Dopo anni trascorsi a raccontare la politica e la cultura sulle pagine de Il Foglio e di Rivista Studio, Giulio Silvano, giornalista, classe 1989, pubblica il suo primo romanzo, Hanno vinto loro (Frassinelli).
Il protagonista è un trentenne italiano che vive a Parigi. La notizia della morte di B.S., figura ambigua e sfuggente della Prima Repubblica che ha segnato la sua adolescenza, lo riporta in Liguria. È un ritorno che nasce da un fatto di cronaca e finisce per trasformarsi in un confronto con una memoria che non appartiene soltanto a lui. Attraverso il rapporto con B.S., Silvano racconta come il passato continui inevitabilmente a lasciare tracce nelle persone anche quando sembra ormai concluso.
Sullo sfondo scorrono i grandi misteri d’Italia, il G8 di Genova, l’11 settembre, il berlusconismo e la crisi delle appartenenze politiche, come la fine del comunismo. Ma il libro non li usa come semplici coordinate storiche. Sono gli anni in cui il protagonista cresce e forma il proprio modo di guardare il mondo. Le stagioni politiche e culturali finiscono. Quello che lasciano nelle persone, molto meno. È un romanzo di formazione. Quasi esistenzialista.
Anche il titolo va letto in questa prospettiva. “Loro” non sono soltanto i vincitori di una stagione politica. Sono quelli che, come B.S., hanno cercato di capire prima degli altri dove stava andando il mondo e come arrivarci per primi. La loro vittoria coincide con il momento in cui quel modo di pensare smette di apparire come una normale scelta e diventa normalità.
Più che ricostruire gli anni Novanta, Hanno vinto loro racconta ciò che di quel decennio continua a vivere nelle persone. Senza indulgere alla nostalgia e senza cercare colpevoli, Silvano torna su quegli anni attraverso la storia del suo narratore. E racconta quanto possa essere lungo il tempo che separa ciò che abbiamo vissuto da ciò che riusciamo davvero a lasciarci alle spalle. Hanno vinto loro. Ma i veri protagonisti del libro sono i vinti.
Stefano Magi, classe 1996, vive e lavora a Radicofani, in Val d’Orcia. Scrive per Il Fatto Quotidiano, Minima et Moralia e Vanity Fair Italia.
