roberto contu Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/roberto-contu/ un blog di approfondimento culturale Mon, 16 Sep 2019 08:51:28 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg roberto contu Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/roberto-contu/ 32 32 Gli scrittori a scuola https://minimaetmoralia.it/libri/gli-scrittori-scuola/ https://minimaetmoralia.it/libri/gli-scrittori-scuola/#comments Mon, 16 Sep 2019 06:32:37 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=41032 Pubblichiamo un estratto da “Insegnanti (il più e il meglio)” di Roberto Contu, edito da Aguaplano, che ringraziamo. di Roberto Contu Qualche volta capita che a scuola vengano invitati scrittori a parlare del proprio libro. Si tratta di una buona opportunità, anche per il sottoscritto: ogni anno cerco di organizzare almeno un paio di incontri […]

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Pubblichiamo un estratto da “Insegnanti (il più e il meglio)” di Roberto Contu, edito da Aguaplano, che ringraziamo.

di Roberto Contu

Qualche volta capita che a scuola vengano invitati scrittori a parlare del proprio libro. Si tratta di una buona opportunità, anche per il sottoscritto: ogni anno cerco di organizzare almeno un paio di incontri con autori che ritengo possano offrire pensieri utili ai ragazzi, anche se chiedo espressamente che non si parli solo del libro. Al riguardo, per esperienza diretta e per quanto osservo in rete, mi è capitato però di soffermarmi su un dettaglio di certo banale, ma con la sensazione crescente che lo sia molto meno di quanto potrebbe sembrare.

Si tratta di questo: tanto più se giovane, diciamo trenta-quarantenne, lo scrittore o la scrittrice invitato/a a scuola e in genere ospitato/a in aula magna eviterà puntualmente il posto dietro la cattedra (mai sia) e siederà senz’altro direttamente col culo sul tavolo, meglio con le gambe incrociate all’indiana (fatevi un giro, soprattutto sui social e lo noterete anche voi). Condurrà, se ci riuscirà, l’incontro tra battute alternate a massime di vita, giocherellerà con il microfono rigorosamente in t-shirt e infine consegnerà l’esperienza ai posteri della rete, magari la sera stessa, con un post commemorativo il cui sottotesto sarà «io sì che li ho intercettati questi ragazzi, altro che questa scuola e i loro docenti incartapecoriti».
Ecco, solo su questo potremmo discutere ore, per quanto mi riguarda al fine di dimostrare il fallimento di una presenza di questo tipo degli scrittori/scrittrici a scuola, al pari della mai
troppo maledetta e pacchiana salita di Keating su quella cavolo di cattedra (almeno si fosse pulito i piedi).
Al riguardo tre considerazioni. La prima è in parte giustificatoria e riguarda la legittima e sacrosanta ma rimossa (in questo caso sì) fifa dell’esterno dato in pasto a un’assemblea di adolescenti, che non fa sconti su nulla, che se non reggi fa casino, vedi figure penose alle quali ho assistito al cospetto anche di presunte star della letteratura nostrana. Lo scrittore pensa forse inconsciamente di esorcizzare quella paura con un «ehi, ma io sono come voi, vi capisco». Niente di più sbagliato e sterile.
La seconda considerazione riguarda questa cosa per me inspiegabile e inspiegata della fobia in merito all’alterità docente/discente, anche fosse per un solo incontro. Ringrazio il cielo di avere incontrato, al liceo e all’università, maestri che sentivo a una distanza siderale dalla mia esperienza e soprattutto dalla mia ignoranza. È per la fascinazione di quella distanza che continuo a studiare.
Terza e ultima considerazione: che va a dire un intellettuale a scuola? Quale dovrebbe essere il modello? Io credo che anzitutto non dovrebbe andarci per raccontare il suo romanzo. Per quello, se vuole, lo studente può leggere da solo e spesso (a ragione) non vuole. Ci va invece per esercitare una funzione che lui solo e solo lui può testimoniare. Un esempio per me, che posso solo accennare e che affido al credito concesso da chi sta leggendo: il ricordo di una lezione di un anziano maestro della nostra critica letteraria che parlando di modernismo (sì, di modernismo) ha ammutolito cento ragazzi per due ore, da dietro la cattedra e senza sconti alla densità del proprio discorso.
Per inciso: agli amici docenti che rivendicano il proprio sedere sulla cattedra dico «certo, anche io lo faccio, ma quella è la nostra cattedra».

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