robert frost Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/robert-frost/ un blog di approfondimento culturale Mon, 28 Feb 2022 00:19:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg robert frost Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/robert-frost/ 32 32 «Devo quanto possiedo / a chi passò in passato»: su “Fuoco e ghiaccio” di Robert Frost https://minimaetmoralia.it/poesia/devo-quanto-possiedo-a-chi-passo-in-passato-su-fuoco-e-ghiaccio-di-robert-frost/ https://minimaetmoralia.it/poesia/devo-quanto-possiedo-a-chi-passo-in-passato-su-fuoco-e-ghiaccio-di-robert-frost/#respond Mon, 28 Feb 2022 08:30:43 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=50071 La pubblicazione di "Fuoco e ghiaccio" di Robert Frost da parte di Adelphi, con la traduzione di Silvia Bre e con la cura di Ottavio Fatica, colma una vistosa lacuna raccogliendo una parte sostanziosa dell'opera del poeta americano.

L'articolo «Devo quanto possiedo / a chi passò in passato»: su “Fuoco e ghiaccio” di Robert Frost proviene da Minima et Moralia.

]]>
Nato a San Francisco nel 1874, Robert Frost è uno dei poeti più celebri e apprezzati degli Stati Uniti, vincitore per quattro volte del Premio Pulitzer e invitato a da John Fitzgerald Kennedy per la sua cerimonia di insediamento nel 1961, ma in Italia non è molto conosciuto, complici anche le poche traduzioni della sua opera, tra gli altri due volumi negli anni Sessanta di cui uno tradotto da Giovanni Giudici prima di una penombra molto lunga. La pubblicazione di Fuoco e ghiaccio da parte di Adelphi, con la traduzione di Silvia Bre e con la cura di Ottavio Fatica, colma questa vistosa lacuna: raccogliendo una parte sostanziosa dell’opera di Frost questo volume infatti si presta come imprescindibile strumento per i lettori italiani, che qui ritroveranno poesie di Frost afferenti sia agli anni delle prime opere (da A boy’s will, Volontà di un ragazzo del 1913) che a quelli della sua produzione più tarda (fino a In the clearing, Nella radura  del 1962).

Si tratta quindi di un poeta per gran parte assente dall’orizzonte della critica italiana, ma soprattutto da quello dei lettori, ed è per questo che la postfazione di Fatica Il complesso dell’ulteriorità si presenta come uno strumento imprescindibile per provare a conoscere il mistero di un poeta la cui opera la critica americana ha valutato, come vedremo, con sfumature anche molto differenti. Ma come capita spesso con gli scritti di Fatica, le sue considerazioni, per fortuna, non danno al lettore delle coordinate rigide in cui inserire la propria lettura, ma indicano piuttosto un percorso ermeneutico fatto di vuoti e di pieni, di luminosità e punti oscuri, suggerendo come forse gli orizzonti più profondi siano percepibili solo scandagliando gli abissi silenziosi della parola («Il modo migliore di leggere una poesia – chiosa Fatica – è alla luce di tutte le altre mai scritte»). La caratteristica precipua del dettato poetico di Frost, dote aurea riservata solo ai grandi poeti, è infatti una semplicità esteriore che permette a qualsiasi lettore di addentrarsi tra questi versi. Ma come spesso accade, questa semplicità rappresenta solo un primo punto di approccio all’opera, che si rivela invece abile a sfuggire da ogni semplificazione proprio a partire dall’estrema cura estetica e dalla profonda conoscenza delle strutture poetiche che fanno bella mostra anche nella traduzione di Bre, concentrata proprio sul mantenimento delle tenute ritmiche e sonore dell’originale come si può constatare dal confronto con il testo inglese a fronte.

Versi come «Prendiamo le nostre distanze/ dietro vaghe parole sprezzanti / ma il cuore, oh com’è agitato / finché non verranno a stanarci» (da Rivelazione) o «Buio e profondo è il bosco, bello da morire / ma io ho promesse da tenere / e miglia da fare prima di dormire / e miglia da fare prima di dormire» (da Sosta vicino a un bosco in una sera di neve) danno bene la misura di questo andamento dialettico della poesia di Frost, autore che registra nelle sue liriche proprio il sentimento di stupore e mistero che la natura e l’esistenza offrono ai suoi occhi. Perché la poesia di Frost vive in parte in sintonia con la sua esperienza biografica dove il mistero della vita e degli spazi naturali su cui si concentra il suo sguardo convivono con il mistero dell’oscurità e della morte: nato appunto a San Francisco, a poco più di dieci anni si spostò nel New England e poi si trasferì con la moglie in Inghilterra, dove pubblicò il suo primo libro di poesie, prima di rientrare negli Stati Uniti e pubblicare A nord di Boston (raccolta che ne consacrerà la celebrità) e pian piano guadagnarsi un posto di primo piano nell’universo poetico statunitense come il grande erede della tradizione di Walt Whitman. Ma questa immersione nel panorama bucolico americano sarà costellata da una lunga serie di lutti e sofferenze (dalle sorelle ai figli, dalle casa di cura ai cimiteri) e se non è probabilmente corretto sovrapporre letteratura e vita poiché si corre il rischio di letture semplicistiche e poco aderenti al mistero della creazione artistica, è certo che queste esperienze segneranno lo sguardo e la mente del poeta e il suo desiderio, anche attraverso un dettato semplice e limpido, di trasferire sulla pagina i misteri dell’esistenza. Si tratta di una scelta coraggiosa e consapevole: d’altronde è lo stesso poeta, in alcuni dei suoi versi più famosi tratti da La strada non presa, a suggerire questa scelta di campo: «Questo racconterò con un sospiro / chissà quando da una distanza immensa: / due strade divergevano in un bosco / e io – io ho preso quella meno battuta / e questo ha fatto tutta la differenza».

La «differenza» sta dunque nel provare a indagare ciò che si arrocca attorno alla verità senza mostrarla, con la paura, «musa di Frost» secondo Fatica, che non viene mai lasciata alle spalle ma che invece si assesta al fianco del poeta senza mai lasciarlo, accompagnandone ogni movimento. Tantissime sono le occorrenze della parola «paura» nelle diverse liriche e in ogni luogo questa assume una sfumatura diversa, trasformandosi in un universale da cui l’esistenza non può prescindere e che si materializza nelle liriche dove lo spazio protetto per eccellenza, la casa, assume forme sinistre e poco rassicuranti. Anche questo è uno degli elementi che portarono a scrollare un po’ l’immagine del poeta campestre, rassicurante e rurale a favore di quel «profilo pieno d’ombre» messo bene in luce dai critici americani, Randall Jarrel prima e Lionel Trilling poi che, come ricorda Fatica, lo definì un poeta «terrificante» facendo riferimento, tra le altre, alla poesia Disegno, incentrata su un ragno, una falena e l’imperscrutabile che guida il mondo («Cosa / se non di tenebra un disegno che sgomenta»).

Leggendo queste poesie infatti, davanti all’apparente semplicità, al verso ordinato e agli elementi famigliari e naturali che fanno continuamente capolino, si insinua uno spiraglio perturbante che dona a tutto ciò che appare una superficie più profonda e meno immediata. Esemplare da questo punto di vista Riluttanza, dalla prima raccolta del 1913 A boy’s will, dove il cammino nel bosco si alza sopra i «colli con vista» per guardare il mondo, prima di tornare per «la via maestra», a terra, dove le foglie sono «morte» e il «cuore addolorato»: il poeta, che interroga l’umano sulla sua considerazione rispetto a ciò che accade («Ah, per l’umano cuore fu mai meno / che tradimento arrendersi / al corso degli eventi, / cedere di buon grado alla ragione / e piegarsi e accettare la fine / di un amore o di una stagione?»), si muove sul sottile discrimine tra la luce e l’oscurità, tra l’alto e il basso, tra la vita e la morte cercando un equilibrio che il verso e l’ispirazione poetica aiutano a indagare. Non è forse questa la maestosità della parola? Frost, poeta naturale, conosce troppo bene l’ambientazione di cui parla per abbandonarsi all’idillio e come le piante e i piccoli animali che ogni tanto si affacciano tra queste poesie non può che spalancare la sua interrogazione all’alterità di tutto ciò che passa, temporaneamente come l’uomo e il poeta segnati da un meccanicistico ciclo di esistenza («Devo quanto possiedo / a chi passò in passato»), sulla Terra.

 

L'articolo «Devo quanto possiedo / a chi passò in passato»: su “Fuoco e ghiaccio” di Robert Frost proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/poesia/devo-quanto-possiedo-a-chi-passo-in-passato-su-fuoco-e-ghiaccio-di-robert-frost/feed/ 0
Cristo II https://minimaetmoralia.it/altro/cristo-ii/ https://minimaetmoralia.it/altro/cristo-ii/#comments Sat, 06 Apr 2019 09:22:21 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=39907 di Marco Mantello   “Solo che mia madre  così cristiana che calpestava il pane e dalla piana degli ulivi mia madre diceva che tutti erano tutti senza amore e intanto raccoglieva il seminato tutta china sul suo prete equamente divisa fra la scuola e il rancore Ma una volta assieme a Gina fissai il cielo […]

L'articolo Cristo II proviene da Minima et Moralia.

]]>
di Marco Mantello

 
“Solo che mia madre 
così cristiana che calpestava il pane
e dalla piana degli ulivi
mia madre diceva che tutti
erano tutti senza amore
e intanto raccoglieva il seminato
tutta china sul suo prete
equamente divisa
fra la scuola e il rancore
Ma una volta assieme a Gina fissai il cielo
sotto al tempio dei testimoni di Geova
e intanto che usciva il sole
rubai un vangelo dal cassetto
l`avrei seguito, sì, l`avrei giurato
avrei viaggiato senza pane e senza denti
tutto preso a convertir le iene
e gli ignoti malviventi del Corano
Questo volevo e mia madre,
da brava cristiana, disse di sì all´Aniene
schiacciando una formica nella mano
Mi ci avrebbe mandato lei per conventi, pure da solo,
“Ma non troppo lontano” si premurò di avvertire,
“da quel di Appiano!” E appena prima di svenire
chiese ragione dei miei buoni intenti
alle anime di sessantasei parenti.
Fu così che allo scadere degli anni buoni
quelli rubati al senso ultimo dell`avere
e alle vaccinazioni contro il vaiolo
subentrarono gli occhi sbarrati
un camice sporco e i rosari
acclamati da tutto il paese.
L`orologio riprese a scorrere sui getsemani
e nell`orto si diffuse la nuova
che cristo se ne stava là, né vivo né morto,
a baciarsi  le guance da solo
come una specie di crocefisso in prova.
Poi una cugina fedele a Funari e ai santi
la convinse  a portarlo da Gina
che operava con vecchi e autisti
e lei lo fece da brava cristiana
rammendando l`unione pagana
e lasciandoli soli e contenti
fra le ombre di un filare
purché all`ora di cena, anche senza finire,
l`avesse visto ritornare a casa
con almeno duemila lire.
Ogni tanto andava a vedere come andava
e mentre cristo e la sua puttana
nascondevano la pena e la fortuna
di attendere insieme la mattina
i romani uccidevano Bambi
sotto ai corpi che nudi a brillare
si muovevano strambi in quel filare.
Fu per noia che tre insonni netturbini
si sfilarono la fede dagli anelli
e per quasi un`ora piena
li guardarono come agnelli
Qualcuno iniziò a fare gesti
di scadente buon umore
qualcun altro a vomitare i resti
di una ruspa e un trivellatore
i più pavidi andarono a Chi l`ha visto
con tutti i moduli per avere aiuto
ma il giorno appresso di straforo
tutti loro annunciarono al mondo
che cristo era venuto
sotto ai rami di un cipresso
con un grido furibondo”
***
Lacrime di punkabbestia
 
“Da quando ho preso il vizio di respirare
a quando il rasoio che ho in tasca
mi faccio i tagli sulle mani
ho amato sempre la stessa persona
forse perché
nei suoi occhi potevo guardare
la mia stessa campana che suona
Ho sepolto il mio cane a Friburgo
sotto l`erba di un prato
dove un tempo i tedeschi
hanno rotto cristalli
che nessuno ha cambiato
Sulla lapide di ottone
tutta piena di stelle di David e di arabeschi
ho inciso in due giorni il suo nome
e poi ci ho scritto anche: Il tuo padrone
Con una cresta così rossa
da fare invidia al più rosso
dei tramonti invernali
nella luce ancora accesa di quei viali
nei passanti nelle buste della spesa
e nei loro dannatissimi occhiali
che non hanno colore.
Se quella notte anche il cuore ho vomitato
era l`unico modo che c`era
per avere due occhi normali
e lasciare che il cibo avariato
sfamasse quantomeno i piccioni”
 
***
 
Lo skinhead innamorato
 
“Bella sei bella
quasi come una svastica
la tua pelle è bianca e spacca
molto più della divisa del KKK
Non me ne frega niente
che sei nata spastica
Ti porterò in sezione
e se non capiranno
sarai la mia confessione”
 
 ***
Memorie da un centro sociale
 
“E adesso ripetilo ancora
di essere più che sicuro
di averlo visto qui e ora
vicino al muro
uno skin cosí nero che cristo
gli vien voglia alle volte
di picchiarsi da solo
ma è possibile questo?
Io non so che devo fare
se mi vedo per strada
uno skin di pelle nera
o un ebreo mussoliniano
è successo e all´inizio
mi veniva da ridere alquanto
a vederli con gli occhi sbarrati
a mimare un saluto romano
Trent´anni dopo, in un ospizio,
ho pensato a quel tempo lontano
e ho capito che forse
li dovevo picchiare lo stesso
Magari piano”
 ***
The watchman on his beat
“Deve essere una specie di terza via
fra la luce e il buio
questo fatto che Roma
in tedesco si scrive Rom
forse esiste una ragione
che matura a intermittenza
che compare e scompare
senza fare tendenza
sono mesi che un guasto
non mi lascia illuminare a sufficienza
e da ieri ci sono rimasto
con questa specie di balbettio
che mi fa tremare pure i motorini
Non riescono più a rimanere
fermi sotto la cappa di luce
i contorni di questi burini
hanno forma di voci, latrati
che nessuna faccia mai conoscerà
Fossi stato un´insegna
fossi nato a New York
tutto quanto normale
ma qui a Roma nel viale
dove manca perfino la notte
e c`è pure questo qua, sotto di me,
che cancella la lettera A
da tutti i muri della città
col bermuda militare
mezzo braccio colorato
il cappuccio e intorno al collo
porta come un lucchetto dorato
Ogni sera sta lì ad aspettare
che le scritte diventino asciutte
e che io a intermittenza
mai che possa inquadrargliele tutte
senza farlo sparire o che so
dargli un`ombra e fissare sul muro
il momento che resta da solo
col suo mare di  “Rom, vaffanculo!”
 
***
 
Nel mezzo della via
che attraverso l´Aniene
finisce dritta a Porta Pia
i figli del benzene
disegnano una nuova geometria
piena di scatti, prese di striscio
passaggi al centro su fondo liscio
Alcuni cadono assuefatti
ai piedi di cartelli
fatti apposta per prendersi gli occhi
e per terra mantengono voci
basse quanto un risparmio di spesa
allacciando vicino alla gola
una plastica dura a morire
o il cervello che avevano a scuola
***
Cristo II risale al secolo scorso ma è stata finita ieri.
Il punk da Nuovi argomenti, 17, 2002, gli altri testi sono su Standards, Zona 2006.

L'articolo Cristo II proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/altro/cristo-ii/feed/ 1