Tito Faraci Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/tito-faraci/ un blog di approfondimento culturale Tue, 24 Apr 2018 12:51:20 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Tito Faraci Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/tito-faraci/ 32 32 Una nuova collana di graphic novel. Intervista a Tito Faraci https://minimaetmoralia.it/fumetto/intervista-faraci/ https://minimaetmoralia.it/fumetto/intervista-faraci/#respond Tue, 24 Apr 2018 13:00:19 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=37015 di Federico Vergari

Riesco a parlare al telefono con Tito Faraci un mercoledì sera, dopo cena e con la programmazione televisiva del prime time già abbondantemente avviata. Ci siamo inseguiti parecchio per fare questa chiacchierata, come due buoni amici che vogliono vedersi, ma che non riescono a incastrare le proprie vite se non in orari post meridiani. Ci sarebbe stata bene una birra o un amaro, in effetti, ragionandoci col senno di poi.

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di Federico Vergari

Riesco a parlare al telefono con Tito Faraci un mercoledì sera, dopo cena e con la programmazione televisiva del prime time già abbondantemente avviata. Ci siamo inseguiti parecchio per fare questa chiacchierata, come due buoni amici che vogliono vedersi, ma che non riescono a incastrare le proprie vite se non in orari post meridiani. Ci sarebbe stata bene una birra o un amaro, in effetti, ragionandoci col senno di poi.

Tito Faraci ha da poco assunto la direzione di Feltrinelli Comics, la nuova collana feltrinelliana interamente dedicata ai graphic novel. Un incarico che giunge dopo tanti anni nel mondo del fumetti, in cui ha scritto e sceneggiato storie praticamente per tutti. Disney, Dylan Dog, Lupo Alberto, Diabolik, Martin Mystere ed è stato inoltre tra i primi italiani a misurarsi col mondo del fumetto statunitense, sceneggiando storie de L’uomo ragno e Capitan America.

La prima domanda è banale ma non posso non farla: come sta andando Feltrinelli Comics?

La collana sta andando bene, ma ad oggi il più grande successo sta nell’essere riusciti a trovare una nostra identità. Ora dobbiamo essere bravi a mantenerla.

La sensazione è che qualcuno sia venuto da te, ti abbia portato un secchio pieno di Lego e ti abbia detto: ecco adesso giocaci e crea qualcosa di bello.

(Ride). Mi piace pensare a Feltrinelli Comics come al modo con cui cercherò di restituire al fumetto tutto quello che mi ha dato nella mia vita di lettore e di autore. Il fumetto mi ha permesso di fare una carriera bella e mi permette di fare tutto il giorno qualcosa per cui pagherei. E invece sono io a essere pagato.

È vero che il tuo obiettivo in casa editrice, almeno per i primi due anni, è di lavorare con titoli originali senza ristampe e senza andare ad acquistare diritti in giro per il mondo?

È esatto. Sarebbe stato facile – anche se impegnativo da un punto di vista economico – comprare licenze in giro per il mondo. Ci avrebbe anche portato parecchi complimenti. Cose del tipo “Ehi bravi avete pubblicato questo e quest’altro”. Invece no, noi abbiamo deciso di fare quello che un editore dovrebbe fare: lavorare su dei contenuti che prima non esistevano e creare dei libri soltanto nostri. E per fare questo serve un impegno abnorme. Ecco, possiamo dire che sono felice che in Feltrinelli abbiano accettato questa sfida.

Cosa dobbiamo aspettarci in questo primo anno?

Quattordici titoli, tutti originali tranne uno. Il primo. Il libro di Daniel Pennac e Florence Cestac, ma sarebbe stato assurdo e sciocco non pubblicare un libro così bello e così feltrinelliano. Tutti gli altri sono inediti e concepiti esclusivamente per Feltrinelli Comics.

Avete già trovato una vostra linea editoriale?

Al momento, per noi, la cosa più difficile non è cosa fare, ma cosa non fare. L’importante adesso è cercare di mantenere un’identità. Quello che noi pubblichiamo non è qualcosa che si avvicina alla nostra linea, ma è quello che siamo. Non si può scegliere se fare un libro solo in base alla sua presunta vendibilità. Bisogna prendere una direzione e tenere il timone fermo o se vuoi, bisogna tracciare una linea, ma occorre farlo con decisione.

E la vostra linea con quale rotta coincide? Dove punta la barra del vostro timone?

Su uno sguardo sul mondo. Raccontare la realtà e la società che ci circonda attraverso varie forme e vari colori. Feltrinelli Comics vuole essere una collana che parla del mondo attraverso diverse chiavi di lettura: l’ironia, il sarcasmo, la provocazione e anche il Graphic Jounralism. Sta per uscire Salvezza di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso. Loro due sono stati venti giorni sulla nave Acquarius in cerca di barconi da soccorrere. Per loro è stata un’esperienza dura e faticosa. E sono felice di poter dire che abbiamo anche questo tipo di progetti.

A proposito di Graphic Journalism, in Italia se ne parla (per fortuna) sempre più spesso e la sensazione è che Feltrinelli Comics abbia spostato l’asticella verso l’alto. Voi, nel caso di Rizzo e Bonaccorso, avete preso due autori e gli avete detto: eccovi il budget, partite, fate i reporter, fate i giornalisti, disegnate, scrivete e tornate con una storia. Una cosa mai fatta prima…

Vero! Per l’Italia è una procedura di lavoro totalmente nuova. Nulla è stato mai prodotto in questa maniera. C’è stato un investimento della casa editrice che ha fatto uno sforzo per mandare gli autori sul campo per venti giorni. E venti giorni non sono due. Gli autori sono stati imbarcati per l’intera durata della missione. Al ritorno erano provati e non hanno parlato con nessuno di quello che è accaduto lì sopra, almeno fino a quando non hanno iniziato a scrivere il libro. È un’esperienza che li ha segnati. E poi insisteremo in questo approccio con Paolo Castaldi che abbiamo mandato in Svezia. Sta preparando un libro sulla gioventù di Ibrahimovic. Non si tratta di un libro propriamente sportivo, si parlerà degli anni del ghetto. Gli anni anni della formazione che hanno contribuito a trasformare un ragazzo in un uomo, prima e in un campione poi.

Una piccola rivoluzione per il mercato fumettistico italiano.

Questa è una maniera di fare giornalismo a fumetti decisamente impegnativa, ma vuol dire poter sfruttare al cento per cento le potenzialità di una casa editrice come Feltrinelli. Potrebbe sembrare volgare dirlo, ma serve per dare l’idea: soltanto di spese vive è un investimento più grosso di quello che molti editori possono – purtroppo – permettersi di fare per realizzare il libro vero e proprio. Questo vuol dire saper sfruttare le possibilità di un grande editore e fare degli investimenti mirati per sperimentare cose che nessuno ha mai fatto prima, almeno in Italia. Ma non è un accusa per chi non può farlo e sottolineo il verbo potere. Nel senso che una casa editrice piccola e coraggiosa magari ci prova, ma non ha i mezzi. Noi potendoli avere perché non farlo?

Recentemente Fabbri e Antonucci hanno scritto della loro prossima uscita a fine ottobre. Sarà sempre in linea col loro stile dissacrante? O ci sarà una “linea feltrinelliana”?

Questa è una buona domanda che mi permette di dire una cosa molto importante. E la dico col sorriso sulle labbra. Qualcuno pensava che lavorare per Feltrinelli Comics significasse darsi dei limiti e delle censure; invece no. È incredibile e meraviglioso come ci sia un approccio molto indie. Tutti possono esprimersi senza limiti e censure. Antonucci e Fabbri stanno facendo un libro su tematiche a loro molto care. Un libro sul tema del cattolicesimo che sarà molto sarcastico e provocatorio fin dalla copertina. Lì vi accorgerete che non hanno avuto e non avranno limiti e censure.

C’è dell’indie anche nei gandi editori quindi.

Gli autori che stanno iniziando a lavorare con noi si stanno rendendo conto con piacere che possono esprimere le proprie idee in maniera precisa e sfrontata. Questo approccio così indie, all’interno di una casa editrice che dovrebbe essere maistream, è la cosa che mi rende più felice.

Ci saranno tue pubblicazioni in Feltrinelli Comics?

Essere autore e direttore di collana è una cosa delicata. Ci vado naturalmente cauto e non posso approfittarne. C’è da dire però che questa esperienza nasce inevitabilmente dal lavoro che ho fatto con Sio, e per noi era già previsto un secondo libro. Ora sarebbe assurdo e sciocco non farlo uscire nella collana perché io sono diventato direttore. Arriverà sotto Lucca e sarà un libro molto diverso dal precedente.

Quanto il tuo lavoro di autore e il tuo essere lettore stanno influenzando le scelte da direttore?

Quando sono nel ruolo di curatore conta quasi di più la mia esperienza di lettore. Quello che scrivo come autore è qualcosa di distante e separato da ciò che poi sono chiamato a scegliere in qualità di curatore di collana. Ovviamente poi essere un autore mi permette di essere un bravo meccanico. Capisco se negli ingranaggi di un libro c’è qualcosa che cigola, magari una vite da stringere o piuttosto un bullone allentato. Conosco gli strumenti e gli attrezzi, so come maneggiarli e questo mi permette di entrare nella narrazione a prescindere del tema che si racconta e di essere di aiuto agli autori, senza però influire sul loro stile minimamente. Il mio compito è conoscere bene quello che gli autori fanno e quindi aiutarli ad esprimersi nel migliore dei modi.

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“Randagi”, l’esordio a fumetti di Alessandro Mari https://minimaetmoralia.it/libri/randagi-lesordio-a-fumetti-di-alessandro-mari/ https://minimaetmoralia.it/libri/randagi-lesordio-a-fumetti-di-alessandro-mari/#respond Tue, 18 Oct 2016 12:30:13 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=32312 di Marco Rizzo

In America è ormai una prassi: scrittori che diventano sceneggiatori di graphic novel o di serie a fumetti. Il primo numero di Black Panther, la nuova serie dedicata al primo supereroe di colore, ha venduto oltre 300.000 copie, grazie certamente anche alla firma di Ta-Nehisi Coates, National Book Award e McArthur Genius, autore di una delle bibbie del movimento Black Lives Matter: Tra me e il mondo.

Giusto per fare qualche nome, Neil Gaiman, China Miéville, Duane Swierczynski, Victor Gischler, G. Willow Wilson, da anni, bazzicano il mondo della prosa come quello delle nuvole parlanti, firmando storie per le major del fumetto americano, Marvel e DC Comics. In Italia, il fenomeno è ancora molto circoscritto. È abbastanza consueto che scrittori affidino a sceneggiatori l’adattamento a fumetti di proprie opere, come è stato, ad esempio, per Senza Sangue di Alessandro Baricco, mutuato da Tito Faraci per i disegni di Francesco Ripoli, per il recente Porci con le ali, cult di Marco Lombardi Radice e Lidia Ravera, adattato da Manfredi Giffone e illustrato da Fabrizio Longo e Alessandro Parodi. O ancora, i vari fumetti dedicati a opere e personaggi di Carlo Lucarelli, ultimo in ordine di (ri)apparizione Coliandro, per le matite di Onofrio Catacchio.

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di Marco Rizzo

In America è ormai una prassi: scrittori che diventano sceneggiatori di graphic novel o di serie a fumetti. Il primo numero di Black Panther, la nuova serie dedicata al primo supereroe di colore, ha venduto oltre 300.000 copie, grazie certamente anche alla firma di Ta-Nehisi Coates, National Book Award e McArthur Genius, autore di una delle bibbie del movimento Black Lives Matter: Tra me e il mondo.

Giusto per fare qualche nome, Neil Gaiman, China Miéville, Duane Swierczynski, Victor Gischler, G. Willow Wilson, da anni, bazzicano il mondo della prosa come quello delle nuvole parlanti, firmando storie per le major del fumetto americano, Marvel e DC Comics. In Italia, il fenomeno è ancora molto circoscritto. È abbastanza consueto che scrittori affidino a sceneggiatori l’adattamento a fumetti di proprie opere, come è stato, ad esempio, per Senza Sangue di Alessandro Baricco, mutuato da Tito Faraci per i disegni di Francesco Ripoli, per il recente Porci con le ali, cult di Marco Lombardi Radice e Lidia Ravera, adattato da Manfredi Giffone e illustrato da Fabrizio Longo e Alessandro Parodi. O ancora, i vari fumetti dedicati a opere e personaggi di Carlo Lucarelli, ultimo in ordine di (ri)apparizione Coliandro, per le matite di Onofrio Catacchio.

La lunga premessa è necessaria per rendere l’idea di quanto sia interessante, in un panorama editoriale spesso “compartimentato”, l’approdo di Alessandro Mari al graphic novel. Scrittore  e traduttore, ricordato per essersi misurato con un’ambientazione risorgimentale in Troppa umana speranza (Feltrinelli, 2011), per ultimo in Bompiani nel 2011 con L’anonima fine di Radice Quadrata, Mari esordisce come fumettista con Randagi, volume edito da Rizzoli Lizard. Ai disegni Francesca Zoni, alla prima prova di ampio respiro, il cui talento era stato già notato, da chi segue le autoproduzioni, con il marchio del collettivo La Trama. Randagi parte da uno spunto apparentemente semplice, che ricorda una serie a fumetti della DC Comics/Vertigo, Y the Last Man, in cui un giorno il mondo si risvegliava senza più maschi (tranne uno).

L’evento apocalittico, nel futuro prossimo imminente di Randagi, è la scomparsa di tutti gli adulti a seguito di un misterioso morbo. I bambini e gli adolescenti, dunque, si organizzano in una cupa versione metropolitana del Signore delle mosche, in due versioni della società corrispondenti a due filoni narrativi. Da un lato si sperimenta una sorta di socialismo in un hotel, dall’altro una dittatura gerarchicamente molto strutturata in una nave da crociera.

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Le due ambientazioni vedono due diversi protagonisti: Tito, evaso dal carcere minorile Nisida senza più guardie, e Nina, ragazza un po’ antipatica, in crociera con i genitori, che si trova a fare l’infermiera solo perché la madre era medico. Tito e Nina vengono caratterizzati con pazienza, e Mari infonde spessore e umanità: in un unico volume, è raro trovare condensata tanta personalità in due personaggi. I ragazzi crescono rapidamente spinti dagli eventi, di fronte a scelte difficili e istinto di sopravvivenza: una delle cose che ci ricorda Randagi, è quanto crudeli possono essere i teenager.

Francesca Zoni disegna anatomie perfette con pochi tratti, e le poche incertezze sono coperte con sapienza, da neri, tratteggi e da una bicromia non opprimente. Alle prese con un cast larghissimo e ambientazioni urbane non facili, Zoni sembra migliorare macinando tavole su tavole. La storia, nel complesso, è incalzante, con toni e ritmi da ottimo young adult: se i passaggi dalla scrittura del romanzo a quella per il fumetto spesso portano a risultati lenti e verbosi, l’accoppiata Mari-Zoni trasmette mordente, verso un finale in crescendo e catastrofico in una Napoli dove cani e ragazzini vagano come randagi.

Il problema (ma un occhio esperto se ne accorge a tre quarti di lettura) è che il volume non è autoconclusivo e bisognerà aspettare un secondo tomo, in cui le vite di Tito e Nina si intrecceranno  ancora più nettamente. Lo aspettiamo presto, per sapere come va a finire e per continuare a vedere la crescita di Mari sceneggiatore e di Zoni disegnatrice.

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