Valeria Gorla Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/valeria-gorla/ un blog di approfondimento culturale Thu, 17 Jan 2019 00:29:48 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Valeria Gorla Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/valeria-gorla/ 32 32 Biografo degli sconosciuti. “Una vita scartata” di Alexander Masters https://minimaetmoralia.it/libri/biografo-degli-sconosciuti-vita-scartata-alexander-masters/ https://minimaetmoralia.it/libri/biografo-degli-sconosciuti-vita-scartata-alexander-masters/#comments Thu, 17 Jan 2019 07:00:22 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=39261 Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Cambridge, anno 2001. Da un cassonetto scrostato colmo di rifiuti affiora un libro umido e gualcito; basta allungarsi, sporgersi all’interno del cratere metallico, e ce n’è un altro ugualmente malridotto, poi un altro ancora e ancora uno, e ancora e ancora.

Completato il rinvenimento, ci si ritrova davanti agli occhi un enorme mucchio di carta solcata da una grafia minuta e nervosa, un mostro di scrittura che corrisponde a centoquarantotto quaderni (quindicimila pagine in tutto) all’interno dei quali qualcuno, in un arco di tempo compreso tra il 1952 e il 2001, ha annotato cinque milioni di parole – a volte più intellegibili, a volte simili a una processione di insetti – e una serie di disegni con personaggi e situazioni ricorrenti.

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Cambridge, anno 2001. Da un cassonetto scrostato colmo di rifiuti affiora un libro umido e gualcito; basta allungarsi, sporgersi all’interno del cratere metallico, e ce n’è un altro ugualmente malridotto, poi un altro ancora e ancora uno, e ancora e ancora.

Completato il rinvenimento, ci si ritrova davanti agli occhi un enorme mucchio di carta solcata da una grafia minuta e nervosa, un mostro di scrittura che corrisponde a centoquarantotto quaderni (quindicimila pagine in tutto) all’interno dei quali qualcuno, in un arco di tempo compreso tra il 1952 e il 2001, ha annotato cinque milioni di parole – a volte più intellegibili, a volte simili a una processione di insetti – e una serie di disegni con personaggi e situazioni ricorrenti.

Pur compulsando ogni pagina ed esplorando ogni riga come se fossero i sentieri di una foresta che potrebbero condurre a un tesoro, il nome del diarista compulsivo non viene mai fuori.

Queste le premesse da cui nasce Una vita scartata (il Saggiatore, traduzione di Valeria Gorla), il nuovo libro di Alexander Masters. Coerente con la sua vocazione a farsi biografo degli sconosciuti – e  consapevole che ogni biografia, seppure capillarmente ricostruita, non cancella il mistero di una vita umana bensì lo rivela – Masters si confronta con cinquant’anni di un’esistenza precipitata in frasi, trovandosi al cospetto di qualcuno che ininterrottamente dice «Io» senza mai rendere noto il proprio nome.

Come il giornalista interpretato da Joseph Cotten in Quarto potere di Orson Welles, che veniva incaricato di scoprire il significato della parola «Rosebud» pronunciata in punto di morte da Charles Foster Kane, a Masters tocca in sorte di indagare non su un singolo termine bensì un oceano di linguaggio, provando a dedurne qualcosa che è in sé strutturalmente incomprensibile: la forma, se non addirittura il senso, di una vita.

Per cinque anni Masters legge i quaderni, individua luoghi, ricostruisce vicende, si avvale della consulenza di un investigatore privato e di una grafologa, fino a quando dai sentieri della scrittura affiora qualche segno: chi nei diari dice «Io»ha lavorato in una biblioteca, ha tentato altri lavori sempre però perdendoli, ha avuto rapporti adoranti, subalterni, conflittuali, ha sognato un’impresa artistica oscillante tra la letteratura e la musica; da un certo momento in poi, «Io» ha soprattutto guardato la tv commentando ogni spettacolo, la sera, nei suoi taccuini; come costante –più che una passione una vera e propria mania – ha preso nota del quotidiano più microscopico («Per cena ho riscaldato i gambi di cavolfiore») rendendo palese che le nostre esistenze sono fondate su un continuo rumore di fondo e che il loro splendore sta proprio in questo brusio di fatti minutissimi.

Se anche, al culmine della sua indagine, Masters riuscirà ad attribuire a «Io» un nome, se anche riuscirà a rintracciarlo e a parlargli, quella del diarista continuerà a essere – ardente e malinconica – nient’altro che una semplicissima avventura terrestre, senza picchi, senza abissi, senza nessuna drammaturgia: la sintesi più pura della nostalgia che ogni essere umano si trova un giorno a sperimentare nei confronti del mistero inesauribile della propria stessa vita.

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