John McWhorter Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/john-mcwhorter/ un blog di approfondimento culturale Thu, 24 Apr 2014 13:39:09 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg John McWhorter Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/john-mcwhorter/ 32 32 Per la virgola https://minimaetmoralia.it/interventi/per-la-virgola/ https://minimaetmoralia.it/interventi/per-la-virgola/#comments Thu, 24 Apr 2014 12:44:55 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=20234 di Alberto Mucci

Lo scorso gennaio un docente di linguistica della Columbia University ha parlato della presunta fine della virgola. Dalla sua dichiarazione è nato un dibattito. In Italia ne hanno parlato minima&moralia (qui) e Studio (qui).

Sono sempre più numerosi gli elementi che ci spingono verso la velocità e l’immediatezza, verso la sintesi e la brevità di espressione, verso il subito e l’adesso, non soltanto nella vita sociale (dalla pubblicità, ai programmi televisivi, ai rapporti personali) ma anche nel quotidiano, soprattutto a causa di Internet, Twitter e i sui suoi 140 caratteri ora quotati in borsa e Facebook, abbandonato, è vero, dai teenager, ma sempre più popolare tra gli adulti,

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virgola2013

di Alberto Mucci

Lo scorso gennaio un docente di linguistica della Columbia University ha parlato della presunta fine della virgola. Dalla sua dichiarazione è nato un dibattito. In Italia ne hanno parlato minima&moralia (qui) e Studio (qui).

Sono sempre più numerosi gli elementi che ci spingono verso la velocità e l’immediatezza, verso la sintesi e la brevità di espressione, verso il subito e l’adesso, non soltanto nella vita sociale (dalla pubblicità, ai programmi televisivi, ai rapporti personali) ma anche nel quotidiano, soprattutto a causa di Internet, Twitter e i sui suoi 140 caratteri ora quotati in borsa e Facebook, abbandonato, è vero, dai teenager, ma sempre più popolare tra gli adulti, la cui timidezza nei confronti del social network sembra essere stata definitivamente vinta per lasciare spazio a una certa disinvoltura con cui, giorno dopo giorno, commento dopo commento, scrivono della propria vita in maniera sempre più telegrafica e allo stesso tempo curandosi sempre meno della punteggiatura dato l’intento di catturare l’attenzione di tutti gli amici iper-distratti dalla velocità del flusso di informazioni e persuaderli a soffermarsi, almeno per qualche istante, sul contenuto di una dichiarazione che rischierebbe altrimenti di essere inghiottita nel torrente di post, foto, frasi e video delle timeline degli amici i quali, d’altro canto (in compagnia dei colleghi di Twitter), possono invocare in loro difesa il più tradizionale degli argomenti a favore del progresso tecnologico secondo il quale l’adesione alle nuove regole stilistiche dei social network e’ una dimostrazione della propria capacità di adattamento ai cambiamenti in atto, una posizione che dallo scorso gennaio fa leva sulle idee del linguista e docente della Columbia University, John McWhorter, il quale ha dichiarato senza mezzi termini che sarebbe possibile “togliere la virgola da gran parte dei moderni testi americani causando una perdita di lucidità del testo del tutto trascurabile […]”, una posizione che ha subito innescato un dibattito sul futuro della virgola e al quale, Matthew J.X. Malady, su Slate, ha contribuito citando un numero di giovani scrittrici americane, quali Edith Zimmerman e Mary HK Choi, e i loro articoli scritti con l’intento esplicito di minare le regole della punteggiatura avvalendosi, la prima su Brooklyn Magazine, di frasi dalla punteggiatura libera come “Just got!!!!!!!!!!! No but it seriously has changed my life!!! hahahah I don’t even know if I’m joking or not!!! I mean I am but also it really has changed my life” (e’ vero, nella citazione c’e’ un punto esclamativo, in termini di pause, l’equivalente sintattico del punto, ma avevo bisogno di citare), e la seconda, sulla rivista The Awl, di proposizioni reminiscenti dei post di Facebook come “it’s gross but I don’t care because I need it and I love it (ha ha so gross)”, entrambe, e’ innegabile, valide sperimentazioni volte ad esaminare domande sui cambiamenti linguistici in atto, ma che rimangono tuttavia una mera provocazioni data la mancanza a fondo articolo di una didascalia in cui si spiega come in realtà le frasi brevi, dirette e senza la virgola, quelle capaci di raccontare in modo semplice realtà complesse, sia possibile scriverle con successo, per dirla con Carmelo Bene, solo dopo aver “imparato per poi disimparare”, ossia soltanto dopo aver capito come scrivere frasi lunghe, contorte e piene di virgole e mai prima, un insegnamento da tenere a mente pena incorrere nell’elogio della brevità fine a se stessa, una conclusione, come sottolineato da Andreas Rosenfelder in un articolo sul quotidiano tedesco Die Welt, che non considera come brevità e semplificazione siano spesso soltanto una forma di pigrizia dato che, diversamente da quanto si possa pensare, la lingua non è un bene scarso da amministrare con parsimonia, ma e’ al contrario, come testimonia qualunque scaffale stipato di libri e il fatto che dopo centomila anni di storia umana gli argomenti di conversazione non siano ancora esauriti, una materia prima inesauribile e dunque chi scrive, sia on-line sia off-line, senza dover necessariamente realizzare il “Caino” di Saramago o “L’Autunno del Patriarca” di Gabriel García Márquez, libri entrambi scritti senza un punto (o quasi), almeno alla virgola non dovrebbe rinunciarci.

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In difesa della virgola https://minimaetmoralia.it/interventi/in-difesa-della-virgola/ https://minimaetmoralia.it/interventi/in-difesa-della-virgola/#comments Sat, 15 Feb 2014 15:05:15 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=18518 Cara minima & moralia (virgola)

ho pensato di scriverti perché da qualche giorno c’è una notizia che proprio non riesco a mandar giù.

Sembra che un esimio professore, John McWhorter, docente di letteratura alla Columbia University, abbia avuto questa brillante idea: dato che l’utilizzo della virgola si sta trasformando in esercizio sempre più raro, soprattutto nella scrittura digitale, allora perché non eliminarlo del tutto, magari insieme all’intero sistema di punteggiatura? Una teoria subito confortata da un altro docente, anglista del Magdalene College di Oxford, Simon Horobin. In pratica si afferma questo: viviamo un’epoca in cui è il linguaggio del web a farla da padrone, e la virgola da quel linguaggio sta per essere definitivamente esautorata; allora togliamola del tutto, anche dai testi scritti.

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Cara minima & moralia (virgola)

ho pensato di scriverti perché da qualche giorno c’è una notizia che proprio non riesco a mandar giù.

Sembra che un esimio professore, John McWhorter, docente di letteratura alla Columbia University, abbia avuto questa brillante idea: dato che l’utilizzo della virgola si sta trasformando in esercizio sempre più raro, soprattutto nella scrittura digitale, allora perché non eliminarlo del tutto, magari insieme all’intero sistema di punteggiatura? Una teoria subito confortata da un altro docente, anglista del Magdalene College di Oxford, Simon Horobin. In pratica si afferma questo: viviamo un’epoca in cui è il linguaggio del web a farla da padrone, e la virgola da quel linguaggio sta per essere definitivamente esautorata; allora togliamola del tutto, anche dai testi scritti.

Ora, si trattasse di una proposta limitata alla scrittura della rete, e a quella privata di sms, whatsapp e diavolerie affini, volendo se ne potrebbe anche discutere, tanto per non essere accusati di pedante passatismo. Ma nel momento in cui si chiama in causa anche la scrittura “vera”, quella dei libri, quella su carta, qualsiasi apertura o tolleranza non  possono esser giustificate.

Possibile che due studiosi di lingua e letteratura non si rendano conto dell’enorme gravità di una simile affermazione? Togliere le virgole da un testo scritto significa infatti mutilare il periodo di quelle pause spesso decisive per la reale comprensione dello stesso, privarlo di un incedere che caratterizza uno stile, una forma di espressione che sceglie i segni della punteggiatura per meglio esprimere il proprio pensiero, che non significa automaticamente renderlo più chiaro, né più semplice. Perché nel campo degli equivoci prodotti da questa esternazione fuor di senno si insinua anche la convinzione che il linguaggio debba sempre tendere verso la semplicità assoluta, la facilità di ricezione, possibilmente immediata e senza sforzo: ma paradossalmente in questo modo i nostri cari professori resterebbero senza il loro lavoro, che tra le altre cose dovrebbe consistere anche nell’interpretare e spiegare ai propri studenti e alla comunità interessata autori e volumi di una certa complessità. Invece così  titolari di cattedra e gregari volenterosi dovrebbero iniziare a preoccuparsi di recuperare tutto quanto scritto sinora, per depurare tutta la storia della letteratura da fastidiosi e inutili segni di interpunzione, tanto non servono più nulla.

Inutile dire che gli esempi atti a smontare la tesi dei due professori, non a caso anglofoni (la lingua inglese è ben più povera di certe sfumature grammaticali), sono infiniti. A me, per esempio, da quando ho letto la notizia capita di svegliarmi ogni mattina con in mente il primo verso del Foscolo che nei “Sonetti” ricorda il fratello Giovanni: “Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo di gente in gente…”. Provate a immaginare e leggere lo stesso verso senza la pausa determinata da quella virgola, e il ritmo poetico in esso contenuto va bellamente a farsi benedire. E forse è proprio questo l’elemento più atroce di tale proposta: la sua retroattività, questa folle presunzione di edulcorare pagine e pagine di romanzi e poesie, non si capisce bene a beneficio di chi o di cosa, se non di un analfabetismo di ritorno con cui già dobbiamo fare i conti da qualche tempo a questa parte.

Se togliessimo le virgole da questo scritto, già un po’ bislacco di suo, si capirebbe ancor meno di quanto possa capirsi così. Poco danno, si dirà. Ma se operassimo allo stesso modo con la scrittura che vale, con quella dei capolavori passati, presenti e futuri, che ne sarebbe di tutti noi, e che ne sarà di chi verrà dopo di  noi?

A quanto pare, nell’esclusivo regno accademico di due tra le più prestigiose università del mondo, il problema non si pone. Punto. Due punti; punto e virgola (virgola)

salutandovi indistintamente.

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