Vivian Lamarque Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/vivian-lamarque/ un blog di approfondimento culturale Mon, 03 Mar 2014 17:06:17 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Vivian Lamarque Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/vivian-lamarque/ 32 32 La poesia di Chandra Livia Candiani https://minimaetmoralia.it/libri/chandra-livia-candiani/ https://minimaetmoralia.it/libri/chandra-livia-candiani/#comments Mon, 03 Mar 2014 17:06:17 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=19044 Domani esce un bel libro. Non so se dire che è importante. Cioè, non so se posso permettermi di dire o di alludere al fatto che si tratta di un libro importante in senso assoluto, ovvero in senso letterario. Ma in qualche modo lo sto già facendo, o perlomeno mi sto ingarbugliando, e allora mi limito a dire che è un libro importante per me e per il raccolto séguito dell’autrice, un gruppo di lettori fedeli e accaniti, una sorta di culto; e che è importante perché dopo un percorso tra pochi riconoscimenti di peso (due su tutti: quello di Antonio Porta negli anni Settanta e quello del Premio Montale per l’inedito nel 2001) e tanti anni nell’ombra di un cassetto, tra piccoli e piccolissimi editori, questo libro esce per Einaudi. Si intitola «La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore». È un libro di poesie. Lo ha scritto Chandra Livia Candiani.

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(Immagine: José Parlá)

Domani esce un bel libro. Non so se dire che è importante. Cioè, non so se posso permettermi di dire o di alludere al fatto che si tratta di un libro importante in senso assoluto, ovvero in senso letterario. Ma in qualche modo lo sto già facendo, o perlomeno mi sto ingarbugliando, e allora mi limito a dire che è un libro importante per me e per il raccolto séguito dell’autrice, un gruppo di lettori fedeli e accaniti, una sorta di culto; e che è importante perché dopo un percorso tra pochi riconoscimenti di peso (due su tutti: quello di Antonio Porta negli anni Settanta e quello del Premio Montale per l’inedito nel 2001) e tanti anni nell’ombra di un cassetto, tra piccoli e piccolissimi editori, questo libro esce per Einaudi. Si intitola «La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore». È un libro di poesie. Lo ha scritto Chandra Livia Candiani.

Una bella poesia di Wisława Szymborska, nella traduzione di Pietro Marchesani, finisce così:

La divisione in cielo e terra
non è il modo appropriato
di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione.

Wisława Szymborska non è tra i poeti preferiti di Chandra Livia Candiani, ma prendo in prestito la manciata di versi perché penso che proprio l’incanto e la disperazione siano gli stati in cui vive la sua poesia. E le coordinate che i suoi riferimenti – letterari e non – possono dare, così come la «divisione in cielo e in terra», non sono «il modo appropriato di pensare» neanche alla sua, di totalità, ma inizio con l’indicarli perché aiutino a intuire in quale territorio si muove. Li si può raccogliere nelle quattro polarità degli elementi naturali.

C’è il fuoco dei russi; del resto russe sono le sue origini e russi sono alcuni degli scrittori che lei più ama: Pasternak e, su tutti, Cvetaeva. C’è l’aria, la leggerezza, il respiro cui richiama la meditazione Theravada che lei pratica e conduce nella sua casa da molti anni. Una leggerezza amica di quella di cui vive la poesia di Vivian Lamarque, ad esempio (nel 2005, in una delle sue due prefazioni a libri di Chandra Livia Candiani, Lamarque scrisse: «È da sgridare questa schiva, grande poetessa che si è decisa a cinquant’anni passati – ne dimostra cinquanta di meno, non sembra del tutto nata – a cominciare a pubblicare almeno una parte delle sue poesie»).

È la leggerezza che si trova anche nell’opera di Wisława Szymborska: per la limpidezza dello sguardo, tolte cioè l’ironia e l’«illuminismo ludico» (cit. Giovanna Tomassucci) della polacca. Perché da un altro punto di vista la poesia di Candiani è fatta di terra, di corpo, di vita: vita e opera sono in essa inscindibili, l’una informa o traduce o chiarisce l’altra, e viceversa. Infine dico l’acqua: dei sogni del fiume che danno titolo a una sua raccolta di fiabe (Vivarium, 2001), e intendo la forza interlocutoria e favolosa di versi che nascono da un grande talento visionario. Una forza spesso anche terribile, nel senso del dolore che li percorre, ed è il dolore che la vita getta nell’esperienza.

L’esperienza che sta al centro di questo libro, in ogni sua poesia, è l’esperienza della morte dei cari (il fratello, un’amica); eppure si parla sempre di altro, e con altro dico tutto, quella totalità oltre la divisione tra cielo e terra. Questo libro racconta la morte non per piangere i morti, ma per dire l’amore che rimane e li fa rimanere, per dire la vita con gioia e con grazia. La relazione (anche coi morti, coi deserti, coi fili d’erba) è una conseguenza dell’amore e del suo moto precisissimo. L’amore è il sentimento che muove il libro: il titolo lo dichiara. Il tempo è l’indicativo presente, i morti continuano a vivere finché c’è voce, il ricordo – si potrebbe dire – è organico. Come in Rilke (dal «Requiem per un’amica», nella traduzione di D. Borso):

L’afflusso potente delle tue lacrime
l’hai trasformato nel tuo maturo contemplare,
e stavi per convertire così
ogni tuo umore in una forte esistenza
che cresce e circola, in equilibrio e alla cieca.

Credo che questo sia il libro della sua vita. Tremo un po’ nel dirlo, perché è qualcosa di più di un sospetto e perché i libri arrivati prima della «Bambina pugile» sono tutt’altro che passaggi verso questo evento, ma opere vaste, autonome, in dialogo con un orizzonte più grande, che non prediceva «La bambina pugile» e che questa nuova opera non esaurisce. Voglio ricordarli, e non so come altro descriverli, quei libri, se non con l’aggettivo più banale: belli. Mi auguro che «La bambina pugile» permetta a tanti nuovi lettori di scoprirli.

***

Ringraziando per l’autorizzazione, pubblichiamo qui di seguito una poesia in anteprima.

Certe mattine
al risveglio
c’è una bambina pugile
nello specchio,
i segni della lotta
sotto gli occhi
e agli angoli della bocca,
la ferocia della ferita
nello sguardo.
Ha lottato tutta la notte
con la notte,
un peso piuma
e un trasparente gigante
un macigno scagliato
verso l’alto
e un filo d’erba impassibile
che lo aspetta
a pugni alzati:
come sono soli gli adulti.

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Dal 6 al 10 agosto ricordarsi l’importanza di essere piccoli https://minimaetmoralia.it/musica/dal-6-al-10-agosto-ricordarsi-limportanza-di-essere-piccoli/ https://minimaetmoralia.it/musica/dal-6-al-10-agosto-ricordarsi-limportanza-di-essere-piccoli/#respond Mon, 06 Aug 2012 14:00:41 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=8932 di Azzurra D'Agostino

"Vola alta, parola, cresci in profondità."

M.Luzi

Quando si dice che la poesia non ha seguito. Quando ci si chiede se i testi per le canzoni sono o non sono poesia. Quando ci si lamenta che non ci sono più i cantautori di una volta. Quando si sostiene la politica del 'grande evento'. Quando si discute se meglio la città o meglio la provincia. Quando si soffre per i tagli alla cultura. Quando la cultura viene considerata intrattenimento, hobby, spreco. Queste e altre questioni su cui meditare sono affrontate in forma pratica all'interno di un piccolo festival che si svolge all'estrema periferia d'Italia, ovvero i piccoli borghi arroccati sulle cime degli Appennini. Per questo si chiama "L'importanza di essere piccoli", perché proprio nel piccolo, nel minuscolo, cerca di porre delle domande e, allo stesso tempo, di vivere un'esperienza che renda queste domande ricordo personale e materia viva di riflessione.

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di Azzurra D’Agostino

“Vola alta, parola, cresci in profondità.”

M.Luzi

Quando si dice che la poesia non ha seguito. Quando ci si chiede se i testi per le canzoni sono o non sono poesia. Quando ci si lamenta che non ci sono più i cantautori di una volta. Quando si sostiene la politica del ‘grande evento’. Quando si discute se meglio la città o meglio la provincia. Quando si soffre per i tagli alla cultura. Quando la cultura viene considerata intrattenimento, hobby, spreco. Queste e altre questioni su cui meditare sono affrontate in forma pratica all’interno di un piccolo festival che si svolge all’estrema periferia d’Italia, ovvero i piccoli borghi arroccati sulle cime degli Appennini. Per questo si chiama “L’importanza di essere piccoli”, perché proprio nel piccolo, nel minuscolo, cerca di porre delle domande e, allo stesso tempo, di vivere un’esperienza che renda queste domande ricordo personale e materia viva di riflessione.

La prima edizione, con Bobo Rondelli che ha duettato con Franco Loi, e con Emidio Clementi dei Massimo Volume che ha fatto un reading dal poeta Robert Lowell, e con Mariangela Gualtieri, i Virginiana Miller e tanti altri, è stata un piccolo miracolo. Non solo per il numero di persone, perché non è il numero la vera misura. Ma per il modo sia dell’ascolto che della realizzazione di tutto l’insieme. Signore e signori che hanno cucinato per tutti, ragazzi che si sono passati parola, poeti e musicisti che si sono conosciuti e ascoltati, piccoli scambi artistici, di relazioni, di generi, l’apertura verso linguaggi che la televisione e i canali ufficiali non propongono – e che invece, si scopre, al contrario di quanto vogliano farci credere, toccano le persone. Dunque si è deciso di andare avanti.

Quest’anno “vola alta parola, cresci in profondità”, è il verso di Mario Luzi scelto per la seconda edizione de “L’importanza di essere piccoli”, dove il seme del tarassaco che si sta per staccare è la metafora di una vita semplice ma carica di senso che vola alta nei campi e poi attecchisce nei prati crescendo in profondità.  Un’onda e una diffusione che con questo festival è anche della parola: quella lieve e abissale della poesia e della musica, caparbia nel mettere radici e lieve nel lasciarsi trasportare dal vento.

Francesco Guccini, Paolo Benvegnù, Perturbazione, Andrea Appino di Zen Circus, Vivian Lamarque, Franco Buffoni, Valentino Zeichen, Giuliano Scabia, Carlo Maver sono solo alcuni degli ospiti che dal 6 al 10 agosto soffieranno e diffonderanno poesia e musica in frazioni spesso trascurate dalle traiettorie turistiche usuali, ma che sono scorci di paesaggi bellissimi, nel fresco verde di castagneti secolari.

L’ingresso agli spettacoli del 6, 7, 8, 10 agosto è libero (prenotazione consigliata).

Per il seminario “camminante” di Giuliano Scabia (9 agosto) il costo di partecipazione, compreso di libro, è di 12 euro (prenotazione obbligatoria)

Per informazioni: www.sassiscritti.wordpress.com | sassiscritti@gmail.com

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