lingua ignota Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/lingua-ignota/ un blog di approfondimento culturale Fri, 29 Nov 2019 10:39:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg lingua ignota Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/lingua-ignota/ 32 32 Una nuova sottocultura? https://minimaetmoralia.it/musica/una-nuova-sottocultura/ https://minimaetmoralia.it/musica/una-nuova-sottocultura/#respond Fri, 29 Nov 2019 07:30:21 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=41692 Please please please Release me HAVE A NICE LIFE, DEATHCONSCIOUSNESS (2008)   L’8 novembre scorso è uscito finalmente Sea of Worry, il nuovo album degli Have A Nice Life. Sono circa due anni che seguo questo gruppo. Lentamente, mi sono reso conto che attorno a loro e alla casa discografica The Flenser si è raccolta, […]

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Please please please
Release me

HAVE A NICE LIFE,
DEATHCONSCIOUSNESS (2008)

 

L’8 novembre scorso è uscito finalmente Sea of Worry, il nuovo album degli Have A Nice Life. Sono circa due anni che seguo questo gruppo. Lentamente, mi sono reso conto che attorno a loro e alla casa discografica The Flenser si è raccolta, nel corso dell’ultimo decennio, quella che ha tutta l’aria di essere una vera e propria sottocultura musicale, che comprende anche: Planning for Burial, The Body, Lingua Ignota, Mamaleek, Consumer, Wreck & Reference. Sarebbe lungo spiegare tutti i motivi per cui li considero culturalmente rilevanti e fortemente agganciati al presente, ma per il momento basti dire che questi gruppi, con modi e stili differenti, hanno rimesso al centro dell’opera e del processo creativo la catarsi. Non è poco. Con stili e background differenti, questi gruppi (e in modo diverso gli Idles in Gran Bretagna) stanno facendo ciò che punk, post-punk e grunge hanno fatto tra anni Settanta e Novanta: lavorano cioè con quello che per tutti gli altri è scarto, atteggiamento da evitare, sconveniente, di cui vergognarsi. Infatti, gli HANL funzionano un po’ come i primi Cure (1980-’82: Seventeen Seconds, Faith, Carnage Visors, Pornography), con quell’incrocio di ansia e tenerezza, quell’oscillare perenne e insostenibile tra brutalità e dolcezza, tra pessimismo e romanticismo. Senza dimenticare, ovviamente, il contributo essenziale dei Nine Inch Nails a questo tipo di approccio.

Anche l’arte visiva dovrebbe perciò ascoltare e guardare attentamente, soprattutto in una fase come quella attuale, questo processo in atto. Voglio dire, sta accadendo adesso, in questo preciso momento!… non è qualcosa che va ripescato archeologicamente dal recente passato, non è e non può essere oggetto di nostalgia (forse lo sarà un giorno, comunque non adesso), ma è in pieno svolgimento, ora!

Dio ti ringrazio per gli HANL.

***

Nelle canzoni degli Have a Nice Life: il cantato, la voce sullo sfondo, sul “retro” sonoro della canzone, i rumori e le note sporche, avvolgenti, questa sensazione di calore e di gelo che ti prende, ti avvinghia. Questa desolazione, questo isolamento, questa tristezza senza consolazione né redenzione possibile – che non siano quelle offerte dalla musica.

La CURA è la sofferenza stessa; il dolore è la terapia migliore per guarire il dolore, che non guarisce. Il tempo non guarisce (time does not heal). La guarigione consiste nel non guarire mai – ma nel passare continuamente da uno stato dell’essere all’altro – consiste cioè nella trasformazione e nell’evoluzione. Nel forgiare uno stile attraverso cui guardare la realtà e raccontarla. Solo nel racconto c’è comprensione – e solo nella comprensione c’è salvezza. (Fuori dalla comprensione, dal capire, esiste solo l’inferno.) (L’inconsapevolezza è l’inferno).

Larghezza e profondità; stile asciutto e evocativo; la secchezza, con cui contrastare: il Presente Orrendo della Finzione Generalizzata.

L’arte come salvezza dal trauma attraverso la rabbia, la disperazione, la frustrazione: “Dottoressa, io ho solo pensieri negativi” (Joker-Joaquin Phoenix). Intensità e forza: reintrodurre la dimensione del sacro e la possibilità del rito nella propria pratica, così carica di oscurità.

***

Un’opera come un filo che cuce e che unisce senza cambiare gli elementi – un’opera come una linea di colore nel buio e nell’oscurità, colore acceso azzurro arancione giallo – un filo come un rumore, come un drone – un’opera come una pausa, un silenzio, uno spazio vuoto tra un’oggetto e l’altro – un’opera come una conoscenza tra due persone, una relazione che nasce e che s’instaura ma che ha bisogno di TEMPO per crescere e consolidarsi, ha bisogno di parole e di storie e di sguardi…

(Modello: la musica dei Planning for Burial, Have a Nice Life, The Body, Sunn O))), Lingua Ignota.)

Allargare a dismisura gli spazi, gli intervalli, la melodia, il rumore; dilatare le pause; annullare il racconto e la narrazione, trovare/scoprire/inventare ogni volta un modo nuovo di raccontare. Immergersi lentamente in mondi alternativi. Metafisica e mistica del rumore.

***

Si tratta di immergerti sempre di più, in maniera sempre più completa – immergerti nel flusso che sei tu, che è te, tuffarti in te stesso rinunciando a essere autoreferenziale, comprendere il mondo come parte di te e te stesso come parte del mondo, comprendere che al di fuori di questa relazione (profonda e costante) non c’è nulla e non ci può essere nulla – sentire completamente l’istante, qui e ora – sentirsi dentro l’istante – sentirsi l’ISTANTE.

È questa esperienza totale, questa dolorosa fusione, questo percepire appieno con il corpo e con la mente, anche e soprattutto quando sei e ti senti a distanza. Questa musica, questa immersione che colma la freddezza e il gelo e l’afasia e fa cambiare di segno queste condizioni, le capovolge, le ribalta, e tu non sei più tu mentre non sei mai stato così tu…

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