire su aereo che lo doveva scollare dalla Sicilia, leggeva Repubblica e verifica che lui, lo spettro più affidabile che ci sia, è ancora piantato lì, a poco più di due chilometri dall’aeroporto, avverte un peso lugubre e fastidioso causato dalla fine di un’epoca in cui ci si poteva fidare almeno dei tamburini di carta.

Malgrado le critiche, i silenzi, i vecchi amici, l’indulgenza suscitata dal primo tentativo su minimaetmoralia, è giusto insistere con lo stesso strumento impiegato un mese fa e non darla vinta al fantasma che vorrebbe fare perdere la pazienza al professore. Devo sfibrare la sua insopportabile anestesia delle cose del mondo, che pure se casca il mondo, lui, alle 19.30, si fa trovare tempestivamente a un appuntamento con il vuoto; quando oramai è chiaro che a Catania, se qualcuno avesse voluto vedere il film, da tempo vi avrà rinunciato.

Doveva essere semplice affrancarsi da un tipo abitudinario che sai sempre dove trovarlo. Avevo trascurato, però, che uno spettro in Sicilia probabilmente non è uno spettro qualsiasi. Dove sei stai fermo, tutto si muove. Dove se pure sei un fantasma, in Sicilia, sanno comunque dove scovarti. D’altronde, mai sottovalutare la tenacia di chi non si lascia mai vedere.

Se minimaetmoralia dovesse fallire anche la seconda volta, non resterebbe, per quanto azzardata, che un’unica soluzione. Volevo evitare la situazione patetica che adesso, però, non si può escludere: è probabile che una sera ci dovremo guardare negli occhi io e lui, io e io, per farla finalmente finita del suo io, sbarazzandomi del mio io più vischioso, sordo ai cambiamenti, alle mutazioni del tempo. Qualora non sia sufficiente scrivere, TE NE DEVI ANDARE, risolverò la faccenda nell’unica maniera che non lascerà scampo al fantasma catanese, quando la coincidenza tra l’incorporeo che nella vita fa sempre la stessa cosa – un’imperitura anteprima – e il corpo, metterà fine alla sua inesistenza.

Dopo diversi mesi, il prof. potrebbe trascorrere una serata serena, a posto con la coscienza; privo di doppiezze e illusioni e collocato nel luogo dove pubblicamente dovrebbe essere quotidianamente. Finalmente a fuoco, e non diviso in due; pienamente rispettoso dell’indicazione della Repubblica, senza più concedere a uno spettro di assumersi delle responsabilità che vanno chiaramente oltre le sue competenze e capacità. Combaceremo al cinema Alliata e a quel punto troverò le parole, la forza psichica, la determinazione necessaria per consegnarlo a un cargo. Sì, perché, tra le altre cose che rendono questa vicenda – che non definirò pirandelliana; stavo per dire pirandelliana, ma ho giurato a me stesso non avrei scritto storia pirandelliana raccontando di questa storia che non saprei come definire – indefinibile, il cinema Alliata è situato all’interno del porto di Catania; zona franca. Sul fronte del porto, l’Alliata si trova dietro un valico, una sbarra d’ingresso orizzontale bianca e rossa, una dogana. Per raggiungere l’Alliata è necessario superare un blocco, un ostacolo che qualcuno alzerà per te. Per il fantasma del professore, questa barriera, si apre quotidianamente.

Mi irrita l’idea che debba andare io da lui. Ma oramai lo conosco: ha le sue abitudini. Non si può sperare di rintracciarlo in un territorio neutrale, sulla via del centro e alle tre del pomeriggio. Lui si fa vedere in un unico posto e sempre alla stessa ora: Cineteatro Francesco Alliata. Anteprima Orlando Ferito, Ore 19.30. All’Alliata o morte.

Parte terza: si può tradire il proprio fantasma?

Lui, qualsiasi sia la stagione, è vestito troppo leggero per la stagione. Lo vedo stanco e distante. Avverto, dopo le prime battute, una lieve e inconfondibile cadenza catanese che mi agita. Percepisco da parte mia un senso d’estraneità per questo fantasma poco curioso, testardo, incapace di tollerare l’impossibile dentro di sé: una bocciatura, una sala vuota, un’anteprima perenne.

«Come va?». Potrei prendere la battuta in modo semplice e anonimo: «Come va la vita a Catania?». «Non accade nulla di speciale. Routine. Non vedo nessuno. Va bene». Presumibilmente si mostrerà distaccato e monocorde; calcolando le sue inflessibili consuetudini, ho poco tempo a disposizione: «Non credere che disprezzi la tua dedizione, la tua intenzione di lasciarmi specchiare nelle mie aporie siciliane, di donarmi del materiale filosofico degno di essere pensato, però, adesso, adesso che i tuoi obiettivi sono emersi, facciamola finita. L’Alliata ha diritto ha un altro palinsesto, destino, successo. Tu hai fatto il tuo tempo. Avrò diritto a un fantasma più dinamico, meno evanescente nella sua imperscrutabile latenza. Non credo sia un delitto desiderare un fantasma in grado di attirare su di sé un po’ d’attenzione. Capirai bene, non ti offendere, non si tratta di una questione personale, ma la tua inesistenza ordinata fa invidia alla regolarità della passeggiata pomeridiana di Kant. Tu però, devo dirtelo, non sei Kant. La tua ostentata mancanza d’improvvisazione, coraggio, fiuto per la vita, ci lascia entrambi isolati e amareggiati. La tua mancanza d’ambiguità ti priva di qualsiasi carattere. Sei un fenomeno naturale: sei come il sole che tramonta e sorge; semplicemente necessario nel paesaggio portuale catanese. Sei indifferente a ciò che accade nel mondo; le sue catastrofi non ti sfiorano, interrogano, deprimono. Tu, qualora il mondo si dileguasse, proveresti comunque a presentarti alla stessa ora in questo medesimo posto dove ci troviamo adesso. Non mi posso permettere di essere un professore tutte le sere. Io volevo fare il calciatore, l’astronomo, il pompiere no, il benzinaio nell’autogrill dell’autostrada di notte, il gestore di una lavanderia automatica in una città del Mediterraneo, l’auto-trasportatore, il filosofo, il pittore, il camallo, al limite, non volevo fare niente, ma sicuramente non volevo fare il professore tutti i santi giorni. E poi di sera, quando qualsiasi professore è disposto a tutto, inseguendo fantasie, parole, precipizi, pur di non essere un professore. Se tu, quando diventa buio, non mi lasci prendere congedo da ciò che sono, come posso auto-dissociarmi dalla mia esistenza? Se insisti, mi fai a pezzi. Cannibalizzi tutti i miei fantasmi e le mie disperazioni. Fino a quando resterai solo in Sicilia?».

«Tu non vuoi che io sparisca. Sono la tua ispirazione, fortuna, ossessione, la tua legittimazione narcisistica. Sono il detonatore delle tue banalità ontologiche. Sono il tuo Philip Roth a buon mercato. Ma tu non sei il mio professore del desiderio. Tu non vuoi che io sparisca. Altrimenti, sarebbe sufficiente una telefonata. Altrimenti, ti saresti accorto di me molto prima e non mi avresti lasciato marcire, triste e solitario, nelle pagine del tamburino. La mia incorporea presenza, la mia invisibilità materiale, all’opposto di quello che dici, ti permettono, almeno per un istante, di non essere un professore e di allevare velleità domenicali. Tu esisti e resisti in Sicilia soltanto perché, al posto tuo, io non ho bisogno di fingere di essere quello che non sono. Il cinematografo Alliata è la mia trincea contro le tue vigliaccherie. Tra noi due, il disincarnato non sono io. Io sono qui per l’Orlando ferito di Dieutre; sono qui per i pupi di Cuticchio. Se prendo un impegno, che sia pure una promessa infinita, impossibile, impensabile come l’amore, io ci sono. Adesso tu sei il mio pupo: sei terrorizzato all’idea che ti lasci con il giornale tra le mani ma senza di me. Sei un simulatore. Neanche quando scrivi, riesci a essere leale».

Verosimilmente saranno quasi le otto. A quell’ora, come d’abitudine, lui lascia il cinema e si allontana. Rischierò, allora, di non avere il tempo materiale per organizzare una risposta adeguata che rigetti le sue ingiurie e demolisca la sua maschera marmorea, svelando la sua ipocrita inflessibilità, la sua micidiale osservanza e arrendevolezza oraria. Ragionevolmente, mi allontanerò anch’io, voltando le spalle al mio passato e al mio futuro. Potrei forse tentare un’ultima battuta, abbaiando nella sua direzione: «Più uno si è ingannato nella vita, e più dà lezioni». Dopotutto, però, un professore qualsiasi la cosa giusta da dire non la dice al momento giusto, ma soltanto dopo, dopotutto, quando è da solo, di fronte a uno specchio. Tutto accade, per un professore, dopo la fine.

Se questo incontro dovesse causare il congedo del fantasma catanese, che cosa ne sarà della Sicilia quando il professore si allontana dall’isola? Non è più conveniente e giudizioso conservare un avamposto siciliano in grado di lasciare immaginare che quando si allontana, in realtà, una sua parte, la più testarda e responsabile, resta sull’isola? In Sicilia, non è chiaro perché, ci si sente sempre più soli che altrove, quando siamo soli. Forse per questo motivo, anche quando, come per magia, nevica a Palermo, a Palermo non c’è nulla di magico, perché rimane prevalente l’impressione che la città sia in via d’evacuazione, sul punto quasi di svanire. Probabilmente quest’assurdo timore è l’esito di una sensazione più generale, curiosa e infondata, che lascia pensare che in Sicilia si può soltanto ritornare o andare via (soltanto in Sicilia il ritorno precede la presa di distanza), ma non si può abitare. La Sicilia è il nome di una via di fuga; un transito, spettrale e duraturo.

Postilla terminale: il costo della vita

A ridosso di Natale, la Repubblica aggiorna il prezzo del biglietto per assistere all’anteprima del film siciliano di Dieutre: Cineteatro Francesco Alliata. Anteprima Orlando Ferito, presentazione del film a cura del prof. Amato. V.O. sottotit. italiano. Ore 19.30. 5 euro. Un mese fa, l’anteprima richiedeva 4 euro, oggi uno in più. Durante le feste, indubbiamente, potrebbe non essere una cattiva idea valorizzare un film che, atteso da qualche tempo, non viene mai proiettato. Fiuto per gli affari? Assistere a uno spettacolo che non avrà luogo, è vero, può costare caro: qualcuno, per cose del genere, si è giocato la vita, la propria vita.

Forse il rincaro è una risposta al primo tentativo di rimozione del fantasma? Un Bartleby catanese probabilmente, mette mano al tamburino siciliano di Repubblica e aggiunge un euro. Come se una variazione, per quanto minima, non fosse una voragine d’inquietudine. Un euro in più, suscita attese maggiori, la serata diventa più impegnativa, il prof. deve essere più preciso e rigoroso: deve preparare un discorso, avere un’intuizione, dovrebbe, ad esempio, indicare un aneddoto nella produzione dell’Orlando ferito per stabilire un contatto con il pubblico. L’aumento del costo del biglietto, non ci sono dubbi, inorgoglisce e dona nuova linfa alla condotta monumentale del doppio catanese del professore e alla sua decisione di presentarsi da quasi otto mesi, ogni sera, al cinema Alliata perché, prima o dopo, come la Repubblica testimonia, un’anteprima dovrà prima o poi finire.

È assurdo: dall’Alliata, a dicembre, contattano il giornale ma non per fornire l’unica comunicazione che ci si aspetterebbe in questa storia: cancellate finalmente e definitivamente l’informazione errata. Piuttosto, si fanno vivi per fissare un’oculata ma non irrilevante modificazione del costo del biglietto. Chi può essere stato?

Il prof. inizia ad avere paura, ma non è soltanto quest’alterazione economica della situazione ad agitarlo. Con l’avvicinarsi delle feste di Natale, è facile immaginare, l’Alliata avrà considerato miserabile un unico appuntamento quotidiano. Prima dell’anteprima dell’Orlando Furioso, allora, Repubblica comunica una novità (che come di consueto all’Alliata persiste ancora oggi dopo tre settimane): la proiezione di un film che sin dal titolo dovrebbe causare un turbamento in chiunque abbia da quelle parti un proprio doppio spettrale con fissa dimora. Ore 17, Corpi estranei, 5 euro.

Bisognerebbe essere sempre consapevoli della trappola nella quale si è caduti.

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La disinformazione. Per un’ontologia catanese https://minimaetmoralia.it/teatro/la-disinformazione-per-unontologia-catanese/ https://minimaetmoralia.it/teatro/la-disinformazione-per-unontologia-catanese/#comments Tue, 16 Dec 2014 09:40:16 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=24761 di Pierandrea Amato

Parte prima: chi è l’attore?

Un regista francese, con un forte legame con l’Italia, dove ha girato alcuni dei suoi lavori, qualche anno fa decide di realizzare un film in Sicilia. Il regista, per realizzare il suo progetto, invita a un incontro un professore di filosofia perché un suo lavoro potrebbe incrociare il soggetto del film. La promessa di questo primo incontro, preceduto da una scarna e-mail, mette a disagio il professore; almeno, quanto la prima impressione di fronte a un disegno che unisce i Pupi e il cinema francese (forse, da sciocco, temeva una versione del grand Tour fuori tempo massimo).

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di Pierandrea Amato

Parte prima: chi è l’attore?

Un regista francese, con un forte legame con l’Italia, dove ha girato alcuni dei suoi lavori, qualche anno fa decide di realizzare un film in Sicilia. Il regista, per realizzare il suo progetto, invita a un incontro un professore di filosofia perché un suo lavoro potrebbe incrociare il soggetto del film. La promessa di questo primo incontro, preceduto da una scarna e-mail, mette a disagio il professore; almeno, quanto la prima impressione di fronte a un disegno che unisce i Pupi e il cinema francese (forse, da sciocco, temeva una versione del grand Tour fuori tempo massimo).

Si vedono all’aeroporto di Catania. Diversamente da come il professore prevedeva, le cose, in realtà, vanno come dovevano andare: discutono, provano a capire, a capirsi, si trovano (si ritrovano?). Condividono idee, impressioni, distanze: la politica, Berlusconi, ma soprattutto parlano di ciò che più sfugge: la Sicilia. Un luogo, pensano, dove tornano, ritornano ripetutamente, ma ogni volta sembra la prima volta. Questa estraneità li fa sentire curiosamente a casa. Senza alcuna fondata motivazione narrativa, visiva, economica, poetica, il regista, forse come omaggio alla partecipazione invisibile del professore nel suo film, alla loro possibile amicizia, decide di girare una sequenza del film – l’ultima in ordine di tempo – nella quale ricostruisce il loro incontro.

Il professore è oramai coinvolto nel progetto.

Vede il film. È un esperimento arduo. Una favola, forse. Si dice che almeno in Sicilia dovrebbero adottare questo progetto. Ovviamente non va in questo modo. Si vede soltanto a Palermo grazie alla determinazione di un giovane direttore di un Festival cinematografico. Da Catania, però, contattano la produzione francese del film, e invitano il professore a presentare il lavoro del regista francese.

Parte seconda: il doppio

«Che ci fai qui?». 28 novembre 2014. Palermo. Il professore ricordava questa antica conoscenza, sempre lui, quello che ha organizzato la prima visione di Orlando ferito in Sicilia, come una persona ospitale ma soprattutto cortese. «Che ci fai qui? E poi a quest’ora di sera: sono da poco passate le sette». Il professore balbetta: «Ho partecipato a un incontro e poi sono passato ai Cantieri per ascoltare…».

L’altro sorride: «Non ti sei accorto che dal maggio scorso, ogni sera a Catania, per giunta in anteprima, presenti l’Orlando ferito». «In anteprima? Lo dovevi dire; lo devi dire: almeno in Sicilia si è già visto a Palermo, in Italia a Roma. Forse intendono anteprima per Catania?».

Repubblica; sezione Palermo. Elenco dei cinematografi (tutti quelli della Sicilia entrano in una pagina): Cineteatro Francesco Alliata. Anteprima Orlando Ferito, presentazione del film a cura del prof. V.O. sottotit. italiano. Ore 19.30. 4 euro.

La notizia la si può leggere anche oggi: 16 dicembre 2014. Ogni giorno la stessa informazione: Cineteatro Francesco Alliata. Anteprima Orlando Ferito, presentazione del film a cura del prof. V.O. sottotit. italiano. Ore 19.30. 4 euro.

Divertente? La cosa forse non fa ridere il professore. Letteratura e cinema, arte alta e popolare, sono piene di trame di sdoppiamenti, doppie vite, fantasmi. Storie di vite non vissute eppure testimoniabili a partire da un’emorragia temporale.

Il professore prova un po’ di pena per il candore di questo eterno ritorno del diverso, nel quale, il suo doppio catanese, ogni sera si presenta diligentemente al suo posto; al cinema Alliata, a introdurre il film del regista francese. Ogni sera, anche con il caldo asfissiante d’agosto, con la luce ancora piena dell’estate, o in questi giorni prenatalizi; con l’umido, le luci fioche, il loro colore arancione metallico, il fantasma catanese pretende di parlare di cinema, di politica, della Sicilia. Ostinato a ripetere l’irripetibile: un’anteprima. Fa tenerezza. Il professore prova invidia verso la sua differenza catanese: ammira la sua costanza, solidità, perseveranza. Lui non diserta: la Repubblica ordina e lui risponde presente. Eppure è irritante: come se delegare al proprio doppio, impigliato a Catania, chissà per quanto tempo ancora, il dolore di un impegno, segnalasse una più ampia e indecifrabile deficienza verso tutti gli obblighi presi e fatalmente, inconsciamente persino, trascurati.

Se lui, l’ostinato cittadino di Catania, è persona seria, il professore no. Da quasi sette mesi, non va a un appuntamento che il giornale garantisce. Viene chiaramente meno a un impegno pubblico cui, capite bene, la REPUBBLICA (si può davvero pensare che si tratta solo di un giornale?), indifferente allo scorrere del tempo, si impone tutti i giorni.

Se il fantasma non manca mai di essere presente, l’incontro palermitano lascia vedere al professore una sconfinata irresponsabilità; l’indefinita mancanza per cui ogni giorno manchiamo un appuntamento – con chi? Dove? Quando? – che neanche sapevamo di avere contratto. Eppure manchiamo. Però: sarebbe più attraente avere un doppio più irrisolto; questo catanese è troppo ordinato, definito, la sua differenza si consuma tutta in un’identità assoluta. Fatale: il doppio, è un rovescio. Ma non è troppo ovvio? Dove sarebbe la sua doppiezza se si risolvesse soltanto in uno specchio?

Ma non è ancora tutto: la stringa di Repubblica provoca nel professore un leggero senso di colpa nei confronti di uno sconosciuto: Diavolo! Ci sarà pur stato qualcuno a Catania che in tutti questi mesi non dico volesse ascoltarlo ma almeno vedere il film –, sia pure una sola persona, una coppia, dei fans del regista, ragazzi appassionati di cinema, lettori di Repubblica, che ha espresso il desiderio di andare a vedere il film. Giunto all’Allata, trova il deserto: avrà chiesto spiegazioni. Si sarà domandato: almeno, il prof., dov’è? Almeno lui non può mancare; come può venire meno anche il presentatore. Che sia un professore fannullone? Quest’unico spettatore, ammettiamo, che so, il 17 agosto, decide, persino eroico, di andare al cinema e non trova nessuno. Se non l’altro dal professore tenacemente muto e invisibile. L’Allata, però, in teoria (in teoria o in pratica?) non ha una programmazione quotidiana; dunque, nessuno che può chiarire l’equivoco. Sarà poi ritornato, caparbio come il fantasma del professore, dopo la prima volta, lo spettatore solitario?

Il prof. inizia a pensare a questa sorta di eternità differita, differente e si vede catapultato in un’ontologia del sé non vissuta. Ben inteso, senza esagerare: un’ontologia regionale; o meglio: urbana, catanese. Il doppio ha preso dimora; non c’è verso di farlo traslocare. Fantasma sedentario. Ogni sera, da quasi sette mesi, si ostina a essere lì, con la sua assenza, a presentare un film che per quasi sette mesi nessuno può vedere perché non sarà proiettato. Però: “Lo ha detto la televisione”; “L’ho letto sul giornale”. La notizia di Repubblica è, a suo modo, vera. Non soltanto perché una semplice riflessione sull’autonomia ontologica della lingua senza referente esterno ci permette di dire che la Repubblica non mente (insisto: sarà poi semplicemente un quotidiano?); più banalmente ed empiricamente: chi può essere veramente certo, chi può garantire, leggendo il giornale la mattina, che effettivamente la sera, alle 19.30, a Catania, proprio quella sera, stasera ad esempio, non si proietti l’Orlando e quindi il prof., continuando a eludere l’appuntamento, con la stessa costanza con cui il suo doppio cartaceo è sempre presente con la sua assenza, non commetta un atto di scortesia intollerabile: non si prende neanche il disturbo di avvertire per la sua negligenza e indolenza. Come scusarsi; ma soprattutto: con chi? Forse con l’unico sempre presente: l’altro?

Questa vicenda consegna il professore all’isola; alla Sicilia vissuta da molti anni da eterno fuori sede. Come se l’essere fuori luogo tutti i giorni a Catania dal 21 maggio dovesse riparare a questa dislocazione; come se almeno il fantasma catanese, almeno lui, avesse trovato pace grazie a quell’appuntamento che non ammette deroghe, festività, eccezioni. Ma la Sicilia non è anche questo: un altrove permanente? Ma forse non è esattamente così: in Sicilia, le cose iniziano a diventare effettivamente complicate nel momento in cui sembrano diventare semplici.

Parte terza: l’anteprima

Gli ingredienti, come si dice, ci sarebbero tutti per un racconto. Abbiamo un protagonista introdotto nel variopinto mondo del cinema nel quale, però, è chiaramente un estraneo; abbiamo una drammaturgia collocata, a sua volta, tra la realtà e la finzione delle marionette; abbiamo il doppio, uno che visse non due ma molte volte; abbiamo un incontro rivelatore in grado di lasciarci vedere ciò che l’incauto ha tutti i giorni sotto gli occhi: un’altra vita che non sa, non può vedere. Ma soprattutto non manca né il mito né la pura astrazione concreta dell’arcano: la Sicilia.

Ma questo non è un racconto. È la vicenda, naturalmente, del professore Amato che incontra Vincent Dieutre, un regista francese che gira in Sicilia, l’Orlando ferito: Cineteatro Francesco Alliata. Anteprima Orlando Ferito, presentazione del film a cura del prof. Amato V.O. sottotit. italiano. Ore 19.30. 4 euro.

L’idea del film è di verificare, sulle tracce di un libro del filosofo francese, George Didi-Huberman, Come le lucciole (Francia, 2009; Italia, 2010), dedicato a una lettura del leggendario articolo di Pasolini del 1975 sulla scomparsa delle lucciole, se, invece, proprio in Sicilia, oggi, quando tutto sembra perduto, non sia possibile incrociare, ammorbidendo l’apocalissi pasoliniana, intermittenze, lampi, in grado di provocare l’occasione di “organizzare il pessimismo”. Il film è realizzato nell’arco di tre anni. Alcune interruzioni, tra una fase e l’altra delle riprese, sono lunghe. Ma probabilmente tutto ciò fa parte di quest’opera che si alimenta anche dei propri impedimenti, vicoli ciechi, assenze; tutto è sottoposto a sorprese, passi falsi, eventi imprevisti, nuove idee, ostruzioni, deragliamenti, intuizioni. Con lo stesso Dieutre, o meglio, il suo corpo, la Sicilia è il cuore del film: Palermo, Catania, la campagna attorno a Noto, Lampedusa. L’esplorazione della Sicilia e del libro di Didi-Huberman è infranta, alimentata, arricchita da un contro-canto drammaturgico di scene e dialoghi di Pupi allestito nel museo di Mimmo Cuticchio: Orlando, i suoi compagni, le disfatte. Il viaggio di Orlando, allo specchio di quello di Dieutre, diventa una meditazione politica, amara, sublime sul destino dell’Europa.

La sera dell’anteprima catanese, il 20 maggio, la proiezione di Orlando ferito non ci fu. Per una serie di problemi adesso irrilevanti, nessuno si presenta per vedere il film. In effetti, alle otto è chiaro che la proiezione salta per penuria incondizionata di materia prima: il pubblico. Non viene nessuno. A un certo punto ci sono solo il prof. Amato, e nessuno. Evidentemente una parte di me, quella meno disposta a tollerare defezioni, fallimenti, imbarazzi, a prendere le cose alla leggera, non ha assorbito questa delusione. E ha piantato le tende.

Tutta questa storia, persino commovente, restituisce una profonda fedeltà all’evento; in fondo, qualsiasi anteprima non può aver luogo; se avviene, si auto-inganna; si tradisce da sola. L’anteprima è un’origine infinita impossibile da abitare. Da quasi sette mesi, in realtà, non faccio altro che vivere la stessa anteprima dove il mio me catanese, alimentato dal desiderio di Repubblica che ci sia una première a ogni costo, e quello che ha preso le distanze da Catania, coincidono immancabilmente. Entrambi, infatti, non vivranno mai l’estasi che, bene o male, si sprigiona dopo la prima; è questa privazione che lega due personalità peraltro così diverse. Unite da una promessa impossibile: non abbandonare il luogo in cui non siamo mai stati. Prima della prima ci può essere solo la ripetizione; ossia la vita. Un’eterna ripetizione piena di diffrazioni. Quando finalmente la mia differenza catanese l’avrà fatta finita con la sua infinita anteprima, svanirà nel nulla; come a continuare Orlando. Lui, sì come una lucciola.

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