The social network Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/the-social-network/ un blog di approfondimento culturale Tue, 06 Nov 2012 17:22:17 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg The social network Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/the-social-network/ 32 32 Cittadino Mark Zuckerberg https://minimaetmoralia.it/cinema/cittadino-mark-zuckerberg/ https://minimaetmoralia.it/cinema/cittadino-mark-zuckerberg/#comments Tue, 04 Jan 2011 10:17:26 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3589 di Nicola Villa

Si è molto parlato del nuovo film di David Fincher (già regista di Seven e Fight Club) che racconta la genesi di Facebook, la piattaforma sociale sul web che ha conquistato, in appena sei anni, 500 milioni di utenti. The social network è un avvincente Quarto potere d’oggi perché racconta senza pudore l’ascesa al successo di un imprenditore e l’affermarsi sociale e economico di un’impresa, con tutto il corollario di battaglie nei tribunali contro gli amici/nemici.

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Si è molto parlato del nuovo film di David Fincher (già regista di Seven e Fight Club) che racconta la genesi di Facebook, la piattaforma sociale sul web che ha conquistato, in appena sei anni, 500 milioni di utenti. The social network è un avvincente Quarto potere d’oggi perché racconta senza pudore l’ascesa al successo di un imprenditore e l’affermarsi sociale e economico di un’impresa, con tutto il corollario di battaglie nei tribunali contro gli amici/nemici. Da questo punto di vista il film vale come esempio del rinnovato self made man capitalista, colui che per emergere riesce a mettere in fila tutti, o, più prosaicamente, il son-of-a-bitch che si fa da solo non esitando a fregare amici e nemici indistintamente. Ma se per il cittadino Kane di Orson Wells l’oggetto del desiderio, l’atto mancato, era Rosebud, lo slittino simulacro dell’infanzia e della felicità perdute, per il cittadino Mark Zuckerberg, il più giovane billionario del mondo, tutto ha inizio con una ragazza che lo molla non perché è un nerd, ma soltanto uno stronzo. Il ferito Zuckerberg si vendica costruendo, la sera stessa della delusione sentimentale-sociale, un sito che raggruppa tutte le foto delle studentesse degli albi di fine anno di Harvard – quelli che vengono chiamati volgarmente i “libri di facce” cioè i facebooks – grazie a un algoritmo geniale prestatogli dal suo compagno di stanza. La vendetta telematica, che si chiamava “facemash”, registra un tale successo di visite che in una sola notte fa andare in crash i server dell’università che ogni anno sforna i genietti informatici. Zuckerberg si rende allora conto di avere per le mani un’intuizione pronta a esplodere e la sviluppa, la evolve, la perfeziona fino a che il social network non diventa una realtà mondiale e un’azienda da milioni di dollari. Il tutto grazie all’apporto di alcuni fratelli maggiori, tra i quali Sean Parker uno degli inventori di Napster, il programma che ha mutato radicalmente, in peggio e in maniera irreversibile, l’industria della musica tramite lo scambio gratuito di file musicali in rete.

“Dobbiamo ficcarci in testa che essere fighi è diventato un bisogno primario” – ha detto il ricercatore sociale Andrea Rampini, che per caso ha la stessa età di Zuckerberg – e questo è il nocciolo della questione del successo di Facebook: un’illusione di esclusività, il narcisismo pervasivo, la dipendenza dal gossip, il desiderio di costruirsi un’autorappresentazione fasulla sono insieme strumenti di controllo e obbiettivi su cui ha puntato il network sociale, potenziandoli. Non essendo un film generazionale, The social network è già un documento storico su una rivoluzione sociale accaduta e che sta ancora avvenendo: “Prima la gente viveva in campagna, poi si è trasferita in città e ora la stiamo portando a vivere su internet” dice trionfante Sean Parker, a un certo punto del racconto, descrivendo perfettamente la mutazione antropologica e sociale che ci sta riguardando.
Facebook è una grande illusione che ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare, di rapportarci agli altri con la promessa dell’esclusività, della popolarità e dell’essere fighi. In cambio di questi bisogni primari, stiamo barattando – o l’abbiamo già fatto – il nostro tempo prezioso, le nostre intelligenze potenziali e i collegamenti che ne possono nascere. Oltre a essere un mezzo strepitoso di comunicazione e un bacino di conoscenze, internet può essere soprattutto uno strumento per il pensiero critico e un luogo dove autorganizzarsi. Facebook è riuscito a depotenziare queste capacità, diventando l’antidoto e il contrario stesso del web, essendo il principale alleato di tutte le polizie del mondo (Cia in testa) attraverso la violazione della privacy, mettendo le catene, insomma, alla libera circolazione degli individui su internet. Un esempio a riprova, tra gli altri, è la quantità di mash up sulle bacheche di chi ha un profilo facebook: questa pratica consiste semplicemente nel copiare, incollare e condividere immagini, video, canzoni, cioè prodotti di consumo pre-esistenti, per creare una selezione di gusti commerciali, o peggio per circondarsi di una coltre di cultura trash demenziale e pop senza senso e, sempre più, distraente. Ogni volta che qualcuno clicca sul bottone blu “mi piace” è come se votasse per Bush, come se affermasse un desiderio conformistico, per paradosso, travestito da libera scelta e indipendenza. Se Facebook è il nuovo oppio dei popoli, allora Mark Zuckerberg è il più importante corruttore del nostro tempo, capo di un vero e proprio disegno dall’alto per disinnescare un mezzo sulla carta incontrollabile come il www.

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