Salone del Libro Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/salone-del-libro/ un blog di approfondimento culturale Wed, 28 Feb 2018 12:18:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Salone del Libro Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/salone-del-libro/ 32 32 “Un giorno, tutto questo” – Nicola Lagioia presenta la XXXI edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino https://minimaetmoralia.it/cultura/un-giorno-nicola-lagioia-presenta-la-xxxi-edizione-del-salone-internazionale-del-libro-torno/ https://minimaetmoralia.it/cultura/un-giorno-nicola-lagioia-presenta-la-xxxi-edizione-del-salone-internazionale-del-libro-torno/#comments Tue, 27 Feb 2018 14:47:12 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=36398 Un giorno, tutto questo.

È il titolo della XXXI edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. Ne sono successe di cose, in poco più di un anno. Andando per centenari si potrebbe dire che nel '17 scoppia la rivoluzione, e nel '18 finisce la guerra.
Nel 2018 il Salone torna a essere la casa comune dell'editoria italiana. Sia gli editori indipendenti che i grandi gruppi parteciperanno alla XXXI edizione, e lo faranno dando vita, tutti insieme, a un grande progetto internazionale che vedrà coinvolti alcuni dei protagonisti della cultura contemporanea sparsi ai quattro angoli del mondo.
Ringrazio tutti gli editori per aver scommesso sul Salone di Torino.

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Salone Internazionale del Libro di Torino (10-14 maggio 2018)

Un giorno, tutto questo.

È il titolo della XXXI edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. Ne sono successe di cose, in poco più di un anno. Andando per centenari si potrebbe dire che nel ’17 scoppia la rivoluzione, e nel ’18 finisce la guerra.
Nel 2018 il Salone torna a essere la casa comune dell’editoria italiana. Sia gli editori indipendenti che i grandi gruppi parteciperanno alla XXXI edizione, e lo faranno dando vita, tutti insieme, a un grande progetto internazionale che vedrà coinvolti alcuni dei protagonisti della cultura contemporanea sparsi ai quattro angoli del mondo.
Ringrazio tutti gli editori per aver scommesso sul Salone di Torino.

Il Salone è al tempo stesso la più grande libreria italiana del mondo e un laboratorio in continua attività. Non è una semplice vetrina, ma un luogo vivo, che produce contenuti. Lavorare a una fiera del libro come si lavorerebbe a un romanzo collettivo, a un grande film, a una memorabile opera musicale. Abbiamo chiesto ai tanti protagonisti di questa edizione, cioè a scrittori, scienziati, filosofi, musicisti, registi, economisti, artisti, disegnatori, musicisti… di rispondere a 5 grandi domande sulla contemporaneità che determineranno il nostro futuro. Sul continuo gioco tra domande e risposte si sta costruiendo il programma di questa edizione.
Un giorno, tutto questo… che cosa ne sarà?
Già, il futuro: il tempo verbale oggi meno praticato. Abbiamo provato a dare profondità al nostro sguardo: il manifesto di Manuele Fior racconta molto bene l’avventura in cui ci siamo lanciati.

Il paese ospite sarà la Francia: “Maggio Francese” è il titolo dell’approfondimento su un paese che ha una ricchissima tradizione culturale (e sa valorizzarla molto bene), e che negli ultimi anni è stato uno dei luoghi d’osservazione privilegiati per capire l’Europa.

Di solito febbraio è presto per fare dei nomi. Il programma completo viene annunciato ad aprile. Poche anticipazioni però possiamo darle.

Il 10 maggio il Salone si aprirà ad esempio con una grande lezione sull’Europa di Javier Cercas preparata appositamente per chi verrà ad ascoltarlo.

Il 9 maggio (sera di inaugurazione) è il quarantennale della morte di Aldo Moro. Fabrizio Gifuni, appositamente per il Salone, aprirà questa edizione con una lettura-spettacolo su Aldo Moro alle Officine Grandi Riparazioni.

Grazie al premio Mondello, avremo con noi a maggio il Premio Nobel per la Letteratura Herta Müller.

Sarà con noi Bernardo Bertolucci, a cui il Salone renderà un grande omaggio in due diversi momenti, tra cui uno – di incredibile suggestione – dentro la Mole Antonelliana, nel Museo del Cinema. Insieme a Bernardo Bertolucci, un giovane maestro del nostro cinema, Luca Guadagnino.

Dagli Stati Uniti arriverà Alice Sebold, l’autrice di “Amabili resti”.

Dal Messico arriverà Guillermo Arriaga, che oltre ad aver scritto film come “Amores Perros” e “21 grammi” esce adesso con il suo nuovo romanzo.

Dalla Russia, per la prima volta in Europa dopo 23 anni, tornato in possesso del suo passaporto, arriva a Torino lo scrittore, dissidente, nonché personaggio letterario Eduard Limonov.

Uno dei più importanti romanzi europei degli ultmi tempi è “Patria” di Fernando Aramburu, e Arabmburu sarà con noi a Torino per parlare di questo e altro.

Pochi giorni prima dell’inizio del Salone uscirà il nuovo romanzo di Paolo Giordano, “Divorare il cielo”. La prima uscita pubblica del libro ci sarà a Torino, dove Giordano sarà insieme a Manuel Agnelli.

Ci sarà una grande programmazione musicale. Già sabato 3 marzo, grazie alle Officine Grandi Riparazioni, ci sarà il concerto di John Cale a cui potranno accedere a un prezzo di favore tutti gli studenti legati al mondo del Salone del Libro.

Sempre continuando nel solco del dialogo tra cinema e letteratura, Giuseppe Tornatore verrà a presentare a Torino il suo ultimo libro.

Paco Ignatio Taibo II, affezionato del Salone torinese, ci sarà anche quest’anno, così come sarà con noi Joël Dicker, o la sempre amata Alicia Gimenez Bartlett e la grande Almudena Grandes

Il Salone ha dedicato negli anni scorsi più di un incontro al caso Regeni. Quest’anno però, grazie al Premio Morrione, avremo con noi i genitori di Giulio Regeni, Paola e Claudio Regeni, insieme a Marino Sinibaldi e altri ospiti.

Avremo un approfondimento su uno dei pensatori più radicali e interessant degli ultmi anni, Mark Fisher.

Parleremo naturalmente (molto) di Alessandro Leogrande. Alessandro, oltre a essere un grande amico di chi scrive, ha fatto parte della squadra del Salone fino al giorno della sua morte. Da un’idea di Leogrande nasce così il Progetto La Frontiera, curato da Elena Stancanelli, un tavolo “migrante” sulle migrazioni, cui parteciperanno storici, linguisti, antropologi, filosofi, scienziati, geografi, poltologi, scrittori.

Ci sarà un omaggio a Romain Gary, un approfondimento molto bello su Simone Weil, un intero panel su David Foster Wallace a 10 anni dalla morte, un omaggio a Anna Maria Ortese, la sezione dedicata al vicino oriente Anime Arabe, un grande approfondimento sul pensiero femminile e sul #metoo, una sezione sulla letteratura fantastica (dico solo che per i 200 anni di Frankenstein si riprodurrà l’esperimento di Villa Diodati, facendo alloggiare un gruppo di scrittori in un palazzo storico appena fuori Torino per fargli scrivere un racconto dell’orrore o del fantastico), una serata dedicata a Game of Thrones.

Ci sarà un importante appuntamento dedicato a Fabrizio De André.
Dori Ghezzi è molto vicina al Salone del Libro. Dori Ghezzi è stata al centro ultimamente di un progetto molto importante, il film in due puntate su Fabrizio De André con Luca Marinelli che è andato prima al cinema (registrando un record di incassi) e poi in due serate su Rai Uno (anche qui battendo tutti i record). Dori Ghezzi uscirà per la casa editrice Einaudi con un libro in primavera. In occasione di questa uscita il Salone sarà organizzato un grande evento. Oltre a Dori Ghezzi ringrazio Francesca Serafini.

Si parlerà anche di serie tv.
A proposito di questo, possiamo darvi una grande anticipazione. Una delle novità per ciò che riguarda le serie tv prodotte dal nostro paese, è “Il Miracolo”, la serie creata e diretta da Niccolò Ammaniti.
Grazie a Sky, Niccolò Ammaniti sarà a Torino a maggio a presentare la serie, alcuni episodi della quale saranno proiettati proprio durante il Salone.
Il Miracolo è una produzione originale Sky in otto episodi, prodotta da Mario Gianani e Lorenzo Mieli per Wildside, in co-produzione con Arte e Kwa, che andrà in onda in esclusiva in primavera su Sky Atlantic.

Insomma, questa è davvero solo un’anticipazione. Stiamo lavorando su tanti altri autori, che stanno confermando la loro partecipazione al progetto proprio in questi giorni, e su centinaia di eventi, i cui dettagli stiamo finendo di mettere a punto. Il resto nelle prossime settimane.

E ovviamente nelle prossime settimane vi daremo più dettagli sulla la Grande Onda Francese che arriverà a Torino a maggio, e che giocherà molto con i concetti di tradizione e sperimentazione.
Due nomi almeno però possiamo anticiparli.

Avremo con noi uno degli scrittori più innovativi delle ultime generazioni, Antoine Volodine.

E poi uno dei padri del pensiero contemporaneo, una delle figure più prestigiose della cultura contemporanea. Siamo davvero onorati di poter annunciare l’arrivo a maggio al Salone del Libro di Edgar Morin. Il quale, proprio a maggio, uscirà con un libro sul maggio ’68 in Francia.

Ancora qualche altra anticipazione.
Tra le conferme e le novità importanti di quest’anno: il Bookstock Village in tutto il suo splendore (da sempre il Salone ha un rapporto speciale con le scuole), il vincitore del Goncourt Ragazzi, l’arrivo a Torino del Premio Strega Europeo (tutti e 5 gli scrittori stranieri finalisti saranno a Torino e a Torino sarà proclamato il vincitore), e del Premio Strega Ragazze e Ragazzi, una importante collaborazione con la Buchmesse di Francoforte, una partnership con Lucca Comics&Games, la collaborazione con la Bologna Children’s Bookfair, il Superfestival (Torino si conferma quindi il luogo dove la maggior parte dei festival culturali italiani si incontrano sotto lo stesso tetto portando le loro “anticipazioni”), la Piazza dei Lettori organizzata dal Consorzio dei Librai Indipendenti COLTI, i concerti alle OGR, il progetto di lettura ad alta voce Festa Mobile che approderà a Torino dopo aver attraversato l’Italia intera, le meraviglie del Salone Off che accenderanno le sere e le notti di Torino con concerti, letture, feste, spettacoli, proiezioni cinematografiche, la sezione dedicata alle Serie televisive, il Premio Goliarda Sapienza, il Premio Casalini, il Premio Fuori, un progetto bellissimo con la Fondazione Merz, la collaborazione con gli amici di BookPride e il progetto NODI condiviso con loro, la collaborazione con la Scuola Holden, la collaborazione con le Officine Grandi Riparazioni, la fondamentale collaborazione con l’Instituts Français, la collaborazione con il Centro Primo Levi, le sezioni dedicate a scienza e tecnologia L’età Ibrida e Prospettive digitali, la collaborazione con TuttoLibri, Robinson, La Lettura, la sezione sulla traduzione Autore Invisibile, l’IBF con centinaia di agenti ed editori provenienti da tutto il mondo, e la conferma di BooktoScreen, con i più importanti produttori cinematografici e televisivi del mondo per la compravendita di diritti, la sezione sul pensiero femminile Solo noi stesse, la terza edizione di Anime Arabe, lo spazio sulla traduzione Autore Invisibile.

…e tanto, tantissimo altro. Mi scuso per tutto ciò che non ho citato. Perdonatemi, scrivo tutto questo a poco tempo dalla fine della conferenza stampa, e dobbiamo rimetterci già subito al lavoro.

Le 5 domande, dicevamo. Elaborate dai consulenti culturali del Salone. Ecco qui infine il progetto.

UN GIORNO, TUTTO QUESTO

Una delle opportunità offerte dal Salone del Libro è di poter essere in contatto – attraverso gli editori – con alcune tra le menti più affascinanti sparse in giro per il pianeta. Scrittori, scienziati, saggisti, artisti, disegnatori, musicisti, registi… Sono tante le personalità della cultura con cui siamo in dialogo costante. A tutti loro, quest’anno, chiederemo di rispondere a 5 grandi domande che caratterizzano il nostro tempo. Si può rispondere a tutte, o solo ad alcune. E lo si può fare usando la forma espressiva che gli interpellati preferiscono: un testo breve o corposo, una foto, un disegno, una traccia audio o un filmato.
Le risposte verranno divulgate in diverse forme nei giorni del Salone (10-14 maggio) e nelle settimane/ mesi precedenti.

Chi voglio essere?
La nostra identità è in continua costruzione. Nell’epoca del culto di sé, chi aspiriamo a essere? Che rapporto c’è oggi tra l’essere se stessi, il conoscere se stessi e il diventare se stessi?

Perché mi serve un nemico?
I confini ci proteggono oppure ci impediscono di incontrarci e cooperare? Come e perché li tracciamo? Abbiamo bisogno di costruirci un nemico per poter sperare di non averne?

A chi appartiene il mondo?
Tra cent’anni la nostra Terra potrebbe essere meno accogliente di oggi. La forbice tra ricchi e poveri si allarga. Il lavoro si trasforma e può ridursi. Milioni di persone sono costrette a lasciare la propria casa. Di chi è il mondo? Chi deve prendersene cura?

Dove mi portano spiritualità e scienza?
Scienza e religione hanno dato forma alla nostra storia e al nostro pensiero. Ma sono state usate anche come strumenti di oppressione. C’è oggi una promessa di cambiamento e di futuro nella spiritualità delle religioni, nel rigore nelle scienze? O altrove?

Che cosa voglio dall’arte: libertà o rivoluzione?
La creazione artistica può bastare a se stessa? O deve porsi l’obiettivo di cambiare le cose? Libertà o rivoluzione: cos’è l’arte, e che cosa deve e può dare a tutti noi?

Tutto il resto, nelle prossime settimane.

Il progetto (come molto altro) è stato realizzato dai consulenti del Salone del Libro di Torino. Vale a dire:

Valeria Parrella, Alessandro Grazioli, Giorgio Gianotto, Loredana Lipperini, Giuseppe Culicchia, Paola Caridi, Lucia Sorbera, Eros Miari, Fabio Geda, Ilide Carmignani, Annamaria Testa, Christian Raimo, Francesco Pacifico, Mattia Carratello, Rebecca Servadio, Giordano Meacci. E Alessandro Leogrande, a cui dedichiamo la XXXI edizione.

26.02.2018-SalTo18-manifesto-A4

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Le inutili pseudoanalisi sul libro di Gian Arturo Ferrari https://minimaetmoralia.it/editoria/le-inutili-pseudoanalisi-sul-libro-di-gian-arturo-ferrari/ https://minimaetmoralia.it/editoria/le-inutili-pseudoanalisi-sul-libro-di-gian-arturo-ferrari/#comments Fri, 09 May 2014 16:36:47 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=20650 di Andrea Libero Carbone Libro di Gian Arturo Ferrari (Bollati Boringhieri) è un testo strutturato in forma di saggio, una sorta di riflessione storica sul libro in quanto tale. O meglio una cronistoria dell’evoluzione del libro dall’invenzione della scrittura ai giorni nostri, che l’autore scandisce in tre tappe: manoscritto, stampato, digitale. O ancora più precisamente […]

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di Andrea Libero Carbone

Libro di Gian Arturo Ferrari (Bollati Boringhieri) è un testo strutturato in forma di saggio, una sorta di riflessione storica sul libro in quanto tale. O meglio una cronistoria dell’evoluzione del libro dall’invenzione della scrittura ai giorni nostri, che l’autore scandisce in tre tappe: manoscritto, stampato, digitale. O ancora più precisamente un riassunto, di andamento compilativo, dall’autore stesso definito «scheletrico», che manca di un taglio. Non che dichiari e poi disattenda pretese di originalità, ma i materiali, di seconda mano, sono raramente convocati come strumento di lettura del presente. Ne risulta una lunga giustapposizione di eventi puntiformi dove si fatica a cogliere una tesi, che culmina con l’irruzione dell’e-book, numinoso, ineffabile.

L’apogeo della storia del libro sembra collocarsi ad avviso dell’autore nella seconda fase, l’epoca della stampa, ed è indicato nell’editoria industriale, che opera la radicale trasformazione «del libro in prodotto»: «[s]e i libri hanno potuto nella realtà dei fatti tenere in gran parte fede alla loro vocazione illuminista e progressista e migliorare la vita degli uomini – osserva Ferrari – lo si deve in larga misura alla spesso e tanto deprecata editoria industriale». Poche pagine dopo apprendiamo però che «[p]iù copie più guadagno è insomma la logica iscritta nella forma industriale dell’editoria» e ancora che «[n]ell’editoria industriale cambia il soggetto. Che non è più il libro, ma diviene la produzione […]. La preoccupazione principale dell’editore industriale è ora quella di trovare di che alimentare le proprie macchine, in una spinta alla crescita in linea di principio inarrestabile». Questa contraddizione della modernità dilaniata tra progresso delle sorti umane e alienazione, compresa l’angoscia della macchina e del capitale, che sembrano obliare il libro di cui pure propiziano l’acme, ci viene consegnata tale e quale anch’essa, senza azzardare ipotesi.

Meno avaro di spunti interpretativi Ferrari si rivela quando abborda un argomento che deve conoscere di prima mano per via della sua esperienza di editor: lo sviluppo dell’“editoria di conoscenza”, vale a dire del variegato universo che racchiude la saggistica scientifica più o meno specialistica e la manualistica scolastica, universitaria, tecnica, pratica ecc. Qui, in piena coerenza con l’assunto secondo cui l’editoria industriale è editoria di successo, l’autore arrischia una previsione: «[n]on solo assomiglia di più a un settore a pieno titolo industriale, ma tra i settori industriali si colloca tra i più avanzati. Se esiste un business del libro, è questo». Il business di cui parla Ferrari consisterebbe insomma nella trasformazione della conoscenza da «pulsione principale dell’uomo, come pensava Aristotele, nel più grande business mai visto», posto che «“[s]ocietà della conoscenza” non è un’espressione retorica e non significa neppure, con tutto il rispetto, la riscossa delle professoresse. Significa, brutalmente, che la conoscenza è una merce, un prodotto».

Ora, a parte l’effettiva brutalità delle sue affermazioni, stupisce che Ferrari non tenga alcun conto dei travagli che ormai da anni agitano l’editoria di conoscenza, dal dibattito sull’Open Access e sulle nuove enclosures poste alla diffusione del sapere dagli editori scientifici alla crisi dei prezzi delle riviste scientifiche, dalle polemiche sul sistema delle revisioni paritarie al fenomeno della dilagante diffusione della didattica on line. Basti ricordare il boicottaggio di Elsevier che coinvolge oggi quasi quindicimila studiosi in tutto il mondo (lo avviò Tim Gowers, matematico peraltro tradotto da Einaudi).
Quanto all’editoria di varia, invece, e più in generale nelle pagine dedicate ai mutamenti recenti del sistema libro, non troviamo traccia di analisi delle possibili cause della crisi, men che meno delle questioni che hanno agitato il dibattito dal 2008 in qua: le condizioni del lavoro editoriale, strutturalmente precario e sfruttato; la finanziarizzazione delle dinamiche produttive e distributive e le concentrazioni verticali che riuniscono sotto una stessa proprietà funzioni diverse della filiera; la questione della proprietà intellettuale e delle nuove forme di fruizione. Unica eccezione, le concentrazioni orizzontali, che ispirano a Ferrari un’altra delle sue rare esegesi: disegneranno una contrapposizione tra pochi grandissimi gruppi industriali dediti a all’editoria come forma di marketing e un pulviscolo di piccoli editori di catalogo di impostazione artigianale.

C’è, a dire il vero, una pagina in cui l’autore prova a giustificare teoricamente la mancanza di una presa di posizione su queste e altre questioni: «[i]l libro come nozione, come unità concettuale, aveva consistenza in quanto riferito a un oggetto fisico. Scomparso o in via di sparizione quello, è molto difficile identificare il criterio in base al quale certi testi, certe forme testuali, si possono definire libri e certi altri no. […] Dunque non esiste, se non in termini tanto generici da essere persino fuorvianti, un futuro del libro. Esistono invece numerosi e diversi futuri per numerosi e diversi tipi di libri, ammesso che si possa continuare a chiamarli così». I confini di questa materialità del libro risultano però indefiniti, o almeno l’autore non prova a definirli. Se il libro è quella cosa che compare con l’invenzione della stampa e poi con l’industrializzazione, del libro non c’è neppure un passato. Se invece la tolleranza della varietà di forme fisiche va tarata, per così dire, a grana più grossa, non si capisce per quale ragione non dovremmo poter comprendere in un unico discorso anche un’evoluzione che preveda forme immateriali. Il tentativo di precisazione si risolve insomma o in una tautologia o in una gran confusione.

Questa lettura rimane però, va detto, istruttiva. Atteggiandosi a osservatore di processi quando era chiamato a prendere posizione, Ferrari ha fatto il contrario di quel che, con parole sue, attiene specificamente all’editore: «[t]rovarsi non nelle comode retrovie della cultura, dove per comodità s’intendono i valori accertati e le gerarchie stabilite, ma al contrario sulla pericolosa linea del fronte». Si capisce allora come mai nei cinque anni del mandato presidenziale di Ferrari il Centro per il Libro e la Lettura non abbia svolto alcun ruolo significativo nell’analisi della crisi in atto e nell’elaborazione di linee guida di intervento.

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#DirettaSalone – Lunedì 14 maggio https://minimaetmoralia.it/editoria/direttasalone-lunedi-14-maggio-2/ https://minimaetmoralia.it/editoria/direttasalone-lunedi-14-maggio-2/#respond Tue, 15 May 2012 13:00:34 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7895 Aspettando Alex - sala gialla - ore 18
di Daniele Manusia

La Sala Gialla (Padiglione 3) dove fuori programma è stato deciso di presentare il nuovo libro dell'ormai ex-capitano bianconero Del Piero (dal paradossale titolo: Giochiamo ancora, Mondadori), era piena già un'ora prima dell'inizio dell'evento. Quando arrivo io la porta è chiusa, ma intorno a me c'è ancora la speranza che lascino entrare qualcuno.

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Aspettando Alex – sala gialla – ore 18
di Daniele Manusia

La Sala Gialla (Padiglione 3) dove fuori programma è stato deciso di presentare il nuovo libro dell’ormai ex-capitano bianconero Del Piero (dal paradossale titolo: Giochiamo ancora, Mondadori), era piena già un’ora prima dell’inizio dell’evento. Quando arrivo io la porta è chiusa, ma intorno a me c’è ancora la speranza che lascino entrare qualcuno. Così la gente in fila tiene il libro sulla testa, o in mano sporgendosi sulle spalle di quelli davanti, con l’illusione che aver acquistato il libro possa influire su un eventuale criterio di selezione all’ingresso. È impossibile quantificare il numero di persone presenti. Una dozzina di metri quadri densissimi di adolescenti sudati e preadolescenti con le scarpe con le rotelle, adulti paonazzi e donne con la maglia della Juve firmata, cappellini rosa e marsupi in diagonale. Accenti piemontesi che, almeno a me, sembrano sardi.
Il malinteso dipende da un cartello affisso sulla porta gialla: “SOLO FIRMA LIBRO”. Un tipo magro e rosso di capelli, con le bretelle nere e la camicia bianca sposta prima le transenne (“Mia mamma voleva facessi l’avvocato”) e poi comunica che la sala è piena e molto probabilmente non potrà far entrare nessuno neanche dopo la presentazione. Neanche solo per farsi firmare il libro. Resta lì un po’, prova a a fare il simpatico : “Se volete restare per il piacere di restare bene, sennò l’evento sarà trasmesso in diretta su Sky e Mediaset e sui televisori lungo il corridoio”. Quindi accende un televisore di fianco a lui, l’inquadratura del palco vuoto e una gigantografia della copertina del libro. L’immagine di Del Piero sembra sottrarsi anche lì, arretrando nell’oscurità, piuttosto che uscendone fuori.

Dei carabinieri in assetto anti-sommossa (oggi è stato presentato un libro sul Tav, credo) appiccicano col nastro da pacchi un nuovo cartello: “SALA ESAURITA”. Ci sono due buttafuori davanti alla porta, un torinese col naso schiacciato e la sommità della testa piatta come un tavolino, e un romano con le Hogan e i capelli bianchi. Il tipo con le bretelle prova a spiegare alle persone che non ci può fare niente, che se la sala è piena significa che ci sono persone venute prima di loro (“E io cosa gli dico a quelle sei/settecento persone che si sono messe in fila all’una?”), poi si innervosisce, capisce che non c’è dialogo e se ne va col buttafuori torinese, lasciando solo il romano con le Hogan.

Seguono gli appunti che sono riuscito a prendere di una lunga conversazione tra il buttafuori romano e il pubblico che non ci sta a non vedere il proprio idolo da vicino e portarsi a casa la sua firma su un libro che prima o poi marcirà, ma sempre dopo di loro:

“Io sono cinque anni che faccio ‘sto mestiere. Vuoi con Carofiglio, vuoi con Saviano, vuoi con Del Piero, ci sono sempre problemi. E i problemi lo sai chi li crea? Il pubblico. Giustamente. Con Ligabue era pure peggio di così. Io mi sono fatto pure Umberto Eco.”

“Vabbé ma perché loro sì e noi no?”

(dalla cassa sotto al televisore arriva l’annuncio ripetuto, rivolto alla gente già dentro la sala, che chi non ha comprato il libro può farlo alla destra del palco)

“Perché avete fatto entrare gente senza libro?”
“In che senso, scusa? Allora pure agli altri eventi faccio entrare solo gente con il libro? Ti pare giusto? No.”
“Vabbé ma è logico. Io mi son comprata il biglietto della metro e il libro apposta per farmelo firmare da lui.”
“Ma chi t’ha detto di comprare il libro. Ti ha costretto qualcuno?”

(passa un altro annuncio rivolto a quelli in sala: “Dovete andare in fondo. In fondo. Del Piero ha già detto che se vede qualcuno che si vuole far firmare una maglietta o un pallone, si alza e se va. Firmerà solo il libro. E niente foto. Niente foto con lui”.)

“Qui subentra un problema di ordine pubblico. Sai cos’è la 6-6-2?
(il buttafuori in risposta a una richiesta che non ho sentito)

“Fate entrare almeno lei che è il suo compleanno!”

“È una truffa.”
“Signora non dica, scusi la parolaccia, cazzate.”

“Può anche fare due presentazioni, no? Perché non viene un po’ incontro alla gente?”

“Ne puoi far entrare uno solo?”, dice un uomo sulla quarantina in quinta fila, sorridendo. Quell’uno solo, ovviamente, sarebbe dovuto essere lui.

Quando la pressione si fa troppo forte il buttafuori dice: “No comment”. E se ne va anche lui. Dei ragazzi arrivati da poco pensano che Del Piero stia per uscire da un momento all’altro, e tengono il telefonino il più in alto possibile puntato sulla porta gialla. Qualcuno ogni tanto scatta una foto, alla porta gialla.

Si fanno le sei. Del Piero non è ancora arrivato. Una ragazza in prima fila, la più disperata di tutte, con degli orecchini coi colori della bandiera americana (ma con una forma astratta che non rappresenta nulla, forse una macchia d’inchiostro ma non avrebbe senso), dice alla porta: “E quella davanti a me è entrata pure senza libro!”. Tiene in mano, sospeso oltre le transenne il libro dalla parte della quarta di copertina: “Mi chiamo Alessandro Del Piero e gioco a calcio. Tutti i miei sogni di bambino si sono avverati. Non penso che a un uomo possa toccare una sorte migliore”.

Quando una professoressa viene a richiamare dei ragazzi dietro di me il cui pullman partiva alle sei, me ne vado anch’io. Perché va bene avere dei sogni, ma se a un certo punto non si sono avverati tanto vale andarsi a mangiare una rustichella all’Autogrill.

Giornalismo e nuove tecnologie – Un cambiamento radicale nel modo di comunicare – A cura dell’Accademia della Crusca – Sala Azzurra, ore 16.30

di Marta Ciccolari Micaldi

Non si poteva sperare in una maggiore profondità critica e in una così ricca esperienza sul campo per concludere il dibattito sui new media che ha animato, nelle sue forme più diverse, l’intera 25esima edizione del Salone del Libro. La Sala Azzurra ospita una tavola rotonda d’alto livello: moderate con eleganza da Ugo Cardinale (“il dotto” docente di Linguistica), si alternano le opinioni di Enzo Golino (“il saggio” dell’Espresso), Anna Masera (“la super social” de La Stampa), Giovanni Santambrogio (“l’economo” de Il Sole 24 ore), Giorgia Garberoglio (“la giovane” di Leggo) e Ilaria Bonomi (“la prof” dell’Accademia della Crusca). L’incontro si apre alla Columbia di New York, che, nelle parole di Cardinale, rappresenta la fucina critica più brillante a proposito di giornalismo e new media, in primis perché quest’anno il Premio Pulitzer compie 100 anni. La domanda che dalla Columbia arriva oggi a Torino è: che tipo di giornalismo sopravvivrà? Quello specializzato, digitalizzato e socializzato, spiega Cardinale, anche se non si risparmia di paragonare la sorti del giornalismo alla trama di un libro giallo. Il finale è ancora misterioso.

La parola passa poi agli ospiti, orchestrati a seconda del loro lavoro e delle loro conoscenze: Golino incanta con l’aneddotica e la saggezza del grande professionista in pensione (che però ancora scrive, e come!), il quale tuttavia sostiene a gran voce che le nuove tecnologie non sono il diavolo e che è necessario aver cura della “cucina giornalistica” come lo si faceva una volta, solo con strumenti diversi (il controllo delle fonti, ad esempio); la Masera interroga il giovane pubblico sull’uso di Facebook, lo stuzzica sollecitando alzate di mano e ponendo una domanda tanto materiale quanto urgente: “lo stipendio chi ce lo paga se volete l’informazione gratis?”; mentre la collega de La Stampa, dopo il suo intervento, si dedica ad interagire con i suoi follower Twitter dall’iPad direttamente dal tavolo dei relatori, Santambrogio si occupa proprio di analizzare l’aspetto economico dell’informazione citando Debenedetti : “il giornale cartaceo costerà di più e diventerà uno strumento di approfondimento per forgiare idee proprie!”; veloce e conciso l’intervento della Garberoglio che evidenzia una somiglianza diretta tra linguaggio del free press cartaceo e linguaggio dei new media: entrambi puntano alla brevità e sono nelle mani dei giovani: infine la Bonomi analizza l’aspetto linguistico del nuovo giornalismo, sostenendo come l’atteggiamento verso la parola scritta sia diventato più informale e meno timido, più creativo (è da qui che arrivano i neologismi, non più dalla letteratura) e meno lontano dal parlato.

Dal pubblico arriva una nota dolente: dov’è finito il correttore di bozze che ci eviterebbe di notare così tanti refusi nella stampa online? È stato mandato via, dice Golino, e il testo spesso passa dal pc del giornalista alla pagina web e i giornalisti dovrebbero fare più attenzione. È senz’altro vero, ma dopo quest’incontro così denso di idee ragionate, qualcosa alla categoria glielo possiamo ancora perdonare!

Nota in defensa de Fernando Arrabal

(pubblicata sul Corriere nazionale)

di Francesco Forlani

… autre arrabalesque: “Dis-moi, cher arbre, pourquoi toi qui as tant de branches accueilles-tu si bien le “desterrado” dans tes bras? (Dime, querido árbol ¿por qué tù, que tantas ramas tienes, acoges tan bien al desterrado entre tus brazos?)

Oggi, al Salone del Libro, volevo sentire Alessandra Terni leggere qualcosa. Leggere qualcosa che non fosse una pagina di un’opera condivisa. Alessandra è un’amica incredibile. Risponde presente ogni volta che c’è da fare letteratura. Così volevo sentirla leggere qualcosa che non conoscessi, qualcosa che gli era stato detto di leggere in tanto che reader ufficiale al Salone. Ecco perché sono andato all’incontro con Ricardo Menèndez Salmon, moderato dall’eccellente Saverio Simonelli. Appena sono arrivato ho ritrovato la mia amica Ornella e per la prima volta ho potuto incontrare Ernesto Ferrero al salone. Gli ho detto dell’Azione Atzeni, di cui avevamo parlato a una conferenza fatta insieme su Cendrars e Céline, e dei quattro incontri. Gli ho detto di di come fossero andate bene le cose, e non tanto inspiegabilmente, visto che c’era la passione di tutti in gioco. Ernesto Ferrero è stato davvero un amico dello scrittore sardo, e mi ha detto poche frasi a conferma del sentimento autentico che lo legava a lui.

Mi sono seduto. Mi sono seduto e abbandonato in una quinta fila mentre echeggiavano ancora le parole dette all’incontro di oggi con Quinta di Copertina, sull’abbonamento all’autore. Qualcuno di voi si starà certamente chiedendo dove voglia andare a parare questa nota. Bene. Ricapitoliamo. Salone del libro, l’amicizia, l’amore per la letteratura, lo scrittore che genera un’opera che trova, senza cercarlo veramente, un pubblico non all’altezza. Un pubblico che vuole dire, editori, scrittori, lettori, e quant’altro.

Così dopo che Alessandra aveva letto dei passaggi, e l’interprete tradotto, e il moderatore accomodato per i presenti in sala, il discorso si è allontanato sul finale dallo specifico del libro, appena pubblicato da Marcos y Marcos, per affrontare questioni più generali. La Spagna d’oggi, la Spagna di ieri, la crisi, la tristezza.

Così Ricardo Menèndez Salmon ci dice, a un certo punto, che la Spagna è oggi un paese triste. Lui ha l’aria allegra e in più d’uno ci prende un moto di non accettazione. Non siamo indignados, però. E allora davvero curioso di sapere cosa lo scrittore pensasse di una cosa che avevo scoperto al mattino, gli chiedo di sta cosa.

Sta cosa è che vagando per la piazza di Spagna così si chiama lo spazio dedicato a uno dei due paesi ospiti del salone, lungo la curvilinea libreria del grande stand, ho notato che mancava una voce. Nel grande dizionario della letteratura ti accorgi da subito se manca una voce come quando alle superiori nel fare una versione, prima ancora di aprire il dizionario bastava notare la pagina strappata di sguincio per prevedere che la parola in questione fosse proprio su quella. Per sicurezza ho chiesto a un addetto, ma gli addetti si sa che non dicono più di quanto non si veda, e un’altra persona, più responsabile mi ha confermato l’assenza. Tra tutte le voci mancava, e di certo non la sola, quella di Fernando Arrabal. Que pasa? Nada de nada, mi dice, di Arrabal. Pas d’Arrabal, come un passo di danza. Così chiedo allo scrittore spagnolo di cui Alessandra ha appena finito di leggere una pagina, cosa ne pensa di Fernando Arrabal. Lui fa una smorfia come di stizza, manco gli avessi chiesto dei mondiali di calcio di Spagna e poi testualmente dice:

“Fernando Arrabal non è uno scrittore spagnolo. Ha vissuto tutta la vita in Francia e si è imbevuto di quella cultura. Da noi si sa poco di lui, e l’immagine il fotogramma che galleggia da noi (qui vale la licenza poetica) rimasto impresso nell’immaginario collettivo degli spagnoli è di una trasmissione televisiva in cui era ubriaco”. Rimango senza parole. la ragazza con il microfono gelato di sala mi sorride, vorrebbe porgermelo per una replica ma le faccio segno di no. Tengo a mente ancor prima di averlo appreso, l’insegnamento di un mio carissimo amico torinese sul cosa fare in questi casi. Il suo papà gli diceva infatti che in casi come quelli perfino il silenzio si dimostrava insufficiente a stabilire un ordine nel disordine della mediocrità.

Certo ci stava un beau geste alla Michele Mari che schiaffeggiò un noto critico che aveva pisciato fuori dal vaso, o un pamphlet seduta stante sulla falsa riga di quello bellissimo di Pasquale Panella rivolto a Gianni Boncompagni. Gianni Boncompagni che poco dopo la morte di Lucio Battisti aveva detto: ” Dio li fa e poi li accoppa”. E Pasquale Panella, ultimo collaboratore ai testi di Battisti, gli aveva risposto :«Permettetemi di essere il teppista che sono (…) Vieni fuori, che facciamo un po’ di letteratura con le mani… Ballerinette cionche dei miei coglioni che non siete altro… State mettendo un popolo di spettatori sotto le spiritosaggini dei vostri livori». Una cosa così.

Invece rimanevo in silenzio basito, pensando a Fernando Arrabal, al panico, patafisico, straordinario autore di opere memorabili. Letterarie, di narrativa e poesia, teatrali, cinematografiche, Su wikipedia è scritto:

” l’unico ad aver collaborato con tutte quelle che sono le tre icone dell’arte contemporanea: André Breton per il Surrealismo; Tristan Tzara per il Dadaismo e Andy Warhol per la Pop art.

“L’opera completa del suo teatro, edita nelle principali lingue, è stata pubblicata in due volumi di più di duemila pagine nella collezione Clásicos Castellanos (Classici Spagnoli) della casa editrice Espasa nel 1997 e aggiornata nel 2009.”

“Ancora vigente la dittatura franchista, nel 1967 Arrabal fu portato in giudizio e condannato alla detenzione, nonostante le proteste e le dimostrazioni di solidarietà della maggior parte degli scrittori dell’epoca, da François Mauriac a Arthur Miller, a cui si aggiunse l’esortazione del drammaturgo irlandese Samuel Beckett, che dichiarò: «Se una colpa c’è, che venga giudicata alla luce del grande merito di ieri e della grande promessa di domani e venga quindi perdonata».

Voce che si conclude così:

La morte del Generale Franco ha finalmente permesso di riconoscere l’importanza dell’opera di Arrabal anche nel suo Paese natale. Alcune pièce hanno goduto di un’accoglienza costante negli anni, come per esempio Carta de amor con María Jesús Valdés portata in scena nel Teatro Nacional”

Io di Fernando ho un’opera dedicata, La pierre de la folie” e quando vado a Parigi mi capita di andare da lui ad incontrare altri spiriti liberi. Ho pubblicato e in alcuni casi tradotto alcune cose sue per nazione Indiana, la rivista Sud, e recentemente insieme a Riccardo De Gennaro un suo omaggio a Jarry su “Il reportage”.

Il tipo, sì lo scrittore ha detto che Fernando Arrabal non è uno scrittore spagnolo.

E così, di getto, facendomi prestare una penna da Ornella e il foglio da Alessandra ho scritto questo:

TAMBIEN (por Fernando Arrabal)

Beckett non è Irlandese

Nabokov non è Russo

Ionesco non è Rumeno

e Cioran tambien

Kristof non è Ungherese

Savinio non è Italiano

Kafka non è Ceco

e Kundera tambien

Picasso non è Spagnolo

e Buñuel tambien

ma poi chi cazzo è

dice il mio amico Enrico

Ricardo Menéndez Salmón

di lui sappiamo solo che è spagnolo

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#DirettaSalone – Sabato 12 maggio https://minimaetmoralia.it/editoria/direttasalone-sabato-12-maggio/ https://minimaetmoralia.it/editoria/direttasalone-sabato-12-maggio/#comments Sat, 12 May 2012 16:21:02 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7856 Pubblicare il proprio libro ai tempi degli ebook - Book to the future
Relatori: Sergio Covelli, Mauro Sandrini (Self publishing lab)

di Marta Traverso - Ledita

Libri di carta, libri digitali. Libri pubblicati con un editore, libri messi in rete attraverso il self-publishing. Possiamo dibattere quanto vogliamo sui pro e i contro della questione, ma sempre di libri si tratta.

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Pubblicare il proprio libro ai tempi degli ebook – Book to the future
Relatori: Sergio Covelli, Mauro Sandrini (Self publishing lab)

di Marta Traverso – Ledita

Libri di carta, libri digitali. Libri pubblicati con un editore, libri messi in rete attraverso il self-publishing. Possiamo dibattere quanto vogliamo sui pro e i contro della questione, ma sempre di libri si tratta. Libri che qualcuno ha scritto perché un giorno gli è venuta in mente una storia e ha avuto voglia di provare a viverla, a renderla una narrazione, a svilupparla, a perderci le notti e sperare che un giorno diventasse qualcosa.

Lo scrittore è una persona, e come tale è dotato di quel meraviglioso dono che è il libero arbitrio, il diritto a scegliere. Ecco, il self-publishing è una scelta. Rivolgersi a un editore è una scelta. Pubblicare il proprio libro solo su carta, solo in digitale o in entrambe le forme è una scelta. Oggi la rete fornisce a tutti gli scrittori gli strumenti per imparare a vivere in modo più consapevole la loro scelta, qualunque essa sia.

Il self-publishing non è editoria, perché l’autore non è vincolato da alcun contratto. Il suo unico vincolo è se stesso. Se un autore sceglie il self-publishing sa che dovrà prendersi a carico l’intera filiera editoriale, tutte quelle attività che di norma svolge l’editore. Sa che la responsabilità della qualità, dei risultati di vendita e della promozione del libro è sua. Sa che sta costruendo il suo brand da zero senza associarlo a un brand già consolidato (quello dell’editore). Sa che se scrive un romanzo, un racconto o una poesia e lo carica su Amazon, Narcissus o una qualsiasi altra piattaforma senza curare troppo la qualità del testo e del prodotto, poi non può lamentarsi se nessuno lo compra.

Il self-publishing non è sinonimo di anarchia letteraria: anche perché gli ebook sul mercato possono essere tantissimi, ma i criteri di scelta e l’intelligenza dei lettori non cambia. Se un testo è ben scritto, sarà premiato a prescindere da come e sotto quale forma è stato pubblicato. Paradossalmente, per uno scrittore il self-publishing è molto più difficile della ricerca di un editore. È una scelta difficile, ma sempre di scelta si tratta.

Hellzarockin’ – Dall’iPad alla carta il percorso inverso dei miti del rock – Sala Avorio ore 15

di Marta Ciccolari Micaldi

Avorio come gli elefanti, caldo torrido come la giungla: l’incontro inizia con qualche difficoltà, forse dovuta a quel piccolo segreto mondano che tutti sanno e hanno condiviso ma nessuno ha la sfrontatezza di confessare: i dionisiaci bagordi della sera prima. Si sorvola. La temperatura della saletta (senza finestre né aria condizionata) dove siamo raccolti in una dozzina è altissima, i ragazzi che devono presentare il progetto Hellzarockin’ un po’ lenti a partire, un po’ senza olio negli ingranaggi. Il progetto, però, colpisce da solo, anche senza oliata presentazione: in mezzo al tanto discutere di “digitale vs/e/o cartaceo”, la casa editrice Tunuè, specializzata nella pubblicazione di fumetti, propone un contenuto reale, concreto, davvero sperimentale e binario. Una storia accattivante in una app per smartphone e tablet, di nome,
appunto, Hellzarockin’.

Si sfoglia a seconda dei formati del proprio device, è colorata ed è stata realizzata dai disegnatori senza passare dalla carta, ma servendosi direttamente di supporti digitali, di tavolette su cui – evidentemente – si può disegnare. Contenuto narrativo, immagine e tecnologia interagiscono tra loro così felicemente che quasi fa un po’ strano: gli editori, cogliendo l’innovazione del loro stesso esperimento, dichiarano di aver voluto fare un piccolo salto indietro nel tranquillizzante mondo della pagina cartacea, realizzando lo stesso identico fumetto della app su carta, in forma di album, come gli altri.

Obiettivo: avvicinare il pubblico a una felice convivenza tra i due tipi di lettura , senza strappi o frizioni. I responsabili del progetto – ora davvero brillanti nel descrivere il loto prodotto – usano le parole “futuro” ed “esperimento” con una concretezza che finalmente dà sollievo, anche quando arricchita di tecnicismi di cui tanta parte del pubblico non ha colto molto se non il fascino. Un solo grande assente durante l’incontro: il rock di cui si faceva cenno nel titolo. Peccato.

“Il momento è delicato” – incontro con Niccolò Ammaniti – sala gialla ore 16:30

di Paula Scalamogna

“A leggere sono una pippa”. Ecco in questa frase che si apre l’incontro con Niccolò Ammaniti che presenta, con la collaborazione di Giovanna Zucconi, la sua ultima raccolta di racconti “Il momento è delicato” (Einaudi Stile Libero Big 2012).

Niccolò non nasconde una buona dose d’ansia, ma la lettura di “Un uccello molto serio” (racconto nato dal sodalizio con Antonio Manzini) ne esce chiara e piena di humour. Il pubblico applaude, ride e si diverte insieme all’autore. Ammaniti non si smentisce, come sempre. Il suo stile, connubio di ironia e grottesco (fin quasi soprannaturale) è un marchio inconfondibile e i lettori, che conoscono e apprezzano la sua scrittura, ne sono consapevoli fin da principio. “Sono i particolari che caratterizzano i miei personaggi. E i lettori che mi seguono questi particolari li riconoscono subito” afferma l’autore. Il carattere delle figure che caratterizzano le sue opere nasce dal ricordo di persone conosciute, vicini di casa, ex compagni di scuola, persone che hanno, in qualche modo, fatto parte del suo passato. Ammaniti mette molto di se in ciò che racconta, dice infatti: “All’inizio provavo molto fastidio nel mettere parti di me e della mia vita nelle storie che scrivevo, ma oggi, la vecchiaia (qui interviene la Zucconi correggendo il termine vecchiaia con “maturità”, ma lo scrittore non è d’accordo) mi ha permesso di superare e accettare la cosa”.

Ammaniti dimostra, anche nelle interviste rilasciate in passato, un affetto sincero nei confronti del suo pubblico. Dice: “I buoni libri non sono fatti dagli scrittori, ma dai lettori che, utilizzando l’immaginazione, a volte arrivano fin dove l’autore stesso non riesce”. Dopo aver spiegato la differenza tra un romanzo, paragonato ad una storia d’amore, e un racconto, visto più simile alla “passione di una notte”, Niccolò svela il perché del titolo della raccolta.

Il pubblico, sempre più divertito di fronte alla schiettezza delle sue risposte, abbandona la sala con quest’ultima frase: “I miei editori continuano a ripetermi che oggi con i racconti si vende poco e che il momento è delicato. Si, ma è da vent’anni che il momento è delicato”

Ebook, un nuovo formato per il giornalismo – Anna Masera, Marco Bardazzi e Giuseppe Granieri  – area book to the future ore 15:00

di Angelo Ventriglia

“La carta ha finito il suo ciclo di innovazione”. Così Giuseppe Granieri fotografa il momento storico che l’editoria sta vivendo,  evidenziando che, se abbiamo certezze sull’autore e sul suo rapporto con il lettore, i generi e le tipologie di contenuto presentano una definizione piuttosto sfumata.

Molto illuminante, a mio avviso, l’intervento di Marco Bardazzi. Secondo lui, “il metodo giornalistico può (deve!) adeguarsi ai nuovi modi di raccontare la realtà”, portando subito come best practice il trasferimento della redazione de La Stampa. I nuovi spazi saranno organizzati in cerchi concentrici – che qualche suo collega ha già battezzato “gironi danteschi” – per favorire un “pensiero integrato” tra carta e digitale.
Nella stessa direzione va anche l’operazione fatta con l’ebook “La grande crisi”, abbinato a una web story di 20 minuti che potrebbe essere sfruttata, ad esempio, da un insegnante per introdurre le sue lezioni di storia o, più in generale, per vivere un’esperienza nuova di fruizione del contenuto.

L’attenzione dei tre si è poi concentrata sul giornalismo d’inchiesta –  appiattitosi troppo, negli ultimi tempi, sulla pubblicazione degli atti giudiziari – che potrebbe tornare ad avere spazio sul mercato editoriale in formato ebook.  Senza dimenticare, però, che fare vere inchieste vuol dire “consumare le suole delle scarpe”, uscire dalle redazione e non limitarsi a cercare gli user generated contents online.
In chiusura, un’importante questione posta da Anna Masera: la mancanza di tempo come variabile cruciale, che sta imponendo articoli molto brevi e lasciando poco spazio all’approfondimento, con evidenti ricadute sul giornalismo d’inchiesta. Secondo la giornalista, l’utente preferisce informarsi attraverso i social network anziché consultare i siti  dei quotidiani, privilegiando “la notizia” al contenuto.
Giuseppe Granieri è convinto, invece, che i media social si attivano momenti diversi di attenzione, non tipi differenti di pubblico. Il lettore preferisce conoscere subito il fatto attraverso gli amici, le pagine Facebook o i Following di Twitter, per poi cercare l’approfondimento presso le fonti più autorevoli (trovandomi pienamente d’accordo!).

Incontro con Ginevra Bompiani: Il tempo delle donne – sala blu ore 19:00

di Simone Calabrò

Il pubblico è numeroso, per lo più donne, con la curiosa presenza di un sosia invecchiato di Jack White.

Si comincia con la lettura da parte di David Riondino, che ricordavo meno canuto, che legge con grande intensità e sincera passione. Il libro parla di due amiche in una beauty farm. Descritto dalla Bompiani come un luogo dove “ci si illude di una rinnovata gioventù o ci si nasconde”. La Bompiani poco e lentamente, ma con l’aria (raramente riscontrata negli incontri da me seguiti) di avere “qualcosa da dire”.

Le letture continuano. Il romanzo ha come temi la solitudine, l’ossessione della giovinezza e le malattie della vanità: non male. Si conclude con una nota sociopolitica prendendo come spunto Berlusconi: “I soldi e la tecnologia fanno miracoli ma quest’uomo, comunque, paga per a vere delle donne”. Mi metto a ridere, ma neanche poi tanto.

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Salone? Stavolta ci esponiamo altrove https://minimaetmoralia.it/editoria/salone-stavolta-ci-esponiamo-altrove/ https://minimaetmoralia.it/editoria/salone-stavolta-ci-esponiamo-altrove/#respond Sat, 12 May 2012 14:09:10 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7844 Quest'anno :duepunti edizioni non partecipa al Salone del Libro, ma sceglie di incontrare i lettori altrove. Di seguito il comunicato stampa e qui l'editoriale dei tre editori e le ragioni della loro assenza al Salone.

Il maggio di :duepunti tra politica incontri e libri

Anche quest’anno è arrivato maggio, e sempre più forte si fa la pressione sugli editori e sui loro uffici stampa: ci siete al Salone? ci vediamo al solito stand? cosa presentate di nuovo? chi portate? Domande che di questi tempi suonano un po’ come: (r)esistete ancora? siete ancora vivi? Ebbene: quest’anno NON CI SAREMO. Ma (R)ESISTIAMO ANCORA e SIAMO ANCORA VIVI.

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Quest’anno :duepunti edizioni non partecipa al Salone del Libro, ma sceglie di incontrare i lettori altrove. Di seguito il comunicato stampa e qui l’editoriale dei tre editori e le ragioni della loro assenza al Salone.

Il maggio di :duepunti tra politica incontri e libri

Anche quest’anno è arrivato maggio, e sempre più forte si fa la pressione sugli editori e sui loro uffici stampa: ci siete al Salone? ci vediamo al solito stand? cosa presentate di nuovo? chi portate? Domande che di questi tempi suonano un po’ come: (r)esistete ancora? siete ancora vivi? Ebbene: quest’anno NON CI SAREMO. Ma (R)ESISTIAMO ANCORA e SIAMO ANCORA VIVI.

Non rinunciamo a incontrare i nostri lettori, a confrontarci e a scambiare idee con colleghi, autori, traduttori, librai e curiosi, ma continuiamo a farlo attraverso altri canali, altre occasioni, con interlocutori più attenti e che sappiano mettersi in discussione senza rimanere in balia delle sirene (né di Ulisse, né della contraerea). In attesa di scorgervi un mutamento di direzione, un’idea, una visione sull’editoria che cambia, salutiamo il Salone e le sue cene esclusive. Stavolta facciamo a casa da noi, veniteci a trovare in redazione o in rete. Parleremo di libri, di lavoro culturale, e anche di politica.

Non ci ha convinto neppure l’iniziativa “Il maggio dei libri”, promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali, il Centro per il libro e la lettura e l’Associazione italiana editori, con il suo slogan «Fuggiamo insieme. Cresciamo insieme. Con i libri e la lettura». Non siamo fuggiaschi, come suggerisce il segnalibro annodato a richiamare il lenzuolo del carcerato. Ci pare che il problema della scarsa diffusione della lettura in Italia, in assenza di un chiaro disegno politico di sviluppo economico e culturale, non possa essere risolto con una campagna di sconti. Gli sconti fanno piacere, ma durano poco. Noi vogliamo cambiare le regole. Le giuste esigenze dei lettori devono essere affrontate con un’equa e trasparente determinazione dei prezzi. DUNQUE :duepunti non aderisce all’iniziativa prevista nelle librerie italiane dal 19 al 23 maggio e NON FUGGE.

:duepunti guarda con interesse e partecipazione al laboratorio del Quinto Stato, preziosa opportunità di confronto con persone e soggetti collettivi di cui condividiamo non solo problemi e preoccupazioni, ma anche valori e obiettivi.

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minima & moralia – #DirettaSalone https://minimaetmoralia.it/editoria/minima-moralia-direttasalone/ https://minimaetmoralia.it/editoria/minima-moralia-direttasalone/#comments Thu, 10 May 2012 08:27:03 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7772 Venti saloni fa, nel 1993, minimum fax fece il suo debutto al Lingotto e in editoria, realizzando una versione quotidiana della sua rivista via fax in diretta dal Salone del Libro. Quest’anno ripeteremo l’esperienza avvalendoci della nostra rivista online minima & moralia, il 2° blog letterario in Italia secondo la classifica ebuzzing.

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minimaetmoralia – #DirettaSalone

minimum fax e i suoi lettori raccontano il Salone del Libro

Venti saloni fa, nel 1993, minimum fax fece il suo debutto al Lingotto e in editoria, realizzando una versione quotidiana della sua rivista via fax in diretta dal Salone del Libro. Quest’anno ripeteremo l’esperienza avvalendoci della nostra rivista online minima & moralia, il 2° blog letterario in Italia secondo la classifica ebuzzing.

Ogni giorno gli “inviati” di minima & moralia – #DirettaSalone (redattori del blog, autori minimum fax e soprattutto voi, lettori e visitatori del Salone) andranno a sentire conferenze, eventi, convegni, letture per raccontarle poi in dieci righe. Le pubblicheremo immediatamente sul blog: i lettori potranno così seguire in diretta da casa il programma della fiera grazie alle vostre “corrispondenze”.

Ogni giorno dal 10 al 14 maggio (alle 10.30 e alle 14.30) ci saranno due riunioni di redazione allo stand minimum fax (G102) per coordinare il lavoro dei collaboratori.

A partire da questo momento ci si può prenotare, dopo aver dato un’occhiata al programma del Salone, mandandoci una mail, con l’indicazione degli eventi (e: sala, data, ora) che si intende seguire.

Qui info e regolette pratiche su minima & moralia – #DirettaSalone.

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