Teatrino Clandestino Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/teatrino-clandestino/ un blog di approfondimento culturale Sat, 22 Oct 2016 19:58:46 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Teatrino Clandestino Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/teatrino-clandestino/ 32 32 Perché “rilanciare” l’unico teatro che funziona in città? https://minimaetmoralia.it/interventi/teatro-palladium/ https://minimaetmoralia.it/interventi/teatro-palladium/#comments Thu, 06 Feb 2014 09:53:41 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=18222 di Lorenzo Pavolini

L’altra sera davanti al Palladium c’era una folla adeguatamente scossa dopo aver assistito all’ultimo spettacolo di Emma Dante, Le sorelle Macaluso. Vita e morte mescolate insieme nel destino dei personaggi come del luogo che li accoglieva. Qualcuno ricordava di aver visto anche altri spettacoli della stessa regista dentro quella sala, persino la sua opera integrale, e altri ancora di aver partecipato alle prove aperte al pubblico di alcuni suoi lavori, tanto da poter testimoniare con quale calma feroce la regista fosse capace di dettare i suoi stimoli agli attori attraverso un microfono dal lunghissimo filo…

Una scena analoga, in quel nel piazzale ombelico della Garbatella, si era svolta appena quindici giorni prima per il Pinter di Stein, che aveva riempito il teatro, e il mese ancora precedente succedeva lo stesso, e ancora indietro per dieci e più stagioni che in nessun altro luogo della città – nel trascolorare dell’esperienza dell’India, dell’Eti-Valle, del Vascello, e dei centri di propulsione dal basso (Angelo Mai e Rialto Santambrogio) – poteva eguagliare per livello, apertura al mondo, qualità di segni e varietà di linguaggi artistici, fino a riuscire nell’impresa più incredibile, quella di formare un pubblico nuovo, persino con qualche giovane.

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palladiumesterno

di Lorenzo Pavolini

L’altra sera davanti al Palladium c’era una folla adeguatamente scossa dopo aver assistito all’ultimo spettacolo di Emma Dante, Le sorelle Macaluso. Vita e morte mescolate insieme nel destino dei personaggi come del luogo che li accoglieva. Qualcuno ricordava di aver visto anche altri spettacoli della stessa regista dentro quella sala, persino la sua opera integrale, e altri ancora di aver partecipato alle prove aperte al pubblico di alcuni suoi lavori, tanto da poter testimoniare con quale calma feroce la regista fosse capace di dettare i suoi stimoli agli attori attraverso un microfono dal lunghissimo filo…

Una scena analoga, in quel nel piazzale ombelico della Garbatella, si era svolta appena quindici giorni prima per il Pinter di Stein, che aveva riempito il teatro, e il mese ancora precedente succedeva lo stesso, e ancora indietro per dieci e più stagioni che in nessun altro luogo della città – nel trascolorare dell’esperienza dell’India, dell’Eti-Valle, del Vascello, e dei centri di propulsione dal basso (Angelo Mai e Rialto Santambrogio) – poteva eguagliare per livello, apertura al mondo, qualità di segni e varietà di linguaggi artistici, fino a riuscire nell’impresa più incredibile, quella di formare un pubblico nuovo, persino con qualche giovane.

Una carrellata delle tappe che hanno portato a questo arduo “servizio pubblico” è per forza di cose parziale, e anche ingiusta. Perché si concentra sulle immagini degli artisti in scena e dimentica la continuità di un gruppo di lavoro, tecnico editoriale e produttivo (le persone del Romaeuropa). Non si cancelleranno per fortuna dalla testa dei cittadini le prime prove dell’Orchestra di Piazza Vittorio e il pianoforte delle sorelle Labeque,  il violino della Mullova  e il racconto musicale di Michele Dall’Ongaro e Alessandro Baricco, Marina Abramovic sospesa in aria che pare strozzare due pitoni penzolanti dalle sue braccia eburnee, mentre sotto di lei i dobermann sgranocchiano una montagnola d’ossa, i cani di Bancata di Emma Dante che accorrono al loro infame desinare,  il cane senza padrone dei Motus nel film da un appunto di Petrolio, la prima volta di Roberto Saviano in pubblico ben prima di Gomorra, davanti all’attuale presidente del Senato che era venuto a conoscere questo giovanotto campano un po’ pazzo (era il 2006), e l’ultima volta di Enzo Siciliano che raccontava il suo Alfieri, lo spazio intero del teatro invaso dalla poesia nel Paesaggio con fratello rotto della Valdoca,  la sorpresa del tempo che non passa per la danza di Enzo Cosimi, di Caterina Sagna, di Virgilio Sieni, il Metafisico cabaret di Giorgio Barberio Corsetti e l’incontenibile Filippo Timi, la furia di Eleonora Danco, il coraggio di Daria Deflorian e Tagliarini, il vortice narrativo di Ascanio Celestini, la sapienza compositiva di Lisa Natoli, l’Origine del mondo di Lucia Calamaro, l’Aldo morto di Daniele Timpano, le figure di luce e polvere dei Muta imago,  i Seigradi dei Santasangre, il neotribalismo delle Fibre parallele, la crudezza dei Babilonia teatri, Milgram il buco nero del Teatrino Clandestino, il Madrigale appena narrato della Raffaello Sanzio, l’elettronica di Sensoralia e il sapienziale The Suit di Peter Brook… dove altro abbiamo visto queste cose a Roma in questi anni?

Chiunque abbia minima esperienza del mondo, che poi significa semplicemente in questo caso andare a teatro, esserci andati in questi anni e continuare a volerci andare, chiunque rispetti il significato delle parole non può “rilanciare” un luogo che per sua fortuna aveva trovato le persone giuste per farlo vivere e offrirlo alla vita di tutti.

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Un colpo: teatro evoluto e consapevole https://minimaetmoralia.it/teatro/un-colpo-teatro-evoluto-e-consapevole/ https://minimaetmoralia.it/teatro/un-colpo-teatro-evoluto-e-consapevole/#respond Thu, 26 May 2011 08:06:17 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=4419 di Nicola Villa

In tempi di cocci e macerie si cerca un teatro non pacificato, che sappia mettere in discussione le false certezze di un presente frammentato, di cui l’intero è andato perduto, se è mai esistito. Ci si muove alla ricerca di un’arte che possa assumersi la molteplicità di questo presente, che si prenda la responsabilità di non voltare lo sguardo, di non rimpiangere i bei tempi andati, che sia in grado di fare esperienza delle rovine, della mutazione, ma che allo stesso tempo non ne faccia motivo di resa, al contrario provi ad alzarsi sopra le superfici, sopra quello che si vede, il già noto, le apparenze.

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di Nicola Villa

In tempi di cocci e macerie si cerca un teatro non pacificato, che sappia mettere in discussione le false certezze di un presente frammentato, di cui l’intero è andato perduto, se è mai esistito. Ci si muove alla ricerca di un’arte che possa assumersi la molteplicità di questo presente, che si prenda la responsabilità di non voltare lo sguardo, di non rimpiangere i bei tempi andati, che sia in grado di fare esperienza delle rovine, della mutazione, ma che allo stesso tempo non ne faccia motivo di resa, al contrario provi ad alzarsi sopra le superfici, sopra quello che si vede, il già noto, le apparenze.

È questo l’incipit programmatico dell’introduzione a Un colpo, il libro a cura del collettivo bolognese di critica teatrale Altre Velocità che raccoglie le interviste a Fanny & Alexander, Motus, Chiara Guidi / Socìetas Raffaello Sanzio e Teatrino Clandestino, quattro delle realtà teatrali più interessanti e vive del nostro teatro di ricerca (l’unico che vale), accompagnate dalle immagini di Andrea Bruno, Magda Guidi, Sergio Gutiérrez, Ericailcane, Beatrice Pasquali e Andrea Petrucci.
L’idea di questo “presente frammentato” è resa anche dalla copertina, un vaso di coccio realizzato da Marco Smacchia che gradualmente, sfogliando le pagine, va in pezzi come colpito dai discorsi, dalle parole e dai tratti degli artisti, assumendo sempre più la metafora di una distruzione prolifica, di un rompere per ripartire, di una decostruzione “credibile”, una delle parole-chiave del libro, affinché si possano rintrecciare etica ed estetica.
Tutto il materiale raccolto nel libro è frutto di un progetto triennale omonimo della Regione Emilia-Romagna, all’interno del programma Geco (Giovani evoluti e consapevoli), voluto dall’ex assessore alla cultura Alberto Ronchi, che ha coinvolto le quattro compagnie autoctone in un percorso di laboratori e spettacoli dedicati ai giovani e ai temi della giovinezza. Al termine del triennio, in tre giornate di fine novembre 2009 a Modena, i gruppi hanno dato vita alla rassegna che ha ospitato There’s no place like home dei Fanny & Alexander, L’ultima volta che vidi mio padre di Chiara Guidi / Socìetas Raffaello Sanzio, Let the sunshine in e Too late! di Motus e no-signal di Teatrino Clandestino.
Per chi ha avuto la fortuna di assistere a questi spettacoli, o comunque conosce la ricerca artistica delle compagnie romagnole, le interviste – le medesime sei domande fatte a ogni gruppo – sono degli utili strumenti per approfondire poetiche a volte inconciliabili, per decifrare linguaggi molto diversi tra loro e inoltre per trovare delle inaspettate confluenze ad esempio sui riferimenti brechtiani. Se dei quattro lavori, i contest dei Motus ispirati alla figura di Antigone erano apparsi l’opera più convincente e attuale sul tema della rivolta giovanile, ciclo che si è esaurito con la sintesi di Alexis, una tragedia greca in questi giorni all’India (dal 25 al 29 maggio), la recensione di Lorenzo Donati sullo spettacolo dei Fanny & Alexander è la migliore e la più esaustiva anche in collegamento con il lavoro “pedagogico radicale” della compagnia Ravennate sul Mago di Oz, mentre l’intervista a Pietro Babina dei Teatro Clandestino rivela tutti i limiti e le potenzialità del lavoro sul reality e la società del narcisismo che appariva, tra quelli della rassegna, come il più acerbo e il più coraggioso allo stesso tempo.
Con in appendice le interviste al critico Goffredo Fofi e all’ex assessore Ronchi, Un colpo è una testimonianza dell’ottimo lavoro fatto da Altre Velocità, una “redazione intermittente sulle arti sceniche contemporanee”, un collettivo che ha pochi simili in Italia e che ricorda per metodi e linguaggi un ambiente più europeo e meno provinciale. Il libro verrà presentato insieme a Enrico Casagrande e Daniela Nicolò di Motus a Roma, giovedì 26 maggio alle ore 20, presso la sala incontri dell’Indiateca del Teatro India (Lungotevere Vittorio Gassman).

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