Please please please
Release me
HAVE A NICE LIFE,
DEATHCONSCIOUSNESS (2008)
L’8 novembre scorso è uscito finalmente Sea of Worry, il nuovo album degli Have A Nice Life. Sono circa due anni che seguo questo gruppo. Lentamente, mi sono reso conto che attorno a loro e alla casa discografica The Flenser si è raccolta, nel corso dell’ultimo decennio, quella che ha tutta l’aria di essere una vera e propria sottocultura musicale, che comprende anche: Planning for Burial, The Body, Lingua Ignota, Mamaleek, Consumer, Wreck & Reference. Sarebbe lungo spiegare tutti i motivi per cui li considero culturalmente rilevanti e fortemente agganciati al presente, ma per il momento basti dire che questi gruppi, con modi e stili differenti, hanno rimesso al centro dell’opera e del processo creativo la catarsi. Non è poco. Con stili e background differenti, questi gruppi (e in modo diverso gli Idles in Gran Bretagna) stanno facendo ciò che punk, post-punk e grunge hanno fatto tra anni Settanta e Novanta: lavorano cioè con quello che per tutti gli altri è scarto, atteggiamento da evitare, sconveniente, di cui vergognarsi. Infatti, gli HANL funzionano un po’ come i primi Cure (1980-’82: Seventeen Seconds, Faith, Carnage Visors, Pornography), con quell’incrocio di ansia e tenerezza, quell’oscillare perenne e insostenibile tra brutalità e dolcezza, tra pessimismo e romanticismo. Senza dimenticare, ovviamente, il contributo essenziale dei Nine Inch Nails a questo tipo di approccio.
Anche l’arte visiva dovrebbe perciò ascoltare e guardare attentamente, soprattutto in una fase come quella attuale, questo processo in atto. Voglio dire, sta accadendo adesso, in questo preciso momento!… non è qualcosa che va ripescato archeologicamente dal recente passato, non è e non può essere oggetto di nostalgia (forse lo sarà un giorno, comunque non adesso), ma è in pieno svolgimento, ora!
Dio ti ringrazio per gli HANL.
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Nelle canzoni degli Have a Nice Life: il cantato, la voce sullo sfondo, sul “retro” sonoro della canzone, i rumori e le note sporche, avvolgenti, questa sensazione di calore e di gelo che ti prende, ti avvinghia. Questa desolazione, questo isolamento, questa tristezza senza consolazione né redenzione possibile – che non siano quelle offerte dalla musica.
La CURA è la sofferenza stessa; il dolore è la terapia migliore per guarire il dolore, che non guarisce. Il tempo non guarisce (time does not heal). La guarigione consiste nel non guarire mai – ma nel passare continuamente da uno stato dell’essere all’altro – consiste cioè nella trasformazione e nell’evoluzione. Nel forgiare uno stile attraverso cui guardare la realtà e raccontarla. Solo nel racconto c’è comprensione – e solo nella comprensione c’è salvezza. (Fuori dalla comprensione, dal capire, esiste solo l’inferno.) (L’inconsapevolezza è l’inferno).
Larghezza e profondità; stile asciutto e evocativo; la secchezza, con cui contrastare: il Presente Orrendo della Finzione Generalizzata.
L’arte come salvezza dal trauma attraverso la rabbia, la disperazione, la frustrazione: “Dottoressa, io ho solo pensieri negativi” (Joker-Joaquin Phoenix). Intensità e forza: reintrodurre la dimensione del sacro e la possibilità del rito nella propria pratica, così carica di oscurità.
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Un’opera come un filo che cuce e che unisce senza cambiare gli elementi – un’opera come una linea di colore nel buio e nell’oscurità, colore acceso azzurro arancione giallo – un filo come un rumore, come un drone – un’opera come una pausa, un silenzio, uno spazio vuoto tra un’oggetto e l’altro – un’opera come una conoscenza tra due persone, una relazione che nasce e che s’instaura ma che ha bisogno di TEMPO per crescere e consolidarsi, ha bisogno di parole e di storie e di sguardi…
(Modello: la musica dei Planning for Burial, Have a Nice Life, The Body, Sunn O))), Lingua Ignota.)
Allargare a dismisura gli spazi, gli intervalli, la melodia, il rumore; dilatare le pause; annullare il racconto e la narrazione, trovare/scoprire/inventare ogni volta un modo nuovo di raccontare. Immergersi lentamente in mondi alternativi. Metafisica e mistica del rumore.
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Si tratta di immergerti sempre di più, in maniera sempre più completa – immergerti nel flusso che sei tu, che è te, tuffarti in te stesso rinunciando a essere autoreferenziale, comprendere il mondo come parte di te e te stesso come parte del mondo, comprendere che al di fuori di questa relazione (profonda e costante) non c’è nulla e non ci può essere nulla – sentire completamente l’istante, qui e ora – sentirsi dentro l’istante – sentirsi l’ISTANTE.
È questa esperienza totale, questa dolorosa fusione, questo percepire appieno con il corpo e con la mente, anche e soprattutto quando sei e ti senti a distanza. Questa musica, questa immersione che colma la freddezza e il gelo e l’afasia e fa cambiare di segno queste condizioni, le capovolge, le ribalta, e tu non sei più tu mentre non sei mai stato così tu…
Christian Caliandro (1979) è storico, critico d’arte contemporanea e curatore. Insegna presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. Tra i suoi libri: La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-‘83 (Mondadori Electa 2008), Italia Reloaded. Ripartire con la cultura (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco), Italia Revolution. Rinascere con la cultura (Bompiani 2013), Italia Evolution. Crescere con la cultura (Meltemi 2018), Tracce di identità dell’arte italiana. Opere dal patrimonio del Gruppo Unipol (Silvana Editoriale 2018), manuale Storie dell’arte contemporanea (Mondadori Education 2021) e L’arte rotta (Castelvecchi 2022). Dirige la collana “Fuoriuscita” per l’editore Castelvecchi. Dal 2004 al 2011 ha diretto le rubriche inteoria e essai su “Exibart”; dal 2011 cura la rubrica inpratica su “Artribune”. Collabora inoltre con “minimaetmoralia” e “che-Fare”, e dal 2017 dirige insieme a Angela D’Urso La Chimera–Scuola d’arte contemporanea per bambini presso TEX, ExFadda, San Vito dei Normanni (BR). Ha curato numerose mostre personali e collettive in spazi pubblici e privati, tra cui: The Idea of Realism/L’idea del Realismo, American Academy in Rome, Roma (2013); Concrete Ghost/Fantasma Concreto, American Academy in Rome, Roma (2014); Amalassunta Collaudi, Museo Licini, Ascoli Piceno (2014); Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958), CUBO-Centro Unipol Bologna (2015); Cristiano De Gaetano: Speed of Life, Fondazione Museo Pino Pascali, Polignano a Mare (2017); Now Here Is Nowhere. Six Artists from the American Academy in Rome, Istituto Italiano di Cultura, New York (2017); le quattro edizioni de La notte di quiete, ArtVerona, Verona, quartiere Veronetta (2016-2019); le sei edizioni del progetto Opera Viva Barriera di Milano, Flashback, Torino (2016-2021); il progetto Artista di Quartiere, Torino (2020); Z/000 GENERATION. Artisti pugliesi 2000>2020, AncheCinema, Bari (2020); Fragile, galleria Monitor, Roma (2021); Cantieri Montelupo, programma di residenze artistiche, Museo della Ceramica, Montelupo Fiorentino (2021).
