riforma Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/riforma/ un blog di approfondimento culturale Wed, 27 Aug 2014 13:15:07 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg riforma Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/riforma/ 32 32 La pagliacciata della scuola https://minimaetmoralia.it/scuola/la-pagliacciata-della-scuola/ https://minimaetmoralia.it/scuola/la-pagliacciata-della-scuola/#comments Tue, 26 Aug 2014 13:36:43 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22986 Stamattina alle 6 e 50 circa ero alla stazione Termini: ho acquistato una copia di Repubblica e ho preso al volo il treno per Frosinone che stava partendo. Sulla prima, la seconda e la terza di Repubblica campeggiava un lungo pezzo con le prime linee guida, le anticipazioni come dire sulla "rivoluzione non una riforma" della scuola che il ministro Giannini e il premier presenteranno venerdì. «Renzi ha annunciato una sorpresa e non sono qui per rovinarla»: Concita De Gregorio era ieri a Rimini e ha raccolto le dichiarazioni del ministro dell'Istruzione alla platea di CL.

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Stamattina alle 6 e 50 circa ero alla stazione Termini: ho acquistato una copia di Repubblica e ho preso al volo il treno per Frosinone che stava partendo. Sulla prima, la seconda e la terza di Repubblica campeggiava un lungo pezzo con le prime linee guida, le anticipazioni come dire sulla “rivoluzione non una riforma” della scuola che il ministro Giannini e il premier presenteranno venerdì. «Renzi ha annunciato una sorpresa e non sono qui per rovinarla»: Concita De Gregorio era ieri a Rimini e ha raccolto le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione alla platea di CL.

Il titolo di Repubblica non faceva la tara all’enfasi di governo: Rivoluzione scuola, ecco il piano. “Meritocrazia e apertura ai privati”. E anche nell’articolo di De Gregorio venivano prese per buone le parole del ministro: “L’abolizione del precariato, anzi «la cura definitiva della piaga del precariato» calcificato da decenni di alchimie burocratiche. Eliminare il ricorso alle supplenze «agente patogeno del sistema scolastico, batterio da estirpare»”. Leggevo questo lungo pezzo mentre guardavo dal finestrino scorrere Ferentino e Colleferro, diretto alla stazione di Frosinone, dove mi aspettava un mio amico in macchina che mi avrebbe dato un passaggio all’USR (Ufficio Scolastico Regionale, l’ex-provveditorato) di Frosinone.

Proprio oggi infatti alle 9 ci sarebbe stata l’assegnazione delle cattedre – l’immissione in ruolo – per i vincitori del concorso del 2012 per diverse classi (ossia materie): lingue, storia dell’arte, pedagogia e anche filosofia e storia per i licei – la A037. La mia.
Sia io che il mio amico abbiamo vinto il concorso l’anno scorso: concorso che bandiva per 780 candidati in filosofia e storia per i licei circa 26 posti in tutta la regione Lazio. Pochi, uno direbbe, tenuto conto che l’ultimo concorso c’era stato nel 1999 e ogni anno si assegnavano decine di cattedre con supplenze annuali.

Comunque io e lui ci siamo abilitati entrambi alla SSIS con il massimo dei voti, abbiamo passato con agio la preselezione, e l’anno scorso abbiamo preso entrambi 38 su 40 allo scritto e 40 su 40 all’orale dell’esame finale, al concorso. Io sono arrivato undicesimo in graduatoria, lui secondo (giustamente, perché ha un dottorato e varie pubblicazioni scientifiche più di me): vincitori. In realtà entrambi, quando l’anno scorso avevamo visto i risultati, ci eravamo chiamati perché volevamo festeggiare con una birra che fosse gemella a quella che ci prendemmo, da sconosciuti, un po’ più giovani ma mica tanto, nel settembre di qualche anno fa quando andammo a vedere i risultati dell’ammissione alla SSIS (lì la selezione era circa 20 su 350): eravamo convinti entrambi l’anno scorso che, saputo il risultato del concorso verso fine luglio, ci avrebbero assunto per l’anno scolastico 2013-2014.
In realtà non fu così: all’USR del Lazio dissero che per ritardi di lavoro, per pastoie burocratiche e altri guai simili, non riuscivano a incardinare nessuno dal concorso appena concluso e le cattedre disponibili vennero assegnate a chi era nelle graduatorie a esaurimento o ai supplenti annuali.

Ma quest’anno era diverso: il ministero dell’Istruzione aveva fatto sapere che quest’anno invece si recuperava – più assunzioni dal concorso a colmare anche le mancanze dell’anno scorso, questa era la voce sia ufficiosa che ufficiale. Certo doveva coordinarsi con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ma sembrava chiaro che per il 2014-2015 l’andazzo sarebbe stato diverso: Renzi aveva esplicitato messo tra le sue priorità la scuola, e anche i sindacati battagliavano perché ci fosse un reale cambio di passo rispetto ad assunzioni, selezione docenti, svecchiamento, etc…

Tra luglio e agosto sono arrivati i decreti. Molto difficili da spulciare, spesso in contraddizione tra loro; a leggerli e rileggerli però, quelli che ci riguardavano, a me e questo mio amico è venuta una sensazione di spaesamento prima e di disagio dopo. Detta semplice: le cattedre di filosofia e storia che il Ministero dell’Istruzione metteva a disposizione per i vincitori del concorso erano, in tutto il Lazio, dieci: nessuna a Roma, sette nella provincia di Roma (tra Anzio, Pomezia, Civitavecchia, Maccarese), una a Amatrice, due nella provincia di Viterbo (Civita Castellana e Nepi).

Di queste dieci cattedre in realtà soltanto per quattro il Ministero dell’Economia e delle Finanze aveva stanziato dei fondi. E di queste quattro in realtà soltanto tre potevano essere assegnate (andando una di diritto a un riservista, non vincitore di concorso).
Insomma stamattina, in una stanzetta accaldata dell’USR di Frosinone (sede distaccata alla quale è stato dato incarico di gestire le immissioni in ruolo della A037), io e il mio amico abbiamo toccato con mano il risultato del concorso 2012, quello voluto fortemente dall’ex ministro Profumo al grido di “mai più graduatorie”.

Il concorsone – quasi ottocento candidati, tre fasi di selezione, centinaia di selezionatori reclutati per svolgere le procedure… – ha prodotto per la mia classe di concorso in tutto il Lazio tre posti: uno a Maccarese, uno a Pomezia, uno a Civitavecchia.
Tre posti, in due anni, in tutto il Lazio – lo riscrivo.

Il resto delle cattedre verrà assegnato come ogni anno: attraverso graduatorie d’istituto, supplenze provvisorie, il solito caos, i soliti precari che arrivano a essere ormai ultracinquantenni.

Mentre il funzionario dell’USR sbuffava ripetendo per l’ennesima volta frasi in codice del tipo che “solo chi matura Frosinone può scegliere la sede”, evitando qualunque risposta minimamente esaustiva alle domande che gli venivano poste (ci saranno altre convocazioni? perché non vengono messe a disposizione altre cattedre anche se sappiamo che ci sono molte vacanze? in caso di pensionamenti ci saranno chiamate ad hoc dopo settembre?…): “Io sono solo un esecutore”; io mi ricordavo le parole che avevo sentito alla radio qualche giorno fa da Renzi (“La scuola è un asset proritario”) e mi sfogliavo e risfogliavo le pagine di Repubblica dove la Giannini dichiarava che la rivoluzione avrà come criterio di selezione la meritocrazia e «Ci sarà entro l’anno prossimo un nuovo concorso». Altre centinaia di migliaia di candidati, altri mesi per svolgere tutte le pratiche, altre migliaia di persone che si prepareranno senza uno straccio di programma e senza capire quali sono i criteri di valutazione. Con il Ministero dell’Economia che elargirà qualche spiccio, mentre altre interviste di Renzi e Giannini sproloquieranno che non ci sono tagli, anzi.

E diciamo di più. Perché il concorsone 2012, pare, avesse validità triennale. E quindi, facciamo un’ipotesi come si dice di scuola: zero assunzioni nel 2013, tre assunzioni nel 2014, mettiamo altre tre nel 2015, e poi? Il concorso scade? I restanti venti vincitori di concorso si terranno la gloria di aver fatto 46 su 50 ai quiz preselettivi?

Ho aspettato il mio amico che scegliesse la sua cattedra: Civitavecchia, c’è un treno la mattina un po’ dopo le sei dove ci si può portare la bicicletta, un altro nostro amico c’ha insegnato per un paio d’anni. Gli ho fatto gli in bocca al lupo più sinceri. Se li merita tutti, sarà un bravissimo insegnante. Poi, visto che era nemmeno ora di pranzo ci siamo detti che per la birra comunque aspettiamo un’altra volta per prendercela.

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Street Fighting Year https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/street-fighting-year-2/ https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/street-fighting-year-2/#comments Thu, 23 Dec 2010 08:06:38 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3549 di Tommaso Pincio

Non conosco i vostri nomi e nemmeno i vostri volti. Non so quanti anni avete, se siete sposati, felici, padri, tifosi, innamorati, in buona salute. Non so nulla di voi se non che avete identificato una ragazza di nome Alice. L’avete ammanettata e condotta in un centro di identificazione perché si trovava alla testa di un corteo.

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di Tommaso Pincio

Non conosco i vostri nomi e nemmeno i vostri volti. Non so quanti anni avete, se siete sposati, felici, padri, tifosi, innamorati, in buona salute. Non so nulla di voi se non che avete identificato una ragazza di nome Alice. L’avete ammanettata e condotta in un centro di identificazione perché si trovava alla testa di un corteo. Stando al suo racconto, Alice, che ha 23 anni, è stata tenuta insiemead altri giovani «in una cella vuota, senza bere, né mangiare, né poter andare al bagno. Chi chiedeva un po’ d’acqua o si lamentava per le ferite aperte veniva aggredito, deriso, minacciato». 
Ne è uscita con gli occhi pesti, un braccio al collo e una caviglia gonfia. Ma non è di questo che voglio parlarvi. Non metter la parola sua contro la vostra. Sono pronto a credere che nel vostro centro di identificazione Alice sia stata trattata con il rispetto che si conviene a qualunque fermato. Posso anche dubitare del racconto di Alice, ma non del fatto che ci siano stati dei momenti in cui lei abbia tremato. Perché una ragazza di 23 anni che legge tanto, che fa teatro, che ama David Bowie, che vuole occuparsi di “Altra economia”, che arriva dalla Sardegna in una metropoli, che vive in una casa di studenti pagando 250 euro per un letto e che, per pagare quel letto, non va mai al cinema né al ristorante e fa la spesa al supermercato cercando sempre i cibi meno costosi, una ragazza così, per forte che possa essere, trema in un centro di identificazione. Premetto dunque che vi credo. So bene cosa significa fare il vostro lavoro. So che ci sono moltissime persone straordinarie con indosso la vostra divisa.
Così abbiamo sgombrato il campo dai sospetti, dalla diffidenza, spero, e posso scrivervi cosa mi ha fatto più male del racconto di Alice. Mi ha fatto più male che uscendo dal vostro centro d’identificazione, abbia detto: «Oggi ho capito che per fare il mio lavoro me ne dovrò andare, qui per noi nonc’è più posto». Sulmomento Alice proverà a far finta di nulla, ad andare oltre, a non farsi piegare. Seguiterà a scendere in piazza per chiedere un futuro, la possibilità di una vita dignitosa, di un lavoro. 
Certe ferite, però, ti scavano nel cuore, nella testa. E io temo che pur seguitando a protestare Alice diventerà un po’ più cinica. Diventare cinici significa comprendere a cosa si riferiscono gli adulti quando dicono “così va il mondo”. E se succederà, se davvero diventerà cinica, noi avremo perso Alice, 23 anni, che fa teatro, legge molto e vuole occuparsi di “Altra economia”. Non importa se andrà davvero altrove, all’estero. Non importa se partirà o resterà. Importa il modoin cui la stiamo facendo diventare adulta. Il disincanto che le stiamo insegnando; il piccolo, infelice cinismo verso cui la stiamo conducendo. Io vorrei vi ricordaste che chi protesta è come se reagisse alla massima adulta e rinunciataria “Così va il mondo”. Chi protesta vuole che il mondo vada diversamente. E se non può volere, spera. Spera che qualcuno gli dia ascolto, che gli fornisca una ragione per continuare ad andare avanti anche se così va il mondo. C’è stato un tempo in cui si parlava di immaginazione al potere. Quelle strane parole intendevano proprio questo: che non c’è nulla di inevitabile nel nostro stare insieme, nel modo in cui organizziamo la società. In fondo è semplice, basta dire: così non sarà perché così non deve essere. 
Si narra che secoli addietro coloni portoghesi giunti in Congo per fare ordine illustrarono i loro codici giuridici al capo di una tribù dove l’idea della proprietà privata appariva stramba. Dopo aver ascoltato attentamente le spiegazioni, il capo della tribùdomandò: «E qual è la pena in Portogallo per chi poggia i piedi sulla terra?». Alice e tanti altri ragazzi sono nella condizione di quella tribù. Non capiscono perché gli si stia negando un futuro, la terra su cui poggiare i loro piedi.
E sapete una cosa, non lo capisco nemmeno io. Come non capisco perché un ministro debba tacitare uno studente gridandogli come un invasato, con gli occhi di fuoco e la bava alla bocca: Vigliacco, vigliacco… solo perché sta cercando di dare voce al proprio scoramento. In verità, questi ragazzi nemmeno protestano. Chiedono aiuto. E siccome chi dovrebbe ascoltarli e parlargli ostenta soltanto una sorda protervia, vorrei che almeno voi trovaste il modo di portare una ragazza di 23 anni in un centro di identificazione senza farle tornare alla mente le pagine di quel libro di Orwell dove si parla del Ministero dell’Amore.

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