letteratura per ragazzi Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/letteratura-per-ragazzi/ un blog di approfondimento culturale Tue, 12 Sep 2017 20:50:47 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg letteratura per ragazzi Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/letteratura-per-ragazzi/ 32 32 I genitori raccontati dalla letteratura per ragazzi https://minimaetmoralia.it/letteratura/genitori-raccontati-dalla-letteratura-ragazzi/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/genitori-raccontati-dalla-letteratura-ragazzi/#respond Wed, 13 Sep 2017 05:00:27 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=35022 Questo pezzo è apparso su Robinson - la Repubblica.

Quella mattina desiderai più di ogni altra cosa avere un padre come quello dei miei compagni di scuola. Un padre normale che mi lasciasse tranquillo perché uno a dodici anni certe cose è meglio se non le sa, non le deve sapere e deve pensare che tutto è bello e che tutto va bene. A dodici anni uno mica può stare a rompersi la testa. L’avete pensato anche voi? Allora non capite niente: auguro a tutti un padre come il mio.”

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Questo pezzo è apparso su Robinson – la Repubblica.

Quella mattina desiderai più di ogni altra cosa avere un padre come quello dei miei compagni di scuola. Un padre normale che mi lasciasse tranquillo perché uno a dodici anni certe cose è meglio se non le sa, non le deve sapere e deve pensare che tutto è bello e che tutto va bene. A dodici anni uno mica può stare a rompersi la testa. L’avete pensato anche voi? Allora non capite niente: auguro a tutti un padre come il mio.”

Nino ha dodici anni ed è il protagonista di Papà sta sulla torre (Giunti), il nuovo romanzo di Francesco D’Adamo, in cui un padre sale sulla ciminiera di una vecchia conceria per protestare contro la crisi e la chiusura delle fabbriche, è un uomo severo, ostinato e giusto, un sindacalista che non molla mai, conosciuto come Testadipietra.

Nino è orgoglioso di essere suo figlio, ma come tutti i figli è anche imbarazzato, mentre i coetanei parlano con i padri di calcio e figurine il suo ripete in continuazione che il lavoro è un diritto inalienabile, e pazienza se un bambino non conosce il significato di quell’aggettivo, bisogna che lo impari, insieme alla parola “dignità”. In una primavera di vento freddo, mentre Nino, il suo amico Goffy e l’affascinante Cassandra Vu vanno a un appuntamento con gli alieni (pensavate che nei libri cosiddetti impegnati non ci si potesse sbizzarrire con la fantasia?), per ventotto giorni Testadipietra si trasferisce sulla Torre a protestare.

Di padri bislacchi – cocciuti, tossici, infantili, esagerati, assenti, alcolizzati, depressi – è piena la letteratura per ragazzi, che sa bene quanto la presunta normalità non sia di questo mondo: la regola non è che i genitori si prendano cura dei figli, bensì il contrario.

In Mio papà sa volare! (Salani, illustrazioni di Polly Dunbar, traduzione di Alessandro Peroni) David Almond racconta la storia di un uomo che è l’opposto di Testadipietra Poletti, ovvero non ha più voglia di far niente; da quando la moglie è morta, la mattina fatica ad alzarsi e si presenta sulle scale in vestaglia sporca, ciabatte bucate, capelli aggrovigliati e barba incolta. Per fortuna c’è Lizzie, la figlia, a preparargli la colazione e tirarlo per la manica, e lo guarda con un misto di rimprovero e accudimento: “Devi avere cura di te, non puoi andare avanti così, non ti pare?” (Lizzie è matura come un adulto, cioè è matura come un bambino).

Finché un giorno non viene bandita una Grande Gara di Uccelli Umani e il papà, che da un po’ si è messo a mangiare insetti e costruire il nido, capisce finalmente a cosa gli serviranno le magnifiche ali di piume, scampoli di camicie, bambù, fildiferro, cartone e spago che si era costruito da solo e giacevano nell’armadio in attesa di essere usate. In questo libro Almond è di nuovo alle prese con i suoi temi più cari: i mostri, i volatili, il buio, ma declinati per bambini più piccoli rispetto ai lettori di Skellig o Il diario di Mina.

Nelle storie di papà strani un finale lieto è utile agli scrittori, non per appiattire la bizzarria ma per raccontare come si può usarla in un modo che non nuoce più a sé e agli altri. Nell’ultimo capitolo della saga di Polleke, di Guus Kuijer, La poesia sei tu (Feltrinelli Kids, illustrazioni di Alice Hoogstad, traduzione di Valentina Freschi), il padre dell’amatissima eroina ormai tredicenne ha ormai ritrovato la sua strada. Spik è un PPP, Padre Particolarmente Problematico, con diverse mogli e qualche problema di droghe alle spalle, ma è anche un poeta e per questa ragione Polleke gli ha sempre perdonato tutto.

Ora è lei che deve affrontare la sua strada, dare un nome alla perdita del nonno, al di là delle religioni, e imparare a credere nell’amore senza dimenticare, come le ha insegnato suo padre, che la poesia si nasconde ovunque, ma soprattutto dentro un paio d’occhi.

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Non è questione di come vendere più libri, è una questione di come promuovere la lettura https://minimaetmoralia.it/editoria/non-e-questione-di-come-vendere-piu-libri-e-una-questione-di-come-promuovere-la-lettura/ https://minimaetmoralia.it/editoria/non-e-questione-di-come-vendere-piu-libri-e-una-questione-di-come-promuovere-la-lettura/#comments Mon, 10 Sep 2012 07:18:18 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=9401 Illustrazione di Virginia Mori.

"Occorre ripensare i lettori forti", "È in atto un cambiamento di paradigma", "Il problema è la filiera, nel segmento distributivo", "Il libro è un ecosistema fragile", "La nuova frontiera è il self-publishing"... mai come quest'anno, con la crisi delle vendite dei libri (-20% dall'inizio dell'anno) siamo diventati un po' tutti esperti di editoria. Come degli allenatori in pectore della Nazionale, riteniamo di aver capito quali sono i mali che hanno colpito il mondo del libro in Italia o sull'orbe terracqueo, e al caso avremmo anche in tasca qualche soluzione innovativa.

Per questo quando, in una piccola libreria di Roma, mi è capitato fra le mani l'ultimo numero della rivista dell'associazione Hamelin, l'impressione che ho avuto è stata quello di leggere un manuale di preparazione atletica mentre tutti intorno a te discutono se è meglio far giocare Di Natale o Balotelli.

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Illustrazione di Virginia Mori.

“Occorre ripensare i lettori forti”, “È in atto un cambiamento di paradigma”, “Il problema è la filiera, nel segmento distributivo”, “Il libro è un ecosistema fragile”, “La nuova frontiera è il self-publishing”… mai come quest’anno, con la crisi delle vendite dei libri (-20% dall’inizio dell’anno) siamo diventati un po’ tutti esperti di editoria. Come degli allenatori in pectore della Nazionale, riteniamo di aver capito quali sono i mali che hanno colpito il mondo del libro in Italia o sull’orbe terracqueo, e al caso avremmo anche in tasca qualche soluzione innovativa.

Per questo quando, in una piccola libreria di Roma, mi è capitato fra le mani l’ultimo numero della rivista dell’associazione Hamelin, l’impressione che ho avuto è stata quello di leggere un manuale di preparazione atletica mentre tutti intorno a te discutono se è meglio far giocare Di Natale o Balotelli.

Impostazione grafica nuova (un libro curatissimo), il numero 30 della rivista della storica associazione bolognese che si occupa di editoria per ragazzi ha un titolo da enciclica: Contro i libri a tema. E attraverso un’interrogazione semplice: “Proporre ai lettori bambini grandi denunce, raccontare loro delle problematiche sociali di oggi o del passato è davvero necessario?”, riesce a formulare in nuce molte delle questioni strutturali che sono alla base della crisi dell’editoria, evitando di occuparsi dell’epifenomeno. Dove per epifenomeno s’intende quel qualunquismo colto che ci fa blaterare che si leggono sempre più schifezze, che le librerie sono stracolme di robaccia, che i libri importanti riescono a sopravvivere al massimo qualche settimana sugli scaffali, eccetera.

Già nel primo pezzo Nicoletta Gramantieri reimposta il piano del discorso: i lettori vanno educati a essere lettori, noi come li stiamo educando? Per capirlo, vediamo come si impara a leggere da bambini. L’impressione è questa: “Un giro in libreria o sui siti web delle case editrici del nostro paese ci mostra come si sia ormai affermato una sorta di equivoco. La letteratura per ragazzi sembra non avere valore di per sé, un romanzo deve servire a qualcosa d’altro”. Vi fischiano le orecchie?

A me sì, perché – a volere ampliare da subito il ragionamento -, non vi pare (1) che questa strumentalizzazione in buona fede della letteratura abbia dato vita a un processo di semplificazione su larga scala per cui oggi nell’editoria non c’è più molta differenza, per dire, tra narrativa e saggistica, tra testi di divulgazione e studi approfonditi? e non vi pare (2) che questo approccio utilitaristico abbia ridotto il processo della lettura a una forma di sensibilizzazione a certi temi caldi?

Gramantieri cita l’analisi di Luatti sulla rivista “Andersen”, l’Elogio della lettura di Michèle Petit, Trame di Peter Brooks, e Il lettore, il narrare di Peter Bischel, ma il critico che esce in modo più autorevole dal suo breve saggio è una piccola lettrice: “Una bambina, in biblioteca, riconsegnandomi un romanzo che narrava di mafia a una mia richiesta di valutazione disse: ‘È un libro interessante, ma si vede che l’ha scritto un giornalista, mica uno scrittore, c’era già tutto lì, in fila’”. Touché!

E mi piacerebbe opporre le ragioni di questa bambina quando nei dibattiti sulla qualità dei libri vengono sbeffeggiati con sarcastici ‘E chi dovrebbe stabilirla questa qualità?’ Perché proprio la questione della qualità, anche se non esplicitamente, diventa il leit-motiv della rivista: ovviamente centrale in un settore come in quello per ragazzi dove le ragioni del fantomatico mercato devono almeno scendere a patti con quelle dell’educazione.

Se leggere vuol dire essenzialmente aiutarci a diventare adulti, i libri che ci stanno intorno ci stanno davvero aiutando? La panoramica che emerge dai molti titoli che vengono citati da Gramantieri, Giulia Mirandola, Barbara Servidor, Roberta Contarini (tra gli altri contributor della rivista) è quella di una amplissima merceologia di libri-psicofarmaci. Di fronte a un mondo come si sa sempre più complesso & frammentario, indecifrabile da un punto di vista storico, liquido che dir si voglia, non possiamo limitarci a fornire già ai nostri figli un campionario di soluzioni pronte per l’uso? Ecco così la proliferazione di testi che non si capisce a chi siano destinati: a togliere d’impaccio gli adulti dal dover affrontare questioni centrali come la crescita o la morte, riducendole a banalità, oppure a illudere i bambini che possono restare perennemente infantili?

E non è solo nell’analisi delle retoriche che la critica di Hamelin riesce a centrare il punto, ma anche nell’eziologia. L’articolo di Servidori, “The spotless mind: identità senza corpo né passato”, mostra un rischio permanente dell’educazione contemporanea: quello che nell’apologia dell’autenticità si nasconda un miserissimo conformismo del sé. La mente sempre pronta a nuova esperienza non è quella che in fondo non fa mai esperienza?

Allo stesso tempo, la disamina di Contarini sulla recente letteratura distopica per ragazzi, quella che comprende il bestseller Hunger games per dire, ipotizza che l’orizzonte di senso di questi universi paralleli non sia mai in una nostaglia di un altrove, di un altro mondo possibile. (“In questi libri sembra che solo esiliandosi da una società che vuole essere sempre più presente nella vita dei suoi cittadini stia la ricetta per la pace e la felicità. Non farsi coinvolgere è la cosa migliore”).

Insomma, che parlare di editoria per l’infanzia serva molto agli adulti è certo lapalissiano; meno scontato è quanto ci sia da imparare da associazioni specializzate come Hamelin. Come – citiamo un altro caso virtuosissimo – la Tribù dei lettori. Per cosa? Per la vera urgenza nella crisi libraria. Ossia: non come vendere di più, ma come promuovere la lettura. Leggere questa rivista o andarsi a recuperare qualche vecchio numero sarebbe bello facesse il paio con un’attenzione speciale, per esempio, al lavoro che fa la Tribù dei lettori con il catalogo annuale delle Scelte di Classe, un libretto raffinato e gratuito dedicato a genitori, librai, educatori che raccoglie ogni anno un resoconto sul meglio dell’editoria per ragazzi. Messi uno vicino all’altro questi due volumetti, sembrano segnalare un modello indubitabile di cosa vuole dire ripensare la lettura, anche per quei poveri adulti che diversamente della biblioteca si accontentano di libri in cui “sia già tutto lì, in fila”.

(Questo pezzo è uscito sul “Domenicale” del Sole 24ore.)

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