Gergely Légrádi Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/gergely-legradi/ un blog di approfondimento culturale Thu, 16 Jan 2025 09:02:32 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Gergely Légrádi Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/gergely-legradi/ 32 32 “Appassionata” e “Melodia”: due racconti inediti di Gergely Légrádi https://minimaetmoralia.it/letteratura/appassionata-e-melodia-due-racconti-inediti-di-gergely-legradi/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/appassionata-e-melodia-due-racconti-inediti-di-gergely-legradi/#respond Thu, 16 Jan 2025 09:01:20 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=54737 Gergely Légrádi è uno scrittore ungherese, ancora inedito in Italia. Dopo i racconti Tra le righe, Si prega di attendere in linea e Questionario, pubblichiamo altri due brevi racconti inediti, tradotti sempre da Dora Várnai.

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Gergely Légrádi è uno scrittore ungherese, ancora inedito in Italia. Dopo i racconti Tra le righe, Si prega di attendere in linea e Questionario, pubblichiamo altri due brevi racconti inediti, tradotti sempre da Dora Várnai.

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Appassionata

Si svegliò all’alba. Gli altri stavano ancora dormendo. A quell’ora non si poteva suonare il pianoforte. Si limitava quindi a ciondolare in giro per passare il tempo. Perché facendo rumore sveglieresti gli altri, tesoro mio. La luce del mattino irrompeva di traverso nella stanza. Ma non era rumore, erano note e fraseggi! Quella visione lo affascinava. Seguiva i fasci di luce con lo sguardo. Si mise seduto al pianoforte. Con delicatezza allungò le mani su quell’esercito di tasti bianchi e neri e vi fece scivolare silenziosamente le dita. Si udiva solo il lieve picchiettio delle unghie che toccavano appena appena i tasti. Chiuse gli occhi.

Uscì da dietro il sipario. Mentre si avvicinava alla sedia del pianoforte ascoltava il rumore dei propri passi, il ticchettio delle proprie scarpe di vernice. Le ali del suo frac si alzarono. Si mise seduto davanti al pianoforte. Tra il pubblico calò il silenzio. Con la mano destra regolò l’altezza del sedile. Le luci della sala cominciarono a spegnersi. Come se non aspettasse che questo momento, abbassò la testa. Il pubblico si predisponeva all’ascolto con concentrata attenzione. Fece un respiro profondo. Tutti attendevano di sentire la prima nota. Allungò le mani sopra i tasti. L’addetto alle luci accese i fari del palcoscenico. Le sue dita si sollevarono, pronte a battere sulla tastiera. I granelli di polvere vibravano nel fascio di luce. Chiuse gli occhi.

Le poche persone sedute al caffè non lo degnavano di alcuna attenzione. Si accese una sigaretta. I clienti chiacchieravano, mescolavano il proprio caffè. Con calma si avvicinò alla pianola. I lampadari sul soffitto emanavano una luce fioca. Dalla tasca della giacca tirò fuori gli occhiali da sole. La nuvoletta di fumo aleggiava pigramente sopra i tavoli. Si aggiustò a lungo gli occhiali sul naso. Qualcuno chiamò il capocameriere per pagare. Si scaldò le dita e allungò il piede destro sopra i pedali. Il mozzicone della sigaretta gli pendeva dall’angolo della bocca. Appoggiò le dita sui tasti. Chiuse gli occhi.

Non riusciva ad addormentarsi. In questi casi si metteva a suonare il piano. Eseguiva vecchie melodie. Proprio come aveva imparato a fare a casa, da bambino. Immaginava che tutti lo stessero ascoltando. C’era silenzio. Un silenzio triste e senza speranza. La luce dei fari esterni filtrava a malapena. Nessuno si muoveva. Alcuni contavano i battiti del proprio cuore. Lui era sdraiato su un fianco. Altri si rifugiavano nei ricordi del passato. Sentì che era arrivato il momento giusto. Adesso tutti lo stavano ascoltando. Allungò le mani sopra i tasti. Il suo corpo scheletrico e il pianoforte tremarono nello stesso istante. I fraseggi si susseguirono a un ritmo vertiginoso. Quella notte non dormì nessuno nel lager.

Titolo originale: Appassionata, prima pubblicazione in: AA.VV., Magánvégtelen, 2015 Traduzione: Dóra Várnai

*

Melodia

I

Stava canticchiando una melodia. L’avete sentita anche voi?, chiese il medico. Sì, ha bofonchiato qualcosa, rispose l’infermiere della sala operatoria. Macché bofonchiato, l’ho sentito anch’io, stava cantando, intervenne l’anestesista. Adesso, non esageriamo, li guardò il medico. Eppure, mi sembra di sentirla ancora. A voi non è rimasta impressa? No, io non riesco a ricordarmela, rispose l’anestesista. Nemmeno io, scosse la testa l’infermiere. Suonava più o meno così. Il medico cominciò a cantare in falsetto. L’infermiere e l’anestesista ascoltarono immobili le stonature del medico fino a quando questi non rimase senza fiato. Ecco, mi sembra fosse arrivato fin qui. Non credo abbia canticchiato oltre. Me lo ricorderei. Ora che l’ho cantata, riuscite a richiamarla alla mente? Gli altri due si guardarono, poi risposero quasi contemporaneamente: beh, no. Peccato, disse il medico. Sono sicuro che facesse così. O almeno, la prima parte. Perché, anche se non ricordate bene che cosa canticchiasse, avrete notato anche voi che era solo un frammento, non è vero? Mancava una parte. L’inizio. O forse la fine. Non saprei. Voi che cosa ne pensate? Non ho voglia di stare a disquisire su questa melodia, tagliò corto l’anestesista. E va bene, va bene, era solo per parlare. Allora, scrivo il rapporto e te lo mando per e-mail, aggiungi pure le tue note. Per il resto, se hai finito, puoi anche andare, disse il medico. Grazie, disse l’anestesista già sulla porta. Di me ha ancora bisogno, dottore?, domandò l’infermiere. Sì, non abbiamo ancora concluso. A proposito, tu che cosa ne pensi di questa bella melodia?, il medico si girò verso il ragazzo. Io? Niente. Eppure, sono convinto che provenisse da lui, nei suoi ultimi istanti. Un vero peccato che ci abbia lasciato solo un frammento. Senti qui, provo a cantare di nuovo il pezzo. Secondo me è particolare. Quando il medico arrivò di nuovo alla fine della melodia, guardò con aria interrogativa il giovane. Non ricevendo alcuna risposta da parte sua nemmeno questa volta, passò a dargli le ultime istruzioni, e se ne andò.

II

Si metta qui, per favore. Grazie. E aspetti con pazienza, lo istruirono davanti al cancello. Va bene, rispose lui, e continuò a canticchiare. Quando arrivò il suo turno, il segretario diede un colpetto a San Pietro e gli sussurrò a bassa voce: ha sentito, capo? San Pietro sembrava preso da qualcos’altro, fissava un punto in lontananza. Nel frattempo, però, gli venne la pelle d’oca sulle braccia, e poi, all’ultima nota della melodia, rabbrividì. Che cos’è questa canzone, figliolo?, gli chiese allora San Pietro. Non saprei, rispose lui con aria confusa. Stavo solo canticchiando. Ho sentito. Me la potresti ripetere? Ci posso provare. Raccolse tutte le sue forze, e si mise a cantare. San Pietro guardò di nuovo un punto lontano. Davvero molto bella. Grazie. E dimmi, figliolo, questo è tutto? Ho la sensazione che manchi una parte del brano. In effetti, sto anch’io cercando l’inizio, ma non riesco a trovarlo. Non mi viene. Non fa niente, figliolo, fece un cenno con la mano San Pietro, ti tornerà in mente, vedrai. Intanto, mettiti da questa parte, e riprova.

III

Trovate quel medico e tirategliela fuori, ordinò San Pietro. Oppure portatelo qui, davanti a me.

IV

Prego, entri pure, si sentì la voce del medico. La ringrazio di avermi ricevuto, disse educatamente l’angelo. In che cosa posso aiutarla? Non sarà per la sua ala?, chiese il medico. No, grazie, le mie ali stanno bene. Non sono venuto per me stesso. Ma per la melodia. Per la prima parte. Di sicuro se la ricorda. Certo che me la ricordo, rispose il medico. Non si può dimenticare. Allora, se fosse così gentile da canticchiarmela, gliene sarei grato. Quindi voi avete l’altra parte?, domandò il medico. Sì, abbiamo sentito la seconda parte. E com’è? Mozzafiato, sorrise l’angelo. Vorrei sentirla anch’io. L’altra parte. Perché sa, quello che ho sentito io è ammaliante, spiegò il dottore con gli occhi scintillanti. Come desidera, si alzò l’angelo. In tal caso, la cosa migliore è che venga con me.

Titolo originale: Dallam, prima pubblicazione in: Szemben, Napkút Kiadó, 2016 Traduzione: Dóra Várnai

 

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“SI PREGA DI ATTENDERE IN LINEA” E “QUESTIONARIO”: DUE TESTI INEDITI DI GERGELY LÉGRÁDI https://minimaetmoralia.it/letteratura/si-prega-di-attendere-in-linea-e-questionario-due-testi-inediti-di-gergely-legradi/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/si-prega-di-attendere-in-linea-e-questionario-due-testi-inediti-di-gergely-legradi/#respond Mon, 17 Jun 2024 07:00:19 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=53837 Gergely Légrádi è uno scrittore ungherese, ancora inedito in Italia. Dopo il racconto Tre righe (tratto da Napfénytető, Jaffa, Budapest, 2019), tradotto da Dóra Várnai, pubblichiamo due testi brevi inediti tradotti sempre da Várnai.

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Gergely Légrádi è uno scrittore ungherese, ancora inedito in Italia. Dopo il racconto Tre righe (tratto da Napfénytető, Jaffa, Budapest, 2019), tradotto da Dóra Várnai, pubblichiamo due testi brevi inediti tradotti sempre da Várnai.

*

Si prega di attendere in linea

– Grazie per averci contattato. Vi informiamo che rimanendo in linea accordate il vostro esplicito consenso alla registrazione della conversazione da parte della nostra azienda, nonché al conseguente trattamento dei vostri dati in conformità con il nostro regolamento sulla privacy.

Me l’hanno messo davanti, l’ho firmato. Ho acconsentito. Perché, che altro potevo fare? Mio marito stava lavorando. Forse avevo anche già ricevuto una dose di sedativo.

– Vi preghiamo di scegliere tra le seguenti possibilità. Per ricevere informazioni generali e per conoscere le nostre offerte, premere uno. Per stipulare un nuovo contratto, premere due.

Mi hanno detto che non c’era altra scelta, che bisognava operare. Anche a causa del feto. Non ho letto il testo. Non ho nemmeno visto che cosa c’era scritto. Più avanti mi hanno rimproverato per questo, mi hanno sbattuto in faccia che avrei dovuto leggere le avvertenze.

– Per questioni inerenti a contratti già sottoscritti, premere tre. Per questioni riguardanti la fatturazione, premere quattro. Per presentare un reclamo, premere cinque.

Quando mi sono svegliata, il medico ha detto che non dovevo preoccuparmi, che tutto era andato come previsto. Che date le circostanze stavamo entrambi bene. Non ho avuto la forza né di fare domande né di lamentarmi. Volevo solo stare bene, date le circostanze.

– Per tornare al menu principale premere asterisco. Per prenotare una richiamata, premere nove e lasciare il numero di telefono, indicando l’argomento per il quale si desidera essere richiamati.

Quando ormai mi sentivo di fare domande e li ho chiamati, sono arrivate solo le infermiere, e mi hanno detto che soltanto i medici potevano fare dichiarazioni. Che dovevo domandare a loro.

– Siete in attesa di essere collegati con l’interno desiderato, restate in linea.

Dovevo attendere con pazienza, mi ripetevano le infermiere. I medici venivano al mio letto due volte al giorno, durante il giro di visite. Non capivo di che cosa stessero parlando.

– Tutti i nostri operatori sono al momento impegnati. Siete pregati di attendere.

Aspettavo, cercavo di tenermi occupata, di pensare a cose belle, ma la situazione peggiorava di giorno in giorno. Le contrazioni erano sempre più forti. Poi tutto è diventato nero davanti ai miei occhi. Quando mi sono ripresa, mi hanno detto che si era trattato di un intervento chirurgico salvavita.

– Vi ricordiamo che è possibile gestire le vostre richieste anche online, in modo semplice, rapido, e senza attese, visitando il nostro sito web.

La vita di chi doveva essere salvata? – ho chiesto.

– Tutti i nostri operatori sono al momento impegnati. Siete pregati di attendere, per non perdere la priorità acquisita.

Che cosa è successo a mio figlio? Abbiamo dovuto prendere una decisione, mi è stato risposto. Naturalmente, lo abbiamo fatto nel rispetto delle sue volontà, abbiamo eseguito ciò che lei ha autorizzato. Come risulta dai moduli che lei ha letto e firmato prima dell’intervento iniziale.

– Il tempo di attesa previsto è meno di cinque minuti.

Aspettavo che arrivasse mio marito. Non riuscivo a contattarlo. Ho chiesto a mia sorella, che mi ha dato una risposta evasiva. Qualcosa del tipo che non era facile nemmeno per lui.

– Scoprite le nostre offerte e approfittate delle nostre promozioni, che potete ascoltare premendo il tasto uno, e che potete trovare anche sul nostro sito web, sotto la voce promozioni.

Sono andata avanti con sedativi e tranquillanti.

– Tutti gli operatori sono momentaneamente occupati, si prega di attendere.

Mio marito ha detto che vorrebbe accompagnarmi a casa, ma che non può lasciare il lavoro.

– Salve, sono Péter Kovács, come posso aiutarla?

I medici hanno deciso per me.

– Pronto? Pronto? Mi sente?

Neanche mio marito mi ha ascoltato.

– C’è qualcuno in linea?

Nessuno.

– Ha riattaccato?

– Non ho riattaccato.

– Mi scusi, signora, non sentivo nessuna voce, e quindi ho pensato che avesse riattaccato.

– Sono anni che nessuno mi chiede scusa.

– Capisco… e in che cosa posso aiutarla?

– In che cosa è in grado di farlo?

– Questo è il servizio clienti dell’azienda.

– Sì, sì, certo.

– Che cosa posso fare per lei?

– Voglio cancellare il mio abbonamento.

– Capisco. Mi può dire il suo codice cliente, per favore?

– 172345.

– La ringrazio, ora controllo il suo profilo. Vedo che non ci sono restrizioni, né bollette in sospeso, possiamo quindi procedere a rescindere il contratto con decorrenza a fine mese.

– Va bene.

– Ai fini del monitoraggio della qualità, posso chiederle perché ha deciso di disdire il servizio?

– Non ha importanza.

– Naturalmente non è obbligata a rispondere, però era mio dovere chiederglielo.

– Ha qualche altro dovere, o abbiamo finito?

– Non c’è altro, signora.

Non c’è altro, né mai ci sarà. Suona familiare.

– Se non posso aiutarla in qualche altro modo, allora la saluto.

Altri mi hanno già aiutato.

– Pronto? È ancora in linea, signora?

Hanno detto che è stata un’operazione salvavita.

– Non ho capito se mi sente oppure no, signora, quindi riattacco. Buona giornata.

Dal referto finale non riesco a capire di chi era la vita salvata.

Titolo originale: Kérjük, tartsa a vonalat, prima pubblicazione: Telex, 27/8/2022

Traduzione: Dóra Várnai

*

Questionario

– Posso entrare? – si affacciò alla porta San Pietro.
– Che cosa vuoi? – domandò il Signore.
– Devo compilare un questionario.
– Fai pure.
– Certo, lo farò, è solo che…
– Solo che cosa?
– C’è una domanda di cui non sono sicuro di sapere la risposta.
– E perché pensi che io la sappia, Pietro?
– Beh, se non Lei, Signore, allora chi?
Il Signore si avvicinò alla finestra.
– E quale sarebbe questa domanda? – chiese rimanendo di spalle.
– Chi è il proprietario o l’utilizzatore finale?
– Come, scusa?
– Vogliono sapere, qui nel questionario, a chi giova tutto questo?
– Di che razza di questionario si tratta?
È un modulo che riguarda il riciclaggio di denaro – spiegò con aria di scusa San Pietro.
– E cioè?
– Qui, nella nota a piè di pagina, accennano a questioni come la trasparenza finanziaria e le società offshore.
– E a che cosa servirebbe esattamente?
– È necessario per la delega che abbiamo emesso su Sua richiesta, Signore. Dicono che non possono iniziare a lavorare fino a quando non compiliamo questo modulo, in conformità ai requisiti di legge.
– Va bene, lasciamelo qui, ci scriverò qualcosa.
– Grazie. Allora io…
– Sì, puoi andare.
San Pietro indietreggiò verso la porta, ma poi si fermò.
– Signore, se mi permette, Le chiederei di non scrivere la stessa cosa dell’ultima volta.
– Perché no?
– Perché non ci hanno creduto – San Pietro abbassò lo sguardo.
– E questi come sono messi?
– Questi continuano a sostenere di essere credenti, e di andare a messa tutte le domeniche, poi però dicono anche “carta canta”.
– Dunque non credono più nemmeno a noi? – il Signore alzò la voce.
Poi fece un gesto con la mano, per segnalare che si trattava di una domanda retorica. San Pietro conosceva ormai bene quel gesto, e quindi uscì dalla stanza.

Titolo originale: Kérdőív, prima pubblicazione in: Napfénytető, Jaffa, 2019

Traduzione: Dóra Várnai

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“Tra le righe”: un racconto inedito di Gergely Légrádi https://minimaetmoralia.it/letteratura/tra-le-righe-un-racconto-inedito-di-gergely-legradi/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/tra-le-righe-un-racconto-inedito-di-gergely-legradi/#comments Wed, 14 Feb 2024 08:24:06 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=53388 Gergely Légrádi è uno scrittore ungherese, ancora inedito in Italia. Pubblichiamo qui il raccontoTre righe (tratto da Napfénytető, Jaffa, Budapest, 2019), tradotto da Dóra Várnai, autrice anche della presentazione dell’autore. * Entrò nella libreria. Non prese il cestino, non salutò. Come chi sa esattamente che cosa vuole, puntò verso gli scaffali di letteratura internazionale. Si […]

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Gergely Légrádi è uno scrittore ungherese, ancora inedito in Italia. Pubblichiamo qui il raccontoTre righe (tratto da Napfénytető, Jaffa, Budapest, 2019), tradotto da Dóra Várnai, autrice anche della presentazione dell’autore.

*

Entrò nella libreria. Non prese il cestino, non salutò. Come chi sa esattamente che cosa vuole, puntò verso gli scaffali di letteratura internazionale. Si fermò davanti alla lettera M. Era la sezione più vicina al termosifone. La commessa seduta alla cassa la guardò con espressione sprezzante, poi fece un cenno al collega di tenerla d’occhio. Il commesso, assecondando la richiesta, si avvicinò di lato alla donna, in modo da poter osservare che cosa facesse. La donna di mezza età con addosso un giaccone imbottito stava scrutando La montagna incantata. In realtà, più che guardare il libro, lo stava stringendo a sé. Teneva gli occhi chiusi, godendosi il calore che iniziava ad avvolgere le dita intorpidite dei suoi piedi. Il commesso la fissava pronto a coglierla sul fatto se avesse cercato di rubare il libro. Dopo qualche minuto la donna rimise al suo posto Thomas Mann, e fece qualche passo verso sinistra. Arrivò fino alla lettera K. Allungò il braccio verso l’alto e lentamente accarezzò il dorso de L’insostenibile leggerezza dell’essere. Forse sorrise anche. Poi si voltò verso il commesso. Avete Il Maestro e Margherita? Il commesso, sorpreso, si limitò ad annuire. Allora me lo dia, chiese la donna a voce bassa, e si accostò di nuovo al termosifone. Si fermò con la schiena rivolta alla fonte di calore, e con lo sguardo percorse i libri sistemati in pile, finché non si accorse delle sedie sistemate in un angolo del negozio. Ecco il libro che ha chiesto, il commesso si fermò a due passi da lei. Grazie, rispose la donna, prese il volume, e si diresse verso le sedie. Si accomodò, posò Bulgakov sul tavolo, e vi mise la mano sopra. Si appoggiò con la schiena all’indietro, e forse si addormentò, tenendo sempre la mano sopra al libro. La cassiera si girò di nuovo verso il collega, e con ampi gesti gli fece capire che doveva fare qualcosa. Il commesso allargò le braccia, intendendo dire: so anch’io che bisognerebbe fare qualcosa, ma perché io? La cassiera indicò il cartellino appuntato sulla sua camicetta, dove c’era scritto Margit, responsabile del negozio. Ecco perché, guardò il collega con espressione severa. Capisco, brontolò tra sé e sé il commesso, e si diresse verso la donna addormentata. Quando arrivò vicino alle sedie, però, trovò Bulgakov da solo sul tavolo. La donna con il giaccone teneva in mano una copia di Kornél Esti. Non sfogliava il libro. Lo stringeva a sé. Poi, lasciando uno spazio sufficiente per un volume sotto la scritta Kosztolányi, lo infilò in orizzontale sopra alcuni libri di Karinthy. La cassiera agitava ormai entrambe le mani in direzione del commesso, il quale a sua volta cercava di seguire gli imprevedibili spostamenti della donna con crescente nervosismo. Adesso si stava avvicinando alla sezione di poesia, tenendo Il viaggiatore e il chiaro di luna sotto il braccio. Ancora oggi non si sa con precisione dove sia finito Antal Szerb, che cosa abbia chiesto János Pilinszky ad Attila József, e quale parte del diario della moglie Fifi sia riuscito a leggere Miklós Radnóti.

La donna uscì al freddo. Fece qualche passo a sinistra, poi si sedette sul marciapiede davanti alla vetrina della libreria. Riusciva ancora a percepirne il calore. Intorno a lei si radunarono degli uccelli. All’interno, la cassiera stava cambiando l’aria, il commesso cercava di mettere in ordine i libri, poi andò a lavarsi le mani. Non videro perciò come gli uccelli ascoltassero i racconti della donna e becchettassero le briciole sparse davanti a loro, per poi avviarsi ognuno per la propria strada.

Gergely Légrádi (1975) è nato a Budapest, dove vive con la moglie e i tre figli. Si è laureato in legge nel 1998 presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Eötvös Loránd (ELTE), e vi insegna dal 2002. I suoi libri più recenti sono: Falaink (romanzo, Kalligram, 2024), e in qualità di curatore-redattore: Megmozdult irodalom (opera omnia di Zsuzsa Radnóti, Kossuth, 2021). I suoi racconti brevi e i suoi saggi sono pubblicati da diverse testate online e nelle principali riviste letterarie ungheresi. Alcune sue opere teatrali sono state messe in scena presso teatri di Budapest e di altre città magiare. È il direttore del primo e più grande portale di teatro online ungherese (eSzínház).

Pubblicazioni principali: Titokfa (romanzo, 2007) Szemben (racconti, 2016) Nélkülem (romanzo, 2018) Napfénytető (racconti, 2019) Nélkülem-Nélküled (romanzo, 2020) Alkalomadtán (romanzo, 2022) Falaink (romanzo, 2024)

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