Roberto Minvervini Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/roberto-minvervini/ un blog di approfondimento culturale Sun, 31 May 2015 11:50:43 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Roberto Minvervini Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/roberto-minvervini/ 32 32 Louisiana e noi https://minimaetmoralia.it/cinema/louisiana-the-other-side-roberto-minervini/ https://minimaetmoralia.it/cinema/louisiana-the-other-side-roberto-minervini/#comments Sat, 30 May 2015 09:00:41 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=27062 Il dolore è dappertutto, la rabbia è dappertutto. Ma «oggi è stata una bella giornata», dice a un certo punto la nonna di Mark, dopo aver fatto una passeggiata in un giardino in pieno autunno, e il nipote annuisce – più tardi prendono insieme una pillola di Xanax. Mark è uno dei personaggi che Roberto Minervini (marchigiano, ma vive negli Usa da tempo) ha ripreso in Louisiana – The other side, il film-documentario presentato a Cannes pochi giorni fa nella sezione Un certain regard. Oltre a Mark conosciamo Lisa, la sua fidanzata, e la sorella e la nipote di Mark, e una brigata di uomini e donne che nel sud degli Stati Uniti cercano di sfangarla ogni giorno con lavori occasionali. Come Jim, un vecchio senza denti, amante della bottiglia, che si commuove ogni volta leggendo una poesia donatagli da una “giovane ragazza”, stampata su un foglio attaccato al frigorifero.

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Il dolore è dappertutto, la rabbia è dappertutto. Ma «oggi è stata una bella giornata», dice a un certo punto la nonna di Mark, dopo aver fatto una passeggiata in un giardino in pieno autunno, e il nipote annuisce – più tardi prendono insieme una pillola di Xanax. Mark è uno dei personaggi che Roberto Minervini (marchigiano, ma vive negli Usa da tempo) ha ripreso in Louisiana – The other side, il film-documentario presentato a Cannes pochi giorni fa nella sezione Un certain regard.

Oltre a Mark conosciamo Lisa, la sua fidanzata, e la sorella e la nipote di Mark, e una brigata di uomini e donne che nel sud degli Stati Uniti cercano di sfangarla ogni giorno con lavori occasionali. Come Jim, un vecchio senza denti, amante della bottiglia, che si commuove ogni volta leggendo una poesia donatagli da una “giovane ragazza”, stampata su un foglio attaccato al frigorifero.

Può capitare che arrivi un funzionario della società elettrica a staccarti la corrente, ma a Natale il gruppo si raduna per una cena frugale ricca di speranze e desideri cantati nella notte. Loro due Mark e Lisa si fanno praticamente tutti i giorni; Mark spaccia, in una scena del film inetta eroina nel braccio di una spogliarellista incinta. Sa di essere inseguito dalla polizia, annuncia a Lisa di voler saldare il suo debito e ricominciare daccapo. Lei appare scettica. Il gruppo di Mark è ai margini della società, in uno Stato che ha tassi di disoccupazione altissimi (nella Louisiana del Nord s’arriva al 60%), ma è una comunità, con teneri momenti di felicità in un’esistenza dura.

Lo stesso legame fortemente comunitario unisce la seconda banda ritratta da Minervini, un gruppo di miliziani paramilitari decisi a difendere “la libertà” della loro nazione. Dei pazzi furiosi, a occhio e croce, ma parecchio determinati. Si radunano nei boschi armati di mitra e fucili, si esercitano agli ordini di certi veterani dell’Iraq o delle guerre dei due Bush e sparano ai bersagli piazzati nel verde. Il loro preferito indossa una maschera dell’uomo che più mostrano di odiare, il presidente Barack Obama.

Dietro le immagini del film la presenza di Minervini si vede e non si vede. A volte, da spettatori, ce ne dimentichiamo completamente (della presenza di un regista). A volte invece si notano scelte estetiche precise – Mark che va in canoa con una luce purissima, i paramilitari che crivellano di colpi una vecchia automobile fino a ridurla a una carcassa incenerita.

A volte ci chiediamo come si possano riprendere momenti di estremo dolore, o di intimità, e restare impassibili, come impassibili restano i personaggi ripresi. Dice Minervini: “Le sequenze più dure vanno immaginate come scatti di momenti che ho condiviso con i personaggi, fotografie di situazioni drammatiche che i miei protagonisti volevano mostrassi”. Oppure: “Non ho una formazione ortodossa da cineasta. Ho fatto studi documentaristici, ma non sono un maestro del linguaggio documentaristico. Non lo sono neanche del linguaggio di fiction. Conosco bene il linguaggio della fotografia e del reportage”.

Com’è ovvio il procedimento di Minervini non è una novità: lui stesso è reduce da tre film dello stesso tono, la trilogia del Texas. Spostandoci sulla letteratura, ma restando nell’ambiente dei loser, ha fatto qualcosa di simile – molti anni fa – William Vollman con l’umanità condensata nei Racconti dell’arcobaleno. Lì Vollman raccontava delle comunità di skinhead a San Francisco, o delle prostitute del Tenderloin, quartiere degradato della città, la zona degli ultimi e dei disperati.

Per farlo, visse con loro diversi giorni, fissando le stesse pareti dei suoi personaggi e entrando con loro nei locali più sordidi, girando in strada armato di pistola. Un processo di empatia assoluta, ma è interessante come il racconto I cavalieri bianchi si chiuda con le voci critiche degli stessi skinhead protagonisti, insoddisfatti dalla versione data della loro storia. Del resto Signore e luci rosse, un altro racconto della raccolta, si apre con un passaggio del Leviatano di Hobbes: “Quelli che ingannano sperando di non essere osservati, comunemente ingannano se stessi (non essendo altro l’oscurità in cui credono di stare celati che la loro cecità) e non sono più saggi dei fanciulli che credono di celare tutto, celando i loro occhi”.

E del resto ieri in centro a Roma ho visto un uomo seduto al marciapiede in pieno sole che finiva di tagliuzzarsi la barba con un paio di forbici, usando uno specchio. E ho visto un altro uomo raccogliere una bottiglia di birra dalla strada, la bottiglia era lì da diverse ore, l’uomo l’ha raccolta, l’ha fissata a lungo e poi se l’è portata alla bocca sperando di trovarci un’ultima goccia da bere.

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