di Andrea Cardoni

  • La proprietà privata è sacra, non rompete i coglioni, zecche parassite pagate affitto e bollette
  • Un ammasso di parassiti drogati
  • Cominciamo a vivere nella legalità poi se ne riparla
  • Covo di delinquenti, tossici e clandestini. Da annientare
  • Andate a lavorare anziché fare i diversamente abili mentali in strada

Sono alcuni dei commenti comparsi sotto a due video, uno di Christian Raimo, l’altro di Cristina Brizzi, pubblicati entrambi il 2 agosto su facebook, che parlano di Spin Time (poche ore più tardi sarei andato anche io, ma questo lo ve lo dico alla fine).

ll video di Raimo dura 16 secondi e si vede un ballo in piazza. Quello di Brizzi dura 55 secondi e si vedono vari momenti del presidio accompagnati da brevissime descrizioni (“Neanche la Resistenza è un pranzo di gala”, ad esempio nel caso del post di Cristina Brizzi) che hanno generato un numero di reazioni (2837 tra like e altre reazioni) e commenti (1544).

La prima cosa che mi ha colpito è che due video, di questa durata, da profili personali, hanno generato una mole enorme di traffico e commenti.

Sia chiaro sin da subito che leggerli e cercare di capire, non voglio delineare una metafora del paese (anche basta con il voler ogni volta trovare la metafora o l’allegoria del paese da ogni fatto), ma solo leggere le dinamiche che scaturiscono da due post che raccontano, dal punto di vista di due persone, cosa sta succedendo a 400 persone di cui 90 minori (che qui, cercando una categoria quanto più possibile rispettosa, chiameremo abitanti) che da mercoledì 29 luglio, con una temperatura media al suolo di 40 gradi, si trovano in via Santa Croce in Gerusalemme dentro tende e brandine.

Ho letto tutti i commenti, (quasi)tutti ostili sia nei confronti di chi ha scritto il post, sia verso gli abitanti direttamente coinvolti, sia verso chi ha espresso posizioni di solidarietà e partecipa al presidio permanente. In assoluto il richiamo alla legalità, alla proprietà privata e al dovere contributivo prevale nettamente sull’empatia verso la condizione di vulnerabilità degli individui.

Il tema dominante non è l’attenzione sull’emergenza degli abitanti, ma il rispetto formale della legge e dei doveri civici dei cittadini “onesti”. Chi commenta contrappone l’occupazione percepita come un’ingiustizia verso chi si “spacca la schiena” e che paga regolarmente affitti, mutui, utenze e tasse sui rifiuti. Nella maggior parte dei casi, la condizione degli abitanti di via Santa Croce in Gerusalemme è il risultato del rifiuto di lavorare: “andate a lavorare e pagatevi un affitto” o “La resistenza a non fare un tubo nella vita pretendendo tutto gratis? Vergogna scansafatiche”.

Spesso in questi commenti ci sono rimandi e confronti continui alla propria di condizione “Io sono un coglione che vado a lavorare e mi sono fatto un mutuo per comprare casa? Sto coglioni invece non pagano un cazzo e non fanno un cazzo dalla mattina alla sera…”

Il secondo tema è la colpevolizzazione e la derisione anche di chi supporta la protesta. Ricorre l’accusa di parassitismo con i vari “tossici”, “zecche”, “barboni”, fino a liquidare il video in piazza del ballo postato da Raimo come il “circo” (nell’accezione negativa di circo). In questo frame ricorre l’ideologizzazione per attaccare “comunisti”, “sinistronzi” e “La solita RESISTENZA di merda ROSSA.”. A questi si accompagna la segnalazione “dei tanti personaggi più o meno famosi che si sono messi in bella mostra da quelle parti, non potrebbero acquistare loro e regalare agli occupanti??? Verdone, Saviano & co hanno fatto passerella ma senza portafoglio, questi sono i sinistri!!!”

Il terzo tema è la falsa solidarietà e il frame “ospitateli a casa vostra” dove rinfacciare una presunta ipocrisia: si invita chi protesti o chi sostenga il movimento a prendersi le famiglie in casa propria anziché manifestare in strada o fare “retorica pietista”. Nelle risposte in cui alcuni profili rispondono facendo riferimento alla presenza di bambini e persone anziane, la reazione è: “Beati loro per strada con sto caldo stanno freschi, non lavorano non sudano non pagano un cazzo che altro vogliono”

Se ci soffermiamo su questi primi tre temi (richiamo alla legalità, derisione, falsa solidarietà). Tutti, in prima battuta o in risposta a chi risponde nel merito, rimandano alla loro condizione. “C’è gente che si spacca la schiena, che si accolla un mutuo trentennale con rate che ti fanno venire l’ulcera, o che sgancia metà dello stipendio per un affitto regolare in un tugurio, e poi si sente pure dire che chi occupa abusivamente un palazzo ha ragione morale perché fa la “rivoluzione” Sveglia, perché questa non è giustizia: è solo un insulto a chi manda avanti il Paese onestamente”. Nel frame identitario del cittadino che si autopercepisce onesto, c’è l’esaltazione del proprio ruolo attraverso la vittimizzazione di chi rispetta delle regole

Se poi andiamo a leggere il tono, vediamo come l’uso di (qualcosa che potrebbe ricordare il) sarcasmo funziona come arma retorica di de-umanizzazione e squalifica dell’interlocutore. Molti utenti infatti utilizzano questo tipo di sarcasmo per far sembrare questa emergenza (sanitaria e sociale) come un evento goliardico o di intrattenimento di basso livello, rimuovendo totalmente la dimensione della sofferenza. La presenza di musica, canti o manifestazioni viene ridicolizzata: «È arrivato il circo??🤣🤣🤣🤣», «Festa di noantri?»,«Circolo ricreativo», «Quello che è tuo è mio……e balliamooo». In alcuni casi si fa leva su stereotipi legati all’igiene: «State a fa la danza della pioggia così magari riuscite a lavarvi?» (ho volutamente lasciato le emoji perché spesso viene usato come amplificatore dell’arma retorica usata, senza articolare un discorso logico. Tra le emoji ricorre il pagliaccio (🤡) per etichettare l’evento o la controparte come “ridicola” o priva di credibilità. O le risate con lacrime usate per mostrare che l’argomento trattato non merita una risposta seria, ma solo disprezzo (es. «🤣🤣🤣 versiamo soldi sulla raccolta fondi… fa già ridere così!»).

Andando poi a leggere le interazioni e le dinamiche che si sviluppano in seguito a questi commenti, il linguaggio che unisce sarcasmo ed emoji sembra fungere anche da elemento di riconoscimento nella comunità dei “cittadini onesti e regolari” che deride la minoranza “deviante” da assimilare ad altre situazioni lontane dalla contingenza (“Ex-inpdap come Gaza …caldo e alcool brutto mix!”).

Quarto tema, un po’ più laterale, è quello che sposta il focus sulle responsabilità delle istituzioni locali e nazionali, criticando l’operato del Comune per l’incapacità di gestire le emergenze e la mancanza di un adeguato piano casa. Altri accusano la parte politica al governo della città di speculare sulla vicenda per tornaconto narrativo

Decisamente minoritarie sono le voci a sostegno dell’esperienza di occupazione o di tutela dei diritti sociali. Sono pochissime ma molto più articolate: difendono l’esperienza (nello specifico Spin Time Labs) argomentando che la violazione della legalità formale, in certi contesti di speculazione e abbandono, ha permesso la creazione di un welfare comunitario e la tutela di diritti umani primari al di sopra del mero profitto economico.

“E che è proprio la cattiveria il sentimento che caratterizza di più gli italiani”, scrivono Marco Aime e Luca Borzani, in Guida Minima al cattivismo italiano (Eleuthera). Ed è con questo testo che mi sono accompagnato per leggere-affrontare tutti i commenti ai due post (sia chiaro a chi è in cerca di record italici che la cattiveria non è un primato tipicamente italiano. Nel libro viene ricordato l’episodio di un tribunale inglese che è arrivato a formulare l’accusa di «solidarietà sbagliata» verso una ragazza di 25 anni che ha accompagnato in macchina una madre albanese, con i suoi due figli, che voleva ricongiungersi con il marito).

Dalla lettura dei commenti alla luce del loro libro emergono almeno cinque cose (non vorrei usare impropriamente il temine “categorie”: la sostituzione della solidarietà con la retorica del merito, la derisione della sofferenza, la solidarietà viene vista come debolezza, la narrazione dominante è quella della colpa individuale. La quinta è la normalizzazione della cattiveria nel discorso social.

Come evidenziano Aime e Borzani nella loro Guida, di fronte all’incapacità di incidere sui poteri forti o sui grandi flussi finanziari (“l’alto”), diventa consolatorio e politicamente redditizio individuare un nemico “in basso” – lo straniero, l’emarginato, l’occupante – da colpevolizzare per il peggioramento delle condizioni di vita.

Nella retorica cattivista, un luogo come Spintime smette di essere percepito come una risposta concreta all’emergenza abitativa e alla mancanza di spazi di aggregazione e viene invece incasellato nella categoria dell’illegalità da reprimere, un’usurpazione dei diritti di chi si spacca la schiena, degli “autoctoni”. A tl proposito gli autori della Guida al cattivismo ricordano le parole di Sant’Agostino: «O è il male ciò di cui abbiamo paura o il male è che abbiamo paura».

Alla fine della lettura di questi commenti sono passato da Spin time proprio la sera del 2 agosto.La strada era transennata, il presidio partecipato, lo schermo tra le tende trasmetteva il film Nemo. C’erano gli abitanti, le persone che si erano attivate per aiutare. E poi c’erano i bambini. E li mi è risuonata una parte Guida Minima al cattivismo italiano alla luce dei tanti tanti tanti commenti sarcastici sulla presenza dei bambini esposti al caldo in via Santa Croce in Gerusalemme: la crisi del futuro, la diminuzione della progettualità e la dilatazione costante del presente. In questo caso non è l’infanzia che va difesa “senza se e senza ma”, non vale il “Tutto per i bambini” (come il bel romanzo di Delphine de Vigan, Einaudi). In questo caso sono le “sanguisughe”, “il capolinea del genere umano” o una gif rappresentante una scimmia.

Ai bordi della strada, di fronte al cancello rosso di Spin Time dietro al quale stazionano i poliziotti, c’erano giocattoli e passeggini. E verso i passeggini si allugava una carezza o un giocattolo e di risposta ogni tanto si muoveva un piede. E quello che ho pensato è che lì, tra loro, tra i 90 minori abitanti, mentre c’è chi continua a commentare su facebook, sono sicuro che c’è un futuro sindaco o una futura sindaca di Roma.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Autore

redazione@minimaetmoralia.it

Minima&moralia è una rivista online nata nel 2009. Nel nostro spazio indipendente coesistono letteratura, teatro, arti, politica, interventi su esteri e ambiente

Articoli correlati