zingari Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/zingari/ un blog di approfondimento culturale Sat, 22 Oct 2016 16:45:57 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg zingari Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/zingari/ 32 32 I soliti zingari https://minimaetmoralia.it/interventi/i-soliti-zingari/ https://minimaetmoralia.it/interventi/i-soliti-zingari/#comments Sat, 01 Feb 2014 11:24:39 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=18073 L’immagine è una foto di Alessandro Imbriaco. di Christian Raimo Non è per una sorta di captatio benevolentiae che penso che questo post non riceverà molti commenti, non aprirà nessun dibattito, non sarà ritweetato, etc… Magari pone male la questione, magari è pieno di luoghi comuni, magari è semplicemente sciatto, etc… Ma la mia idea […]

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L’immagine è una foto di Alessandro Imbriaco.

di Christian Raimo

Non è per una sorta di captatio benevolentiae che penso che questo post non riceverà molti commenti, non aprirà nessun dibattito, non sarà ritweetato, etc… Magari pone male la questione, magari è pieno di luoghi comuni, magari è semplicemente sciatto, etc… Ma la mia idea è che se c’è una cosa di cui non frega nulla veramente a nessuno in Italia è questa.
Qualche giorno fa consideravo che da quando ho l’età della ragione, penso, come tutti, di aver visto molte persone in molti modi sensibilizzarsi, prendere coscienza, poi battersi, impegnarsi politicamente per una serie molteplice di temi che ancora si potrebbero definire l’agenda politica, o meglio il firmamento valoriale di una roba chiamata sinistra: la difesa dei più deboli, essenzialmente, che passa dai diritti agli immigrati, alle lotte per il lavoro, alle battaglie sulle questioni di genere, a quelle per i popoli oppressi, etc… Da quando ero al liceo, da quando partecipavo alle autogestioni e alle assemblee, da quando ho cominciato a leggere i giornali, a fare volontariato, a fare politica, a discutere in un centro sociale, in un circolo, o tra amici, da quando insomma ho sviluppato una vaga coscienza politica a oggi, che ho un’età, una voce, una consapevolezza diversa, ho però sempre notato che c’è un grande assente in tutte le battaglie politiche anche a sinistra: e sono i rom.
Se c’è qualcosa anzi che unisce trasversalmente l’Italia in una forma di odio profondo, incondizionato, senza nemmeno bisogno di giustificazioni, è l’odio per i rom e i sinti, per gli zingari, per gli zingari di merda.
Negli anni ho visto che si può essere antirazzisti, antirazzisti convinti, antirazzisti militanti, e odiare i rom. Negli anni ho visto che si può avere uno spirito internazionista, essere cosmopoliti, andare a fare volontariato nei Balcani, e odiare i rom. Negli anni ho visto che ci si può divertire, commuovere, che si possono amare i film di Emir Kusturica e Tony Gatlif, e odiare i rom. Negli anni ho visto che ci si può battere per la salute dei bambini, essere sostenitori dell’Unicef o di Save the Children, e fottersene dei bambini dei campi nomadi. Ma soprattutto negli anni ho visto gli amministratori di sinistra governare Roma per quasi un ventennio ininterrotto e riuscire a affrontare la questione dei rom e dei sinti nel modo più retrogrado e razzista che potesse essere mai concepito: l’invenzione dei campi.
I campi nomadi a Roma sono una indecenza civile senza se e senza ma. Gli sgomberi forzati, visti sotto Alemanno, come quello del Casilino 900 (qui un lavoro fotografico di Alessandro Imbriaco, finito di realizzare pochi giorni prima dell’arrivo delle ruspe) sono stati tra gli atti politici più putridi visti negli ultimi anni in Italia.
Nel dicembre scorso, il commissario dei diritti umani al Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, ha inviato una lettera al sindaco di Roma, Ignazio Marino, in cui chiedeva un piano politico serio, e di finirla con gli sgomberi forzati e i campi nomadi. Il Comune ha risposto assicurando di aver abbandonato «l’approccio emergenziale» e di aver «intrapreso i passi per la piena attuazione della strategia nazionale di inclusione» delle etnie interessate. In cosa consiste questa strategia? In cosa consistono questi passi?
Ma seppure la politica capitolina ha delle responsabilità, e gravi, per la questione dei campi, è vero anche che questa gestione razzista e fetente è stata possibile anche perché difendere i nomadi in Italia è controproducente dal punto di vista del consenso politico, che la maggior parte delle persone li odia a pelle gli zingari, perché puzzano, rubano, sono incestuosi, tutto secondo stereotipi razzisti praticamente ottocenteschi.
L’anno scorso Stefano Liberti e Enrico Parenti hanno realizzato un bellissimo documentario sul campo di Salone, nella periferia romana. Si chiama Container 158, è stato presentato in anteprima all’ultimo Festival di Roma e sarà presentato a breve di nuovo a Parigi. Si racconta in modo incredibilmente antiretorico la vita quotidiana nel campo nomadi più grande d’Europa (1200 persone stipate in container anche da otto, dieci persone) e un’emergenza che definire abitativa o sanitaria è molto riduttivo. A vedere Container 158 si pensa a un’emergenza di tipo umanitario. A circa dodici chilometri da casa mia.

Questo è il trailer.

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