Valentino Zeichen Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/valentino-zeichen/ un blog di approfondimento culturale Tue, 05 Jul 2016 16:00:33 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Valentino Zeichen Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/valentino-zeichen/ 32 32 Valentino Zeichen, 1938-2016 https://minimaetmoralia.it/poesia/valentino-zeichen-1938-2016/ https://minimaetmoralia.it/poesia/valentino-zeichen-1938-2016/#comments Tue, 05 Jul 2016 16:00:33 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=31476 (fonte immagine)

Ci ha lasciato poche ore fa il poeta Valentino Zeichen, nato a Fiume in un giorno non meglio precisato del 1938. Tra i suoi libri ricordiamo la prima raccolta di poesie Area di Rigore (Cooperativa scrittori, 1974) e successivamente Ricreazione (Guanda, 1979), Metafisica tascabile (Mondadori, 1997) e Passeggiate romane (Fazi, 2004).

Dal volume Mondadori Poesie 1963-2003 riprendiamo Il poeta.

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Ci ha lasciato poche ore fa il poeta Valentino Zeichen, nato a Fiume in un giorno non meglio precisato del 1938. Tra i suoi libri ricordiamo la prima raccolta di poesie Area di Rigore (Cooperativa scrittori, 1974) e successivamente Ricreazione (Guanda, 1979), Metafisica tascabile (Mondadori, 1997) e Passeggiate romane (Fazi, 2004).

Dal volume Mondadori Poesie 1963-2003 riprendiamo Il poeta.

Presumibilmente,
sembro un poeta di alta rappresentanza
sebbene la mia insufficienza cardiaca
ha per virtù medica il libro «cuore».
Abito appena sopra il livello del mare
mentre la salute, la ricchezza, la purezza
e gli sport invernali
straziano oltre i mille metri.
Perciò mi ossigeno respirando l’aria
dei paradisi alpini
così arditamente fotografati
dagli scalatori sociali
nonostante la pericolosità dei dislivelli.

E salutiamo ancora Zeichen con questo filmato tratto dal documentario Le voci della Scrittura (1987) di Giorgio Weiss, ringraziando l’autore.

 

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Il ladro di marmellata. In memoria di Remo Remotti https://minimaetmoralia.it/cinema/il-ladro-di-marmellata-in-memoria-di-remo-remotti/ https://minimaetmoralia.it/cinema/il-ladro-di-marmellata-in-memoria-di-remo-remotti/#comments Mon, 22 Jun 2015 09:39:35 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=27469 Remo Remotti, poeta, drammaturgo, artista, se ne è andato ieri, a 90 anni. Lo ricordiamo con un pezzo scritto qualche tempo fa da Stefano Ciavatta per Orwell.

Il filosofo Sergio Citti non c'è più, Franco l’Accattone se la passa male, Califano sorride alla vecchiaia impietosa. Victor Cavallo se n'è andato dodici anni fa. Dura la vita per gli eccentrici, i marginali, i reucci della capitale. Solo il dandy Valentino Zeichen resiste nella sua casa di Borghetto Flaminio. Ci sarebbe poi anche Remo Remotti, pittore, attore, urlatore, nevrotico patentato. Iacobelli ripubblica la sua biografia, la più celebre, uno dei tanti tentativi del “matto di successo” di fare un bilancio esistenziale. L'edizione del 1984 di "Ho rubato la marmellata" (256 pgg., 16 euro) porta in dedica a una tale Francesca il numero di casa dell’autore e la sua più totale disponibilità a ricevere la chiamata “qualsiasi ora, per te”.

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remotti

Remo Remotti, poeta, drammaturgo, artista, se ne è andato ieri, a 90 anni. Lo ricordiamo con un pezzo scritto qualche tempo fa da Stefano Ciavatta per Orwell.

Il filosofo Sergio Citti non c’è più, Franco l’Accattone se la passa male, Califano sorride alla vecchiaia impietosa. Victor Cavallo se n’è andato dodici anni fa. Dura la vita per gli eccentrici, i marginali, i reucci della capitale. Solo il dandy Valentino Zeichen resiste nella sua casa di Borghetto Flaminio. Ci sarebbe poi anche Remo Remotti, pittore, attore, urlatore, nevrotico patentato. Iacobelli ripubblica la sua biografia, la più celebre, uno dei tanti tentativi del “matto di successo” di fare un bilancio esistenziale. L’edizione del 1984 di “Ho rubato la marmellata” (256 pgg., 16 euro) porta in dedica a una tale Francesca il numero di casa dell’autore e la sua più totale disponibilità a ricevere la chiamata “qualsiasi ora, per te”.

Sull’amore Remotti è sempre stato disponibile, da conquistatore e a dar consigli per gli altri, persino a insegnare tecniche di seduzione a un goffo e serioso Nanni Moretti. In “Bianca” (1981) Remotti si avvicinava a una signora di mezza età seduta su una panchina di Villa Borghese chiedendo che ore fossero perché l’orologio di Remotti era automatico e iniziava a perdere colpi. Sono passati più di trent’anni e quell’orologio di seduzione ora gira a vuoto. “Mi interessa solo la sorca” ha urlato Remotti in una rumorosa intervista a Malcom Pagani, ma non c’è provocazione. È una vita che Remotti straparla come un pentito, quella confessione è un suo marchio di fabbrica. Maniaco sessuale? “Io sono uno sportivo, non devo mai stare fermo. Da giovane ho fatto canottaggio e rugby, non bevo, non fumo e mi butto solo sul lavoro e sulle donne”. Una figlia l’ha fatta a 65 anni, ora ne ha ottantotto, ha la biologia contro ma di fare il nonno non ha nessuna intenzione.

Remotti è un monumento di se stesso, ridotto a fare serate, a urlare e declamare poesie per due spicci nelle vinerie, Nessuno lo ferma. Il pudore della distanza non esiste, si accetta qualsiasi cosa da Remotti che come una fontana rotta non sa contenersi. Roma è spietata nella sua indifferenza, per le rovine c’è sempre posto. Forse è il contrappasso per aver scritto un inno alla fuga da Roma “Mamma Roma addio” (una delle pagine più belle della sua biografia poi diventata canzone radiofonica), una toponomastica sapiente e stratificata (chi saprebbe oggi rifarla?) da cui prendere le distanze. Il matto Remotti, il figlio di borghesi che andava al circolo Canottieri, aveva in testa tutta la Roma degli anni Cinquanta, era un cantore integrale, non come oggi che la città è esplosa e sopravvivono solo i narratori a tema o a quartieri, lasciando in ombra intere zone. Eppure in quel frullato di una Roma “puttanona, impiegatizia, borghese, fascistona e accattona” Remotti ci è rimasto (da antologia il colloquio per un lavoro alla Olivetti davanti a un giovane Furio Colombo) anziché andar via per sempre, lui che ci arrivò da bambino, nato da famiglia borghese ad Alessandria d’Egitto.

C’è stato un tempo invece in cui quell’orologio automatico di “Sogni d’oro” funzionava e batteva un suo tempo logico, sicuramente già matto e picaresco ma anche chiaro e fluido, ed è quello che restituisce la biografia: matrimoni, viaggi, lavori, passioni, ricoveri, ossessioni, donne, amici. Chissà chi avrà voglia oggi di leggere la biografia di un autentico Bukowski italiano (il Buk di “Post Office” e “Factotum”). Chissà se dopo tanto sparlare a salve in giro per serate e interviste, troverà lettori l’autobiografia illetterata, come la chiamava Alfredo Giuliani, e selvaggia di Remo Remotti. “Ho rubato la marmellata” può essere considerata anche una versione europea e nevrotica di Forrest Gump, perché Remotti ha girato il mondo e conosciuto molte persone, coltivando una doppia vita, oscillando tra quella classica lavoro e studio e quella borderline tra lucidità e pazzia.

È nato subito reduce, dei suoi amici persi tra RSI e Cefalonia. Trovò lavoro giovanissimo con gli americani, all’ufficio dei cimiteri dei soldati morti in Italia. Poi la canonica laurea in giurisprudenza e quindi le fughe in varie direzioni. Pittore a trent’anni, attore a cinquant’anni, autodidatta da sempre, Remotti ha vissuto in Perù sette anni dove fondò una compagnia di taxi, tre a Berlino dove finì in un ospedale psichiatrico dirimpettaio di Rudolf Hess, poi ancora a Milano a lavorare per una ditta farmaceutica e dove ha avuto inizio la sua carriera di pittore e artista con Fontana, Burri, Castellani, Manzoni. Il teatro e poi il cinema lo hanno distolto dalla pittura grazie alla quale viveva, amplificando il personaggio. Sposato due volte con due grandi amori, ricoverato tre volte in cliniche psichiatriche. Ora lo si può incontrare per Roma con un cappello rosso in testa e indosso magliette con battute da caserma. È diventato un reduce di se stesso. Questa biografia arriva a dargli la grazia.

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Dal 6 al 10 agosto ricordarsi l’importanza di essere piccoli https://minimaetmoralia.it/musica/dal-6-al-10-agosto-ricordarsi-limportanza-di-essere-piccoli/ https://minimaetmoralia.it/musica/dal-6-al-10-agosto-ricordarsi-limportanza-di-essere-piccoli/#respond Mon, 06 Aug 2012 14:00:41 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=8932 di Azzurra D'Agostino

"Vola alta, parola, cresci in profondità."

M.Luzi

Quando si dice che la poesia non ha seguito. Quando ci si chiede se i testi per le canzoni sono o non sono poesia. Quando ci si lamenta che non ci sono più i cantautori di una volta. Quando si sostiene la politica del 'grande evento'. Quando si discute se meglio la città o meglio la provincia. Quando si soffre per i tagli alla cultura. Quando la cultura viene considerata intrattenimento, hobby, spreco. Queste e altre questioni su cui meditare sono affrontate in forma pratica all'interno di un piccolo festival che si svolge all'estrema periferia d'Italia, ovvero i piccoli borghi arroccati sulle cime degli Appennini. Per questo si chiama "L'importanza di essere piccoli", perché proprio nel piccolo, nel minuscolo, cerca di porre delle domande e, allo stesso tempo, di vivere un'esperienza che renda queste domande ricordo personale e materia viva di riflessione.

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di Azzurra D’Agostino

“Vola alta, parola, cresci in profondità.”

M.Luzi

Quando si dice che la poesia non ha seguito. Quando ci si chiede se i testi per le canzoni sono o non sono poesia. Quando ci si lamenta che non ci sono più i cantautori di una volta. Quando si sostiene la politica del ‘grande evento’. Quando si discute se meglio la città o meglio la provincia. Quando si soffre per i tagli alla cultura. Quando la cultura viene considerata intrattenimento, hobby, spreco. Queste e altre questioni su cui meditare sono affrontate in forma pratica all’interno di un piccolo festival che si svolge all’estrema periferia d’Italia, ovvero i piccoli borghi arroccati sulle cime degli Appennini. Per questo si chiama “L’importanza di essere piccoli”, perché proprio nel piccolo, nel minuscolo, cerca di porre delle domande e, allo stesso tempo, di vivere un’esperienza che renda queste domande ricordo personale e materia viva di riflessione.

La prima edizione, con Bobo Rondelli che ha duettato con Franco Loi, e con Emidio Clementi dei Massimo Volume che ha fatto un reading dal poeta Robert Lowell, e con Mariangela Gualtieri, i Virginiana Miller e tanti altri, è stata un piccolo miracolo. Non solo per il numero di persone, perché non è il numero la vera misura. Ma per il modo sia dell’ascolto che della realizzazione di tutto l’insieme. Signore e signori che hanno cucinato per tutti, ragazzi che si sono passati parola, poeti e musicisti che si sono conosciuti e ascoltati, piccoli scambi artistici, di relazioni, di generi, l’apertura verso linguaggi che la televisione e i canali ufficiali non propongono – e che invece, si scopre, al contrario di quanto vogliano farci credere, toccano le persone. Dunque si è deciso di andare avanti.

Quest’anno “vola alta parola, cresci in profondità”, è il verso di Mario Luzi scelto per la seconda edizione de “L’importanza di essere piccoli”, dove il seme del tarassaco che si sta per staccare è la metafora di una vita semplice ma carica di senso che vola alta nei campi e poi attecchisce nei prati crescendo in profondità.  Un’onda e una diffusione che con questo festival è anche della parola: quella lieve e abissale della poesia e della musica, caparbia nel mettere radici e lieve nel lasciarsi trasportare dal vento.

Francesco Guccini, Paolo Benvegnù, Perturbazione, Andrea Appino di Zen Circus, Vivian Lamarque, Franco Buffoni, Valentino Zeichen, Giuliano Scabia, Carlo Maver sono solo alcuni degli ospiti che dal 6 al 10 agosto soffieranno e diffonderanno poesia e musica in frazioni spesso trascurate dalle traiettorie turistiche usuali, ma che sono scorci di paesaggi bellissimi, nel fresco verde di castagneti secolari.

L’ingresso agli spettacoli del 6, 7, 8, 10 agosto è libero (prenotazione consigliata).

Per il seminario “camminante” di Giuliano Scabia (9 agosto) il costo di partecipazione, compreso di libro, è di 12 euro (prenotazione obbligatoria)

Per informazioni: www.sassiscritti.wordpress.com | sassiscritti@gmail.com

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