Roberto Cecchi Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/roberto-cecchi/ un blog di approfondimento culturale Tue, 06 Aug 2013 20:46:35 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Roberto Cecchi Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/roberto-cecchi/ 32 32 Mr Tod’s e il Colosseo https://minimaetmoralia.it/arte/diego-della-valle-colosseo/ https://minimaetmoralia.it/arte/diego-della-valle-colosseo/#comments Wed, 07 Aug 2013 06:00:17 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15202 Pubblichiamo un articolo di Tomaso Montanari, autore del pamphlet Le pietre e il popolo, uscito ieri sul Fatto quotidiano.

Diego Della Valle va annoverato tra i padri della Patria o è un furbetto che vuole fare le scarpe al Colosseo?

La risposta è nel contratto di sponsorizzazione firmato nel gennaio 2011 tra il padrone delle Tod's e l'allora commissario dell'archeologia di Roma, Roberto Cecchi. Come è noto, in quell'occasione Della Valle si impegnò a donare 25 milioni di euro (deducibili fiscalmente) per finanziare il restauro dell'Anfiteatro.

In cambio di cosa? La Tod's dichiara che costituirà l'Associazione Amici del Colosseo: non, come il nome indicherebbe, una libera riunione di cittadini capace di autodeterminarsi attraverso il voto, ma una fondazione controllata da Della Valle. E quasi tutti i benefici riservati allo sponsor vengono girati da Tod's a questa fondazione.

L'articolo Mr Tod’s e il Colosseo proviene da Minima et Moralia.

]]>
dellavalletods

Pubblichiamo un articolo di Tomaso Montanari, autore del pamphlet Le pietre e il popolo, uscito ieri sul Fatto quotidiano.

Diego Della Valle va annoverato tra i padri della Patria o è un furbetto che vuole fare le scarpe al Colosseo?

La risposta è nel contratto di sponsorizzazione firmato nel gennaio 2011 tra il padrone delle Tod’s e l’allora commissario dell’archeologia di Roma, Roberto Cecchi. Come è noto, in quell’occasione Della Valle si impegnò a donare 25 milioni di euro (deducibili fiscalmente) per finanziare il restauro dell’Anfiteatro.

In cambio di cosa? La Tod’s dichiara che costituirà l’Associazione Amici del Colosseo: non, come il nome indicherebbe, una libera riunione di cittadini capace di autodeterminarsi attraverso il voto, ma una fondazione controllata da Della Valle. E quasi tutti i benefici riservati allo sponsor vengono girati da Tod’s a questa fondazione.

E i benefici non sono da poco: «realizzare in esclusiva un logo raffigurante il Colosseo»; «gestire in esclusiva l’attività di comunicazione relativa agli interventi di restauro e pubblicizzare l’attività di restauro del Colosseo»; «realizzare, direttamente o tramite Tod’s, un “Centro” nelle vicinanze del Colosseo per l’accoglienza dei sostenitori dell’Associazione». Tutto questo, per quindici anni dalla costituzione della fondazione stessa. Non è finita: per due anni dalla fine dei lavori la Tod’s potrà utilizzare il logo con il Colosseo abbinato al proprio; stampare il proprio marchio sul retro dei biglietti d’ingresso e sulla recinzione del cantiere; «pubblicizzare in abbinamento a propri prodotti e/o marchi l’erogazione del proprio contributo».

Non c’è bisogno di spiegare perché tutto questo metta in allarme chi ancora crede nella funzione costituzionale del patrimonio artistico: cioè nella sua alterità rispetto al mercato, nel suo legame con la conoscenza, nella sua dimensione egualitaria. In nessun paese occidentale si potrebbe trasformare in un logo l’immagine di uno dei monumenti simbolo del paese stesso (per secoli il Colosseo è stato al posto della corona civica sulla testa delle allegorie dell’Italia), né concedere un monopolio pluriennale sulla comunicazione di una ricerca scientifica (qual è, comunque lo si paghi, il restauro del Colosseo). E costruire ex novo un edificio, per quanto provvisorio, nell’area vincolatissima dei Fori è una bestemmia inaudita.

Ma Diego Della Valle appare in perfetta buona fede. Quando mi ha chiamato per protestare contro le mie critiche, ho capito che davvero non si capacita che qualcuno storca la bocca di fronte a tutto ciò. E la buona fede emerge anche dal contratto stesso. Se quelli che avete appena letto sono i diritti che gli sono stati offerti, Della Valle ha infatti  voluto scrivere che non ne approfitterà appieno: per esempio «Tod’s non abbinerà l’immagine del Colosseo ai suoi prodotti», e cederà il retro dei biglietti ad associazioni umanitarie.

In qualche modo, Della Valle si rende dunque conto che sarebbe sbagliato usare commercialmente un simbolo dell’identità culturale italiana, ciò che pure uno Stato alla frutta gli ha consentito di fare: non è Della Valle ad essere invadente, è lo Stato che non esiste più.

Non c’è molto da stupirsi, perché la controparte pubblica del contratto fu Roberto Cecchi (già direttore generale dei Beni artistici, e poi sottosegretario ai Beni culturali di Monti): che è sotto processo alla Corte dei Conti per il danno erariale causato dall’acquisto del crocifisso implausibilmente attribuito a Michelangelo. E il pdl Francesco Giro (ex sottosegretario ai Beni culturali della brillante fase Bondi-Galan) vorrebbe che l’Associazione Amici del Colosseo fosse presieduta da Andrea Carandini: il noto archeologo che, dopo aver restaurato il castello di famiglia con 288.973 euro pubblici, lo apre ai cittadini per ben due ore al mese (comodamente: il primo lunedì, dalle 9 alle 11). Insomma, non proprio una costellazione di strenui difensori dell’interesse pubblico.

Ma il problema è generale. Per dirla con le parole di Don Raffaé di Fabrizio De André: «Lo Stato che fa? / Si costerna, si indigna, si impegna / e poi getta la spugna / con gran dignità». Anche il seguito è illuminante, e ben si applica al Ministero per i Beni culturali: «mi scervello, e mi asciugo la fronte / per fortuna c’è chi mi risponde». Ecco, è opinione diffusa che all’abdicazione dello Stato non ci sia rimedio se non la taumaturgica apertura a «chi risponde» (naturalmente per interesse), cioè i privati: oggi tocca ai beni culturali, domani sarà la volta di sanità e scuola.

Anche all’interno del governo Letta la partita è proprio questa. La sottosegretaria ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni ha dichiarato che trova esemplare l’operazione Tod’s-Colosseo, e sta cercando di imporre in ogni modo l’ingresso dei privati nella gestione del patrimonio. E siccome il ministro Massimo Bray prova invece a tener fede alla Costituzione su cui ha giurato, il conflitto è feroce. Nell’ultimo Consiglio dei ministri è stato il ministro della Difesa Mario Mauro a cercare di far passare la privatizzazione del patrimonio artistico, dicendo che questa è la linea del suo partito, Scelta Civica (nelle cui liste è stata eletta la Borletti Buitoni, dopo un’oblazione di ben 710.000 euro).

Ma siamo proprio sicuri che la scelta sia tra la Tod’s e la rovina del nostro patrimonio? Non è così. Innanzitutto è prioritario incrementare il bilancio dei Beni culturali (siamo ormai a un miserrimo miliardo l’anno: contro i 26 di spese militari, cui si aggiungono i 13 per i bombardieri F35). Infine, anche volendo far partecipare i privati, c’è modo e modo di farlo. Sul web è facile scaricare un altro contratto di sponsorizzazione, quello che dal 2004 regola le donazioni ad Ercolano del miliardario americano David W. Packard. Se si vuol spiegare la differenza tra sponsor e mecenate, basta confrontare articolo per articolo questo contratto con quello Tod’s.

Packard chiede solo che il logo della sua fondazione benefica compaia nelle pubblicazioni scientifiche della Soprintendenza, e che a Ercolano venga apposta una targa di «dimensioni concordate con la Soprintendenza». Una bella differenza, no? Ma Packard è americano, e chi legga anche solo qualche pagina – per dire – di Tony Judt o di Joseph Stiglitz  sa che in America si è superata da qualche decennio l’ideologia privatistica reaganiana cui sono fermi gli apostoli italiani della religione del privato.

In conclusione, Della Valle non è un furbetto, ma neanche un padre della Patria. Perché la Patria si è suicidata.

L'articolo Mr Tod’s e il Colosseo proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/arte/diego-della-valle-colosseo/feed/ 7
Disinformazione ad arte https://minimaetmoralia.it/arte/disinformazione-ad-arte/ https://minimaetmoralia.it/arte/disinformazione-ad-arte/#comments Thu, 09 Aug 2012 10:21:22 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=8585 Pubblichiamo un articolo di Tomaso Montanari, uscito sul blog del «Fatto Quotidiano», sulla disinformazione nel mondo dell'arte.

di Tomaso Montanari

In fatto di arte figurativa, la stampa italiana è un monumento alla disinformazione.

Notevole, per esempio, l’articolo di Silvia Ronchey sulla «Stampa» del 22 maggio scorso. Secondo la nota bizantinista, la battaglia civile e intellettuale contro l’acquisto pubblico del famigerato Cristo seriale ligneo di primo Cinquecento madornalmente attribuito a Michelangelo Buonarroti sarebbe figlia della maniacale polemica coltivata da Luciano Canfora contro il papiro di Artemidoro pubblicato da Claudio Gallazzi, Baerbel Kramer e Salvatore Settis.

In realtà le due vicende sono l’una il contrario dell’altra: nel caso del Michelangelo gli unici sostenitori dell’attribuzione sono quelli che l’hanno studiato per l’antiquario e/o che l’hanno comprato per lo Stato. Nel caso del papiro, tolti gli studiosi legati in qualche modo ai contendenti, si registrano più di sessanta interventi in sede scientifica dei quali solo uno nega l’autenticità del manufatto.

L'articolo Disinformazione ad arte proviene da Minima et Moralia.

]]>

Pubblichiamo un articolo di Tomaso Montanari, uscito sul blog del «Fatto Quotidiano», sulla disinformazione nel mondo dell’arte.

di Tomaso Montanari

In fatto di arte figurativa, la stampa italiana è un monumento alla disinformazione.

Notevole, per esempio, l’articolo di Silvia Ronchey sulla «Stampa» del 22 maggio scorso. Secondo la nota bizantinista, la battaglia civile e intellettuale contro l’acquisto pubblico del famigerato Cristo seriale ligneo di primo Cinquecento madornalmente attribuito a Michelangelo Buonarroti sarebbe figlia della maniacale polemica coltivata da Luciano Canfora contro il papiro di Artemidoro pubblicato da Claudio Gallazzi, Baerbel Kramer e Salvatore Settis.

In realtà le due vicende sono l’una il contrario dell’altra: nel caso del Michelangelo gli unici sostenitori dell’attribuzione sono quelli che l’hanno studiato per l’antiquario e/o che l’hanno comprato per lo Stato. Nel caso del papiro, tolti gli studiosi legati in qualche modo ai contendenti, si registrano più di sessanta interventi in sede scientifica dei quali solo uno nega l’autenticità del manufatto.

Comunque la si pensi, del resto, anche il significato politico e culturale delle vicende dovrebbe apparire imparagonabile. Il papiro è stato comprato dalla privata Compagnia di San Paolo, il Crocifisso rifilato allo Stato da Sandro Bondi, ministro di un governo Berlusconi che organizzò una inaudita campagna di propaganda e diseducazione dai toni sanfedisti. Ed è stata questa campagna politica (ovviamente assente nel caso del papiro) a provocare la battaglia di opinione che oggi vede alla sbarra della Corte dei Conti i funzionari che hanno acquistato il finto Michelangelo.

Ma anche su questo epilogo clamoroso si spreca la disinformazione, non sempre colposa.

Sia nel numero di maggio che in quello di giugno, per esempio, il «Giornale dell’arte» di Umberto Allemandi ammonisce i giudici contabili che stanno decidendo se accogliere o meno le richieste di condanna avanzate dalla procura.

A maggio la redazione scriveva che «è veramente raro che un giudice si assuma la responsabilità impegnativa e difficoltosa di valutare un’opera sovrapponendosi al giudizio di qualificati esperti d’arte». Una vignetta di Leo Ríos diceva poi senza mezzi termini: «dicono [chi? i giudici?] che vale poco perché non è firmato. Ma non hanno gli occhi per guardare?».

Nel numero di giugno, un pezzo di Federico Castelli Gattinara torna sull’argomento con gli stessi toni. Ripropina un fantomatico parere attribuito, senza uno straccio di prova, al defunto Federico Zeri (guarda caso dal «Giornale dell’arte» di qualche tempo fa!), definisce il responsabile internazionale per la scultura di Christie’s «funzionario privo di specifiche competenze» commerciali sulle sculture, dimentica i due libri pubblicati sulla questione (uno è mio) e, soprattutto, continua ad accreditare l’idea che i giudici contabili debbano esprimersi sull’attribuzione a Michelangelo, che sarebbe ingiudicabile in quanto non basata su documenti, ma «sull’occhio». Un tale cumulo di macerie intellettuali e disinformazione che nemmeno su «Chi» di Signorini (con rispetto parlando).

Come invece si evince dalla lettura dell’atto di citazione, la Corte dei Conti, non si picca affatto di stabilire con una sentenza se il pezzo sia davvero di Michelangelo, ma accusa l’attuale sottosegretario Roberto Cecchi di aver omesso «indagini sulla storia e provenienza del bene e omesso di acquisire un più ampio riscontro critico sull’attribuibilità dell’opera la cui necessità era stata indicata anche nel decreto di vincolo, nonché omesso di motivare in punto di economicità dell’acquisto e il corretto impiego delle risorse del bilancio ministeriale»; la soprintendente di Firenze Cristina Acidini di aver «abdicato alla propria posizione di garanzia circa la correttezza dell’acquisto ministeriale», e i quattro storici dell’arte del comitato ministeriale di non aver «avviato il confronto tra gli studiosi».

Il problema, cioè, non è il merito, ma il metodo: i funzionari dello Stato hanno speso i soldi pubblici nel rispetto della legge, della scienza e della coscienza o li hanno giocati alla roulette? Questo è il punto: ma ai lettori del «Giornale dell’Arte» non è concesso saperlo.

E perché mai il rotocalco di Umberto Allemandi pratica questa sistematica disinformazione? Chissà se il fatto che il libro che lanciò il finto Michelangelo nel 2004 (un catalogo antiquariale travestito da pubblicazione scientifica terza e istituzionale) fu pubblicato da Umberto Allemandi c’entra qualcosa.

Chissà.

L'articolo Disinformazione ad arte proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/arte/disinformazione-ad-arte/feed/ 2