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Cara minima & moralia (virgola)

ho pensato di scriverti perché da qualche giorno c’è una notizia che proprio non riesco a mandar giù.

Sembra che un esimio professore, John McWhorter, docente di letteratura alla Columbia University, abbia avuto questa brillante idea: dato che l’utilizzo della virgola si sta trasformando in esercizio sempre più raro, soprattutto nella scrittura digitale, allora perché non eliminarlo del tutto, magari insieme all’intero sistema di punteggiatura? Una teoria subito confortata da un altro docente, anglista del Magdalene College di Oxford, Simon Horobin. In pratica si afferma questo: viviamo un’epoca in cui è il linguaggio del web a farla da padrone, e la virgola da quel linguaggio sta per essere definitivamente esautorata; allora togliamola del tutto, anche dai testi scritti.

Ora, si trattasse di una proposta limitata alla scrittura della rete, e a quella privata di sms, whatsapp e diavolerie affini, volendo se ne potrebbe anche discutere, tanto per non essere accusati di pedante passatismo. Ma nel momento in cui si chiama in causa anche la scrittura “vera”, quella dei libri, quella su carta, qualsiasi apertura o tolleranza non  possono esser giustificate.

Possibile che due studiosi di lingua e letteratura non si rendano conto dell’enorme gravità di una simile affermazione? Togliere le virgole da un testo scritto significa infatti mutilare il periodo di quelle pause spesso decisive per la reale comprensione dello stesso, privarlo di un incedere che caratterizza uno stile, una forma di espressione che sceglie i segni della punteggiatura per meglio esprimere il proprio pensiero, che non significa automaticamente renderlo più chiaro, né più semplice. Perché nel campo degli equivoci prodotti da questa esternazione fuor di senno si insinua anche la convinzione che il linguaggio debba sempre tendere verso la semplicità assoluta, la facilità di ricezione, possibilmente immediata e senza sforzo: ma paradossalmente in questo modo i nostri cari professori resterebbero senza il loro lavoro, che tra le altre cose dovrebbe consistere anche nell’interpretare e spiegare ai propri studenti e alla comunità interessata autori e volumi di una certa complessità. Invece così  titolari di cattedra e gregari volenterosi dovrebbero iniziare a preoccuparsi di recuperare tutto quanto scritto sinora, per depurare tutta la storia della letteratura da fastidiosi e inutili segni di interpunzione, tanto non servono più nulla.

Inutile dire che gli esempi atti a smontare la tesi dei due professori, non a caso anglofoni (la lingua inglese è ben più povera di certe sfumature grammaticali), sono infiniti. A me, per esempio, da quando ho letto la notizia capita di svegliarmi ogni mattina con in mente il primo verso del Foscolo che nei “Sonetti” ricorda il fratello Giovanni: “Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo di gente in gente…”. Provate a immaginare e leggere lo stesso verso senza la pausa determinata da quella virgola, e il ritmo poetico in esso contenuto va bellamente a farsi benedire. E forse è proprio questo l’elemento più atroce di tale proposta: la sua retroattività, questa folle presunzione di edulcorare pagine e pagine di romanzi e poesie, non si capisce bene a beneficio di chi o di cosa, se non di un analfabetismo di ritorno con cui già dobbiamo fare i conti da qualche tempo a questa parte.

Se togliessimo le virgole da questo scritto, già un po’ bislacco di suo, si capirebbe ancor meno di quanto possa capirsi così. Poco danno, si dirà. Ma se operassimo allo stesso modo con la scrittura che vale, con quella dei capolavori passati, presenti e futuri, che ne sarebbe di tutti noi, e che ne sarà di chi verrà dopo di  noi?

A quanto pare, nell’esclusivo regno accademico di due tra le più prestigiose università del mondo, il problema non si pone. Punto. Due punti; punto e virgola (virgola)

salutandovi indistintamente.

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3 commenti

  1. caro emiliano,
    così va il mondo. c’è un quotidiano appena uscito, pagina99, che ha abolito le maiuscole dai titoli. io personalmente le virgole, e persino il punto e virgola, continuo a usarle, ma la tendenza è quella.

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Autore

emilianosbaraglia@minimaetmoralia.it

Emiliano Sbaraglia (Frascati, 1971) è responsabile delle trasmissioni culturali di RadioArticolo1 e di UndeRadio, l'emittente-web di Save the Children Italia dedicata al mondo della scuola. Tra i suoi scritti Cento domande a Piero Gobetti (2003), Incontrando Berlinguer (2004), I sogni e gli spari. Il '77 di chi non c'era(2007), La scuola siamo noi (2009), Il bambino della spiaggia (2010). Collabora con l'Unità e Italiani quotidiano. Partecipa al progetto e associazione “Piccoli maestri”.

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