Xia Jia Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/xia-jia/ un blog di approfondimento culturale Fri, 06 Nov 2020 08:49:43 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Xia Jia Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/xia-jia/ 32 32 La Cina degli spiriti https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/la-cina-degli-spiriti/ https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/la-cina-degli-spiriti/#comments Fri, 06 Nov 2020 08:49:43 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=44519 Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.
Nel 2014 in un McDonald di una cittadina dello Shandong, alcuni membri della «chiesa di dio onnipotente» ammazzarono una donna, colpevole di non voler consegnare loro il suo numero di cellulare, nel tentativo di convincerla a entrare della loro organizzazione. Il fatto scatenò grandi polemiche, perché dimostrò come – nonostante i tentativi del Pcc – le «sette» fossero ancora attive in Cina.

L'articolo La Cina degli spiriti proviene da Minima et Moralia.

]]>
macau-photo-agency-P9l5X1sADKo-unsplash

Photo by Macau Photo Agency on Unsplash

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

Lo hui delle montagne sembra un cane con faccia da uomo. È un ottimo saltatore e si muove con la rapidità di una freccia: proprio per questo si ritiene che la sua comparsa sia presagio di tifoni. Quando vede l’uomo, ride beffardo.

 

Nel 2014 in un McDonald di una cittadina dello Shandong, alcuni membri della «chiesa di dio onnipotente» ammazzarono una donna, colpevole di non voler consegnare loro il suo numero di cellulare, nel tentativo di convincerla a entrare della loro organizzazione. Il fatto scatenò grandi polemiche, perché dimostrò come – nonostante i tentativi del Pcc – le «sette» fossero ancora attive in Cina.

Due dei responsabili dell’omicidio furono giustiziati nel 2015, contemporaneamente a una nuova stretta sui culti di cui si occupa un organismo ad hoc, la China Anti Cult Associations. Le campagne contro le «sette» sono periodiche in Cina, ce ne sono state nel 1995, nei primi anni 2000 e anche di recente, nel 2017. Tra i gruppi banditi molti sono nati fuori dalla Cina, altri come la «chiesa del dio onnipotente» (la cui fondatrice sostiene di essere l’incarnazione di Cristo) o il Falun Gong (bollato come setta ma non considerato tale dai suoi aderenti) si sono sviluppati all’interno del territorio nazionale e hanno avuto la propria genesi in un momento ben preciso, ovvero a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90.

Nel momento in cui Deng Xiaoping dichiarava di voler cercare la verità attraverso i fatti e lanciava le quattro modernizzazioni, la Cina cambiava, rapidamente. L’arrivo della televisione, fin dalla fine degli anni 70 – con la sua diffusione massiccia negli anni ’80 – creò un vero e proprio bombardamento mediatico, specie se confrontato con la comunicazione unidirezionale e solo propagandistica del periodo maoista.

Contemporaneamente, in questo clima di apertura e di straordinaria vitalità, nascevano riviste, magazine e giornali, nonché canali televisivi locali, miriadi di stazioni radio e si sviluppava una sorta di cultura pubblicitaria, pur senza alcuna regolamentazione. Insieme a questo processo scientifico la popolazione, in piena demaozzazione della società e in attesa di capire cosa sarebbe stato «il socialismo di mercato», finì per tornare alla tradizione.

Le credenze, le superstizioni, i fantasmi, gli spiriti maligni di cui è pregna da sempre la cultura cinese tornarono in auge, con il beneplacito del partito comunista che all’inizio non vide niente di male nel ritorno a credenze popolari capaci, o almeno si supponeva così, di ricreare uno spirito identitario in un periodo di grandi cambiamenti.

Cibernetica e paranormale

Nel 1979 alcuni casi di bambini con poteri speciali consegnarono alla storia cinese una svolta «paranormale». Il fenomeno divenne quasi incontrollabile: ogni giorno un quotidiano locale segnalava l’esistenza di qualche bambino in grado di compiere prodigi. Queste notizie arrivarono ben presto anche a Pechino. Un film uscito nel 1981 dal titolo «Tu credi?» finì per influenzare moltissime persone che corsero a denunciare fenomeni paranormali. Si formarono numerosi gruppi di ricerca per studiare questi accadimenti e secondo il Journal of The American Society for Psychical Research che nel 1991 si occupò della vicenda, furono migliaia i bambini catalogati con «poteri speciali».

A unire la spinta alla modernizzazione con questi fenomeni pseudo scientifici fu Qian Xuesen (1911-2009), il grande protagonista della scienza cinese tra gli anni ’60 e ’90 e ancora oggi considerato uno dei «padri» dell’attuale sistema di sorveglianza cinese (perfino Xi Jinping in diversi discorsi ha parlato di «ingegneria dei sistemi», uno dei cavalli di battaglia di Qian cui oggi è dedicato un museo inaugurato nel 2018 a Shanghai).

Lo scienziato, tornato in Cina dopo anni negli Usa al Mit a seguito della campagna maccartista contro chiunque fosse sospettato di «comunismo», è considerato il fautore del sistema missilistico cinese nonché uno dei protagonisti del lancio dell’atomica cinese nel 1964. Fu lui a introdurre la cibernetica in Cina e la teoria dell’«ingegneria dei sistemi», ovvero la disciplina che prevede la possibilità di costruire «un sistema» nel quale macchine e uomini interagiscono, finendo per sovrapporsi o mischiarsi, dando vita a una riconfigurazione dei confini sia nel campo sociale che in quello tecnico.

Il concetto di «ingegneria dei sistemi uomo-macchina-ambiente», faceva parte di una ricerca interdisciplinare supportata da Qian, volta al funzionamento ottimale del «sistema» esaminando la trasmissione, l’elaborazione e il controllo di informazioni tra esseri umani, macchine e ambiente. Secondo Xiao Liu, autrice di Information Fantasies: Precarious Mediation in Postsocialist China (University of Minnesota Press, 2019), gli scienziati cinesi (che arrivavano tutti quanti da incarichi militari) avevano così sottolineato «l’ambiente come parte del sistema ultracomplesso. “Ambiente” può riferirsi all’ambiente ampio e dinamico nello spazio esterno, che di solito non è abitabile per gli esseri umani, così come a un piccolo ambiente artificiale».

Su questo approccio che considerava l’ambiente come elemento fondamentale per comprendere la possibilità di comunicazione uomo-macchina, la particolarità dell’approccio di Qian Xuesen fu quello di considerare scientifici i fenomeni paranormali, nel tentativo di stabilire una connessione tra corpo, concepito come medium, ed energie disperse nell’ambiente. A questo proposito Qian coniò il termine di «scienza somatica»: «Se applichiamo – scrisse- alla futura pratica educativa qualsiasi scoperta che facciamo sui bambini prodigio, tutti potranno diventare “saggi” nel ventunesimo secolo; se scopriamo come funzionano i poteri extrasensoriali e usiamo questi principi per sviluppare il potere latente del corpo umano, tutti saranno in grado di diventare “onniscienti”. Come conclude Xiao Liu, per Qian Xuesen il corpo umano è «un sistema di informazione» e il Qi sarebbe stata la caratteristica che consegnava alla Cina questa peculiare possibilità storica.

Queste derive pseudo-scientifiche di Qian, considerando anche il suo posto di rilievo nel panorama della Cina di allora, diedero fiato ad alcune travisazioni del movimento Qigong (negli ’80 si parlava apertamente di «Qigong fever»): una foto scattata nel 1993 – molto nota nelle storie «paranormali» cinesi – mostra una folla di persone a un raduno Qigong (attenzione non tutti i praticanti di Qigong finirono in queste derive…). Alcune di loro hanno delle pentole in testa, il cui scopo è quello di collegarsi «a qualcosa» nell’ambiente esterno.

Secondo Xiao Liu questa foto dimostrerebbe «la convinzione della necessità di una perfetta integrazione del corpo umano negli ambienti informativi. Il corpo umano è concepito contemporaneamente come un mezzo con immense potenzialità» ma in quanto «mezzo inadeguato» richiede sempre «qualche facilitazione» per rafforzare la sua connettività.

È proprio questa natura precaria della mediazione – sostiene Xiao Liu «che dà origine a varie visioni politiche e tecnocratiche nel manipolare il corpo e nel renderlo il luogo della competizione dei poteri e degli interessi economici».

Il movimento Qigong si sviluppò in modo decisamente rapido, coinvolgendo anche molti funzionari del partito comunista, fino a che venne dichiarato «pseudo scienza» nel 1994. Nel 1992 era nato il movimento Falun Gong il cui peso politico divenne un problema per il Partito comunista che finì per bandirlo dal territorio cinese. Fu Jiang Zemin – nel 1999 – a ingaggiare la battaglia contro un movimento al quale, secondo il governo cinese, appartenevano circa 70 milioni di cinesi.

1994

Il 1994 è un anno fondamentale nella storia della Cina per quanto riguarda la scienza e le pseudoscienze: per la prima volta viene approvata una legge contro la pubblicità fraudolenta in televisione, bloccando centinaia di spot che pubblicizzavano pozioni miracolose e altri rimedi naturali o meno dalla dubbia origine scientifica.

Analogamente il 5 dicembre 1994, il Consiglio di Stato e il Comitato del Pcc stabilirono nuove regole per lo studio della scienza nelle scuole. Nel nuovo regolamento si riconosceva che «negli ultimi anni l’istruzione pubblica nella scienza è andata in declino, nello stesso tempo sono aumentate le attività di superstizione e ignoranza e si sono spesso verificati casi di antiscienza e pseudoscienza. Pertanto devono essere applicate quanto prima misure efficaci per rafforzare l’istruzione pubblica della scienza. Il livello di istruzione pubblica in scienza e tecnologia è un segno importante dei risultati scientifici nazionali ed è una questione di importanza generale relativa alla promozione dell’economia, al progresso della scienza e allo sviluppo della società».

Il 1994 è anche l’anno nel quale in Cina viene installato il primo router e viene lanciata una prima pagina web con informazioni turistiche sulla Cina da parte dello Beijing’s Institute of High-Energy Physics. Internet comincia a diffondersi in alcune delle grandi città cinesi. Il «bombardamento mediatico» si sarebbe spostato dal cavo alla rete, ma il Pcc aveva imparato la lezione: proprio dagli epigoni di Qian Xuesen, e dall’ingegneria dei sistemi, sarebbe nato il progetto di controllo della rete (e non solo) che oggi conosciamo bene.

P.S. Fantasmi e spiriti maligni

Ancora oggi in Cina, a capodanno, lo scopo dei fuochi e dei petardi non è tanto quello di fare «colore», quanto fare «rumore»: la necessità è quella di scacciare gli spiriti maligni. In Cina se ne contano a migliaia, così come nei siti e nelle galassie che si occupano di «luoghi infestati», la Cina è sempre una tappa piuttosto importante.

A Pechino ci sono perfino dei percorsi nella «città dei fantasmi», mentre periodicamente in alcuni di questi luoghi, come ad esempio la Città Proibita, vengono denunciate presenze maligne o soprannaturali. Del resto la letteratura e anche il cinema cinese, per non parlare di quello horror di Hong Kong, hanno sempre avuto una grande presenza di fantasmi e spiriti o creature soprannaturali – o postumane – capaci di ispirare anche Borges che ne ha inseriti alcuni (la fenice, la volpe, il gallo) nel suo Il libro degli esseri immaginari.

E non è l’unica cosa che Borges ha attinto dalla Cina, considerando che lo scrittore argentino ha usato il sogno di essere una farfalla di Zhuangzi (369 a.C.-286 a.C.) come punto di partenza della sua confutazione sul progresso lineare del tempo in Una nuova confutazione del tempo.

Sui fantasmi e i mostri nella letteratura cinese, infine, Xia Jia, scrittrice contemporanea di fantascienza che unisce molti elementi della tradizione cinese su scenari futuristi, in un’intervista a il manifesto ne aveva dato questa spiegazione: «le fantasiose storie di fantasmi classici mostrano preoccupazione per l’Altro e l’Alieno». In uno dei suoi racconti un androide confuso sulla sua identità, cerca di salvare i suoi simili sacrificandosi, «e in questo modo dimostra di essere non solo un androide ma una persona reale».

Xia Jia non è la prima a mischiare racconti tradizionali cinesi con la fantascienza. «L’aspetto più interessante – ha detto – è che benché due orizzonti diversi possano collidere, ognuno rimane separato dall’altro: è questa costante frontiera a offrire nuove possibilità per la narrazione».

L'articolo La Cina degli spiriti proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/la-cina-degli-spiriti/feed/ 4
Non sono nati tardi – Uno sguardo sulla giovane narrativa cinese pubblicata in Italia https://minimaetmoralia.it/letteratura/non-nati-tardi-uno-sguardo-sulla-giovane-narrativa-cinese-pubblicata-italia/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/non-nati-tardi-uno-sguardo-sulla-giovane-narrativa-cinese-pubblicata-italia/#comments Wed, 15 May 2019 05:30:17 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=40227 Photo by Yiran Ding on Unsplash

La scrittrice Di An, oggi trentacinquenne, della provincia cinese dello Shanxi, in una intervista del 2011 affermava: "Voglio scrivere un romanzo davvero sorprendente, che sarà migliore di qualsiasi altro che abbia mai scritto. Credo inoltre che gli scrittori della generazione nata dopo il 1980 creeranno opere eccezionali che saranno ricordate dai nostri discendenti." (fonte: globaltimes.cn)

Profezia, quand’anche si fosse dimostrata in parte veritiera, davvero poco recepita dalla  nostra editoria. Infatti finora di questa più che promettente autrice non si è pubblicato nessun romanzo. Ma la sua non è “compagna picciola”.

L'articolo Non sono nati tardi – Uno sguardo sulla giovane narrativa cinese pubblicata in Italia proviene da Minima et Moralia.

]]>
yiran-ding-402896-unsplash

Photo by Yiran Ding on Unsplash

di Gennaro Rega

La scrittrice Di An, oggi trentacinquenne, della provincia cinese dello Shanxi, in una intervista del 2011 affermava: “Voglio scrivere un romanzo davvero sorprendente, che sarà migliore di qualsiasi altro che abbia mai scritto. Credo inoltre che gli scrittori della generazione nata dopo il 1980 creeranno opere eccezionali che saranno ricordate dai nostri discendenti.” (fonte: globaltimes.cn)

Profezia, quand’anche si fosse dimostrata in parte veritiera, davvero poco recepita dalla  nostra editoria. Infatti finora di questa più che promettente autrice non si è pubblicato nessun romanzo. Ma la sua non è “compagna picciola”. Perché, se anche peccassi per difetto, e chiedo venia, di romanzi o raccolte complete in prosa di scrittori, uomini e donne, cinesi nati  dopo il fatidico 1976 (morte di Mao, avvio della Politica di riforma e apertura – gaige kaifang – del Paese e inizio di una Nuova era economica) se ne sono editati non più di una decina.

La casa editrice M d’A (Metropoli d’Asia) fondata ormai dieci anni fa dall’eclettico e dinamico Andrea Berrini, coerente con la mission editoriale: “sguardo ravvicinato sui nuovi scenari culturali, sui linguaggi della contemporaneità asiatica, facendo centro soprattutto sulle pullulanti aree urbane di Cina, India e dintorni”, è sicuramente quella che ha pescato con più convinzione nei talenti letterari della generazione dei balinghou, dei “figli unici”. Ha proposto al pubblico italiano il romanzo San chong men, Le tre porte, scritto a diciassette anni, nel 1999, da Han Han e che, quando fu pubblicato l’anno dopo, divenne in Cina un caso letterario perché vendette più di due milioni di copie. In seguito nel 2012 la stessa casa editrice milanese con maggiore tempestività ha replicato con la traduzione del  road book  Verso Nord – Unonoveottootto (1988. Wo xiang he zhe ge shijie tantan), altro bestseller dell’autore shangaiese, nel frattempo diventato icona del book-businnes internazionale ed emblema di tutti i giovani cinesi che si proclamano “arrabbiati”.

Ma più meritoria è stata la scelta di pubblicare un autore aspro, agghiacciante e amaro nella critica sociale come A Yi, nato nel 1976 a Ruichang, provincia dello Jiangxi. Cresciuto in un piccolo villaggio, il suo sogno è sempre stato quello di trasferirsi in una metropoli e infatti oggi vive a Pechino. Prima di diventare scrittore e veder stampate le sue opere, ha, però, svolto molteplici lavori, fra i quali l’agente di polizia. Infatti spesso nei suoi romanzi e racconti sono analizzati con cognizione di causa il crimine e i suoi moventi. In E adesso? (Xiamian, wo gai gan xie shenme?) del 2012, pubblicato dalla stessa Md’A nel 2016, è l’io narrante che attraverso una lucida e allucinata registrazione dei fatti, indica al lettore tutti i passaggi  della mise en abîme del suo efferato e all’apparenza insensato assassinio di una giovane amica. Così nel 2017 la stessa casa editrice non è indietreggiata davanti alle oltre 400 pagine dell’ultimo libro del talentuoso A Yi e ha lanciato in anteprima mondiale Svegliami alle nove domattina .

La complessa vicenda del romanzo prende avvio quando, dopo gli stravizi in un suntuoso banchetto, un “padrino” locale che per anni ha tenuto sotto il tallone un intero villaggio, muore inaspettatamente. Vengono così scoperchiate attraverso un lungo flashback le malefatte sue e quelle di una comunità asservita alla delinquenza.

Solo l’editore Sellerio ha, invece, intuito le qualità della scrittura di Xu Zechen (1978), pubblicando nel 2014 il romanzo Correndo attraverso Pechino (Pao buchuan guo Zhongguancun), ironico, scattante e veloce come la corsa del protagonista Dunhuang, che simile a tanti suoi coetanei inurbati cerca attraverso ogni sorta di espediente di sopravvivere e di inventarsi un futuro  dignitoso nella “grande mela” della superpotenza asiatica. Ma dei libri e racconti di questa promessa letteraria dello Jiangsu da quel momento si sono perse le tracce in Italia.

Anche una precoce stella della narrativa contemporanea cinese, Chun Shu – pseudonimo di Lin Jia Fu (1983) – dopo aver captato l’interesse della casa editrice Guanda  che un paio di anni dopo il sorprendente, scandaloso successo del romanzo autobiografico Beijing Wawa, titolato in italiano Ragazza di Pechino, nel 2003 lo proponeva sugli scaffali delle nostre librerie, non ha avuto più un’altra occasione per farsi osservare.

Infine poteva sembrare una scelta facile e scontata quella di editare l’autore di maggior successo in patria nel genere fantasy, Guo Jingming (1983); ma soltanto la romana Fanucci l’ha fatto nel 2012, proponendo Il sigillo del cavaliere, scritto nel 2010 e dalle vendite milionarie. Poi di questo versatile enfant prodige in Italia non è stato proposto più nulla.

Un nuovo e ambizioso progetto multiculturale che nasce dai propositi dell’associazione Future Fiction e che già nel nome sintetizza alcuni degli scopi che vorrebbe prefiggersi (“creare la fornitura di prodotti/servizi come pubblicazioni cartacee e digitali, performance/istallazioni multimediali, seminari e laboratori sui Future Studies, workshop di scrittura creativa, editing e traduzione da numerose lingue europee ed extraeuropee, consulenze editoriali, dibattiti pubblici su argomenti di attualità”) ha permesso fra la fine del 2018 e gli inizi del 2019  la pubblicazione di: L’eterno addio, antologia di racconti brevi di Chen Qiufan (1981) e Festa di primavera, un florilegio di novelle di Xia Jia (1984).  Questa volta più che sul romanzo sociale, o sull’autobiografia “maledetta”, o sull’horror e il noir, si è fatto leva sul genere più in voga in questo momento nella stessa Cina: la SF, la fantascienza. Infatti entrambi gli autori, il primo nato nella provincia del Guangdong, l’altra nello Shaanxi, sono pluripremiati in patria e all’estero, ed esponenti di spicco della new wave fantascientifica cinese.

Il “rischio” editoriale va comunque considerato nel momento in cui si decida in Italia di pubblicare un’opera letteraria cinese. Infatti questa cultura in Occidente e in particolare da noi non è stata ancora pienamente assimilata, al contrario di quanto, ad esempio, si è prodotto fra lingue e culture europee e culture autoctone in vaste aree del pianeta (continente africano, Americhe, India e Sud-Est asiatico) anche per varie ragioni storiche (non ultima il colonialismo). Ciò finora ha frenato l’ineludibile e proficua dinamica del confronto e dello scambio di esperienze in questo campo.

Ma i dati un po’ deludenti a cui facevo riferimento sopra, cambiano se consideriamo la pubblicazione di testi più brevi e meno gravosi editorialmente, come racconti e novelle. In questo caso Internet in generale e i social network in particolare, nell’ultimo decennio hanno potenziato  l’auto-affermazione  dell’individuo-scrittore e gli hanno offerto una più accessibile pedana di discussione e di confronto pubblico. In cambio per il pubblico italiano è stata resa più agevole la  comprensione di una realtà così complessa e tendenzialmente autoreferenziale come la Cina attuale. Quindi sono sempre più numerosi e approfonditi i siti di carattere politico-economico-sociale che si impegnano ad interconnettere due realtà destinate dopo i recenti accordi sulla Nuova Via della Seta (Bri – Belt and road iniziative) a collaborare sul mercato globale.

Ma in questo articolo che si limita ad un ambito strettamente letterario, si potrebbero ricordare,  pur  in maniera senz’altro incompleta, i blog China-Files, Sinaforum, Sinosfere, Caratteri Cinesi e naturalmente il portale degli Istituto Confucio in Italia i quali a partire dal 2005 operano ciascuno in partenariato con un’università italiana (ad esempio, la prima collaborazione è avvenuta con La Sapienza di Roma) su iniziativa dell’Ufficio nazionale di promozione della lingua cinese Hanban e dell’Ufficio d’Istruzione dell’ambasciata cinese nel nostro paese.

Su questi siti, ad esempio, a volte si possono trovare pubblicate traduzioni di sequenze di romanzi cinesi contemporanei, qualche novella, e testi di carattere autobiografico.

Tuttavia il contributo più significativo per colmare le lacune conoscitive del fenomeno letterario made in China è attualmente offerto dalla rivista in forma di ebook intitolata Caratteri . Nasce nel 2014 per iniziativa della rivista Renmin wenxue (Letteratura del Popolo) e scandaglia l’oceanica produzione letteraria contemporanea cinese traducendo, a volte con testo originale a fronte racconti e poesie spesso ancora inediti in Italia. Dunque è pubblicata a Pechino, ha cadenza annuale o semestrale, si avvale di una équipe di  curatori e traduttori italiani e cinesi di vaglia, è distribuita da Amazon. E’ un ponte che usa la lingua italiana per diffondere da noi la conoscenza della cultura cinese e per provare a superare le diffidenze e le pigrizie che l’opinione pubblica mostra verso quel “rompicapo” che è sempre risultato essere il mondo cinese. D’altra parte per convivere con i han (che sia un affare eccellente, oppure una necessità inderogabile) bisogna accettare di ricevere da loro non meno di quanto si dia e incontrarsi a metà strada.

È quanto ha lasciato intendere Zeng Shaomei, rappresentante della più potente casa editrice della Repubblica popolare Cinese, la  People’s Literature Publishing House (Renmin wenxue chubanshe) nell’incontro organizzato a marzo di quest’anno dall’Istituto Confucio di Milano per promuovere il primo volume di un innovativo progetto editoriale condiviso con la casa editrice milanese “nottetempo”. Gli insaziabili. Sedici racconti tra Italia e Cina, a cura di Patrizia Liberati e Silvia Pozzi, è stato l’apripista italiano, ma in queste settimane lo stesso libro sta per uscire anche nel grande paese asiatico con il titolo: Chao 166: Shi se. Esso fa riferimento sia al vero e proprio indirizzo della casa editrice a Pechino sia al significato di “onda” presente nel vocabolo chao; appunto si vorrebbe creare un’onda che lambisca due sponde di civiltà, Italia e Cina, affinché queste culture possano rispecchiarsi l’una nell’altra, e collegarsi più strettamente. I curatori di questa antologia hanno selezionato un numero di otto scrittori significativi del panorama contemporaneo dell’uno e dell’altro paese, sollecitandoli a comporre i loro testi sul rapporto cibo e amore.

Zhang Yueran, testimonial del libro nel quale è presente con un racconto intitolato Mille e una notte, è stata l’ospite d’onore nella tournée milanese per il lancio dell’iniziativa editoriale.

Nata nel 1982 nella provincia dello Shandong, ci tiene a sottolineare che è una docente presso la Scuola di Letteratura della Università del Popolo di Pechino, e di non essere dunque una scrittrice a tempo pieno come, ad esempio, i connazionali Mo Yan, Yu Hua e altri. Ha, però, iniziato molto giovane a scrivere, fin dai tempi del liceo. Ma non aveva ancora percepito essere quella la sua strada. Così anche sollecitata dalla famiglia, con una borsa di studio, si iscrisse alla facoltà di informatica della università di Singapore. Essendo una città profondamente noiosa, dove la vita è vissuta soprattutto in funzione del guadagno, della carriera e degli affari, ben diversa da Milano che Zhang ha trovato varia, piena di divertimenti e a misura d’uomo, nei momenti di pausa dallo studio si rimise a scrivere interiorizzando la sua vita. Gli esordi letterari agli inizi degli anni duemila furono subito positivi perché soprattutto il pubblico giovanile apprezzò i suoi libri, diversi dalla produzione mainstream  di romanzi a sfondo storico o sociale.

Anche lei come altri scrittori definiti in Cina jiulinghou o balinghou, cioè “la generazione dei figli unici”, la generazione nata dopo gli anni ottanta (per approfondire suggerirei il libro di Marco Fumian, Figli unici. Letteratura, società e ideologia nella Cina contemporanea, Ca Foscarina 2012) ha puntato nella fase di avvio della sua produzione narrativa su temi vicini alle giovani generazioni (la difficoltà di trovare un lavoro stabile nelle grandi città, le relazioni interpersonali o familiari, le storture del sistema scolastico ecc.). L’unica traduzione italiana, di Camilla Dina, disponibile di un testo che possa testimoniare questa fase della sua scrittura, è stata pubblicata su Caratteri Cinesi. Il titolo della novella, La redenzione dei fiori di pesco – Taohua jiu shu, allude poeticamente alle attese e ai dubbi di una adolescente che vorrebbe aprirsi all’amore, ma è angosciata dalla vicenda che il suo idolo canoro ha subito perché violentata da un ammiratore folle. Infine i petali del pesco per lei potranno metaforicamente scendere su un bianco lenzuolo di lino, quando incontrerà il giovane che la fa innamorare.

Gli autori occidentali che all’inizio, nel periodo di Singapore, l’hanno influenzata sono stati quelli di lingua inglese, come Angela Carter, Jeanette Winterson, Virginia Woolf. Lo confermano i due racconti inseriti nel 2004 dalla scrittrice nel libro (non ancora pubblicato in Italia)  Dieci amori – Shi ai . Essi sono stati tradotti in italiano da Stefania Stafutti: L’arpa, ovvero della diavolessa dalle ossa bianche (in Caratteri 2015) e da Claudia Carella: Il fantasma della città di Sushui (per la sua tesi di laurea).

Zhang Yueran non ha trascurato nel corso del tempo di leggere anche autori italiani come Pirandello e Calvino. Fra i contemporanei apprezza Alessandro Baricco ma soprattutto Elena Ferrante, che in questo momento gode di grande fama in Cina. Le piacciono i caratteri dei personaggi femminili che la scrittrice napoletana propone, e confessa che vorrebbe avvicinarsi al suo tipo scrittura: forte e nello stesso tempo profondo psicologicamente .

Non si identifica in un genere letterario specifico, né tantomeno si lascia attrarre da quello attualmente più in voga, cioè la scrittura sul web (wangluo wengxue) o online. Questi testi è vero che si vendono molto (anche 1 milione di copie), vengono letti ovunque e facilmente grazie a smartphone e i-pod,  vengono scritti a puntate riuscendo come una soap opera a coinvolgere e legare i lettori alla vicenda che raccontano. Spesso poi vengono trasformati con successo in sceneggiature per serial televisivi o qualcuno anche editato in forma cartacea. Ma sono carenti nello stile, che è invece una  costante preoccupazione di Zhang.

La protagonista del racconto presente ne Gli insaziabili non è davvero innamorata dell’uomo, molto più anziano, al quale, all’apparenza per un capriccio, si concede. Lei è una “chiaroveggente, legge il corpo”. Desidera dunque “quel” corpo per leggerne la storia e per cercarne le verità nascoste. C’è dunque in Mille e una sera un sottotesto che va colto e che rivela le profonde motivazioni allo scrivere dell’autrice. La sua missione ha un alto profilo: rivelare la verità delle storie, della Storia. Come d’altra parte lei stessa nel dialogo con il pubblico ha confermato: i suoi interessi come scrittrice hanno subito una evoluzione in questi ultimi anni e ora sono rivolti a raccontare le grandi trasformazioni che il suo paese ha vissuto in questi decenni, con la volontà di capire come le vicende storiche abbiano influito sulla generazione dei padri e su quella dei figli.

La morte del padre, l’uccisione dei padri ricorre come tema “forte” anche nei pochi ma intensi racconti di lei fin qui tradotti in italiano. In Xiao Ran (tradotto da Claudia Carella), la figlia con questo nome è spinta ad uccidere un padre pittore dispotico ed egocentrico, perché è da lui segregata in casa e pretende che lo accudisca nella vecchiaia, rinunciando a frequentare i coetanei.

Zhang Yueran confessa che è una donna cresciuta in una regione, lo Shandong, in cui l’elemento maschile ha spesso frenato il desiderio di affermazione della componente femminile nella società, e quindi in questi racconti della sua prima fase creativa, ha voluto rivendicare con forza  la piena emancipazione del proprio sesso. Inoltre un elemento “patologico”, un disagio dell’individuo alimentavano la rappresentazione del duro scontro generazionale. Ora sembra propensa ad offrire una visione più equilibrata della Realtà: forse è giunto, con la maturità artistica, anche il momento di raccontare della riconciliazione con il padre, con i padri?

Ritornando brevemente all’antologia Gli insaziabili, essa offre l’opportunità di arricchire la lista di narratori cinesi nati dopo il 1976: infatti oltre al già citato A Yi, che con Il banchetto della giustizia, ripropone il registro pulp in molte crude scene al centro di una squallida vicenda di sesso, ma le chiude con uno sguardo dolente verso il dramma umano che ignavia e futilità dei personaggi hanno innescato; ci sono soprattutto Ge Liang (1978), autore che attualmente vive a Hong Kong, e Wen Zhen (1982), la più giovane, ma assai valente, del gruppo. Se il primo in Neoguri imbastisce una storia d’amore a lieto fine ambientandola nel famelico mondo degli advertising consultants, e ci dà anche un ironico quadro della società multietnica di Hong Kong; l’altra in L’anguria, fa ritrovare la speranza nel futuro e il desiderio di amarsi ad una coppia del ceto medio urbano cinese, che ha dovuto troppo presto abbandonare i solidi ideali della giovinezza e tentare in maniera deludente la rincorsa al benessere materiale.

Volendo usare la potente metafora dello scrittore Wang Meng, che riprendeva una frase tratta dal  capolavoro del romanzo “classico” cinese, La storia delle spiagge (Shui-hu chuan) , la letteratura contemporanea in Cina, anche quella delle giovani leve, si conferma non essere un sonnifero inserito in panini fatti con carne umana e serviti in locande malfamate, ma un corpo che continuamente si rigenera e non teme di mostrare anche lo splendore delle sue cicatrici.

L'articolo Non sono nati tardi – Uno sguardo sulla giovane narrativa cinese pubblicata in Italia proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/letteratura/non-nati-tardi-uno-sguardo-sulla-giovane-narrativa-cinese-pubblicata-italia/feed/ 3
Nuova fantascienza cinese: il realismo aumentato di Xia Jia https://minimaetmoralia.it/letteratura/nuova-fantascienza-cinese-realismo-aumentato-xia-jia/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/nuova-fantascienza-cinese-realismo-aumentato-xia-jia/#respond Thu, 27 Sep 2018 09:01:29 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=38141 Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Xia Jia, nome d'arte di Wang Yao, classe 1984, è una delle scrittrici della new wave fantascientifica cinese che più mischia generi e stile letterari. Le sue opere diventano così ibride, uscendo dal mondo della sci-fi classica per approdare a una vera e propria letteratura di difficile classificazione. Come scrive lei stessa in una «storia della fantascienza cinese» a margine della raccolta di racconti Invisible Planets, i cinesi conobbero la fantascienza, attraverso la sua produzione occidentale, figlia del capitalismo. Da allora il tentativo della Cina è stato quello di utilizzare il genere prima per celebrare il socialismo e i suoi successi, infine oggi, per descrivere in modo più complesso la società cinese contemporanea, uscendo dunque dalle maglie di un uso troppo «propagandistico» del genere.

L'articolo Nuova fantascienza cinese: il realismo aumentato di Xia Jia proviene da Minima et Moralia.

]]>
1sci (1)

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Xia Jia, nome d’arte di Wang Yao, classe 1984, è una delle scrittrici della new wave fantascientifica cinese che più mischia generi e stile letterari. Le sue opere diventano così ibride, uscendo dal mondo della sci-fi classica per approdare a una vera e propria letteratura di difficile classificazione. Come scrive lei stessa in una «storia della fantascienza cinese» a margine della raccolta di racconti Invisible Planets, i cinesi conobbero la fantascienza, attraverso la sua produzione occidentale, figlia del capitalismo. Da allora il tentativo della Cina è stato quello di utilizzare il genere prima per celebrare il socialismo e i suoi successi, infine oggi, per descrivere in modo più complesso la società cinese contemporanea, uscendo dunque dalle maglie di un uso troppo «propagandistico» del genere.

Per utilizzare la sci-fi come strumento che caratterizzi la Cina di oggi, Xia Jia unisce al «realismo aumentato», l’antica tradizione cinese dei racconti orali e delle sue storie fantastiche. Per Xia Jia, come ha scritto lei stessa, la fantascienza è quanto era per Gilles Deleuze: una letteratura in costante divenire, nata nella frontiere tra ciò che sappiamo e quanto immaginiamo.

Xia Jia, come presenterebbe le sue storie a un lettore italiano?

La fantascienza per me consiste in un approccio per esplorare la crepuscolare frontiera tra i mondi. Negli scorsi anni ho cercato di mescolare una varietà di elementi non propriamente fantascientifici nei miei racconti e di usare la parola «porridge sci-fi» per descrivere lo stile di queste opere (l’autrice gioca con la divisione cui spesso si ricorre tra «hard sci-fi» e «soft sci-fi» ndr). Alcune delle mie storie, come The Demon-Enslaving Flask, The Hundred Ghosts Parade Tonight e Night Journey of Dragon Horse, possono essere considerati esempi tipici di «porridge sci-fi». Recentemente ho lavorato su una serie di storie interconnesse dal titolo Enciclopedia cinese, che descrivono come la vita della gente comune cinese cambierà nel prossimo futuro. Diverse storie di questa serie sono state tradotte in inglese, tra cui The Spring Festival, Tongtong’s Summer e Goodnight, Melancholy. Alcuni lettori hanno descritto queste storie come «la versione cinese di Black Mirror» benché non siano così «black».

In che modo il suo lavoro può aiutare a capire la Cina contemporanea, considerando che in Cina molti elementi tipici della fantascienza (riconoscimento facciale, robot, intelligenza artificiale, crediti sociali) sono già realtà?

Nell’Enciclopedia cinese, il mio interesse è quello di elaborare le domande che mi interessano oggi, nella Cina contemporanea (l’invecchiamento delle persone, la salute mentale, l’educazione), con storie immaginarie scatenate da prodotti tecnologici di fantasia che non si sono ancora avverati ma che potrebbero diventare molto popolari nei prossimi anni, come i «robot infermieristici», gli «psicoterapeuti prodotti dall’Intelligenza artificiale» o i cloud educativi «intelligenti». In questo senso voglio rendere le storie «vere» come fossero notizie, per invitare i lettori a empatizzare con i miei protagonisti e a prendere sul serio le domande che mi pongo. In realtà alcune delle mie idee sono state ispirate da notizie reali. E a volte, dopo che la mia storia è stata pubblicata, eventi simili sono accaduti e sono venuti alla luce presto e hanno sovradimensionato le storie di finzione. Inoltre, ho sempre cercato di inserire varie discussioni su questi argomenti nelle mie storie, dalla conversazione casuale tra familiari al dibattito online, dalle opinioni degli esperti ai documenti accademici. Il mio scopo è quello di fornire ai lettori più contesti per riconoscere le prossime sfide, uscendo dalla semplice dicotomia «bene» o «male».

Come gestisce nel suo lavoro questa «frontiera» tra realismo e finzione?

Nel secolo scorso la fantascienza in Cina è stata per la maggior parte considerata un modo per rappresentare un futuro più luminoso, che sarebbe stato realizzato prima o poi. Tale credenza era basata sulla forte fede delle persone nel potere magico della modernizzazione o dello sviluppo scientifico e tecnologico. Tuttavia, negli ultimi decenni la struttura della società e della cultura in Cina (anche a livello mondiale) è radicalmente cambiata. Non ci sono più miliardi di persone che vivono in una realtà che ha un unico sogno del futuro, bensì miliardi di micro-mondi nei quali la propria realtà potrebbe essere il sogno più incredibile, persino inimmaginabile, per un altro.
Spero che i lettori, leggendo le mie storie, possano trovare un modo per attraversare le frontiere tra quei mondi, per accedere e comprendere altre realtà (così come i sogni), per mettere in pratica la capacità di concepire differenze e futuri alternativi. Questo è il motivo principale per cui uso questo stile di scrittura che potrei definire di «fake fiction»: proprio per rendere quella linea che divide realismo e finzione più difficile da cogliere e più intrigante.

C’è molta voglia di catalogare la new wave cinese: a questo proposito di parla di «realismo fantascientifico». Che ne pensa?

Mi piace molto leggere buone storie di «realismo fantascientifico», come quelle di Stanley Chan (si tratta di uno pseudonimo di Chen Qiufan, uno tra i più noti scrittori di sci-fi cinese che abbiamo già intervistato su il manifesto, ndr). Nel frattempo sarei molto cauta a usare la parola «realismo» come un’etichetta per certe opere. Il realismo può sicuramente essere considerato un elemento sofisticato in grado di fornire a una storia un’apparenza di verità, attraverso la caratterizzazione e la vera e propria costruzione di un mondo. Ma dall’altro lato il realismo può implicare che si voglia seguire (a volte anche rinforzare) le regole della realtà. In questo caso a mio avviso uno scrittore di fantascienza è proprio questo che dovrebbe «rompere»: le regole del reale. Pertanto, la mia preoccupazione è quella di incoraggiare i lettori a pensare alla possibilità di quelle «impossibilità» nella loro mente, indipendentemente dal tipo di stile da utilizzare

Nella sua Estate di Tongtong lei immagina un mondo in cui i robot aiutano davvero la società. È più interessante questo tipo di esplorazione di una distopia?

Il mio scopo non è quello di sostenere la brillante prospettiva della tecnologia, ma di mostrare una visione alternativa dello sviluppo tecnologico, in cui il modo in cui pensiamo e parliamo di tecnologia è davvero importante. La tecnologia dovrebbe essere analizzata in senso marxista, come il sintomo della struttura dell’economia e della società. Per noi è importante rompere le illusioni ideologiche (consumismo, neoliberismo, machismo) collegate a determinate tecnologie, per creare spazio per la comunicazione e la negoziazione, per una liberazione. La storia è dedicata al mio nonno defunto. Un eroe rivoluzionario, un uomo energico fino a quando non lo ho ha colpito un tumore al cervello. Ho immaginato un futuro alternativo, in cui il nonno imperversava contro i legami che gli erano stati imposti dalla sua malattia cambiando la sua situazione, e il mondo, dalla sua sedia a rotelle. È solo un conforto immaginario, ovviamente, ma che ha la possibilità di essere realizzato un giorno. E voglio dire che questa possibilità dipende da noi.

In A Hundred Ghosts Parade sembra di essere nel mezzo della poetica di Dick: chi è vero? Chi è il fantasma, chi è il cyborg, chi è l’essere umano?

Ovviamente le opere di Dick hanno un’influenza significativa su chiunque scriva di androidi. Qualcuno ha anche definito mia storia come la versione cinese di Westworld. Ho proposto di aggiornare vecchie concezioni usando simboli culturali diversi, creando così un sapore ibrido unico. La scena chiave, dove centinaia di fantasmi sfilano su una strada abbandonata in una notte d’estate, proviene da alcune leggende orientali che mi hanno colpito in modo significativo. Secondo la mia opinione, le fantasiose storie di fantasmi classici mostrano preoccupazione per l’Altro e l’Alieno. Racconti di questo tipo sono diventati ancora più affascinanti nell’era globale contemporanea. La strada dei fantasmi nella mia storia è in realtà un parco a tema abbandonato. Potrebbe essere visto come una piccola utopia o un’enclave culturale nel mondo moderno. Si riserva uno spazio autosufficiente per la vita umana tradizionale e il raduno spontaneo della comunità, anche se alla fine tutto verrà distrutto dal potere meccanico. Il ragazzino Ning, un androide confuso sulla sua identità, cerca di salvare i suoi simili sacrificandosi, e in questo modo dimostra di essere non solo un androide ma una persona reale. Non sono la prima scrittrice che ha mescolato racconti tradizionali cinesi con la fantascienza. L’aspetto più interessante è che benché due orizzonti diversi possano collidere, ognuno rimane separato dall’altro: è questa costante frontiera a offrire nuove possibilità per la narrazione.

L'articolo Nuova fantascienza cinese: il realismo aumentato di Xia Jia proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/letteratura/nuova-fantascienza-cinese-realismo-aumentato-xia-jia/feed/ 0