turismo Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/turismo/ un blog di approfondimento culturale Tue, 13 Sep 2022 15:05:33 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg turismo Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/turismo/ 32 32 «Troppo turismo fa male al turismo» https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/troppo-turismo-fa-male-al-turismo/ https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/troppo-turismo-fa-male-al-turismo/#respond Thu, 15 Sep 2022 05:45:51 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=51093 Ci vorranno i dati ufficiali per poter dire davvero com’è andata questa stagione turistica in Puglia. A inizio agosto però la sensazione era quella di una crescita minore rispetto alle aspettative degli ultimi due anni: ecco quindi le lamentale di associazioni di categoria e le accuse un po’ in ordine sparso di speculazioni su affitti, […]

L'articolo «Troppo turismo fa male al turismo» proviene da Minima et Moralia.

]]>
Ci vorranno i dati ufficiali per poter dire davvero com’è andata questa stagione turistica in Puglia. A inizio agosto però la sensazione era quella di una crescita minore rispetto alle aspettative degli ultimi due anni: ecco quindi le lamentale di associazioni di categoria e le accuse un po’ in ordine sparso di speculazioni su affitti, ombrelloni e quant’altro.

Tutto sommato, e pronto ad essere smentito dai numeri, credo che alla fine avremo l’immagine di una crescita a macchia di leopardo: bene il barese, la Valle d’Itria e alcune zone del Salento, meno bene ad esempio lo Jonio tarantino, di cui ho avuto esperienza diretta.

Se nei primi due anni Covid (2020 e 2021) alcune spiagge della zona erano piuttosto affollate già a partire da inizio giugno, quest’anno abbiamo dovuto aspettare la prima decade agostana perché diventassero relativamente infrequentabili.

Cosa non ha funzionato? Da un lato il caro benzina ha evidentemente impattato sui “pendolari” (ovvero chi, muovendosi dalle città vicine, di solito affollava quotidianamente queste spiagge insieme ai turisti), da un altro il costo degli affitti, che invece ha toccato un po’ tutti: richieste di migliaia di euro per un mese a fronte di un’offerta assolutamente carente in termini di servizi. Senza dimenticare, nel complesso di quel che riguarda il turismo regionale, la ritrovata disponibilità di vicine (e relativamente più economiche) mete straniere, la Grecia su tutte, a seguito della minor pressione pandemica.

Ma al di là di generalizzazioni e numeri ancora da analizzare, il cosiddetto elefante è sempre lì, nella stanza della nostra bella masseria appena ristrutturata con piscina e ulivi mangiucchiati dalla Xylella: parliamo della qualità dei flussi quanto dei servizi, appunto, offerti dal comparto pugliese.

Proprio in spiaggia origliavo, poco dopo Ferragosto, i discorsi di una delle tante famiglie settentrionali arrivate in zona in camper. Ottimo mare, dicevano, ma servizi scarsissimi in fatto di ricezione, trasporti e viabilità. Poi la chiosa un po’ assurda di una signora del gruppo: «Troppo turismo fa male al turismo».

Detto da una turista potrà sembrare un paradosso, ma la signora aveva ragione da vendere. È cosa risaputa che in Puglia abbiamo messo in piedi un carrozzone ormai ingovernabile: per quanto negli anni si sia tentato di direzionare il settore verso flussi altospendenti e in linea del tutto teorica più consapevoli, da queste parti arriva sempre un po’ di tutto e l’impatto è devastante. E in fondo lo è a prescindere dalla tipologia di turismo intercettata.

La lezione, insomma, dovrebbe essere chiara a tutti: il turismo è un upgrade da effettuare su un sistema economico, culturale e sociale che funziona di suo, non l’elemento trainante in assenza di alternative, come appunto accaduto in Puglia.

È normale che in un contesto di perenne crisi economica, desertificazione industriale, inflazione e emigrazione giovanile a condizionare scelte e vocazioni dei “locali” siano le opportunità che si creano, per quanto estemporanee e predatorie.

Il turismo, che estemporaneo e predatorio lo è per definizione, per molti ha significato questo: dove, come soluzione individuale, non arrivava il posto pubblico o l’impiego in una delle poche aziende che ancora assumono in pianta stabile, ecco la messa a frutto di una rendita familiare o economica – almeno per chi ne aveva la possibilità.

La casa della nonna nel centro storico che diventa bnb, la masseria abbandonata che un tempo creava reddito per diverse famiglie reinventata come “dimora di lusso”, la villa al mare ristrutturata in fretta e furia per accogliere francesi, tedeschi e milanesi nel nulla cosmico di strade bucherellate e ristoranti improvvisati.

Nella speranza, non sempre realizzata, che tutto questo creasse reddito anche per altri e dunque un po’ di indotto per intere zone – cosa, anche questa, accaduta a macchia di leopardo e in maniera non sempre continuativa e coerente.

Nei fatti qui il predatore non è solo il turista ma anche chi accoglie, anche se nel nostro caso ci si è potuti difendere dalle accuse di auto-sfruttamento grazie a una sorta di imperativo morale di stampo identitario, come a dire: siamo tenuti a sfruttare questa terra perché l’amiamo, perché finalmente viene conosciuta e amata in tutto il mondo.

La riscoperta dell’identità come unica chance di sopravvivenza per una minoranza di pugliesi, insomma, ma anche come peccato originale. È vero che se non ci fosse stato questo sguardo da fuori ad aiutarci nello scoprirci e raccontarci a noi stessi, forse avremmo continuato a balbettare nel dire “Puglie” quando ci chiedevano da dove venivamo, ed è vero che il ritrovato orgoglio di essere pugliesi ci ha fatto dimenticare l’imbarazzo di essere meridionali. Ma a che prezzo?

Il turismo è un tipo loquace, di quelli che monopolizzano l’attenzione per una cena intera, per cui poi si parla di loro anche nelle tavolate in cui sono assenti. Oggi non possiamo fare a meno di parlarne ogni volta che si discute di tessuto economico (e ripeto) culturale e sociale pugliese. È un bene, ma fa anche male.

Al di là dei numeri di quest’estate, le contraddizioni sono sotto gli occhi di tutti. È arrivato il tempo di affrontarle: diversamente, il rischio per la Puglia è di diventare una di quelle mete esotiche che esistono solo nelle storie Instagram dei turisti o come location per grandi eventi e produzioni cinematografiche.

(Foto)

L'articolo «Troppo turismo fa male al turismo» proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/troppo-turismo-fa-male-al-turismo/feed/ 0
«Mi sono immerso nella cultura con la a maiuscola». Catalogo dell’Italia di Tripadvisor https://minimaetmoralia.it/societa/mi-sono-immerso-nella-cultura-con-la-a-maiuscola-catalogo-dellitalia-di-tripadvisor/ https://minimaetmoralia.it/societa/mi-sono-immerso-nella-cultura-con-la-a-maiuscola-catalogo-dellitalia-di-tripadvisor/#comments Fri, 13 Dec 2013 19:06:25 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=17046 Questo pezzo è apparso sul blog della casa editrice Rubbettino di Andrea Minuz Post su l’Italia vista da Tripadvisor, sull’uso turistico dell’idioma omonimo, sull’emersione di un «modo di vedere dal basso», ossia giudicare, valutare e agganciare a una serie di «dritte» il consumo del patrimonio di fierezze paesaggistico-artistico-gastronomico-religiose e non solo. Perché l’italiano su Tripadvisor […]

L'articolo «Mi sono immerso nella cultura con la a maiuscola». Catalogo dell’Italia di Tripadvisor proviene da Minima et Moralia.

]]>
Questo pezzo è apparso sul blog della casa editrice Rubbettino

di Andrea Minuz

Post su l’Italia vista da Tripadvisor, sull’uso turistico dell’idioma omonimo, sull’emersione di un «modo di vedere dal basso», ossia giudicare, valutare e agganciare a una serie di «dritte» il consumo del patrimonio di fierezze paesaggistico-artistico-gastronomico-religiose e non solo. Perché l’italiano su Tripadvisor recensisce tutto. Dalla cappella degli Scrovegni all’autogrill del Brennero, dal Vesuvio alla Scala, dall’Harry’s Bar al Santuario di Padre Pio, da Eataly alla Cappella Sistina. L’italiano su Tripadvisor è spietato ma sa commuoversi; si avvilisce, si esalta, si lancia in nostalgie dannunziane rievocando amori in una camera del «Danieli» e s’incanta per un caffè del centro che «trasuda storia, cultura e bellezza», ma poi s’indigna che «vi manderò la finanza» e «ho messo lo scontrino su Facebook». L’italiano su Tripadvisor lancia un urlo liberatorio che nemmeno i futuristi contro il Chiaro di Luna; perde i freni inibitori e si vendica della tradizione, della scuola, dei beni culturali, delle mitologie letterarie; taglia via l’indice ammonitore della retorica museale perché la Torre di Pisa «infondo me la credevo meglio»; l’italiano su Tripadvisor rivaleggia con gli altri italiani su Tripadvisor; ti parla delle fotografie che ha fatto mentre maledice i turisti che fotografano tutto; l’italiano su Tripadvisor disputa sugli universali del giudizio e sui particolari del campanile, meglio Giotto o Caravaggio, il book-shop o il buffet, «la parmigiana come la faceva mia nonna» o quella «fusion di seitan e broccoli»; l’italiano ti fa la cornice narrativa («Anche se pioveva, sabato io e Giada, la mia fidanzata che stiamo assieme da 4 mesi abbiamo deciso di andare in moto da Gennaro al Porto…»); l’Italiano non compra l’autoguida e rilascia le sue “sensazioni”, o forse la compra ma poi va su Tripadvisor, copia da wikipedia e ti sciorina il Tripadvisor poetico-pedante sull’incompiutezza della «Pietà» di Michelangelo, o quello indignato sul degrado dell’«Italia in Miniatura», o quello struggente coi ricordi di bambino che mangiava il babà al Gambrinus; l’italiano se la prende con lo Stato che svilisce la grande Bellezza dell’arte e del paesaggio italiani ma non vuole saperne di cacciare fuori un euro per scorazzarci sopra; l’italiano forse non lo sa ma rasenta il genio quando recensisce il McDonald’s della stazione con un lapidario: «cibo nella media». È una mastodontica, wagneriana Opera d’Arte Recensoria Totale dell’Italia all’epoca di Groupon che, per ora, si assomma e raccoglie per grandi voci. E se siete arrivati sin qui, potete proseguire a salti scegliendo il sito che preferite (questa è un’anticipazione di una futura, non finibile ma sistematica e sistemica enciclopedia dell’Italia di Tripadvisor che poi comprenderà il secondo, mastodontico capitolo sulle gite all’estero o “il mondo visto dall’Italiano di Tripadvisor”). Buona lettura.

Continua a leggere sul blog di Rubbettino Editore.

L'articolo «Mi sono immerso nella cultura con la a maiuscola». Catalogo dell’Italia di Tripadvisor proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/societa/mi-sono-immerso-nella-cultura-con-la-a-maiuscola-catalogo-dellitalia-di-tripadvisor/feed/ 1
Turismo postmoderno https://minimaetmoralia.it/libri/turismo-postmoderno/ https://minimaetmoralia.it/libri/turismo-postmoderno/#comments Thu, 19 May 2011 09:25:03 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=4363 Questo articolo è uscito per il Riformista.

Com’è piccolo il mondo e com’è grande il desiderio di scoprirlo, inventando itinerari sorprendenti. Alcuni partono per vedere il garage di Menlo Park, in California, dove Larry Page e Sergey Brin fondarono Google. Altri se ne vanno cinque giorni nell’Outback australiano, in campi tendati, e imparano a annodare il lazo e a dirigere una mandria.

L'articolo Turismo postmoderno proviene da Minima et Moralia.

]]>

Questo articolo è uscito per il Riformista.

Com’è piccolo il mondo e com’è grande il desiderio di scoprirlo, inventando itinerari sorprendenti. Alcuni partono per vedere il garage di Menlo Park, in California, dove Larry Page e Sergey Brin fondarono Google. Altri se ne vanno cinque giorni nell’Outback australiano, in campi tendati, e imparano a annodare il lazo e a dirigere una mandria. Altri ancora prediligono semplicemente luoghi classici, notoriamente infestati dai fantasmi. Certe coppie uniscono in un solo viaggio il matrimonio e la luna di miele. Scelgono di sposarsi a piedi nudi, sulla spiaggia delle Seychelles. Sposi in riva al mare, sposi che arrivano in piroga, sposi che si scambiano il sì sott’acqua. Moltissimi, spenta la tv, si mettono sulle tracce del “Commissario Montalbano” e setacciano Vigata. Altri comprano un biglietto per l’Oregon e vanno a visitare l’Overlook Hotel di Shining. C’è chi viaggia per fare shopping da Harrods durante i saldi, chi viaggia per riposarsi, chi va a piedi per sfinirsi e poi ha veramente bisogno di una vacanza. C’è chi vola per trovare un vecchio amico e chi parte per seguire un seminario di yoga a Cape Cod.
Più la globalizzazione avanza, più gli esiti di questo processo si rivelano imprevedibili. Ora che il mondo è più piccolo e che le possibilità di viaggiare sono infinite, e low-cost, il turismo si trasforma. L’ultima parola però non è omologazione. L’ultima parola è personalizzare il globo, inventare tendenze, seguire i desideri ovunque essi conducano. Dopo l’11 settembre, dopo lo tzunami del 2006, in seguito alla crisi economica del 2008, la creatività è l’unico spirito che aleggia sulle acque terrestri. Si viaggia per cercare la conferma di essere alternativi, per essere se stessi, e soprattutto per essere qualcuno, tra mille percorsi standard di un turismo di massa che tende a spersonalizzare ogni nuovo pellegrino. Il modo in cui le forme del turismo postmoderno si sono diversificate è finalmente messo nero su bianco in un manuale pignolo, ludico, labirintico e straniante. Si intitola Nuovi Turismi. 100 alternative al classico viaggio, (Morellini, pp. 207, euro 14.90) ed è firmato da due esperti di viaggi e tendenze: Mario Gerosa e Sara Magro. Gli autori mettono subito in chiaro che non esistono più destinazioni improbabili, ma che ciò che conta ormai è solo “come” si viaggia. È così che, per questo libro, hanno deciso di mappare un’infinità di tipologie di viaggi diversi, tra cui emergono spostamenti assurdi, geniali, macabri, inutili o comunque nuovissimi, e che non hanno più nulla a che fare con l’avventura, né con Chatwin o Kapuściński. In queste pagine stravaganti, dal sapore antropologico, non mancano indicazioni puntuali su quale tour operator organizza viaggi sulla Luna (Space Adventures lo fa per 100 milioni di dollari USA), o a chi dovrebbe rivolgersi chi volesse raggiungere i luoghi dei disastri prima che questi avvengano (come andare a caccia dei tornado per essere lì mentre la natura sventra case e distrugge quartieri interi).

Molte nuove forme di turismo sono influenzate dai media, dall’immaginario collettivo che rende tutto esotico, colora di mito l’angolo dietro casa e fa diventare luogo di culto qualsiasi meta che sia passata sotto ad un riflettore. Si viaggia sulle tracce di attori (vipwatching), ma soprattutto ci si riversa nel pianeta alla ricerca di luoghi di film cult, di reality show e di telefilm vecchi e nuovi, da Twin Peaks fino alla Garbatella dei Cesaroni. Un altro folto gruppo di viaggiatori cerca invece qualcosa di assai diverso: è a caccia di adrenalina. Moltissime mete fanno parte di un vasto elenco di luoghi che sono in qualche modo pericolosi. Si vola incontro alla minaccia. Si va nei Paesi ad alto rischio o alla ricerca di basi segrete, oppure ci si immerge in un lago ghiacciato, o si scelgono zone colpite da disgrazie, che siano Avetrana, o le aree devastate dall’uragano Katrina o Chernobyl. Al suo interno, il turismo estremo è variegato, cosa davvero spinga a partire per cercare adrenalina è forse indefinibile, esula dal posto prescelto e ha invece a che fare con l’emotività. Si parte alla ricerca di esperienze fortissime, lungo le ferite altrui, nel solco di drammi che anche quando si riferiscono alle tragedie peggiori rischiano sempre la spettacolarizzazione. Non c’è Museo, luogo di memoria, area di catastrofe storica o naturale che non rischi di farsi Disneyland appena si ferma un pullman di turismi con un inevitabile spirito di consumo. Consumo di sofferenze, lacrime come souvenir, un pacchetto di viaggio che comprende la compassione e i drink.

Non mancano – in questo ventaglio turbinante di mete dei nuovi turisti – viaggi essenzialmente kitsch, viaggi disperati per cure dentistiche o per rifarsi il naso (un tour operator si chiama “Chirurgia&Vacanze”), viaggi in tournée all’inseguimento di una rockstar, viaggi nei luoghi dei Beatles, viaggi romantici tra i fari sul mare. Gli itinerari si intrecciano. Le piste si affollano di un esercito di rabdomanti che confondono l’avventura con la disavventura, la meraviglia del paesaggio con la morbosità, Ulisse col plastico di Cogne. Sulle strade spirituali dei pellegrinaggi leggendari si incontrano veri asceti, vacanzieri della sostenibilità, e quelli che vogliono solo darsi una patina eco-chic. Negli Stati Uniti tre milioni di persone partono per delle vacanze pre-parto in attesa che nasca il figlio. Nello stesso aeroporto, o sullo stesso volo, salgono turisti che vanno a fare scorta di addobbi ad un mercatino natalizio e quelli che hanno prenotato due notti all’hotel Alcatraz, in Germania, ricavato da un carcere, con gli addetti che accolgono i clienti dentro una gabbia di ferro e indicano agli avventori la loro cella (con letto king size, però).

Prigioni riadattate, cene sulla muraglia cinese, “l’imperdibile” favela-tour a Rio. Il turismo raccontato da Mario Gerosa e Sara Magro è una radiografia dei desideri contemporanei, compresi quelli più meschini (hanno escluso solo il turismo sessuale che è l’unico turismo che non considerano degno di essere neanche nell’elenco). Il libro è la cartografia di una sete inappagabile di conoscere, di vivere emozioni, di cercare vita ovunque sia possibile, compresi i luoghi di dolore, lì dove ci si addormenta beati, al gelo di vecchi carceri, su lettini di ferro. Tutto si può chiedere, tutto sembra lecito, soprattutto cedere al desiderio di sparire e sciogliersi nella geografia: salire sull’Oz Bus a Londra e scendere a Sidney, 92 giorni dopo. Nuovi Turismi, scritto con ironia e precisione è venato di pietà verso un’umanità stordita e smarrita. Nel suo complesso, questo testo fatto di 100 schede a tema disegna, forse involontariamente, uno scenario filosofico: il mondo è in fuga e soprattutto avanza, con furia o “slow” che si preferisca, ma certamente senza una meta. Tornati da un viaggio in Sri Lanka con il nuovo modello di Adidas ai piedi, inizia sempre un altro viaggio, magari fuori stagione, possibilmente in Kenya, a imparare le tecniche di combattimento Masai. Oppure, i meno coraggiosi, scelgono un viaggio da fermi, con una vasta gamma di tour virtuali, davanti al monitor acceso su Google Earth. Oggi il turismo è “su misura”, ma la misura umana è quella della fantasia e dell’inquietudine: dimensioni umane che sono le uniche davvero senza limiti. Il giro del mondo è cosa possibile, tutte le montagne si possono scalare e tutti i deserti si possono attraversare, ma il cuore dell’uomo, si sa, è un abisso.

L'articolo Turismo postmoderno proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/libri/turismo-postmoderno/feed/ 2