Un mondo che non può essere migliore Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/un-mondo-che-non-puo-essere-migliore/ un blog di approfondimento culturale Tue, 06 Nov 2012 11:33:40 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Un mondo che non può essere migliore Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/un-mondo-che-non-puo-essere-migliore/ 32 32 "Una più profonda cosa esterna": il Premio Napoli a New York per John Ashbery https://minimaetmoralia.it/poesia/una-piu-profonda-cosa-esterna-il-premio-napoli-a-new-york-per-john-ashbery/ https://minimaetmoralia.it/poesia/una-piu-profonda-cosa-esterna-il-premio-napoli-a-new-york-per-john-ashbery/#comments Thu, 10 Dec 2009 09:09:21 +0000 http://minimaetmoralia.wordpress.com/?p=1315 di Damiano Abeni Il Premio Napoli quest’anno ha assegnato due Premi Speciali: uno ad Antonio Moresco per la letteratura italiana, e uno a John Ashbery per quella straniera. Ad Ashbery il premio verrà consegnato oggi, alla Columbia University di New York, in una manifestazione cui partecipano il presidente del Premio, Silvio Perrella, e il poeta […]

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di Damiano Abeni

Il Premio Napoli quest’anno ha assegnato due Premi Speciali: uno ad Antonio Moresco per la letteratura italiana, e uno a John Ashbery per quella straniera.

Ad Ashbery il premio verrà consegnato oggi, alla Columbia University di New York, in una manifestazione cui partecipano il presidente del Premio, Silvio Perrella, e il poeta Charles Simic, insieme a rappresentanti del mondo universitario e culturale italo-americano di New York.

In questa occasione di festa per i risultati conseguiti in una carriera straordinariamente prolifica (il primo dicembre è uscito negli USA il suo venticinquesimo volume di poesie, Planisphere), vi proponiamo alla lettura una delle più emblematiche poesie brevi di Ashbery: dentro il corpo del discorso poetico, nella materia poetica stessa, l’autore espone materiali “piani”, pone domande “piane”, che si rivelano materiali e domande fondamentali per la creazione poetica.
Considerata la più “accessibile” delle cinquanta poesie, tutte composte da quattro quartine, che costituiscono la raccolta Shadow Train (1981), questa poesia epitomizza la capacità fenomenale di Ashbery di mescolare materiali e toni iper-culturali con altri popolari, toni elevati con frammenti di discorso corrente, di rendere quasi “domestiche” e quotidiane figurazioni ardite (“La poesia è triste perché vuole essere tua, e non può.”), di scompaginare i dati accettati della percezione per creare nuove prospettive (“una più profonda cosa esterna”), nuovi spazi mentali che stimolano a creazioni ulteriori. La combinazione di questi elementi, e di altri, porta alla molteplicità delle possibili letture dei testi ashberiani – lettura che, oltre alla poiesis, non deve mai tralasciare di considerare il mondo delle relazioni, lo scopo relazionale del fare poesia in spazi che sono spesso difficili, vuoti, e la difficoltà di identificare interlocutori adeguati (“e poi tu non ci sei” – che rimanda al “perché tu dico questo? / Nemmeno sei qui.” che abbiamo discusso nel post con Questa stanza) è una realtà da affrontare costantemente.

PARADOSSI E OSSIMORI

Questa poesia si occupa del linguaggio a un livello alquanto piano.
Guardala che ti parla. Guardi da una finestra
o affetti irrequietezza. La sai ma non la sai.
Ti manca, la manchi, le manchi, ti manca. Vi mancate a vicenda.

La poesia è triste perché vuole essere tua, e non può.
Cos’è un livello piano? E’ quella cosa e altre,
e ne mette in gioco un sistema. Gioco?
Beh, di fatto, sì, ma io ritengo che il gioco sia

una più profonda cosa esterna, un modello di ruolo sognato,
come nella ripartizione della grazia queste lunghe giornate agostane
senza dimostrazione. A finale aperto. E prima che te ne accorga
si perde nel vapore e nel cicaleccio della macchina da scrivere.

E’ stata giocata un’altra volta. Penso tu esista solo
per tormentarmi a farlo, al tuo livello, e poi tu non ci sei
o hai adottato un atteggiamento diverso. E la poesia
mi ha deposto dolcemente accanto a te. La poesia è te.

[in Un mondo che non può essere migliore, Luca Sossella Editore, 2008 – trad. di d.a. e Moira Egan]

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Questa stanza https://minimaetmoralia.it/poesia/questa-stanza/ https://minimaetmoralia.it/poesia/questa-stanza/#comments Thu, 03 Dec 2009 09:03:43 +0000 http://minimaetmoralia.wordpress.com/?p=1272 Dumbo (che è un orso) ancora pensa alla sconfitta dei Corvi da parte dei Puledri, e gli vengono in mente le quaglie domenicali di John Ashbery. QUESTA STANZA La stanza in cui entrai era il sogno di questa stanza. Certo tutti quei piedi sul sofà erano miei. Il ritratto ovale di un cane ero io […]

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Dumbo (che è un orso) ancora pensa alla sconfitta dei Corvi da parte dei Puledri, e gli vengono in mente le quaglie domenicali di John Ashbery.

QUESTA STANZA

La stanza in cui entrai era il sogno di questa stanza.
Certo tutti quei piedi sul sofà erano miei.
Il ritratto ovale
di un cane ero io in più tenera età.
Qualcosa riluce, qualcosa è costretto al silenzio.

A pranzo mangiavamo pastasciutta tutti i giorni
tranne la domenica, quando una quaglia veniva indotta
a esserci servita. Perché ti dico questo?
Nemmeno sei qui.

[John Ashbery, «This Room», in Un mondo che non può essere migliore, Luca Sossella Editore, Roma, 2008]

*

Moira di questa poesia ha detto che se è vero che non tutte le poesie parlano sempre di poesia, è vero anche che molte poesie parlano spesso di poesia, e ha fatto notare a Dumbo che:

· la traduzione di «room», «stanza», è sinonimo di «strofa»
· i «piedi» sono l’unità metrica della metrica quantitativa, la più usata negli USA
· «Il ritratto ovale» (vedasi: The Oval Portrait) è un magnifico racconto di Edgar Allan Poe [«Morto in modo misterioso in un canaletto di scolo a Baltimora, dove è sepolto», fa notare Dumbo – al quale inoltre sovviene che Baltimora è forse l’unica città al mondo la cui squadra sportiva principale -in questo caso, di football americano- prende il nome da una famosa poesia]
· «Il ritratto […] di un cane […] in più tenera età», allude sfacciatamente a Portrait of the Artist as a Young Dog di Dylan Thomas, il cui titolo è altrettanto sfacciatamente derivato dal Portrait of the Artist as a Young Man di James Joyce.
· «Qualcosa riluce, qualcosa è costretto al silenzio», dice Moira, non è una delle più belle definizioni di poesia che ti sia mai capitato di sentire?
· «pastasciutta tutti i giorni» è un’elementare sineddoche per la vita di tutti i giorni
· la «quaglia» è un’altrettanto elementare sineddoche per l’eccezionalità del tempo e dell’evento speciale
· e «indotta», chiede Moira, non ti sembra invece un verbo peculiare? Richiama subliminalmente l’idea del parto, del parto che ha bisogno di un aiuto per poter avvenire. È figurazione dell’evento creativo che si manifesta in un domestico ùsteron pròteron.
· «Perché ti dico questo? / Nemmeno sei qui»: la domanda costante di ogni poeta, perché faccio quello che faccio quando nessuno è presente alla mia poesia? E il fututo lettore è un’ipotesi lontana e fumosa.

Dumbo, alla fine, è contento. Ma non ha ancora capito se Ashbery è più complicato o più semplice di quanto non gli fosse sembrato all’inizio.

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