tragedia Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/tragedia/ un blog di approfondimento culturale Tue, 06 Nov 2012 14:24:20 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg tragedia Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/tragedia/ 32 32 Un crollo https://minimaetmoralia.it/societa/un-crollo/ https://minimaetmoralia.it/societa/un-crollo/#comments Thu, 06 Oct 2011 19:22:48 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=5314 Questo pezzo è uscito sul Fatto Quotidiano

di Nicola Lagioia

Chi si stupisce che il laboratorio di confezioni a Barletta sepolto dal crollo di via Roma fosse totalmente sconosciuto all’Inps, ha come unica scusante quella di essere un inquilino del Palazzo.

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Questo pezzo è uscito sul Fatto Quotidiano

di Nicola Lagioia

Chi si stupisce che il laboratorio di confezioni a Barletta sepolto dal crollo di via Roma fosse totalmente sconosciuto all’Inps, ha come unica scusante quella di essere un inquilino del Palazzo. Solo l’ignoranza della nostra classe politica su ciò che accade nel Paese reale è così colpevole e arrogante da strapparsi le vesti davanti al ‘sommerso’ che ha fatto poco o nulla per arginare. Le fiorenti aziende tessili o calzaturiere del sud Italia sono diventate nel tempo sempre più un ricordo. Si trattava di maglifici, ricamifici, oasi del corredo spuntate tra fine anni Settanta e inizio Ottanta in piccoli centri che iniziarono la propria corsa verso una modernità che non li aveva toccati durante il boom.

I titolari erano spesso figli del sottoproletariato: ex magliari e ambulanti che si erano fatti le ossa risalendo infinite volte in treno entrambe le dorsali col campionario sbattuto in grossi sacchi di tela, giungendo fino a Lione, Stoccarda, Francoforte, dove, con l’esperanto della necessità, persuadevano i propri cugini tedeschi e francesi ad acquistare un set da tavola, una trapunta, uno stock di pantaloni per i quasi-colleghi del dettaglio. Se la forza della disperazione li aveva fatti sopravvivere, la voglia di scommessa li rendeva ora capaci di metter su la propria azienda.

Non erano padroncini o aspiranti capitani d’industria ma coraggiose, improvvisate, non raramente geniali teste d’ariete di imprese famigliari che iniziavano a moltiplicarsi. I meno capaci o fortunati chiusero presto bottega tornando a viaggiare per l’Italia con la merce al seguito. La maggior parte, però, fece la propria (e altrui) fortuna. Le aziende crebbero. I dipendenti pure. E, con loro, regolarissimi contratti di lavoro, e commercialisti pagati per non evadere. Se nel periodo delle vacche grasse non mancarono i furbetti della microfinanza creativa, la maggior parte di questi imprenditori ritenne di onorare il tacito patto che sentiva di aver stretto col Paese. Non si trattava solo di una piccola rivoluzione economica, ma culturale. Uno Stato che era stato sempre percepito come neoborbonico (nemico, parassitario, profondamente ingiusto) per la prima volta diventò una sia pur instabile culla delle possibilità, uno Stato moderno (o quasi) da trattare come tale.

Peccato che presto l’idillio iniziò a rompersi. Il mercato, certo, tirava meno di prima. Ma una pressione fiscale come al solito asfissiante (a fronte di servizi carenti o inesistenti) e lo spettacolo sempre più osceno offerto dal potere davano la sensazione che si stesse tornando indietro. Iniziò il periodo della contrazione. Molte aziende furono costrette a ridurre il personale. Altre, per non ridurre personale e produzione, cominciarono a evadere o a non pagare i contributi. Per altre ancora ci fu la chiusura o la cassa integrazione. A quel punto non fu raro che molti cassaintegrati chiedessero alle aziende ancora in piedi di lavorare in nero per non perdere il sussidio con il quale, da solo, non sarebbero riusciti a sopravvivere. Tra piccoli imprenditori e dipendenti si creò insomma una nuova antichissima solidarietà anti statale. Cosa veniva, in fondo, dallo Stato? Venivano le leggi a tutela della casta, gli scudi fiscali per i grandi evasori, le forche caudine dell’Agenzia delle Entrate sotto le quali far passare solo chi non poteva permettersi di farlo. Ancora una volta, insomma, i neoborboni. Ed è solo per un’atroce ironia che la controrivoluzione mostri, istituzionalmente, lo stesso volto di chi aveva promesso modernità e liberalismo. Provate a chiedere a uno di questi imprenditori (la maggior parte, berlusconiani della prim’ora) cosa ne pensa oggi del premier.

Intervistati in questi giorni, i dipendenti di ciò che resta di alcune micro aziende del barlettano (la maggior parte donne, pagate pochi euro all’ora, senza alcuna tutela assicurativa o previdenziale) hanno difeso i propri datori di lavoro. Da destra a sinistra, non pochi dei nostri politici ne rimarranno stupefatti, o peggio indignati. Prima di cercare di comprendere, o giudicare, si guardino l’un l’altro (e allo specchio) per scoprire sui propri stessi volti – nel disagio degli operai, e in quello appena meno grave dei loro datori di lavoro – il segno del nemico pubblico.


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Appunti per una tragedia americana https://minimaetmoralia.it/letteratura/appunti-per-una-tragedia-americana/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/appunti-per-una-tragedia-americana/#respond Mon, 06 Sep 2010 06:18:56 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=2817 1. L’appuntamento mancato.

Carson: …la strinse a sé, accettò la sua freddezza iniziale, come per tanto tempo lei aveva accettato la sua, poi la riscaldò con una specie di scatenato amore. Rose e cenere di James Purdy.

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di Nicola Ingenito

1. L’appuntamento mancato.

Carson: …la strinse a sé, accettò la sua freddezza iniziale, come per tanto tempo lei aveva accettato la sua, poi la riscaldò con una specie di scatenato amore. Rose e cenere di James Purdy.

James: …il volto solenne era immutato, le mani abbronzate dal sole giacevano sul tappeto con le palme aperte, quasi ancora dormisse. Riflessi in un occhio d’oro di Carson McCullers.

Gli scrittori ascoltano gli applausi del pubblico. Sono ancora dentro le proprie letture e non si guardano in viso. Dopo un po’, quando la sala è quasi vuota, Carson si avvicina a James.

Carson: Mr Purdy le andrebbe un bicchierino ?

James: Certo, mrs McCullers.

James Purdy e Carson McCullers, molto probabilmente, non si sono mai incontrati. Per la McCullers deve essere stato difficile anche leggerlo, visto che è morta nel ’67, anno della pubblicazione di Rose e cenere.

Purdy è un autore amato e compreso da pochi, mentre la McCullers è fra gli anni ’30 e ’40 una scrittrice di culto, corteggiata dal mondo editoriale newyorkese e dalla buona società.

Eppure le profonde differenze, più cronologiche che biografiche, le differenti fortune critiche e, soprattutto, di pubblico, la longevità di Purdy e la precoce scomparsa della McCullers non impediscono alla fantasia del lettore e all’analisi comparativa del critico di immaginare un incontro che, per affinità e differenze non solo letterarie, avrebbe dato vita ad una coppia mitica.

I romanzi Rose e cenere di James Purdy, riproposto da Baldini e Castoldi, e Riflessi in un occhio d’oro di Carson McCullers , riproposto da Einaudi, ne sono la testimonianza.

2. L’origine.

I luoghi di nascita e di approdo degli scrittori sono importanti e danno spesso vita a diverse categorie di scrittori. Ecco tre tipi umani della società letteraria:

gli scrittori urbani, di solito borghesi, nati e cresciuti in città. Hanno un naturale gusto per l’eleganza. Preferiscono le grandi strutture letterarie e hanno un po’ di puzza sotto il naso;

gli scrittori di provincia, parlano lingue marginali e sono cantori di racconti ambientati in una dimensione astorica e mitica;

infine,ci sono gli scrittori urbanizzati che, nati in provincia, si sono trasferiti in città.

A questi parvenu appartengono sia la McCullers di Columbus, in Georgia, che il Purdy di Fremont, nell’Ohio.

Questi tipi di autori hanno dentro una strana malinconia, rabbiosa e dolce allo stesso tempo. Portano segnata nelle impronte delle dita una specie di furia narrativa, che ha uno stretto legame col tema delle radici da fuggire e cantare. Gli scrittori urbanizzati sono gli unici a cui è ancora data la possibilità di un racconto assoluto, in cui gli eventi si dispiegano come papiri, e sono sempre in bilico fra la grazia e la barbarie.

 

3. Le trame.

Riflessi in un occhio d’oro si svolge in una imprecisata guarnigione militare in tempo di pace, in Georgia. “Rose e cenere” a Chicago, capitale di una crisi esistenziale ed economica fortissima.

Riflessi in un occhio d’oro è composto da 4 capitoli, brevi e taglienti, immediati e secchi, che arrivano dritti al nocciolo della questione: sette personaggi, due coppie, un soldato, un cameriere filippino e un cavallo invischiati in un quadro di relazioni morbose, in cui voyeurismo, desideri repressi e sadismo sono all’ordine del giorno senza alcuna possibilità di soluzione.

Rose e cenere, invece, è diviso in tre parti. Ha uno stile barocco e lirico, una scrittura sporca, in cui l’unica alternativa è immergersi a capofitto, anche qui, senza alcuna possibilità di salvezza.

Eustache Chislom è un poeta sposato e omosessuale attorno a cui gravitano le esistenze di Daniel Haws, un militare, e Reuben Masterson, un milionario. Entrambi sono innamorati di un coltissimo e bellissimo ragazzo, Amos.

In entrambi i romanzi, il narratore sembra registrare eventi già accaduti. Tutto ha l’aria del già avvenuto, della tragedia annunciata.

 

4. Il sogno americano.

La cornice temporale è la Grande Depressione. Dietro la patina delle favole di benessere dei politici e dei valori patriottici, questi autori discendono la china di ciò che Enzo Siciliano, in una recensione su Purdy, ha giustamente chiamato “nightmare”.

È proprio Purdy a sottolineare l’incontro fra Storia e storie – nella McCullers questo è più un’atmosfera che qualcosa di esplicito – quando motiva la depressione di Eustace Chislom con queste parole: “…si sentiva insolitamente depresso. Colpa delle lettere di Daniel, disse. No, era colpa della faccia del presidente e di sua moglie che sorridevano dicendo a tutti di stare allegri e di non avere più timori.”

 

5. Patria e Famiglia.

I personaggi dei due romanzi reprimono la propria natura. Gli uomini si sono sposati e sono entrati nell’esercito per nascondere le tendenze omosessuali, le donne o sono complici, innocenti e patetiche, o vittime di situazioni matrimoniali in cui sono condannate a non avere alcuna vita sessuale o a sopprimere qualunque aspirazione artistica.

In questa atroce immersione nel buio della Famiglia, simbolo della società americana, c’è anche una spietata analisi della borghesia americana, dei suoi segreti e delle sue bugie, dei suoi sussurri e delle sue grida.

Alla Famiglia, si affianca la Patria: nei due romanzi, ambientati nell’America della crisi alle porte della Seconda Guerra Mondiale, c’è un ritratto spietato delle forze armate.

A tal proposito, alla pubblicazione di “Riflessi in un occhio d’oro” la McCullers riceve critiche violente. L’ Atlantic Montly scrive: “Se questa è una descrizione accurata della vita militare, allora Dio salvi gli Stati Uniti!”

La rappresentazione dell’esercito, come “Ordine supremo” a cui appellarsi per la repressione di sé, come fa Daniel Haws, al quale Eustace Chsilom dedica un verso sovversivo e lirico come “L’Esercito non sarà una madre per te, ma un bruno sposo”, è un gesto politico ed erotico.

Sarà lo stesso Purdy a dire che se non avesse vissuto l’esperienza del militarismo, vedendo i suoi commilitoni prostituirsi o amarsi, non avrebbe potuto scrivere questo romanzo.

Credo che, per quanto valga la definizione di letteratura gay, Rose e cenere occupi un posto speciale, perché è un testo libero e anomalo, scorretto e dolente.

 

6. Gli occhi.

Sia Purdy che McCullers sono ossessionati dal corpo, dal desiderio di altri corpi e, soprattutto, dallo strumento del desiderio: l’occhio.

Daniel Haws, il personaggio di Purdy più disperato, rivela e vive il proprio sentimento per Amos, e quindi la propria omosessualità, solo da sonnambulo.

Gli occhi dell’inconscio sono l’unica condizione possibile per avvicinarsi all’amato.

Lo stesso fa Weldon Pendelton, il quale trova pace solo nel sonno.

Nel sonno Pendelton prova  “una sensazione incomparabilmente voluttuosa”, come se un uccello dagli occhi d’oro lo avvolgesse e lo svelasse.

Il desiderio omosessuale, anche qui, è vissuto solo attraverso l’occhio: come il soldato Williams scopre la bellezza femminile spiando il giovane corpo addormentato della moglie di Pendelton, così Pendelton si nutre della bellezza maschile di Williams, ogni pomeriggio, con l’alibi di una corsa a cavallo.

James Purdy e Carson Mc Cullers hanno scritto due tragedie in prosa. Due tragedie che raccontano del Paese e del corpo. Due tragedie che hanno di certo come punto di riferimento i classici greci, ma anche la decadenza del proprio tempo, e, quindi, non prevedono alcuna catarsi.

Quando si chiudono i due volumi lo sforzo maggiore richiesto al lettore è liberarsene.

Non sarà facile.

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