Punto Omega Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/punto-omega/ un blog di approfondimento culturale Tue, 06 Nov 2012 13:34:42 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Punto Omega Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/punto-omega/ 32 32 DeLillo: Punto Omega: punto di ritorno https://minimaetmoralia.it/libri/delillo-punto-omega-punto-di-ritorno/ https://minimaetmoralia.it/libri/delillo-punto-omega-punto-di-ritorno/#comments Wed, 09 Jun 2010 08:39:03 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=2538 Uno dei protagonisti di Underworld di Don DeLillo, Nick Shay, riceve in riformatorio un insegnamento fondamentale. Un padre gesuita gli spiega che l’azione cruciale dell’educazione si può riassumere così: guardarsi le scarpe e imparare a nominarne le parti. Davanti all’incapacità di Nick di attribuire alle scarpe termini come stringhe, suola, tacco, linguetta, risvolto, tomaia, rinforzo, […]

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Uno dei protagonisti di Underworld di Don DeLillo, Nick Shay, riceve in riformatorio un insegnamento fondamentale. Un padre gesuita gli spiega che l’azione cruciale dell’educazione si può riassumere così: guardarsi le scarpe e imparare a nominarne le parti. Davanti all’incapacità di Nick di attribuire alle scarpe termini come stringhe, suola, tacco, linguetta, risvolto, tomaia, rinforzo, dorso, guardone, aghetto, il gesuita gli dice: «Non le hai viste perché non sai guardare. E non sai guardare perché non conosci i nomi». Il senso è chiaro: le cose di tutti i giorni restano nascoste perché non sappiamo come si chiamano.
Sono passati tredici anni dall’uscita di Underworld e Don DeLillo approfondisce quell’idea nel suo nuovo libro Punto Omega (Einaudi, pp. 124, euro 18,50). Il romanzo si apre con una istallazione sul film Psycho di Hitchcock: la proiezione di una versione rallentata della pellicola. Rallentata al punto che il film dura ventiquattro ore. Pochi istanti durano minuti interi e così: «Ogni volta che un attore muoveva un muscolo, ogni battito di ciglia, era un rivelazione». Anche qui dunque si tratta di osservare ciò che è sotto agli occhi ma che è difficile riconoscere. Gli anelli della tenda, della celebre “scena della doccia”, tremano quando la tenda viene tirata, e sono: «una poesia estemporanea sopra quella morte infernale». Finalmente vediamo. DeLillo non ha smesso di inseguire e nominare le cose invisibili.
Dopo capolavori come Rumore bianco, Libra, I nomi e il capolavoro assoluto Underworld, per alcuni anni i libri dello scrittore newyorkese avevano indubbiamente deluso. Si pensi a testi come Cosmopolis o Body Art. Con Punto Omega si respirano invece nuovamente pagine ispirate, con panorami rocciosi, drink e temporali. Non siamo certo ai livelli di quei libri mozzafiato già citati, ma si godono frasi, paragrafi e pagine di grande letteratura.

Gran parte del romanzo si svolge in un deserto. Il vecchio Richard Elster, Teorico della Difesa, parla con Jim Finley, giovane regista che sta cercando di coinvolgerlo nel suo nuovo film-documentario (sull’Iraq). I due passano le giornate a parlare. E non è un caso che il vecchio dica di essere stato un lettore di Teilard de Chardin. Tra i due si sviluppa un rapporto intellettuale molto complesso. Fino a quando compare la figlia di Elster che presto, però, scomparirà.
Nel libro si leggono moltissime frasi come: «Stavamo fuori e sentivamo il deserto che incombeva. Uno sterile tuono sembrava aleggiare sulle colline, lampi di temporale che si infrangevano verso di noi. Cento infanzie, disse in modo enigmatico. Intendendo cosa, il tuono forse, un lieve rombo evocativo che risuonava nel corso degli anni».
Oppure: «L’aria era pungente e carica, e quando la pioggia cessò, di lì a qualche minuto, tornammo in soggiorno e riprendemmo i discorsi interrotti quando era cominciato a venire giù il finimondo».
Nelle descrizioni non mancano mai contorni, estensioni, distanze, forze.
DeLillo affida ad uno dei personaggi del libro questa considerazione: «Quando hai strappato via tutte le superfici, quando guardi sotto, ciò che resta è il terrore. È questo che la letteratura vuole curare. Il poema epico, la favola prima di andare a letto».
L’intensità della scrittura di Don DeLillo ha curato la letteratura americana, parlando spesso della morte, ma iniettando sempre una vitalità straordinaria. L’amore per la realtà, per DeLillo, è una questione di rigore lessicale. Il linguaggio è lo strumento adatto per mostrare la bellezza nascosta nelle cose quotidiane e che può essere rivelata solo grazie alle parole: «Ormai i tramonti erano solo luce che moriva, le possibilità che sfumavano».
La maggior parte dei grandi scrittori viventi si dice debitrice del suo lavoro. E anche se forse DeLillo ha già dato vita ai suoi romanzi più grandi, un piccolo riconoscimento gli andrebbe comunque riconosciuto. A settembre infatti, ogni anno, si buttano via i premi Nobel per la letteratura, che lisciano sempre l’autore di Underworld, un candidato d’oro.

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