Stanislav Grof Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/stanislav-grof/ un blog di approfondimento culturale Wed, 03 Apr 2024 21:45:15 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Stanislav Grof Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/stanislav-grof/ 32 32 Cento settimane di psichedelia – intervista a Federico Di Vita https://minimaetmoralia.it/interviste/cento-settimane-di-psichedelia-intervista-a-federico-di-vita/ https://minimaetmoralia.it/interviste/cento-settimane-di-psichedelia-intervista-a-federico-di-vita/#comments Wed, 03 Apr 2024 19:31:03 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=53590 Federico Di Vita, già curatore del saggio La scommessa psichedelica, da qualche anno porta avanti il podcast Illuminismo psichedelico, arrivato alla centesima puntata e affermatosi come punto di riferimento essenziale nella divulgazione italiana sul tema. Di Vita, siamo a cento puntate. Ricordo bene quando registrammo la prima. Ti aspettavi di arrivare fin qui? La mia […]

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Federico Di Vita, già curatore del saggio La scommessa psichedelica, da qualche anno porta avanti il podcast Illuminismo psichedelico, arrivato alla centesima puntata e affermatosi come punto di riferimento essenziale nella divulgazione italiana sul tema.

Di Vita, siamo a cento puntate. Ricordo bene quando registrammo la prima. Ti aspettavi di arrivare fin qui?

La mia idea era dall’inizio quella di fare un podcast con centinaia se non migliaia di episodi, di quelli che non finiscono mai. Ci sto riuscendo, anzi ci ho messo anche troppo ad arrivare a 100, per fortuna nell’ultimo anno ho cominciato ad accelerare. È fondamentale dire che niente di questo sarebbe stato possibile senza la lungimiranza e la generosità dell’Associazione Luca Coscioni, e quindi di Marco Perduca e Marco Cappato, che sin dall’inizio hanno creduto in Illuminismo psichedelico.

Cosa è cambiato nel mondo della psichedelia, sia italiano che internazionale, da quando hai iniziato?

un’edizione live di Illuminismo Psichedelico

In Italia è diminuito il pregiudizio, e sono aumentate curiosità e predisposizione all’ascolto. Il dibattito nel nostro Paese è per altro abbastanza vivace, a forza di insistere, e anche grazie ai libri che hanno in qualche modo aperto un varco, si sono cominciate a vedere prima recensioni e poi anche articoli autonomi sul tema ben fatti, prime pagine su riviste importanti, come il “Venerdì” di Repubblica, si sono moltiplicate le pubblicazioni e in generale è aumentato l’interesse, mentre invece non è ancora cambiato molto dal punto di vista della ricerca scientifica, e nulla sul piano delle legislazioni (che anzi sono peggiorate, essendo stata nel frattempo vietata l’ayahuasca). All’estero, in alcuni paesi, si sono invece fatti passi importanti anche in queste direzioni, penso agli Stati Uniti, dove non è così lontana l’approvazione come farmaci di MDMA e psilocibina, o all’Australia, che li ha inaspettatamente legalizzati entrambi per gli usi clinici. Tornando negli USA, l’Oregon ha consentito agli adulti di utilizzare legalmente la psilocibina per la terapia e l’esplorazione personale; il Colorado ha legalizzato l’uso di diverse piante sacre, e la California è prossima a compiere uno storico passo in questo senso, legalizzando tutti gli psichedelici. Nel frattempo si sono moltiplicati i progetti di ricerca e con essi – e con i risultati, estremamente incoraggianti dal punto di vista clinico – gli spunti relativi a un dibattito molto ricco. Non ovunque, naturalmente. In questo ambito il mondo anglosassone mi sembra a tutt’oggi quello più avanzato, anche se pure in altri paesi la vivacità e l’interesse sono notevoli, penso alla Germania, alla Repubblica Ceca, alla Svizzera, al Portogallo o alla Spagna – solo per restare in Europa. In ogni caso, solo dieci anni fa un podcast come Illuminismo psichedelico sarebbe stato impensabile, così come l’idea di portarlo in tour e vedere puntualmente ogni data stracolma di un pubblico attento e sempre più informato.

Giorgio Samorini durante la propria iniziazione Bwiti

Cinque puntate di Illuminismo Psichedelico che ricordi con particolare affetto e perché.

È difficile, dato che dici con affetto ne indico alcune che per qualche ragione mi hanno effettivamente emozionato (anche tra queste, per trovarne cinque ci sarà da scremare). La prima è 7. Psichedelici, Amanite, LSD e dintorni con il “drogologo”, come gli capita di definirsi, Giorgio Samorini, vera stella polare del dibattito, della ricerca e della divulgazione psichedelica in Italia. Riuscire a fare una puntata con Samorini (più avanti poi ne ho fatta anche un’altra), per me fu significativo, rappresentava un segnale in grado di testimoniare la credibilità del progetto che stavo iniziando a costruire. Inoltre è una puntata gremita di spunti, come non avrebbe potuto essere altrimenti. Vado in ordine di uscita, dunque la seconda di questa lista è 17. Joyce psichedelico, con lo scrittore e giornalista Edoardo Camurri. Questa è una delle puntate con l’audio peggiore tra tutte e cento, eravamo a casa sua e aveva fatto cilecca il microfono. Verso la fine della puntata Edoardo, per altro una popolarissima voce radiofonica, che mi faceva impressione ascoltare nel mio piccolo podcast, essendo abituato a sentirlo su Radio 3, racconta un dettaglio – presunto – che starebbe alla base dell’ideazione della lingua collassata, impossibile e fertilissima del Finnegans Wake. L’aneddoto riguarda la figlia dello scrittore, Lucia, un nome particolarmente scintillante in questo ambito. Tieni presente che sia Edoardo che io abbiamo delle figlie femmine, il racconto di questa ipotesi ci è sembrato così toccante forse per questo motivo. Non lo svelo, chi vuole se lo vada a sentire. La terza puntata che mi fa piacere citare in questo piccolo diario affettivo è 53. Il finito nell’infinito, con lo psicoterapeuta Michele Metelli, le definizioni nel suo caso vanno strette. È un uomo di estrema sensibilità e cultura, è profondo, conosce le persone e la psichedelia, fa un lavoro di frontiera, se non se la prendesse troppo il miglior modo di descriverlo sarebbe il titolo di sciamano bianco. Le prossime puntate che ricordo sono una coppia, ma in realtà si tratta di un episodio diviso in due: 63. e 64. Illuminismo psichedelico Live in Roma (parte 1 e parte 2) con Nicola Lagioia. Quella è stata una puntata molto emozionante perché è stata la prima dal vivo di Illuminismo psichedelico, poi ne sono seguite molte nel corso di un tour che si chiama The Circus Is In Town. Era toccante anche per la location, eravamo a Roma, per la precisione al Gianicolo, dietro di noi si vedeva tutta la città ed era abbastanza impressionante tornare a Roma, dove sono nato, in veste, be’, di profeta dell’LSD. Non che lo sia, ma molti credo mi vedano così. L’ultima della carrellata è forse la puntata che ogni tanto in macchina riascolto con più piacere di tutte: 69. L’universo nella testa della Pelosa, con il talentuosissimo fotografo Piero Percoco. Questa è per varie ragioni una puntata che rischiava proprio di non stare in questa serie, eppure è bella, fresca, ricca e luminescente. 
(Bonus track: 77. Psichedelia e trauma (Live a Bologna), non la metto “ufficialmente” in classifica perché mi riguarda personalmente).

Che rapporto hai con i tuoi ascoltatori?

Andando in giro di città in città mi sto facendo un’idea più chiara di chi siano i miei ascoltatori, e lo capisco sempre meglio anche grazie a quelli che gentilissimamente sostengono il podcast su Patreon, dove per gli abbonati ho predisposto dei contenuti speciali. Un gruppo su Telegram, frequentatissimo e informatissimo; e dei cerchi di integrazione mensili, per i quali sono coadiuvato da due psicologi, Jacopo Valsecchi e Sara Ballotti. Grazie a queste cose mi sto facendo un’idea più precisa sui miei ascoltatori, che possono essere psiconauti più o meno navigati e informati che tuttavia sentono il bisogno di una rete, che magari non hanno tra i loro contatti amicali; oppure novizi, persone che si stanno interessando a questo mondo e che sentono il bisogno di avere informazioni e qualcuno con cui confrontarsi. Alcuni vivono all’estero, ci sono ragazzi a Berlino, Rotterdam, Barcellona, Dublino e via dicendo, che hanno piacere di sostenere il mio progetto divulgativo e magari di parlare in italiano di psichedelia. Tutti insieme stiamo costruendo una piccola contrada della nazione psichedelica. Con queste persone sono in contatto diretto, in effetti il solo modo per essere certi di trovarmi e confrontarsi con me è proprio questo gruppo, la gestione delle moltissime richieste e messaggi che mi arrivano sui social è infatti a tratti impossibile da sbrogliare, mentre un modo certo per trovare me e quasi altre cento persone interessate e attive è proprio accedere a questo gruppo su Telegram, sottoscrivendo l’abbonamento base su Patreon, cosa che assieme alle donazioni su PayPal e al supporto della Fondazione Luca Coscioni mi permette, di fatto, di continuare a realizzare il podcast. Da qualche tempo alla pagina Instagram ho affiancato anche un canale YouTube totalmente dedicato alla psichedelia… ah, a chi mi ascolta ricordo di “valutare lo show” su Spotify: è molto importante per dargli diffusione dato che, visto il tema, non mi sono permesse sponsorizzazioni dirette.

Come funzionano i gruppi di integrazione mensili?

I gruppi di integrazione, durante i quali sono sempre accompagnato da uno psicologo, sono uno spazio online di condivisione di esperienze passate. Raccontarle in un cerchio è importante per farci i conti e cominciarle ad integrare, così come stare all’interno di una rete di solidarietà consente ai partecipanti di non sentirsi soli, condividendo sensazioni e pensieri, nonché ritrovarsi in eventuali momenti di spaesamento. Inoltre il fatto stesso di fare i cerchi mi permette di individuare casi a volte un po’ più critici, a cui se necessario consigliare percorsi di integrazione più strutturati, magari in forma di psicoterapia o, se necessario, attraverso l’aiuto di qualche psichiatra amico, informato su questo genere di molecole. Inizialmente tenevo un gruppo al mese ma i partecipanti sono diventati troppi per dare il giusto ascolto a ciascuno, così da marzo ho cominciato a farne due, all’inizio di ogni gruppo contiamo le persone che vogliono effettivamente condividere un’esperienza e le dividiamo per il tempo a disposizione.

I lati positivi del “Rinascimento” li vediamo bene, su tutti la caduta dello stigma e la rilegittimazione di queste sostanze. Ma l’arrivo di pubblico e investitori non è sempre innocuo…

Bisogna stare attenti a quella che potremmo chiamare scalata finanziaria ai danni delle molecole sacre, anche perché queste ultime sono suscettibili e tendono a vendicarsi, guarda cosa è successo al tabacco in Occidente, dove è stato piegato a un impiego consumistico e compulsivo – della questione della “addomesticazione delle molecole” parla accuratamente il solito Samorini in Droghe tribali (Shake). A parte questo, viviamo una fase in cui ci sono due grandi rischi paralleli, provenienti dalla stessa matrice, ovvero il Capitale: il primo è che le straordinarie qualità terapeutiche di queste sostanze diventino cure destinate solo alle élite più ricche del pianeta; il secondo che pur di non usare molecole libere, benché già efficacissime così come sono, le case farmaceutiche decidano di modificarle per brevettarle, col risultato di impoverirle e venderle a un costo altissimo. È esattamente quello che è successo con

dispenser di Spravato

Spravato, ovvero l’esketamina, nient’altro che la forma levogira delle ketamina, ma venduta come antidepressivo intorno a 300 euro a fialetta, invece che a 6 (c’è una puntata anche su questo, con lo psichiatra Mauro D’Alonzo). Un’altra cosa che sta accadendo è la virata verso il “profit” di organizzazioni che per anni hanno sostenuto la ricerca psichedelica, come la MAPS, che assieme a compagnie come Compass ora cercano di brevettare di tutto, inclusi i pacchetti terapeutici. Compass è arrivata a tentare di inserire tra le voci di un brevetto cose come “stare stesi su un lettino” o “coprirsi gli occhi con una benda”, per poi toglierle di fronte a una risposta di forte indignazione da parte del pubblico più attento… ma la strada è tracciata e i rischi sono questi. Dato che però a muovere i capitali in ambito di ricerca sono proprio entità come queste, cosa fare? Può sembrare che il margine di manovra sia risicato ma non è così, e la risposta è l’azione politica. In seguito a depenalizzazioni, legalizzazioni, auto-coltivazioni o anche solo legalizzazioni di usi in setting e condizioni definite, chi spenderebbe decine di migliaia di euro per trattamenti brevettati da una casa farmaceutica per ricorrere ai benefici che un fungo dal costo irrisorio può elargire a chiunque, purché curi set e setting?

Quali sono a tuo avviso le prossime sfide per il mondo della psichedelia?

Negli ultimi giorni mi sono accorto di una cosa abbastanza curiosa, nel dibattito internazionale legato alla psichedelia sta cominciando a circolare il concetto di “Illuminismo psichedelico”. Tra gli altri ne hanno parlato Alexander Beiner, autore dell’importante saggio The Bigger Picture: How Psychedelics Can Help Us Make Sense of the World, nonché tra i direttori esecutivi della Breaking Convention, un grande convegno biennale e multidisciplinare dedicato alla psichedelia; e Jerónimo Mazarrasa, tra i direttori della ICEERS Foundation (International Center for Ethnobotanical Education, Research and Service), un’organizzazione non profit dedicata a trasformare il rapporto della società con le piante psicoattive, affrontando alcune delle questioni fondamentali derivanti dalla globalizzazione dell’ayahuasca, dell’iboga e di altre piante sacre. Persone come loro si riferiscono a questa “terza ondata” come Psychedelic Enlightenment e non può che saltarmi agli occhi che questo è il nome del mio podcast, ormai da più di tre anni. Chissà che come “buzz” non abbia cominciato a diffondersi in parte anche grazie a me. Non è necessario supporlo, in fondo dopo il Rinascimento viene l’Illuminismo e quindi l’idea può essere scaturita indipendentemente in persone diverse, tuttavia è un ulteriore piccolo segnale che il lavoro che sto compiendo va nella direzione giusta, in fondo la mia visione coincide con la loro sin dall’inizio: ho sempre puntato al di là delle sole, pur fondamentali, ricadute terapeutiche, guardando sempre un po’ al futuro e tentando di immaginare come dovrebbe essere un mondo un po’ più contaminato dalla visione – già La scommessa psichedelica era impostato così. Sembra che stia divagando ma le nuove sfide per il mondo della psichedelia coincidono proprio con questa visione. Con “Rinascimento psichedelico” si fa riferimento al periodo, il cui inizio si indica convenzionalmente nel 2006, quando in occasione del festeggiamento per il centesimo compleanno dello scopritore dell’LSD Albert Hofmann (che, sì, era vivo e partecipò con un intervento)

Albert Hofmann ritratto da Alex Grey

a Basilea si tenne un convegno divenuto storico, cui fece seguito una vera rinascita di studi dedicati ai potenziali e agli usi clinici degli psichedelici, a cominciare da uno studio svizzero sulle esperienze mistiche chimicamente generate come rimedio per l’ansia da fine vita dei malati terminali. Partì insomma una fase cruciale ma già caratterizzata da una forte nota terapeutica, in cui si ragionava (e ancor oggi si ragiona) di somministrazioni sorvegliate, proposte a persone con specifiche diagnosi, un concetto che di per sé, stante il potenziale di queste molecole, era destinato a trovare un terreno abbastanza fertile in Occidente, essendo quelli di cui parliamo ritenuti farmaci potenzialmente sbalorditivi per il trattamento di una serie di patologie (dal set dei disturbi depressivi, fino all’ansia, alla paura della morte nei malati terminali, al trattamento dell’autismo, o a quello della cefalea a grappolo, della fibromialgia e tante altre). Gli psichedelici in questi ultimi due decenni hanno così cominciato a essere riconosciuti come farmaci, che i medici potranno forse presto prescrivere per curare alcuni pazienti. Al momento ciò non si può fare quasi da nessuna parte, ma anche solo contemplarne la possibilità in modo concreto è stato un grande passo avanti rispetto a vent’anni fa. Oggi cominciamo a ritenere queste molecole, almeno a livello potenziale, un nuovo strumento nello sportello dei medicinali di uno psichiatra. Molto bene ma non basta, anche perché gli psichedelici sono anche molto altro. Questa fase di scoperte ha dato a tali sostanze sacre una legittimità e una accettabilità tra la popolazione che prima non avevano, in Occidente il portato curativo è sempre un ottimo cavallo di Troia: sono entrate nel dibattito pubblico, è calato lo stigma, ma ci sono entrate come farmaci. È un passo importante nel senso della legittimazione ma è una legittimazione che vale solo in ambito medico, per il tramite di un dottore preposto a prescriverle, ciò tiene fuori molto del potenziale intrinseco delle molecole, lo restringe addirittura, imponendo un setting terapeutico pervasivo e diffuso, e soprattutto tiene fuori gli usi che non sono direttamente curativi, compresi quelli cerimoniali, ma non solo, anche quelli “ricreativi”, o forse più correttamente correlati al miglioramento e all’evoluzione personale di persone sane. Ancor oggi la maggior parte di chi usa psichedelici non ha diagnosi cliniche eppure può trarne grandi benefici – al netto dei rischi che l’uso di qualunque sostanza comporta (in una puntata lo psichiatra Valerio Rosso ricordava come ancor oggi più del 90% dei casi di chi arriva in Pronto Soccorso con episodi di slatentizzazione psicotica lo fa in seguito all’abuso di alcol, che è legale). Per “Illuminismo psichedelico”, nel dibattito internazionale, si intende l’intenzione di aprire altre porte, non solo quella farmacologica, e contemplare le potenzialità delle piante sacre per il benessere di persone tutto sommato sane, per cui dunque oltretutto non hanno molto senso i setting di posologia rigidissimi che si adoperano in ambito terapeutico, dove è giusto usarli dato che si interviene per l’appunto su soggetti che sono in palese condizione di crisi o grande difficoltà psichica, per diverse ragioni. Con “Illuminismo psichedelico” ci si riferisce dunque a questa nuova era, ossia a questa “terza ondata” in cui si cerca una definitiva legittimazione di altri usi, usi comunitari e operati da persone in salute, che non per questo meritano persecuzione e anzi hanno a loro volta necessità di legittimazione e accettazione sociale, dato che la modulazione del proprio inconscio dovrebbe essere un diritto inalienabile, una volta rispettato il caposaldo dello Ius romano àlterum nòn lèdere. L’idea è quindi in fondo quella di accettare questi tipi di impego, fare insomma un passo avanti – gli usi di cui parlo possono a loro volta infatti essere regolati e sicuri, previa una conoscenza degli effetti e delle relative misure precauzionali che è necessario implementare, come la cura del set e del setting, o l’attenzione alle interazioni con altre sostanze, a partire dai farmaci – interazioni da evitare perché aumentano i rischi.

Prima o poi il nascente “mainstream psichedelico” dovrà affrontare l’elefante nella stanza: il piano mistico…

Mi dispiace che se ne parli così poco, cerco da tempo ospiti adatti ma è difficile trovarli. La psichedelia è inscindibile dalla mistica fin dalle origini – basti pensare al Marsh Chapel Experiment – ma il territorio è spinoso dato che sfugge a ciò che la scienza può davvero misurare. Anche il rapporto con le filosofie orientali è complesso: sappiamo bene che esiste un legame risalente a quando i pionieri psichedelici partirono per India e Tibet (si pensi alla vicenda di Ram Dass!), ed esistono affinità e sinergie riconosciute (anche dalla scienza) tra psichedelia e meditazione, ma è altrettanto vero che varie scuole di buddismo invitano gli

Ram Dass / Richard Alpert ritratto da Alex Grey

adepti a non fare uso di psichedelici… Ma spero di riuscire a trattare presto temi puramente mistici all’interno del podcast, ho almeno due tracce che sembrano promettere bene. Del resto un paio di puntate alla Chiesa del Santo Daime in Italia le ho dedicate, anche se basare una chiesa sull’uso di un enteogeno potente come l’ayahuasca è un’operazione per certi versi ambigua, l’effetto e la suggestione sono assicurati, e questo che influenza può avere agli occhi di persone più condizionabili? Per me un valore degli psichedelici risiede anche nella loro intrinseca capacità di disintermediare l’esperienza mistica, si può accedere al sacro senza passare da una chiesa e da un prete, quindi: perché farlo? Il mio punto di partenza è ovviamente occidentale, sono uno psiconauta e la vedo in questo modo. Le cose però possono cambiare e non poco assumendo una prospettiva antropologica. Nei contesti sciamanici del centro-america in cui ci sono cerimonie al cui centro ci sono i decotti dell’ayahuasca o della jurema, o anche dei funghi magici, dei cactus mescalinici o dei rospi del genere bufo; così come nel caso delle credenze Bwiti, in Gabon, dove gli “witch doctor” tengono cerimonie che hanno al centro la pianta sacra dell’iboga, possono accadere cose che vanno al di là dell’orizzonte contemplato e comunemente considerato accettabile da una mente occidentale. In un rito con l’ayahuasca, durante un momento di difficoltà, è possibile vedere lo sciamano in carne e ossa accompagnato da altri sciamani-fantasma, che lo aiutano a sbrogliare la situazione. Il “piano spirituale” esiste? O si tratta di suggestioni di una mente sotto effetto di una sostanza psicotropa in un setting codificato lungo secoli? È un altro fronte di indagine che occorre esplorare con i guanti, ma che merita attenzione e ascolto.

Stanno cominciando a vedersi sempre più libri strutturati come “guide”, come Enteogeni di Ralph Metzner (Anima Mundi) o Manuale di psichedelia di Rick Strassmann (Spazio Interiore): è il segno di molte persone che giungono alla psichedelia da canali differenti dal classico underground?

È sicuramente così, me ne rendo conto grazie alla composizione del mio pubblico, non viene tutto dall’undergrond, il dibattito psichedelico e la relativa curiosità nel nostro Paese è cresciuta, andando oltre i confini che fino a qualche anno fa erano l’unico terreno di coltura di questi interessi. La psichedelia è trasversale, anche dal punto di vista politico, come mostrano gli stessi Stati Uniti, dove le depenalizzazioni arrivano sia in stati democratici che repubblicani, e provengono da tutte le classi sociali. In fondo, per dire una cosa che accomuna tutti, la paura della morte e il recupero del rapporto con la stessa è un tema che investe la vita di chiunque.
A chi cercasse terapie psichedeliche, è importante dire che in molti paesi sono sì illegali, ma ci sono anche posti dove si possono fare. Adeguandosi di volta in volta alle leggi vigenti, esperienze del genere sono possibili in alcuni stati europei, come Olanda, Repubblica Ceca o Portogallo – e volendo andare più lontano, in Brasile, Colombia, Ecuador e Perù le cerimonie a base di ayahuasca sono legali; in

motivi Shipibo ispirati dall’ayahuasca

Perù il decotto è persino riconosciuto come patrimonio culturale. Volendo però restare in Italia, un tipo di esperienza psichedelica collettiva di matrice terapeutica e totalmente legale è possibile farla, si tratta della Respirazione Olotropica, un dispositivo naturale di auto-esplorazione e auto-guarigione basato sulla ricerca degli stati non ordinari di coscienza, la Psicologia Esperienziale e Transpersonale e le pratiche Energetico-Spirituali ideato dallo psichiatra Stanislav Grof. La Respirazione Olotropica innesca il potenziale spontaneo della psiche per mezzo di una iperventilazione guidata da facilitatori esperti, che permettono ai respiranti di sprofondare in sicurezza nel proprio inconscio, bendati, al ritmo di musiche evocative. In Italia degli incontri di Respirazione Olotropica sono organizzati da Holotropic Italy, un gruppo di facilitatori di cui fa parte il già menzionato Michele Metelli, insieme agli psicologi Alessandra Spagnoli e Alessandro Pacco, che gestiscono “l’immersione” in modo nientemeno che magistrale. Per avere un’idea di quanto possa risultare sbalorditiva e trasformativa l’esperienza, suggerisco l’ascolto di questa puntata, in cui ho raccolto quattro testimonianze prese a caldo alla fine di una sessione di quattro giorni.

Consiglia dieci libri a chi volesse approcciarsi agli studi psichedelici.

Le porte della percezione di Aldous Huxley (Mondadori); LSD, Il mio bambino difficile di Albert Hofmann (Feltrinelli); Come cambiare la tua mente di Michel Pollan (Adelphi); Manuale di psichedelia di Rick Strassman (Spazio Interiore); L’ordine nascosto di Merlin Sheldrake (Marsilio); Vere allucinazioni di Terence McKenna (Shake); Terapie psichedeliche di Giorgio Samorini e Adriana D’Arienzo (Shake); Conoscenza degli abissi di Henri Michaux (Quodlibet); Il serpente cosmico di Jeremy Narby (Venexia); Il gioco cosmico della mente di Stanislav Grof (Shake).

Un libro psichedelico straniero che meriterebbe traduzione.

Ne dico tre ma ce ne sono davvero molti: clamorosamente manca dagli scaffali delle librerie italiane dalla fine degli anni Sessanta una pietra miliare: The Psychedelic Experience: A Manual Based on The Tibetan Book of the Dead di Timothy Leary, Ralph Metzner e Richard Alpert – ok forse oggi è un po’ datato ma porca miseria, che buco! A questo aggiungo: Trip: Psychedelics, Alienation, and Change di Tao Lin; e The Bigger Picture: How Psychedelics Can Help Us Make Sense of the World di Alexander Beiner.

Alpert, Metzner e Leary, la “Trimurti psichedelica di Harvard” sono tra i miei personaggi psichedelici preferiti… Chi sono i tuoi psychedelic heroes?

Qualche tempo fa, sotto Natale, mi misi lì a ritagliare non so più quante foto, intendevo farne un meme intitolato Italian Psychedelic Legends, eccolo qua:

Non sono personaggi storici ma contemporanei (a parte Giorgio Samorini che il suo posto nella storia della psichedelia ce l’ha già) e non è  importante riconoscere tutti i volti, quello che conta è il messaggio sotteso, in continuità con il piccolo claim che pronuncio (quando mi ricordo) alla fine di ogni puntata: “Siamo Leggenda”. Siamo, perché questa battaglia è collettiva, e Leggenda perché ciascuno di noi ha una scintilla divina dentro di sé, e a me sembra sempre di riconoscerla in chi si impegna in modo profondo e onesto in una battaglia tanto importante.

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[in copertina: opera di Allyson Grey]

 

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La nuova Eleusi: Stanislav Grof intervista Albert Hofmann https://minimaetmoralia.it/interviste/la-nuova-eleusi-stanislav-grof-intervista-albert-hofmann/ https://minimaetmoralia.it/interviste/la-nuova-eleusi-stanislav-grof-intervista-albert-hofmann/#comments Fri, 19 Mar 2021 10:01:23 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=48086 In occasione del ritorno in libreria di “Altrove”, la rivista della Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza, con il numero 21, pubblichiamo questa intervista di Stanislav Grof a Albert Hofmann. L’intervista è stata raccolta nel 1984 a Esalen, in California, ed è stata originariamente pubblicata nel 2002, sul n°9 di “Altrove”, che […]

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In occasione del ritorno in libreria di “Altrove”, la rivista della Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza, con il numero 21, pubblichiamo questa intervista di Stanislav Grof a Albert Hofmann. L’intervista è stata raccolta nel 1984 a Esalen, in California, ed è stata originariamente pubblicata nel 2002, sul n°9 di “Altrove”, che ringraziamo assieme all’editore Nautilus. La traduzione è di Paola Marangon.

Albert Hofmann e Stanislav Grof nel 2005

Grof: È un grande piacere e un onore per me accogliere e presentare il dottor Albert Hofmann, ammesso che abbia bisogno di presentazioni. Come sapete, è diventato famoso in tutto il mondo per aver scoperto un composto che probabilmente è la sostanza più controversa mai sviluppata dall’uomo, la dietilamide dell’acido lisergico, o LSD-25. Quando fece il suo ingresso nel mondo della scienza, l’LSD destò subito scalpore per i suoi effetti straordinari e anche per la sua potenza senza precedenti. Annunciava incredibili promesse per la ricerca e si presentava come uno straordinario agente terapeutico, uno strumento decisamente anticonvenzionale per la formazione dei professionisti in materia di igiene mentale e una fonte d’ispirazione per gli artisti. 
La scoperta del dottor Hofmann sollevò una formidabile ondata di interesse nei confronti della chimica cerebrale e, insieme allo sviluppo dei tranquillanti, fu direttamente responsabile della cosiddetta “epoca d’oro della psicofarmacologia”. Poi, il bambino prodigio divenne un “bambino difficile”. Questo capitolo straordinariamente promettente della psicologia e della psichiatria fu drasticamente interrotto dall’autosperimentazione incontrollata, dalla repressione attraverso provvedimenti amministrativi, legislativi e politici, dalle voci infondate su presunti danni e dall’abuso che ne fecero l’esercito e i servizi segreti. Sono però fermamente convinto che questo capitolo sia ben lungi dall’essere concluso. A prescindere dal fatto che la ricerca e la terapia con LSD vengano o meno riprese nella societa moderna, le scoperte rese possibili dagli psichedelici hanno profonde implicazioni rivoluzionarie per la nostra comprensione della psiche, della natura umana e della natura della realtà. Queste nuove intuizioni sono destinate a restare un importante elemento della visione che il mondo scientifico si sta configurando per il futuro. Prima di cominciare l’intervista, vorrei aggiungere una piccola osservazione personale. La scoperta dell’LSD e il lavoro del dottor Hofmann in generale hanno esercitato una profonda influenza sulla mia vita professionale e personale, per la quale sono immensamente grato. La mia prima esperienza con l’LSD nel 1956, agli inizi della mia carriera di psichiatra, è stata una pietra miliare e un punto di svolta cruciale per me: da allora la mia vita non e più stata la stessa. Questa intervista mi offre quindi l’opportunità di esprimere il mio profondo apprezzamento e la mia riconoscenza al dottor Hofmann per l’influenza che ha avuto sulla mia vita.

Dottor Hofmann, ciò che vorrei chiederle, innanzitutto, riguarda il modo in cui viene in genere descritta la sua scoperta degli effetti psichedelici dell’LSD. Di solito e considerato un evento del tutto casuale, una semplice e accidentale intossicazione. So però che la storia e un po’ più complessa. Ce la può chiarire?

“Albert Hofmann and the new Eleusis”, dipinto a olio di Alex Grey

Hofmann: Sì, è vero che la mia scoperta del’LSD fu casuale, ma fu il risultato di esperimenti pianificati, effettuati nell’ambito di una ricerca sistematica in campo farmaceutico e chimico. Forse è più corretto definirla un caso di serendipità, che significa cercare qualcosa, seguire un determinato programma, e trovare qualcosa di diverso, imprevisto, che puo comunque rivelarsi utile. Questo è precisamente ciò che è successo con l’LSD. Avevo messo a punto un metodo per sintetizzare le amidi dell’acido lisergico nel contesto di uno studio sistematico, il cui scopo era sintetizzare gli alcaloidi naturali dell’ergot. All’epoca, negli anni Trenta, era stato scoperto un nuovo alcaloide dell’ergot, denominato ergometrina o ergonovina. Si tratta del vero principio attivo dell’ergot. La presenza di questo alcaloide nell’ergot è il motivo per cui l’ergotina viene usata in ostetricia come emostatico uterino e come farmaco oxitocico. Questa sostanza è risultata essere un’amide dell’acido lisergico.
Fin verso la fine degli anni Trenta non era stato possibile preparare queste sostanze in laboratorio. Misi a punto una procedura tecnica che consentiva di farlo e riuscii a ottenere una sintesi parziale dell’ergonovina; usai quindi la procedura per preparare altre amidi dell’acido lisergico. Innanzitutto ottenni le modificazioni dell’ergonovina e una di queste, la metergina, un omologo dell’ergononiva, è oggi il principale farmaco usato in ostetricia per arrestare le emorragie postparto. Ho anche usato la procedura per preparare derivati meno prossimi dell’ergonovina, che presentavano maggiori differenze rispetto alla metergina. Uno di questi composti era l’LSD-25, la dietilamide dell’acido lisergico. Il progetto, l’intenzione che avevo, era di ottenere un analettico, uno stimolante dell’attivita circolatoria e respiratoria.

Grof: Era emerso qualche indizio, nei primi esperimenti sugli animali, del fatto che l’LSD potesse essere un agente attivante?

Hofmann: No, sintetizzai l’LSD perché era un analogo della coramina, che è la dietilamide dell’acido nicotinico, sperando di ottenere un analettico. Tuttavia, il nostro farmacologo concluse che la dietilamide dell’acido lisergico non aveva alcuna proprietà interessante sotto il profilo clinico e consigliò di escluderla dalla ricerca. Questo avveniva nel 1938. Ma continuai ad avere la curiosa sensazione che avremmo dovuto provare di nuovo questa sostanza su più vasta scala. Successivamente, cinque anni dopo, nel 1943, decisi infine di sintetizzare un altro campione di LSD. Alla fine della sintesi, accadde un fatto molto strano. Entrai in uno stato simile al sogno, in cui tutto ciò che mi circondava cominciava a trasformarsi. La mia percezione della realtà era cambiata ed era molto piacevole. Comunque, lasciai il laboratorio, tornai a casa, mi coricai e mi godetti una piacevole sensazione simile al sogno che a un certo punto sparì.

Grof: Sospettò subito che si trattasse di un’intossicazione dovuta alla sostanza su cui stava lavorando?

blotter commemorativo del “Bicycle day”

Hofmann: Ebbi il sospetto che fosse successo qualcosa in laboratorio, ma pensavo si trattasse del solvente utilizzato. Avevo usato il dicloroetilene, una sostanza simile al cloroformio, nell’ultima fase della preparazione. Cosi, il giorno dopo, in laboratorio, provai il solvente, ma non accadde nulla. Allora presi in considerazione la possibilità che si trattasse della sostanza che avevo preparato, ma il mio lavoro era molto accurato e naturalmente non avevo assaggiato niente. Tuttavia non escludevo la possibilità che, forse, qualche traccia della sostanza fosse entrata in contatto con il mio corpo. Magari una goccia della soluzione mi era caduta sulle dita e quando mi ero sfregato gli occhi era entrata nei sacchi congiuntivali. In ogni caso, se il composto era la causa di quella strana esperienza, doveva essere un composto molto, molto attivo. Ciò fu chiaro sin dall’inizio, perché non avevo ingerito nulla. Ero perplesso e decisi di condurre alcuni esperimenti per approfondire la questione e per scoprire il motivo di quella sensazione strana che avevo provato.
Poiché sono prudente, iniziai l’esperimento con soli 250𝜇g, ovvero 0,25 milligrammi (gli alcaloidi dell’ergot sono di norma dosati in milligrammi). Doveva essere una dose estremamente bassa e mi aspettavo che non avesse alcun effetto. Intendevo aumentare con molta cautela la quantità di LSD negli esperimenti successivi, al fine di stabilire se i vari dosaggi fossero attivi. Risultò che ingerendo un quarto di milligrammoo, avevo assunto un dosaggio molto potente, molto elevato, di un composto estremamente attivo. Entrai in un curioso stato di coscienza. Tutto intorno a me cominciò a modificarsi: i colori, le forme e anche la percezione dell’ego. Fu molto strano! Mi agitai parecchio pensando di averne assunto troppo e chiesi al mio assistente di accompagnarmi a casa. All’epoca non disponevamo di automobili e andammo a casa in bicicletta.

flacone di Delysid, nome commerciale dell’LSD nel suo periodo di legalità

Grof: Molte persone che hanno preso l’LSD, in particolare in dosi simili, provano grande ammirazione per quella corsa in bici, perché sanno che cosa significhi andare in bicicletta in quelle condizioni.

Hofmann: Durante il ritorno a casa in bicicletta – circa quattro chilometri – ebbi la sensazione di non riuscire a muovermi dal punto in cui mi trovavo. Pedalavo, pedalavo, ma il tempo sembrava rimanere immobile. Nella relazione che scrissi in seguito, menzionai il viaggio in bicicletta per dimostrare che l’LSD modificava la percezione del tempo, citandolo come esempio di distorsione temporale. Successivamente la corsa in bicicletta divenne un aspetto caratteristico della scoperta dell’LSD. Quando arrivammo a casa, ero davvero in un brutto stato. Ero entrato in una realtà cosi insolita, in un universo nuovo e talmente strano che temevo di essere impazzito. Chiesi al mio assistente di chiamare il medico. Avevo l’impressione che il mio corpo non avvertisse più alcuna sensazione. Mi visitò e scosse il capo: era tutto in ordine. Sdraiato sul divano, mi sembrava di essere gia morto. Provavo la sensazione di trovarmi fuori dal corpo. Fu un’esperienza terrificante! Il medico non mi prescrisse nulla, ma bevvi molto latte, come disintossicante aspecifico. Dopo circa sei ore, la percezione del mondo esterno inizio a cambiare. Mi sembrava di tornare da un luogo molto strano, di nuovo a casa nella realtà quotidiana.
Fu una sensazione estremamente gradevole e una bellissima esperienza. Dopo un po’, con gli occhi chiusi, cominciai a godermi il fantastico gioco di colori e forme in continua metamorfosi, che era davvero piacevole osservare. Infine andai a dormire e il giorno successivo mi alzai in ottima forma. Mi sentivo fresco, come appena nato. Era un giorno di aprile e uscii in giardino. Era piovuto durante la notte. Avevo l’impressione di vedere la terra e la bellezza della natura cosi com’era quando fu creata, il primo giorno della creazione. Fu un’esperienza bellissima! Ero rinato e vedevo la natura in una luce completamente nuova.

Grof: Questo tipo di sequenza, il processo morte-rinascita, è stato osservato con regolarità nelle sedute psichedeliche. Molte persone collegano questa esperienza al ricordo della nascita biologica. Vorrei chiederle se, durante l’esperienza, ebbe solo la sensazione di un incontro con la morte oppure si sentì parte di un processo di rinascita biologica?

Hofmann: La prima fase fu davvero terrificante, perché non sapevo se mi sarei ripreso. Ma poi, mentre tornavo, naturalmente mi sembrò di rinascere.

Albert Hofmann con un modello della molecola dell’LSD

Grof: Quando si rese conto che questa sostanza poteva risultare utile in psichiatria?


Hofmann: Immediatamente! Seppi immediatamente che questa sostanza sarebbe stata importante per la psichiatria! Tuttavia, all’epoca, non avrei mai creduto che potesse essere usata per puro divertimento. Per me fu un’esperienza mistica profonda, non un’esperienza piacevole da fare tutti i giorni. Non mi sfiorò neppure l’idea che potesse essere usata a fini ludici. E poi, poco dopo la mia esperienza, l’LSD fu messo a disposizione degli psichiatri. II figlio del mio capo all’epoca, il dottor Werner Stoll, che lavorava presso l’istituto psichiatrico Burghoelzli di Zurigo, condusse i primi esperimenti con l’LSD.
Inizialmente lo provammo nel nostro laboratorio, perché secondo il capo dell’unita Chimica, il professor Stoll, e il capo dell’unità Farmacologia, il professor Rothlin, ciò che affermavo era impossibile. Mi dissero: “Deve aver commesso un errore misurando la dose. È impossibile che un dosaggio cosi basso possa essere efficace”. II professor Rothlin fece quindi un esperimento con due dei suoi assistenti. Per provarlo, presero solo un quinto della dose che avevo assunto io, 50µg. Anche così, ebbero un’esperienza psichedelica! 
Per i primi dieci anni, l’LSD fu il mio “bambino prodigio” e suscitò reazioni positive in ogni parte del mondo. Uscirono circa duemila articoli sulla sostanza in varie pubblicazioni scientifiche, tutto andava bene. Poi, all’inizio degli anni Sessanta, qui negli Stati Uniti si comincio ad abusare della sostanza. Ben presto l’ondata di popolarità dilagò nel paese e l’LSD divenne la “droga numero uno”. Fu quindi usato senza precauzioni da persone che non erano preparate né informate sui suoi effetti profondi. Fu un periodo difficile. Telefonate, panico e allarmi. È successo questo, è successo quello… Anziche un “bambino prodigio”, l’LSD era improvvisamente diventato il mio “bambino difficile”.

Grof: Dunque questa e, in breve, la storia della scoperta dell’LSD. Passiamo ora al capitolo successivo della sua ricerca psichedelica: l’isolamento e l’identificazione dei principi attivi dei funghi magici usati dagli indiani Mazatechi in Messico. Quanto tempo dopo la scoperta degli effetti psichedelici dell’LSD fu contattato da Gordon Wasson?

Hofmann: Lessi su una rivista la notizia che un appassionato di etnologia e micologia, Gordon Wasson, e sua moglie Valentina, avevano scoperto dei funghi che venivano usati in cerimonie rituali da una tribù in Messico. Questi funghi sembravano contenere un principio attivo che procurava effetti simili all’LSD. Naturalmente non sapevo chi fossero gli etnologi, ma ero sicuramente interessato ad esaminare i funghi. Ricevetti poi una lettera dal professor Heim, un micologo francese della Sorbona. Gordon e Valentina Wasson, che avevano scoperto questo antico culto messicano e pubblicato articoli sull’uso rituale dei funghi, gli avevano spedito alcuni campioni, chiedendogli di esaminare i funghi e di condurre un’accurata ricerca botanica.

 

francobollo del Benin dedicato allo Psilocybe Mexicana

II professor Heim cercò di isolare il principio attivo dei funghi, ma non ci riuscì. Anche Wasson aveva iniziato studi chimici sul fungo negli Stati Uniti, presso l’Universita del Delaware, ma neppure la sua ricerca aveva dato esito positivo. II professor Heim, che era al corrente del lavoro svolto a Basilea con l’LSD, mi chiese nella sua lettera se mi interessava dedicarmi a questa ricerca. Fu cosi che l’LSD portò i funghi psichedelici nel mio laboratorio.
 All’inizio avevamo solo 200-300 grammi di Psilocybe. Li provammo su animali, in quanto avevamo maturato una certa esperienza con l’LSD e conoscevamo il tipo di attività farmacologica che ci si poteva attendere da quei principi psicoattivi. Non emerse nulla e il nostro farmacologo avanzò l’ipotesi che i funghi non fossero affatto attivi o che si trattasse dei funghi sbagliati, oppure che avessero perso la loro efficacia dopo l’essiccazione a Parigi. In ogni caso, per chiarire la questione, decisi di sperimentarli su me stesso. Ingerii la dosa indicata nelle prescrizioni dei vecchi annali: 2,4 grammi di funghi secchi. Ebbi un’autentica esperienza lisergica.
Fu molto strano. Li ingerii in laboratorio e dovetti tornare a casa, perché anche in questo caso avevo assunto una dose molto elevata. A casa, tutto sembrava messicano le stanze e l’ambiente circostante sebbene non fossi mai stato in Messico. Pensai di essermi lasciato suggestionare dal fatto che i funghi provenivano dal Messico. Per esempio, c’era un collega, un medico, che mi sorvegliava durante l’esperimento: quando mi controllò la pressione, pensai che fosse un azteco. Aveva un viso tipicamente tedesco, ma io vidi un sacerdote azteco e pensai che mi avrebbe aperto il petto per estrarne il cuore. Fu davvero un’esperienza totalmente messicana.
Dopo qualche ora tornai dal paesaggio messicano con la consapevolezza che non avevamo condotto gli esperimenti adeguati. La ricerca sugli animali non avrebbe prodotto nulla; dovevamo provare l’attivita dei funghi (ai diversi dosaggi) sugli esseri umani. Da allora in poi, i miei colleghi ed io sperimentammo personalmente tutti gli estratti ottenuti dai funghi. Usammo diversi solventi di estrazione e varie procedure di frazionamento per isolarne i principi attivi.

Grof: Quanti stadi ci vollero, dall’inizio alla fine, per identificare chimicamente i principi attivi?

Hofmann: Circa cinque o sei stadi. Alla fine, rimase una quantità molto limitata di funghi, diversi milligrammi di materiale concentrato che era ancora amorfo e poteva essere utilizzato per una cromatografia su carta. Risultò che la sostanza era concentrata in quattro fasi. Tagliammo la cromatografia e quattro miei colleghi ed io ne ingerimmo le frazioni. Quando una si rivelò attiva, potemmo condurre alcune prove, cristallizzare la frazione, ottenere la reazione colorimetrica specifica, e cosi via. Infine, riuscimmo a isolare i principi attivi: si trattava di due sostanze, che denominai psilocibina e psilocina, perché erano state isolate dalla Psilocybe mexicana. Gran parte dei funghi magici usati dagli indiani appartiene al genere Psilocybe. Quindi, una volta ottenute tali sostanze, le sottoponemmo a prove farmacologiche. La loro efficacia rispetto al peso risultò essere circa cento volte inferiore rispetto all’LSD, ma comunque molto elevata. Ciò significa che la dose attiva è di circa 5-10 milligrammi di psilocibina pura. Successivamente ricevetti una lettera del professor Moore del Delaware, che si congratulò con noi per aver risolto il problema dei funghi. Insieme alla sua equipe aveva lavorato per oltre un anno, cercando di isolare i principi attivi di questi funghi senza però riuscirci. Avevano testato tutti i loro estratti sugli animali, tutti i tipi di animali, persino i pesci, ma i loro tentativi non erano approdati a nulla. La nostra ricerca ebbe successo perché testammo le frazioni su noi stessi anziche affidarci agli esperimenti sugli animali. Il professor Moore mi invio quindi i funghi che gli erano rimasti; dopo tutto il suo lavoro, ne aveva ancora circa 12 chili.

Grof: Nell’insieme, quanto tempo ci volle per identificare gli alcaloidi psicoattivi?

Hofmann: Circa sei mesi. Una volta identificate le sostanze dal punto di vista chimico, fummo in grado di sintetizzarle in laboratorio. Potemmo usare il materiale di base che avevamo a disposizione grazie alla ricerca sull’LSD, cioè derivati della triptammina che si potevano usare per sintetizzare la psilocibina e la psilocina. Gordon Wasson, che era banchiere di professione e micologo per passione, fu molto colpito dai risultati. Ignorava il concetto di principio attivo, per lui erano i funghi l’agente attivante. Ci fece visita a Basilea e gli mostrai le componenti attive allo stato puro in forma cristallina. Risultò che il contenuto di principi psicoattivi rappresentava solo lo 0,5% circa dei funghi. Anziché 5 grammi di funghi si potevano ingerire 25 milligrammi di psilocibina. Gordon rimase molto affascinato dai cristalli e disse: “Ah, tra l’altro, gli indiani usano anche un’altra sostanza magica che non è ancora stata studiata scientificamente. La chiamano ololiuqui”.

Grof: E così cominciò un altro importante capitolo della sua ricerca.

María Sabina

Hofmann: Sì. Andai in Messico con Gordon Wasson per studiare le altre sostanze magiche vegetali, l’ololiuqui (semi di ipomea) e la Salvia divinorum, una nuova specie di salvia che gli indiani usavano come i funghi. Incontrammo María Sabina, la curandera o sciamana che aveva dato i funghi ai coniugi Wasson, probabilmente i primi bianchi ad assumere i funghi in una cerimonia sacra. Era già tarda estate o inizio autunno e non c’erano più funghi. Spiegammo a María Sabina che avevamo isolato lo spirito dei funghi, che ora si trovava in quelle piccole pillole. Lei ne fu affascinata e accettò di organizzare una cerimonia per noi. 
Per partecipare alla cerimonia, si deve sempre avere un motivo. Il rito del fungo è una consulenza, come quando si ha un problema e ci si rivolge a un medico o a uno psichiatra. Gordon disse a María Sabina: “Sono partito da New York tre settimane fa e mia figlia è dovuta andare all’ospedale per partorire. Non ho più avuto notizie. II fungo può dirmi com’è andata?” Questo fu quindi il motivo per cui organizzarono la cerimonia. Parteciparono Maria Sabina, le sue figlie e alcuni altri sciamani. Fu una magnifica cerimonia.

Grof: Mi risulta che, in tale occasione, María Sabina le diede il “certificato di qualità” ufficiale, nel senso che dopo aver ingerito le pillole, confermò che i loro effetti erano identici a quelli dei funghi magici.

Hofmann: Sì. Per la cerimonia le diedi delle compresse di psilocibina sintetica. Sapevo che usava un certo numero di funghi e calcolai la quantità equivalente di compresse. Le ingerimmo e fu davvero una meravigliosa cerimonia psichedelica, che si protrasse fino alla mattina. Quando ce ne andammo, María Sabina ci disse che le compresse contenevano davvero lo spirito dei funghi. Gliene lasciai un tubetto e lei disse: “Ora posso tenere le cerimonie anche nei periodi in cui non crescono i funghi”.

Grof: Come passò dalla ricerca sui funghi al lavoro sull’ololiuqui?

María Sabina e Gordon Wasson

Hofmann: Ricevetti una scorta di ololiuqui, i semi di una certa famiglia di ipomee, da Gordon Wasson. Gordon li aveva ottenuti da un indio zapoteco che li aveva raccolti per lui. Questi semi, come i funghi, erano usati nelle cerimonie per una sorta di guarigione magica e per scopi divinatori. Riuscimmo a isolare i principi attivi responsabili dell’effetto psichedelico e fui molto sorpreso di scoprire che i semi contenevano l’amide e l’idrossietilamide dell’acido lisergico e tracce di ergonovina. Si tratta di derivati dell’acido lisergico che conservavo in laboratorio in seguito agli studi sull’LSD. Mi sembrava impossibile, perché i derivati dell’acido lisergico con cui avevo lavorato in precedenza erano prodotti da un fungo, l’ergot.

Grof: Mentre i semi di ipomea provengono da piante da fiore appartenenti a una categoria botanica completamente diversa.

Hofmann: Sì, queste piante appartengono a due stadi molto diversi dell’evoluzione nel regno vegetale, molto distanti l’una dall’altra. È decisamente insolito scoprire le stesse componenti chimiche in stadi molto diversi dell’evoluzione vegetale.

Grof: Ho sentito dire che, in un primo tempo, i suoi colleghi l’accusarono di aver contaminato i campioni della ricerca sull’ololiuqui con i prodotti del lavoro sull’LSD che conservava in laboratorio. Sapendo quant’è meticoloso nel suo lavoro, l’accusa fu davvero oltraggiosa!

Hofmann: È vero. Presentai la prima relazione sulla ricerca nel 1960, alla Conferenza Internazionale sulle Sostanze Naturali di Sidney. Quando illustrai i risultati, i colleghi scossero il capo e dissero: “È impossibile trovare gli stessi principi attivi in una categoria totalmente diversa del regno vegetale. Sta lavorando con tutti i tipi di derivati dell’acido lisergico, deve aver mescolato qualcosa e questo spiega le sue conclusioni”. Ma infine, come si sa, verificarono i risultati e li confermarono. 
Fu la chiusura di una specie di cerchio magico. Ero partito dalle amidi dell’acido lisergico metergina e LSD, e l’LSD aveva attratto i funghi. I funghi mi avevano portato all’ololiuqui, e la ricerca sull’ololiuqui mi aveva riportato alle amidi dell’acido lisergico. Il mio cerchio magico!

Ololiuqui (Rivea corymbosa)

Grof: Ha mai provato l’ololiuqui?

Hofmann: Sì, l’ho provato. Ma, com’e noto, è circa dieci volte meno attivo; per ottenere un effetto apprezzabile sono necessari uno o due milligrammi.

Grof: Come fu l’esperienza?

Hofmann: La sostanza aveva un forte effetto narcotico, ma al tempo stesso provocava uno stranissimo senso di vuoto. In quel Vuoto, tutto perde il suo significato. È un’esperienza molto mistica.

Grof: Di solito, nella letteratura psichedelica si opera una distinzione tra i cosiddetti psichedelici naturali, come la psilocibina, la psilocina, la mescalina, l’armalina o l’ibogaina, che sono prodotti direttamente da varie piante (e questo vale ancora di più per le piante psichedeliche stesse) e gli psichedelici sintetici, ottenuti in laboratorio. L’LSD, che è una sostanza semisintetica e quindi prodotta in laboratorio, è generalmente incluso nella seconda categoria. Mi risulta che lei abbia un’opinione diversa in proposito.

Hofmann: Sì. Quando scoprii le amidi dell’acido lisergico nell’ololiuqui, mi resi conto che l’LSD in realtà non è altro che una piccola modificazione chimica di un’antichissima droga sacra del Messico. L’LSD appartiene quindi, per la sua struttura chimica e per la sua attività, al gruppo delle piante magiche mesoamericane. Non è presente in natura in quanto tale, ma rappresenta una variazione chimica minima di una sostanza naturale. Rientra quindi in questo gruppo dal punto di vista chimico e anche, ovviamente, per i suoi effetti e per il suo potenziale spirituale. L’uso dell’LSD nel contesto psichedelico può essere considerato come una profanazione di una sostanza sacra: avrebbe dovuto ispirare la stessa venerazione che gli indigeni nutrivano per questo genere di sostanze.

Albert Hofmann con Richard Alpert, Allen Ginsberg e Ralph Mentzer nel 1977

Grof: Può dirci qualcosa sui tentativi di isolare gli alcaloidi psicoattivi della Salvia divinorum?

Hofmann: In Messico incontrammo anche un’altra pianta che gli indiani usavano per scopi rituali, come l’ololiuqui o i funghi. Apparteneva alla specie della salvia e non era ancora stata identificata botanicamente. Dopo un lungo viaggio nella Sierra Mazateca, trovammo infine una curandera che celebrava un rito con questa pianta e avemmo modo di provarla. Gordon Wasson, mia moglie e io ingerimmo il succo delle foglie fresche e avvertimmo qualche effetto, ma molto leggero. Era un effetto ben definito, diverso da quello dei funghi.

Grof: Ha tentato di isolare ed individuare chimicamente il principio attivo della Salvia divinorum?

Hofmann: Presi le foglie e ne ricavai un estratto spremendo il succo. Portai l’estratto a Basilea, nel mio laboratorio, con l’intenzione di sottoporlo ad analisi chimica, ma non era più attivo. II principio attivo sembra deperire molto facilmente e il problema dell’analisi chimica a oggi non è ancora stato risolto. Siamo però riusciti a stabilire l’identita botanica della pianta. II Dipartimento di botanica di Harvard ha stabilì che si trattava di una nuova specie di Salvia, cui fu attribuito il nome Salvia divinorum. E un nome sbagliato, un cattivo latino; in realtà dovrebbe chiamarsi Salvia divinatorum. Non conoscono bene il latino, questi botanici… Non ero soddisfatto del nome, perché Salvia divinorum significa “Salvia dei fantasmi”, mentre Salvia divinatorum, il nome corretto, significa “Salvia dei sacerdoti”. Comunque, ormai figura nella letteratura botanica con il nome Salvia divinorum.

Grof: Fu il dottor Richard Schultes ad identificare la pianta a Harvard?

Hofmann: No, fu identificata nello stesso Istituto, ma da altri due botanici, quelli che le diedero il nome.

Grof: Terminò qui la sua ricerca sulle sostanze psichedeliche? Da allora, si è mai interessato ad altre piante psichedeliche, ha fatto nuovi tentativi di identificarne i principi attivi?

Hofmann: No, non più.

Grof: Il lavoro fu interrotto a causa di problemi politici e amministrativi alla Sandoz. Pensa che altrimenti avrebbe proseguito la ricerca? Le sarebbe piaciuto continuare?

Hofmann: Sì, ho gia detto che l’abuso e l’uso improprio ha causato molti problemi. In seguito le autorità introdussero restrizioni in quasi tutti i paesi e naturalmente la direzione della Sandoz smise di interessarsi a questo ramo della ricerca.

Grof: Vorrei chiederle di parlarci di un altro progetto, il lavoro con Gordon Wasson sui Misteri di Eleusi. Nel libro, The Road to Eleusis (Alla scoperta dei misteri eleusini, Apogeo 1996) avanzate l’ipotesi di un culto psichedelico effettivamente esistito e praticato per circa 2000 anni, dal 1400 a.C. al 400 d.C. Sembra inoltre che la scomparsa del culto non fu dovuta a una perdita d’interesse degli adepti, ma all’introduzione di un editto da parte dell’imperatore cristiano Teodosio, che soppresse e vietò le cerimonie pagane.

Hofmann: Nella cerchia professionale degli studiosi di antichità greca, è assodato che gli antichi greci usassero una sostanza psicoattiva nel loro culto. Esistono molti riferimenti a una bevanda sacra, il kykeon, che veniva somministrata agli iniziandi in seguito a preparativi che duravano una settimana. Dopo aver assunto la pozione, gli adepti avevano, tutti insieme, portentose esperienze mistiche di cui non erano autorizzati a parlare né fornire descrizioni precise. Circa vent’anni fa lavorai con uno studioso di antichità greca, il professor Kerenyi, sull’argomento. L’aspetto interessante è: quali erano realmente gli ingredienti del kykeon, la pozione sacra? Avevamo studiato molte piante che il professor Kerenyi aveva proposto come possibili candidate, ma non erano affatto psichedeliche. Poi arrivò Gordon Wasson con la sua tesi, che naturalmente riguardava i funghi, perché lui vedeva funghi dappertutto! Mi chiese se nell’antica Grecia fosse possibile preparare una pozione psichedelica con l’ergot (il fungo da cui viene l’LSD, NdR). Giunse a questa ipotesi perché i Misteri di Eleusi furono istituiti dalla dea Demetra, che è la dea del grano e dell’ergot (Mutterkorn), il che gli diede l’idea che quest’ultimo potesse essere usato nella preparazione del kykeon.
 Avevo tutto il materiale a portata di mano perché, nell’ambito dei nostri studi sull’ergot, avevamo raccolto la letteratura disponibile e anche molti campioni del fungo provenienti da tutto il mondo. Tra questi c’era l’ergot che cresceva nel bacino mediterraneo, in Grecia e in altri paesi. Un paio di questi ergot selvatici che crescono su piante erbacee si puo trovare anche nei campi di segale o di orzo. La segale non esisteva nell’antichità, ma l’orzo sì, e nei campi di orzo possono essere presenti alcuni tipi di ergot selvatici.
 Avevamo raccolto e analizzato tutti questi tipi di ergot prima che Gordon mi ponesse la sua domanda, e in una specie che cresceva sull’erba selvatica (Paspalum) avevamo trovato esattamente le stesse componenti dell’ololiuqui. Le principali erano l’amide e l’idrossietilamide dell’acido lisergico e anche il propanolamide dell’acido lisergico (ergonovina). Pertanto, non ebbi difficolta a rispondere alla domanda di Gordon: nell’antichità era possibile preparare una pozione psichedelica con l’ergot. Era sufficiente raccoglierlo, macinarlo e aggiungerlo al kykeon. Nell’esaminare il problema del kykeon, Gordon non si rivolse soltanto a me, in quanto chimico, ma anche a uno studioso di antichità greca, il professor Carl Ruck di Harvard, esperto sul ruolo delle piante medicinali nella mitologia e nella storia greca. Il professor Ruck segnalò a Gordon alcuni passaggi dell’Inno a Demetra che suffragavano la sua ipotesi. Secondo tali passaggi, veniva effettivamente usato un tipo di ergot per rendere psichedelico il kykeon. Quindi, noi tre insieme scrivemmo un libro, che indagava questa ipotesi.

Grot: Il libro è The Road to Eleusis?

Hofmann: Sì. Fu pubblicato qui, negli Stati Uniti e uscì anche in altre lingue, per esempio in spagnolo e in tedesco.

Grof: Nel libro racconta di avere sperimentato personalmente uno degli alcaloidi naturali dell’ergot per verificare l’ipotesi, per stabilire se era psichedelica. Si trattava dell’ergonovina?

Hofmann: Sì, avevamo trovato principi attivi in questo tipo di ergot che cresce in Grecia. Conteneva l’amide e l’idrossietilamide dell’acido lisergico, delle quali era gia noto l’effetto psichedelico. Tuttavia, non si sapeva se l’ergonovina avesse questo effetto e a me interessava scoprirlo. L’ergonovina veniva usata da decenni in ostetricia, ma non era mai stato riferito che fosse psichedelica. Tuttavia, il dosaggio iniettato alle donne durante il parto è di soli 0,5 mg o 0,25 mg. Decisi di provarla assumendone 2 mg e, a quel dosaggio, produceva chiari effetti psichedelici. Non erano stati scoperti prima perché veniva somministrata alla fine del travaglio e le donne non erano in condizioni di essere buone osservatrici; inoltre, il dosaggio era troppo basso per produrre effetti psichedelici. Quindi, metergina ed ergonovina producono anch’esse effetti psichedelici, ma a dosaggi più elevati.

Grof: È un’ipotesi molto interessante, perché fornisce una risposta plausibile all’intrigante domanda: che cosa veniva offerto a Eleusi? Che cosa poteva essere cosi potente e affascinante da mantenere intatto l’interesse del mondo antico per quasi duemila anni senza interruzione? E da attrarre cosi tanti personaggi eccezionali e illustri? Anche il fatto che fosse un segreto cosi gelosamente custodito – la punizione per chi rivelava il segreto dei Misteri era la morte – lascia supporre che accadesse qualcosa di straordinario, qualcosa di estremamente importante.

Albert Hofmann ritratto da Brummbaer

Hofmann: Fu un centro spirituale di enorme importanza per quasi duemila anni. Basti considerare tutti i personaggi famosi che per migliaia di anni nel mondo dell’antichità, nel mondo romano e greco, furono introdotti ai Misteri eleusini. Per noi era molto interessante scoprire che cosa assumessero realmente gli iniziandi. Due famiglie a Eleusi conoscevano il mistero del kykeon, due generazioni di famiglie che ne conservarono il segreto. L’effetto enorme che i vari misteri della morte-rinascita devono avere avuto sulla cultura greca, in genere considerata la culla della civilta europea, probabilmente sono il segreto meglio custodito della storia umana. Molte grandi figure dell’antichità, come i filosofi Platone, Aristotele ed Epiteto, il commediografo Euripide, il leader militare Alcibiade, lo statista e legislatore romano Cicerone e altri personaggi illustri furono iniziati ai misteri, che si trattasse della variante eleusina o di qualche altra forma: i riti dionisiaci, i misteri di Attis e Adone, il culto mitraico o coribantico e il culto orfico.

Grof: Vorrei ora discostarmi da queste esplorazioni culturali e storiche per tornare alla chimica. So che la farmacologia non è il suo interesse primario, ma vorrei porle una domanda sul meccanismo d’azione dell’LSD. Il parere non è unanime riguardo al motivo per cui l’LSD sia psicoattivo e sono state avanzate ipotesi contrastanti. Ha qualche idea in proposito?

Hofmann: Sono state condotte ricerche riguardo alla sua domanda. Abbiamo marcato l’LSD con il carbonio radioattivo, il Cl4. Ciò permette di seguirne il percorso metabolico nell’organismo. II fatto piuttosto strano e che abbiamo scoperto, naturalmente sugli animali, che il 90% dell’LSD viene eliminato molto rapidamente e solo il 10% raggiunge il cervello. Nel cervello va nell’ipotalamo, che e la sede delle funzioni emotive. Ciò coincide anche con il fatto che è soprattutto la sfera emotiva a essere stimolata dall’LSD, mentre la sfera razionale è inibita. Naturalmente, non è l’LSD a produrre questi profondi mutamenti psichici. L’azione dell’LSD si puo comprendere solo in termini di interazione con i processi chimici cerebrali, che sono alla base delle funzioni psichiche. Poiché l’LSD è una sostanza, la sua azione si può descrivere solo in termini di interazione con altre sostanze e con le strutture cerebrali, i recettori e cosi via. Una delle tesi più diffuse era, per esempio, la “ipotesi della serotonina” dei ricercatori britannici Woolley e Shaw. L’LSD risultò essere un inibitore molto specifico e potente della serotonina in alcuni sistemi biologici. Poiche la serotonina svolge un ruolo importantissimo nella chimica delle funzioni neurofisiologiche del cervello, si ipotizzo che questo fosse il meccanismo alla base degli effetti psicologici dell’LSD. Dato che l’antagonismo tra LSD e serotonina era molto forte e specifico, il nostro farmacologo era molto interessato a scoprire se esistessero antagonisti della serotonina senza effetti psichedelici. Non si trattava solo di un affascinante argomento teorico, era anche una questione di interesse pratico, in quanto la serotonina interviene nel meccanismo dell’emicrania e in alcuni processi informativi. Un antagonista della serotonina senza effetti psichedelici si sarebbe potuto usare come farmaco.

Grof: È questo il motivo per cui la dietilamide dell’acido 2-bromo-dlisergico (BOL-148), un potente antagonista della serotonina privo di effetti psichedelici, era cosi importante?

Hofmann: Abbiamo ricavato tutti i tipi di derivati dell’LSD. Fra questi c’era anche il BOL-148, che risultò presentare una potente attivita antiserotoriina, ma senza alcun effetto psichedelico. In seguito a tale scoperta, la “ipotesi della serotonina” non era più plausibile. Un altro problema era che l’antagonismo con la serotonina non viene studiato nel cervello, ma su preparati biologici periferici.

Grof: C’e poi la complessa questione della barriera sangue/cervello. Quali sostanze che presentano un antagonismo periferico hanno effettivamente accesso al cervello?

Hofmann: Sì, l’LSD agisce anche su altri trasmettitori, come la dopamina e l’adrenalina e l’effetto è molto complesso. Per questo motivo, l’LSD era uno strumento molto utile e potente anche nella ricerca sull’attività cerebrale – e lo è tuttora.

Grof: Mi ha molto affascinato un’ipotesi riguardante gli effetti dell’LSD. Fu formulata dal dottor Harold Abramson e dalla sua equipe a New York. In base ad alcuni esperimenti su animali, in particolare la betta (Betta splendens), giunsero alla conclusione che l’aspetto più rilevante dell’azione dell’LSD riguarda il trasferimento enzimatico di ossigeno a livello subcellulare. Mi e sembrata una teoria interessante, perché potrebbe spiegare l’analogia tra gli effetti dell’LSD e le esperienze associate al processo della morte. Potrebbe anche emergere un nesso con gli effetti della respirazione olotropica che mia moglie Cristina e io abbiamo studiato. Purtroppo, sembra che la ricerca si limiti a quell’unico documento; non ho trovato altri riscontri a sostegno di questa tesi.

Hofmann: Esisteva anche un’altra ipotesi, che poneva l’accento, credo, sull’effetto dell’LSD nella degradazione dell’adrenalina e della noradrenalina, che determina abnormi prodotti di ossidazione (l’ipotesi dell’adrenocromo e dell’adrenolutina di Hotter e Osmond). Tuttavia, nessuna di queste ipotesi e stata confermata e la questione dei reali meccanismi d’azione dell’LSD e ancora aperta. Inoltre, e importante rendersi conto che il salto tra la chimica e l’esperienza psicologica è enorme. Vi sono limiti a ciò che il contesto chimico di base puo rivelare in merito alla coscienza.

manifesto del primo simposio internazionale sull’LSD a Basilea, a cui si fa generalmente corrispondere l’inizio del “Rinascimento psichedelico”.

Grof: Se intendo bene, lei ritiene, come del resto anch’io, che anche riuscendo a spiegare tutte le modificazioni biochimiche e neuropsicologiche nei neuroni, ci dovremmo comunque confrontare con l’enorme divario tra i processi chimici ed elettrici e la coscienza, che sembra incolmabile.

Hofmann: Si, è il problema fondamentale della realtà. Possiamo studiare varie funzioni psichiche e anche le funzioni sensoriali più basilari, come la vista o l’udito, che costituiscono la nostra immagine quotidiana del mondo. Esse presentano un lato materiale e un lato psichico. Questo è il divario che non si può spiegare. Possiamo seguirne il metabolismo nel cervello, possiamo misurare le modificazioni biochimiche e neurofisiologiche, i potenziali elettrici, e così via. Questi sono processi materiali ed energetici. Ma la sostanza e la corrente elettrica sono una cosa molto diversa, un piano molto diverso, dall’esperienza psichica. Persino la vista e le nostre altre funzioni sensoriali sollevano lo stesso problema. Dobbiamo renderci conto che esiste un divario che probabilmente non potra mai essere colmato o spiegato. Possiamo studiare i processi materiali e vari processi a livello energetico: questo e ciò che possiamo fare come scienziati. Poi però sopraggiunge qualcosa di molto diverso, l’esperienza psichica, che rimane un mistero.

Grof: Sembrano esistere due impostazioni nettamente diverse riguardo al problema della relazione cervello-coscienza che si manifesta nelle sedute psichedeliche. La prima è l’impostazione scientifica tradizionale, che spiega lo spettro dell’esperienza con l’LSD come un’emissione di informazioni che vengono immagazzinate nei nostri recettori cerebrali. Ipotizza che l’intero processo sia racchiuso nel nostro cranio e le esperienze siano create da combinazioni e interazioni degli engrammi accumulatisi nella nostra memoria nel corso della vita. 
Un’alternativa radicale a questa visione materialistica e monistica e stata proposta da Aldous Huxley. In seguito ad alcune esperienze personali con l’LSD e la mescalina, comincio a considerare il cervello come una “valvola di sicurezza”, che normalmente ci protegge contro l’ingresso di un’enorme massa di informazioni cosmiche, per impedire che queste inondino e sovraccarichino la nostra coscienza ordinaria. Secondo questa ipotesi, il cervello avrebbe la funzione di ridurre il numero di informazioni disponibili e circoscrivere la nostra esperienza del mondo. L’LSD ci libererebbe da questa restrizione, aprendo le porte a esperienze molto più ampie.

Hofmann: Concordo con la tesi di Huxley secondo cui nelle sedute psichedeliche le funzioni cerebrali si ampliano. In genere, disponiamo di una capacità limitata di elaborare gii stimoli che riceviamo dal mondo esterno sotto forma di impulsi ottici, acustici, tattili e così via. Abbiamo una capacità limitata di trasferire queste informazioni in modo che possano raggiungere la coscienza. Sotto l’influenza di sostanze psichedeliche, la valvola si apre e un’enorme quantita di impulsi esterni riesce a entrare e stimolare il cervello. Questo dà luogo a un’esperienza travolgente.

Grof: Ha mai incontrato di persona Aldous Huxley?

Hofmann: Sì, l’ho incontrato due volte e abbiamo avuto ottimi e interessanti scambi di idee. Mi regalò il suo libro L’isola, pubblicato poco prima della sua morte. Descrive un’antica civiltà su un’isola, che tenta di compiere una sintesi tra la propria tradizione spirituale e la tecnologia moderna introdotta da un americano. Questa civiltà celebrava rituali con una cosa chiamata “medicina moksha” e la moksha era un fungo che portava all’illuminazione. Veniva somministrata soltanto tre volte nella vita di ciascun individuo: la prima durante l’iniziazione, in un rito della pubertà, la seconda a metà della vita e la terza al momento della morte, nella fase terminale della vita. Quando Aldous mi regalò il libro, scrisse una dedica: “Al Dottor Albert Hofmann, il vero scopritore della medicina moksha”. Sono molto orgoglioso di averlo; L’isola è un bel libro.

Grof: È interessante che Aldous Huxley abbia effettivamente usato l’LSD per facilitare il trapasso al momento della morte.



Hofmann: Sì, dopo la sua morte, sua moglie Laura mi spedì la copia di un appunto. Mentre stava morendo (non era in grado di parlare a causa del tumore alla lingua), aveva scritto: “100𝜇g LSD, inframuscolo.” E la moglie gli iniettò la medicina moksha.

Aldous e Laura Huxley

Grof: C’e una bella descrizione di questo momento nel suo libro.

Hofmann: Sì, This Timeless Moment, di Laura Huxley.

Grof: Vorrei ora chiederle una cosa molto personale. Sono certo che questa domanda le sia già stata posta diverse volte. Nel corso della sua vita ha fatto diverse esperienze psichedeliche, di cui oggi ne ha descritte alcune. Inizio con le esperienze lisergiche associate alla scoperta dell’LSD, poi vennero quelle connesse al lavoro relativo all’isolamento dei principi attivi dei funghi magici e dell’ololiuqui, il rituale dei funghi con María Sabina, le sedute da lei descritte nel suo libro LSD, il mio bambino difficile, e alcune altre. Quale influenza hanno avuto tutte queste esperienze su di lei, sul suo modo di stare al mondo, sui suoi valori, la sua filosofia personale, e sulla sua visione scientifica del mondo?

Hofmann: Hanno cambiato la mia vita, in quanto mi hanno presentato un nuovo concetto di realtà. Dopo l’esperienza con l’LSD, la realtà cominciò a diventare un problema per me. Prima, avevo sempre creduto che esistesse una sola realtà, la realtà della vita quotidiana. Un’unica vera realtà, mentre il resto era pura immaginazione – non era reale. Sotto l’influenza dell’LSD, sono invece entrato in realtà che erano altrettanto reali e persino più reali di quella ordinaria. Ho riflettuto sulla natura della realtà e ho avuto profonde intuizioni.
Ho analizzato i meccanismi che contribuiscono a creare la visione ordinaria del mondo, quella che chiamiamo “realtà quotidiana”. Quali sono i fattori che la costituiscono? Che cosa è interno e che cosa è esterno? Per questo processo uso la metafora del mittente e del destinatario. Il mittente produttivo è il mondo esterno, la realtà esterna compreso il nostro corpo. Il destinatario è il nostro io profondo, l’ego conscio, che trasforma gli stimoli esterni in esperienze psicologiche.
È stato molto utile per me distinguere ciò che è effettivamente e oggettivamente esterno, qualcosa che non si può cambiare, che e uguale per tutti, e ciò che e prodotto da me, fatto in casa, ciò che sono io, ciò che posso cambiare, qual e il mio intimo spirituale che può essere modificato. Questa possibilità di modificare la realtà, che esiste in ognuno, rappresenta la libertà reale di ogni individuo. Ogni individuo ha la possibilità enorme di modificare la sua visione del mondo. Mi ha enormemente aiutato nella vita rendermi conto di ciò che effettivamente esiste all’esterno e ciò che è prodotto da me, nel mio intimo.

Grof: Lei ha una consapevolezza e una sensibilità straordinarie riguardo alle questioni ecologiche, per esempio l’inquinamento industriale dell’acqua e dell’aria, il depauperamento della natura, l’estinzione delle foreste europee, ecc. Le attribuirebbe alle sue sedute psichedeliche, nelle quali ha provato l’esperienza di essere un tutt’uno con la natura e di come l’intero universo sia correlato? Pensa di aver sviluppato, attraverso queste esperienze, una maggiore sensibilità ecologica, una percezione più acuta di ciò che stiamo facendo alla natura?

Albert Hofmann con Ernst Jünger

Hofmann: Sì, attraverso la mia esperienza con l’LSD e la mia nuova visione della realtà, sono diventato consapevole delle meraviglie del creato, della magnificenza della natura e del regno animale e vegetale. Sono diventato molto sensibile a ciò che accadrà a tutto questo e a tutti noi. Ho pubblicato articoli e tenuto conferenze sui principali problemi ambientali che abbiamo in Europa e nel mio paese.

Grof. La scoperta dell’LSD e stata una componente molto importante della sua vita e lei ha anche sperimentato di persona l’effetto positivo che questa sostanza puo avere su di noi, se usata correttamente. Quale fu la sua reazione a ciò che accadde durante gli anni ’60 negli Stati Uniti?

Hofmann: Ho provato grande rammarico, ero davvero dispiaciuto. Come ho detto, non avrei mai immaginato che si potesse abusare dell’LSD in quel modo. Ho l’impressione che la situazione sia migliorata, perché non si legge più sulla stampa di incidenti causati dall’LSD, come accadeva praticamente ogni giorno negli anni Sessanta. Le persone che usano l’LSD oggi, sanno come usarlo. Mi auguro quindi che le autorità sanitarie comprendano che l’LSD, se usato correttamente, non è una droga pericolosa. In realtà non dovremmo chiamarla “droga”; questo termine ha una pessima connotazione. Dovremmo usare un altro nome. Le sostanze psichedeliche, se usate in modo appropriato, sono molto utili all’umanità.

Albert Hofmann con Timothy Leary nel 1972

Grof: Ha scritto un libro intitolato LSD, il mio bambino difficile. Le ho sentito dire, alla conferenza, che spera di poter vedere il giorno in cui il suo bambino difficile diventerà di nuovo un bambino desiderato.

Hofmann: Probabilmente io non vedrò quel giorno, ma di sicuro succederà prima o poi in futuro, ne sono convinto. La verità infine verra fuori, e la verità è questa: se usato in modo corretto, l’LSD è un agente molto importante e decisamente utile. L’LSD non svolge più un ruolo negativo come “droga” e gli psichiatri stanno di nuovo tentando di presentare alle autorita sanitarie proposte di ricerca con questa sostanza. Mi auguro che l’LSD torni a essere normalmente disponibile per la professione medica. Allora potrà svolgere il ruolo che gli spetta, un ruolo utile e proficuo.

Grof: Ha una visione per il futuro in proposito, un idea di come vorrebbe fosse usato l’LSD?

Hofmann: Abbiamo una specie di modello a Eleusi e anche nelle cosiddette società primitive, in cui vengono usate sostanze psichedeliche. L’LSD dovrebbe essere trattato come una sostanza sacra, che richiede un’adeguata preparazione, una preparazione molto diversa rispetto ad altri agenti psicotropi. Una cosa è disporre di una sostanza antidolorifica o euforizzante, tutt’altra è disporre di un agente che intervene sull’essenza stessa degli esseri umani: la coscienza. La nostra vera essenza è la Coscienza Assoluta; senza un io, senza la coscienza di ciascun individuo, nulla esiste realmente. E questo stesso centro, questa essenza dell’essere umano, si modifica sotto l’influenza di questo genere di sostanze. Pertanto, scusate se mi ripeto, si tratta di sostanze sacre. Perche che cosa è sacro, se non la coscienza dell’essere umano? Una sostanza che la attiva dev’essere trattata con grande rispetto e con estrema cautela.

Albert Hofmann con Ariane e Goa Gil

Grof: Molti di noi che hanno sperimentato sostanze psichedeliche sono convinti, come lei, che si tratti di strumenti sacri capaci, se utilizzati correttamente, di allargare la coscienza spirituale. Contribuiscono anche a generare una sensibilità ecologica, il rispetto per la vita e la possibilità di cooperare in modo pacifico con altre persone e altre specie. Penso che, nel tipo di mondo in cui viviamo oggi, la trasformazione dell’umanità in questa direzione possa addirittura essere l’unica speranza reale di sopravvivenza. Considero essenziale per il nostro futuro planetario sviluppare strumenti in grado di modificare quella coscienza collettiva che ha creato la crisi in cui ci troviamo ora.

Hofmann: Di sicuro sarebbe un enorme passo nella giusta direzione. Abbiamo bisogno di un nuovo concetto di realtà e di un nuovo insieme di valori, perché le cose cambino in senso positivo. L’LSD potrebbe contribuire a generare questo nuovo concetto.

Grof: Vorrei ringraziarla per aver rinunciato al suo tempo libero, in questa splendida giornata, per venire tra noi e condividere le sue esperienze di vita. Lo apprezzo molto e sono certo di parlare a nome di tutti i presenti.

Hofmann: Grazie a voi per avermi invitato a Esalen. Mi piace molto questo bellissimo paesaggio. È così piacevole essere qui e assaporare l’atmosfera di questo istituto, insieme a vecchi amici e colleghi. E stata una grande esperienza per me. Anch’io vi ringrazio.

Stanislav Grof (1931) è uno psichiatra ceco, fondatore della psicologia transpersonale, pioniere della terapia psichedelica e ideatore della respirazione olotropica. Autore di 22 saggi a tema psichiatrico, psicologico e psicanalitico, è considerato uno dei massimi studiosi della coscienza viventi.
Albert Hofmann (1906-2008) è stato un chimico svizzero. Scopritore dell’LSD, primo a isolare la psilocibina, membro del comitato del Nobel e autore di oltre 100 studi, nel 2007 fu votato come massimo genio mondiale a pari merito con Tim Berners-Lee, inventore del World Wide Web.

 

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Il rinascimento psichedelico https://minimaetmoralia.it/altro/il-rinascimento-psichedelico/ Mon, 21 Dec 2020 05:38:55 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=47444 Questo pezzo è uscito su La Repubblica, che ringraziamo. di Nicola Lagioia Siamo disposti ad abbandonare un pregiudizio davanti all’evidenza scientifica? Sono passati molti anni dal giorno della bicicletta. Il 19 aprile 1943 un giovane chimico svizzero, Albert Hoffmann, testò il dietilamide dell’acido lisergico, sintetizzato nel tentativo di produrre un farmaco per stimolare la circolazione. […]

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Questo pezzo è uscito su La Repubblica, che ringraziamo.

di Nicola Lagioia

Siamo disposti ad abbandonare un pregiudizio davanti all’evidenza scientifica?

Sono passati molti anni dal giorno della bicicletta. Il 19 aprile 1943 un giovane chimico svizzero, Albert Hoffmann, testò il dietilamide dell’acido lisergico, sintetizzato nel tentativo di produrre un farmaco per stimolare la circolazione. Guidato da un “singolare presentimento”, ma senza immaginare cosa sarebbe successo, Hoffman assunse 250 μg della molecola che il mondo avrebbe presto conosciuto come LSD. Quindi inforcò la bicicletta per tornare a casa e cominciò a pedalare per le strade di Basilea. Da lì a poco i colori intorno a lui si fecero più intensi, la percezione del tempo si frantumò, e – mentre il resto d’Europa bruciava nell’incubo della seconda guerra mondiale – Hoffman venne scaraventato in un viaggio di stupefacente vertigine e bellezza.

Non era la prima volta che un essere umano viveva un’esperienza psichedelica. Dai misteri eleusini al peyote in uso tra i nativi americani l’alterazione rituale dello stato di coscienza era considerato dagli antichi un passaggio importante dell’esistenza. Anche la modernità non rifiutò all’inizio la scoperta di Hoffman. L’LSD venne usato a scopo terapeutico da psichiatri e psicologi con risultati incoraggianti, si diffuse tra le élite culturali (da Cary Grant a Elsa Morante), diventò un fenomeno di massa interessando il vasto mondo delle controculture. La repressione che seguì – proibizione della sostanza, cancellazione dei programmi di ricerca, demonizzazione degli utilizzatori – fu dettata più da interessi politici che dall’evidenza scientifica, ma di questo, incredibilmente, ci rendiamo conto solo adesso.

Da qualche tempo è in corso infatti il cosiddetto “rinascimento psichedelico”, che forse sarebbe corretto chiamare “maturità psichedelica”. È stato il grande giornalista Michael Pollan, col suo Come cambiare la tua mente, a raccontare al grande pubblico che cosa stava succedendo. Nel 2007 il neuropsicofarmacologo David Nutt pubblicò su «The Lancet» uno studio in cui classificava le sostanze in ordine di pericolosità. Al primo posto compariva l’alcol, poi eroina, cocaina, tabacco, cannabis, soltanto in fondo LSD e psilocibina, caratterizzate da bassa tossicità e da una ancora più bassa capacità di generare dipendenza (esiste una soglia letale per il paracetamolo, nota Pollan, non per l’LSD). Dieci anni dopo il neuroscienziato Robin Carhart-Harris sottopose per la prima volta a risonanza magnetica un cervello sotto LSD. Fu il “bosone di Higgs delle neuroscienze”, commentò Nutt. Seguì un articolo del chimico Bryan Roth pubblicato su «The Cell», che evidenziava il modo in cui l’LSD si lega al recettore della serotonina.

Da questi studi iniziò a emergere in modo incontrovertibile ciò che tanti faticavano ad ammettere, cioè che gli psichedelici non c’entrano niente con droghe terribili come cocaina o eroina, fanno meno danni di alcol e tabacco, possono essere usati per contrastare proprio l’alcolismo e altre dipendenze, per curare gravi forme di depressione, per ridimensionare la paura della morte nei malati terminali, nonché per studiare in modo altrimenti impossibile il funzionamento del cervello. Gli psichedelici sarebbero insomma dei farmaci, e – a patto di utilizzarli in modo cauto e controllato – potrebbero spalancare le porte su un capitolo completamente nuovo della conoscenza umana.

A partire da questi dati, si sono moltiplicati anche in Italia gli studi e le pubblicazioni sulle potenzialità terapeutiche, spirituali e culturali degli psichedelici. Non si possono dimenticare gli studi e le tante pubblicazioni di Giorgio Samorini, che nel nostro paese è stato un pioniere in questi ambiti. di Nel 2018 UTET ha pubblicato LSD. Storia di una sostanza stupefacente, un testo molto chiaro e completo a firma di una studiosa autorevole come Agnese Codignola. A novembre è uscito per Quodlibet La scommessa psichedelica, a cura di Federico di Vita, dove scrittori, filosofi, giornalisti scientifici, uomini politici – da Edoardo Camurri a Vanni Santoni, da Mario Cappato a Codignola – analizzano la questione da diversi punti di vista. Fino al 13 dicembre sono in corso idealmente a Torino (causa covid è tutto on line) gli Stati Generali della Psichedelia, a cura di Alessandro Novazio, che con energia raggruppa per il secondo anno molti di coloro che trattano la materia. Ci sono psichiatri come Piero Cipriano, impegnato in una ricerca su psichedelia e sciamanesimo, o come Mauro D’Alonzo, fondatore di Eutopia, un progetto di riduzione del danno, supporto e integrazione degli psichedelici in ambito terapeutico, ci sono psicoterapeuti come Pier Luigi Lattuada e giovani studiose come Maria Laura De Rosa, in forza a Neutravel, che in Piemonte svolge un’egregia opera di informazione nei contesti del divertimento giovanile.

Il dibattito è molto aperto in ambito culturale, tra chi ritiene che il rinascimento psichedelico (visto il modo con cui queste sostanze interagiscono con la parte più violenta e autoreferenziale dell’ego) possa rendere più sano il nostro modello di sviluppo oltre che rappresentare per il XXI secolo una rivoluzione simile a quella che Freud e Jung portarono nel Novecento, e chi teme che possa essere messo biecamente al servizio dell’attuale sistema di produzione. Siamo lontani dagli eccessi della Summer of Love e dallo scatenato entusiasmo di Timothy Leary. L’epoca in cui viviamo necessita di razionalità e misura. A maggior ragione, appaiono completamente fuori luogo le cacce alle streghe che da Nixon all’altro ieri si sono abbattute su quella che potrebbe rivelarsi una benefica branca del sapere. Smetteremmo di credere che la terra è piatta se qualcuno ci dimostrasse il contrario?

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