Hamelin Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/hamelin/ un blog di approfondimento culturale Mon, 13 Oct 2014 15:22:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Hamelin Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/hamelin/ 32 32 Promuovere la cultura siamo d’accordo, ma per favore facciamolo in modo sistematico https://minimaetmoralia.it/editoria/promuovere-la-cultura-siamo-daccordo-ma-per-favore-facciamolo-in-modo-sistematico/ https://minimaetmoralia.it/editoria/promuovere-la-cultura-siamo-daccordo-ma-per-favore-facciamolo-in-modo-sistematico/#comments Mon, 13 Oct 2014 13:14:43 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23839 Quest’articolo è uscito su Pagina 99. di Christian Raimo Qualche settimana fa a Bologna si è svolto un convegno organizzato dall’associazione Hamelin sugli adolescenti e la lettura. Per chi non li conosce, gli Hamelin sono un gruppo di Bologna che in questi anni, attraverso una rivista e cento iniziative, sono diventati un riferimento rispetto alla lettura per ragazzi e […]

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Quest’articolo è uscito su Pagina 99.

di Christian Raimo

Qualche settimana fa a Bologna si è svolto un convegno organizzato dall’associazione Hamelin sugli adolescenti e la lettura. Per chi non li conosce, gli Hamelin sono un gruppo di Bologna che in questi anni, attraverso una rivista e cento iniziative, sono diventati un riferimento rispetto alla lettura per ragazzi e per l’infanzia. Incredibilmente, a seguire l’incontro c’erano 300 persone (insegnanti, bibliotecari, editori… che avevano pagato 35 euro l’una), il che mi sembrava quanto meno un indizio evidente di un interesse non marginale per questi temi oggi in Italia, oltre a manifestare una domanda enorme di formazione. Ha aperto la giornata Romano Montroni, libraio storico e neo-direttore del Cepell, il Centro per il Libro e la Lettura, e per fortuna ha dato un segno inequivocabilmente diverso rispetto al suo predecessore: se Gian Arturo Ferrari parlava di nuove strategie di mercato per vendere i libri nell’era del passaggio dal cartaceo al digitale, Montroni giustamente se ne frega di questa falsa questione e pone l’accento sugli interventi educativi. Quindi lancia per la fine di ottobre (29, 30, 31) una tre giorni di letture ad alta voce proprio nelle scuole, intitolata Libriamoci.

Si potrebbe applaudire all’iniziativa, se non fosse che per l’ennesima volta, mi sono venute in mente almeno un paio di obiezioni che da vari anni a questa parte chiunque si occupa di politica culturale pone. La prima, che senso hanno queste iniziative sporadiche, una tantum, simboliche, organizzate in modo volontaristico, con il feticcio della cultura come buona azione? La seconda, perché non partire dai modelli di promozione della lettura che già esistono, mapparli, metterli in rete, valutarli e da quelli progettare gli interventi?

Queste obiezioni non sono come si dice di scuola. (Quando vedo che il Tropico del Libro, un sito che si occupa di editoria, lancia Open Atlas sulla lettura per ragazzi, una rete che mappi le varie iniziative che esistono in Italia, dalla rivista Andersen a Biblioragazzi ai Piccoli Maestri, mi viene da dire: ma perché il Cepell arriva sempre dopo e sempre malino?) Ma, se dovessi farle queste osservazioni a voce, tradirebbero un tono un po’ recriminatorio. Da un po’ di anni ormai, c’è un folto numero di persone in Italia che si occupa di politiche culturali e lo fa supplendo a una mancanza o a una fragilità di forze, di competenze, e soprattutto di visione di chi ha un ruolo politico. Assessori imballati, responsabili culturali ingenui, decisori irresoluti, e una quantità nettamente eccessiva di impreparazione in ruoli chiave.

Ora questa funzione suppletiva per me deve finire. Per varie ragioni evidenti. La prioritaria è che il welfare culturale – il sistema dei teatri, dei musei, delle biblioteche, degli archivi… – sta crollando. Nelle ultime settimane solo a Roma ha chiuso il Teatro Eliseo e sono stati licenziati gli orchestrali dell’Opera. La risposta della politica a questa rovina strutturale è la riduzione dell’offerta, l’esternalizzazione, la resa. Mai, dico mai, la reazione è quella di immaginare una politica di sistema sulle leve dell’educazione culturale: introdurre uno studio del teatro o della musica serio nei licei, formare gli insegnanti alla promozione alla lettura (invece di una tre giorni), consentire una cogestione degli spazi pubblici attraverso forme di reale partecipazione e sussidiarietà, che non vogliono dire supplenza, volontariato, ma governo, presa di responsabilità.

Altrimenti, quando ogni anno, commentiamo i tassi crescenti di analfabetismo funzionali e tassi decrescenti di lettori, poi non facciamo finta che un po’ non è anche colpa nostra.

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Non è questione di come vendere più libri, è una questione di come promuovere la lettura https://minimaetmoralia.it/editoria/non-e-questione-di-come-vendere-piu-libri-e-una-questione-di-come-promuovere-la-lettura/ https://minimaetmoralia.it/editoria/non-e-questione-di-come-vendere-piu-libri-e-una-questione-di-come-promuovere-la-lettura/#comments Mon, 10 Sep 2012 07:18:18 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=9401 Illustrazione di Virginia Mori.

"Occorre ripensare i lettori forti", "È in atto un cambiamento di paradigma", "Il problema è la filiera, nel segmento distributivo", "Il libro è un ecosistema fragile", "La nuova frontiera è il self-publishing"... mai come quest'anno, con la crisi delle vendite dei libri (-20% dall'inizio dell'anno) siamo diventati un po' tutti esperti di editoria. Come degli allenatori in pectore della Nazionale, riteniamo di aver capito quali sono i mali che hanno colpito il mondo del libro in Italia o sull'orbe terracqueo, e al caso avremmo anche in tasca qualche soluzione innovativa.

Per questo quando, in una piccola libreria di Roma, mi è capitato fra le mani l'ultimo numero della rivista dell'associazione Hamelin, l'impressione che ho avuto è stata quello di leggere un manuale di preparazione atletica mentre tutti intorno a te discutono se è meglio far giocare Di Natale o Balotelli.

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Illustrazione di Virginia Mori.

“Occorre ripensare i lettori forti”, “È in atto un cambiamento di paradigma”, “Il problema è la filiera, nel segmento distributivo”, “Il libro è un ecosistema fragile”, “La nuova frontiera è il self-publishing”… mai come quest’anno, con la crisi delle vendite dei libri (-20% dall’inizio dell’anno) siamo diventati un po’ tutti esperti di editoria. Come degli allenatori in pectore della Nazionale, riteniamo di aver capito quali sono i mali che hanno colpito il mondo del libro in Italia o sull’orbe terracqueo, e al caso avremmo anche in tasca qualche soluzione innovativa.

Per questo quando, in una piccola libreria di Roma, mi è capitato fra le mani l’ultimo numero della rivista dell’associazione Hamelin, l’impressione che ho avuto è stata quello di leggere un manuale di preparazione atletica mentre tutti intorno a te discutono se è meglio far giocare Di Natale o Balotelli.

Impostazione grafica nuova (un libro curatissimo), il numero 30 della rivista della storica associazione bolognese che si occupa di editoria per ragazzi ha un titolo da enciclica: Contro i libri a tema. E attraverso un’interrogazione semplice: “Proporre ai lettori bambini grandi denunce, raccontare loro delle problematiche sociali di oggi o del passato è davvero necessario?”, riesce a formulare in nuce molte delle questioni strutturali che sono alla base della crisi dell’editoria, evitando di occuparsi dell’epifenomeno. Dove per epifenomeno s’intende quel qualunquismo colto che ci fa blaterare che si leggono sempre più schifezze, che le librerie sono stracolme di robaccia, che i libri importanti riescono a sopravvivere al massimo qualche settimana sugli scaffali, eccetera.

Già nel primo pezzo Nicoletta Gramantieri reimposta il piano del discorso: i lettori vanno educati a essere lettori, noi come li stiamo educando? Per capirlo, vediamo come si impara a leggere da bambini. L’impressione è questa: “Un giro in libreria o sui siti web delle case editrici del nostro paese ci mostra come si sia ormai affermato una sorta di equivoco. La letteratura per ragazzi sembra non avere valore di per sé, un romanzo deve servire a qualcosa d’altro”. Vi fischiano le orecchie?

A me sì, perché – a volere ampliare da subito il ragionamento -, non vi pare (1) che questa strumentalizzazione in buona fede della letteratura abbia dato vita a un processo di semplificazione su larga scala per cui oggi nell’editoria non c’è più molta differenza, per dire, tra narrativa e saggistica, tra testi di divulgazione e studi approfonditi? e non vi pare (2) che questo approccio utilitaristico abbia ridotto il processo della lettura a una forma di sensibilizzazione a certi temi caldi?

Gramantieri cita l’analisi di Luatti sulla rivista “Andersen”, l’Elogio della lettura di Michèle Petit, Trame di Peter Brooks, e Il lettore, il narrare di Peter Bischel, ma il critico che esce in modo più autorevole dal suo breve saggio è una piccola lettrice: “Una bambina, in biblioteca, riconsegnandomi un romanzo che narrava di mafia a una mia richiesta di valutazione disse: ‘È un libro interessante, ma si vede che l’ha scritto un giornalista, mica uno scrittore, c’era già tutto lì, in fila’”. Touché!

E mi piacerebbe opporre le ragioni di questa bambina quando nei dibattiti sulla qualità dei libri vengono sbeffeggiati con sarcastici ‘E chi dovrebbe stabilirla questa qualità?’ Perché proprio la questione della qualità, anche se non esplicitamente, diventa il leit-motiv della rivista: ovviamente centrale in un settore come in quello per ragazzi dove le ragioni del fantomatico mercato devono almeno scendere a patti con quelle dell’educazione.

Se leggere vuol dire essenzialmente aiutarci a diventare adulti, i libri che ci stanno intorno ci stanno davvero aiutando? La panoramica che emerge dai molti titoli che vengono citati da Gramantieri, Giulia Mirandola, Barbara Servidor, Roberta Contarini (tra gli altri contributor della rivista) è quella di una amplissima merceologia di libri-psicofarmaci. Di fronte a un mondo come si sa sempre più complesso & frammentario, indecifrabile da un punto di vista storico, liquido che dir si voglia, non possiamo limitarci a fornire già ai nostri figli un campionario di soluzioni pronte per l’uso? Ecco così la proliferazione di testi che non si capisce a chi siano destinati: a togliere d’impaccio gli adulti dal dover affrontare questioni centrali come la crescita o la morte, riducendole a banalità, oppure a illudere i bambini che possono restare perennemente infantili?

E non è solo nell’analisi delle retoriche che la critica di Hamelin riesce a centrare il punto, ma anche nell’eziologia. L’articolo di Servidori, “The spotless mind: identità senza corpo né passato”, mostra un rischio permanente dell’educazione contemporanea: quello che nell’apologia dell’autenticità si nasconda un miserissimo conformismo del sé. La mente sempre pronta a nuova esperienza non è quella che in fondo non fa mai esperienza?

Allo stesso tempo, la disamina di Contarini sulla recente letteratura distopica per ragazzi, quella che comprende il bestseller Hunger games per dire, ipotizza che l’orizzonte di senso di questi universi paralleli non sia mai in una nostaglia di un altrove, di un altro mondo possibile. (“In questi libri sembra che solo esiliandosi da una società che vuole essere sempre più presente nella vita dei suoi cittadini stia la ricetta per la pace e la felicità. Non farsi coinvolgere è la cosa migliore”).

Insomma, che parlare di editoria per l’infanzia serva molto agli adulti è certo lapalissiano; meno scontato è quanto ci sia da imparare da associazioni specializzate come Hamelin. Come – citiamo un altro caso virtuosissimo – la Tribù dei lettori. Per cosa? Per la vera urgenza nella crisi libraria. Ossia: non come vendere di più, ma come promuovere la lettura. Leggere questa rivista o andarsi a recuperare qualche vecchio numero sarebbe bello facesse il paio con un’attenzione speciale, per esempio, al lavoro che fa la Tribù dei lettori con il catalogo annuale delle Scelte di Classe, un libretto raffinato e gratuito dedicato a genitori, librai, educatori che raccoglie ogni anno un resoconto sul meglio dell’editoria per ragazzi. Messi uno vicino all’altro questi due volumetti, sembrano segnalare un modello indubitabile di cosa vuole dire ripensare la lettura, anche per quei poveri adulti che diversamente della biblioteca si accontentano di libri in cui “sia già tutto lì, in fila”.

(Questo pezzo è uscito sul “Domenicale” del Sole 24ore.)

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