vegetariani Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/vegetariani/ un blog di approfondimento culturale Tue, 06 Nov 2012 20:10:25 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg vegetariani Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/vegetariani/ 32 32 La pigrizia etica dei vegetariani a metà https://minimaetmoralia.it/societa/la-pigrizia-etica-dei-vegetariani-a-meta/ https://minimaetmoralia.it/societa/la-pigrizia-etica-dei-vegetariani-a-meta/#comments Tue, 16 Oct 2012 15:40:21 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=9819 Pubblichiamo un articolo di Laura Eduati uscito su Gli Altri. (Immagine: Sonia & Mark Whitesnow.)

Mia nonna rincorreva la gallina, la afferrava per le zampe e con l’aiuto di un manico di scopa la strangolava. Toglieva le penne grandi e poi passava il corpo nudo (della gallina) sulla fiamma del fornello per togliere quelle piccole. Mio nonno stringeva il coniglio con l’occhio sbarrato (l’occhio del coniglio), lo sgozzava con un coltello, lo appendeva ad una scala di legno e lo scuoiava, gli intestini che piombavano sul secchio ancora si muovevano. Nessuna delle carni cotte che mangiavo la sera stessa assomigliava alla gallina oppure al coniglio. Nemmeno le bistecche della cavalla sulla quale ero montata da piccola conservavano il ritratto della cavalla, la coda che scacciava le mosche, la sua impassibile mansuetudine.

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Pubblichiamo un articolo di Laura Eduati uscito su Gli Altri. (Immagine: Sonia & Mark Whitesnow.)

Mia nonna rincorreva la gallina, la afferrava per le zampe e con l’aiuto di un manico di scopa la strangolava. Toglieva le penne grandi e poi passava il corpo nudo (della gallina) sulla fiamma del fornello per togliere quelle piccole. Mio nonno stringeva il coniglio con l’occhio sbarrato (l’occhio del coniglio), lo sgozzava con un coltello, lo appendeva ad una scala di legno e lo scuoiava, gli intestini che piombavano sul secchio ancora si muovevano. Nessuna delle carni cotte che mangiavo la sera stessa assomigliava alla gallina oppure al coniglio. Nemmeno le bistecche della cavalla sulla quale ero montata da piccola conservavano il ritratto della cavalla, la coda che scacciava le mosche, la sua impassibile mansuetudine.

Erano, bisogna dirlo, carni squisite.

Per diventare vegetariani occorre fare i conti con una memoria alimentare conficcata nelle papille gustative da decenni. Occorre mettere d’accordo le terrificanti immagini dei polli in batteria con sentimentalissimi pranzi della domenica a base di arrosti e bolliti. Perché esiste una terra di mezzo dove milioni di persone sensibili all’animalismo non riescono a smettere di mangiare la carne. Frequentano amici diventati vegetariani durante l’adolescenza e che hanno ormai dimenticato il gusto sopraffino – sì, sopraffino – del prosciutto crudo. Sono magari sposati a uomini o donne che hanno deciso di non mettere in bocca bistecche, saltimbocca, cosce di coniglio o alette di pollo, ma nemmeno il salmone oppure la trota che fa tanto bene ma no, anche il pesce è un animale e non è giusto ammazzarlo soltanto per godere delle sue carni. Leggono, gli abitanti della terra di mezzo, lunghi resoconti sulla realtà dei mattatoi, sulla sofferenza degli animali, sulla caccia infame, e rimuginano con cuore afflitto sul dolore ingiusto. E dunque decidono di mangiare meno carne. Come un fumatore che diminuisce il numero delle sigarette sperando di evitare il cancro, il semi-vegetariano arriva davanti al banco del macellaio con animo meno greve poiché acquisterà soltanto del petto magrissimo di pollo (il semi-vegeteriano è convinto che cuocere la carne senza intingoli né gusto sia più etico e animalista perché punitivo), e lo acquisterà soltanto una volta la settimana o addirittura una volta al mese.

Questi pensieri vengono sfogliano Flatus vocis. Breve invito all’agire animale di Leonardo Caffo, giovane filosofo studioso di morale. Il libello incita a gettare le ortiche il concetto di cittadino – essere umano che lotta per i propri diritti dimenticando costantemente la base del grattacielo, il mattatoio dove gli animali periscono sfruttati in modo da fornire energia, cibo e vestiti agli umani – per tornare corpo animale e attuare davvero una rivoluzione che parta dai muscoli, dallo stomaco, dalla vita e dalla morte – che poi sono le cose che ci accomunano con gli animali non-umani.

Caffo dice chiaramente che non basta smettere di mangiare la carne o acquistare pellicce, perché questo già avviene in parte e il mercato si sta adeguando a questa nuova sensibilità con prodotti vegan, ristoranti per vegetariani, pelli sintetiche e così via, senza che questi comportamenti nobili facciano rovesciare la piramide: «Chi pensa che sia convertire al veganismo, alla non violenza, la stretta cerchia dei suoi amici la salvezza di questo mondo è un ingenuo imbecille. La rivoluzione che vede nella convivenza tra diversi il suo mordente è rivoluzione politica, rivoluzione del concetto che sottende la percezione della realtà». Qui siamo decisamente oltre la bistecca o non bistecca. Ma per arrivare a leggere Flatus vocis senza sentirsi irreparabilmente imbecilli, bisogna almeno uscire dalla terra di mezzo. Sì, ma come?

Non è necessario avere esperienza diretta del dolore di un animale ferito, basta anche soltanto guardare un programma come “Aiuto! Animali imbarazzanti” su Sky dove cani, gatti, canarini, coniglietti e bestiole domestiche vengono prontamente portati nelle cliniche veterinarie perché sono malati, perdono sangue, vomitano, hanno la febbre, sono inappetenti. A loro, come ad un malato umano, viene inserita una flebo, si fanno le analisi del sangue, vengono operati con il bisturi e l’anestesia, hanno la milza, il pancreas, possono diventare diabetici, guaiscono e piangono quando soffrono, hanno un corpo con le medesime funzionalità degli umani, e persino i valori dei globuli rossi, delle piastrine, delle funzionalità epatiche. Il corpo dolente di un animale è identico al corpo dolente di un bambino, di un uomo e di una donna.

Perché allora non smettiamo di mangiare tacchini, maiali e magnifici cavalli? Quella del semi-vegetariano, o del vegetariano in potenza, è la pigrizia etica. Escono addirittura libri sull’alimentazione vegetariana per cani, eppure noi – che dovremmo e potremmo vivere bene senza carne – non resistiamo alle polpette al sugo. Rintrona nelle nostre orecchie una raccomandazione millenaria, la carne fa sangue e senza carne diventiamo deboli. Soprattutto, non osiamo tradire il ricordo della nonna che cucinava il risotto con il fegato – sì, il fegato, ignobile e gustoso. La rivoluzione animalista è anche questo: strappare uno a uno i ricordi olfattivi, l’anatra all’arancia di mamma (mamma!), compiere uno sforzo e non temere di cadere nell’abisso dei sapori sciapi, non preconizzare un futuro ai fornelli, non accampare scuse salutistiche, smetterla di essere bestie e tornare animali rispettosi degli altri animali.

Mentre scrivevo questo articolo ho cucinato del pesce. Per molti vegetariani continuare a mangiare orate e calamari costituisce un ottimo compromesso, specialmente in tempi di isterie ideologiche. Forse i semi-vegetariani sono così numerosi perché fare rivoluzioni è davvero faticoso, e se non scendiamo in piazza per un contratto di lavoro schiavizzante perché dovremmo diventare le primule rosse dell’animalismo? Meditazioni, sono soltanto meditazioni.

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