Gergely Légrádi è uno scrittore ungherese, ancora inedito in Italia. Dopo il racconto Tre righe (tratto da Napfénytető, Jaffa, Budapest, 2019), tradotto da Dóra Várnai, pubblichiamo due testi brevi inediti tradotti sempre da Várnai.
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Si prega di attendere in linea
– Grazie per averci contattato. Vi informiamo che rimanendo in linea accordate il vostro esplicito consenso alla registrazione della conversazione da parte della nostra azienda, nonché al conseguente trattamento dei vostri dati in conformità con il nostro regolamento sulla privacy.
Me l’hanno messo davanti, l’ho firmato. Ho acconsentito. Perché, che altro potevo fare? Mio marito stava lavorando. Forse avevo anche già ricevuto una dose di sedativo.
– Vi preghiamo di scegliere tra le seguenti possibilità. Per ricevere informazioni generali e per conoscere le nostre offerte, premere uno. Per stipulare un nuovo contratto, premere due.
Mi hanno detto che non c’era altra scelta, che bisognava operare. Anche a causa del feto. Non ho letto il testo. Non ho nemmeno visto che cosa c’era scritto. Più avanti mi hanno rimproverato per questo, mi hanno sbattuto in faccia che avrei dovuto leggere le avvertenze.
– Per questioni inerenti a contratti già sottoscritti, premere tre. Per questioni riguardanti la fatturazione, premere quattro. Per presentare un reclamo, premere cinque.
Quando mi sono svegliata, il medico ha detto che non dovevo preoccuparmi, che tutto era andato come previsto. Che date le circostanze stavamo entrambi bene. Non ho avuto la forza né di fare domande né di lamentarmi. Volevo solo stare bene, date le circostanze.
– Per tornare al menu principale premere asterisco. Per prenotare una richiamata, premere nove e lasciare il numero di telefono, indicando l’argomento per il quale si desidera essere richiamati.
Quando ormai mi sentivo di fare domande e li ho chiamati, sono arrivate solo le infermiere, e mi hanno detto che soltanto i medici potevano fare dichiarazioni. Che dovevo domandare a loro.
– Siete in attesa di essere collegati con l’interno desiderato, restate in linea.
Dovevo attendere con pazienza, mi ripetevano le infermiere. I medici venivano al mio letto due volte al giorno, durante il giro di visite. Non capivo di che cosa stessero parlando.
– Tutti i nostri operatori sono al momento impegnati. Siete pregati di attendere.
Aspettavo, cercavo di tenermi occupata, di pensare a cose belle, ma la situazione peggiorava di giorno in giorno. Le contrazioni erano sempre più forti. Poi tutto è diventato nero davanti ai miei occhi. Quando mi sono ripresa, mi hanno detto che si era trattato di un intervento chirurgico salvavita.
– Vi ricordiamo che è possibile gestire le vostre richieste anche online, in modo semplice, rapido, e senza attese, visitando il nostro sito web.
La vita di chi doveva essere salvata? – ho chiesto.
– Tutti i nostri operatori sono al momento impegnati. Siete pregati di attendere, per non perdere la priorità acquisita.
Che cosa è successo a mio figlio? Abbiamo dovuto prendere una decisione, mi è stato risposto. Naturalmente, lo abbiamo fatto nel rispetto delle sue volontà, abbiamo eseguito ciò che lei ha autorizzato. Come risulta dai moduli che lei ha letto e firmato prima dell’intervento iniziale.
– Il tempo di attesa previsto è meno di cinque minuti.
Aspettavo che arrivasse mio marito. Non riuscivo a contattarlo. Ho chiesto a mia sorella, che mi ha dato una risposta evasiva. Qualcosa del tipo che non era facile nemmeno per lui.
– Scoprite le nostre offerte e approfittate delle nostre promozioni, che potete ascoltare premendo il tasto uno, e che potete trovare anche sul nostro sito web, sotto la voce promozioni.
Sono andata avanti con sedativi e tranquillanti.
– Tutti gli operatori sono momentaneamente occupati, si prega di attendere.
Mio marito ha detto che vorrebbe accompagnarmi a casa, ma che non può lasciare il lavoro.
– Salve, sono Péter Kovács, come posso aiutarla?
I medici hanno deciso per me.
– Pronto? Pronto? Mi sente?
Neanche mio marito mi ha ascoltato.
– C’è qualcuno in linea?
Nessuno.
– Ha riattaccato?
– Non ho riattaccato.
– Mi scusi, signora, non sentivo nessuna voce, e quindi ho pensato che avesse riattaccato.
– Sono anni che nessuno mi chiede scusa.
– Capisco… e in che cosa posso aiutarla?
– In che cosa è in grado di farlo?
– Questo è il servizio clienti dell’azienda.
– Sì, sì, certo.
– Che cosa posso fare per lei?
– Voglio cancellare il mio abbonamento.
– Capisco. Mi può dire il suo codice cliente, per favore?
– 172345.
– La ringrazio, ora controllo il suo profilo. Vedo che non ci sono restrizioni, né bollette in sospeso, possiamo quindi procedere a rescindere il contratto con decorrenza a fine mese.
– Va bene.
– Ai fini del monitoraggio della qualità, posso chiederle perché ha deciso di disdire il servizio?
– Non ha importanza.
– Naturalmente non è obbligata a rispondere, però era mio dovere chiederglielo.
– Ha qualche altro dovere, o abbiamo finito?
– Non c’è altro, signora.
Non c’è altro, né mai ci sarà. Suona familiare.
– Se non posso aiutarla in qualche altro modo, allora la saluto.
Altri mi hanno già aiutato.
– Pronto? È ancora in linea, signora?
Hanno detto che è stata un’operazione salvavita.
– Non ho capito se mi sente oppure no, signora, quindi riattacco. Buona giornata.
Dal referto finale non riesco a capire di chi era la vita salvata.
Titolo originale: Kérjük, tartsa a vonalat, prima pubblicazione: Telex, 27/8/2022
Traduzione: Dóra Várnai
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Questionario
– Posso entrare? – si affacciò alla porta San Pietro.
– Che cosa vuoi? – domandò il Signore.
– Devo compilare un questionario.
– Fai pure.
– Certo, lo farò, è solo che…
– Solo che cosa?
– C’è una domanda di cui non sono sicuro di sapere la risposta.
– E perché pensi che io la sappia, Pietro?
– Beh, se non Lei, Signore, allora chi?
Il Signore si avvicinò alla finestra.
– E quale sarebbe questa domanda? – chiese rimanendo di spalle.
– Chi è il proprietario o l’utilizzatore finale?
– Come, scusa?
– Vogliono sapere, qui nel questionario, a chi giova tutto questo?
– Di che razza di questionario si tratta?
– È un modulo che riguarda il riciclaggio di denaro – spiegò con aria di scusa San Pietro.
– E cioè?
– Qui, nella nota a piè di pagina, accennano a questioni come la trasparenza finanziaria e le società offshore.
– E a che cosa servirebbe esattamente?
– È necessario per la delega che abbiamo emesso su Sua richiesta, Signore. Dicono che non possono iniziare a lavorare fino a quando non compiliamo questo modulo, in conformità ai requisiti di legge.
– Va bene, lasciamelo qui, ci scriverò qualcosa.
– Grazie. Allora io…
– Sì, puoi andare.
San Pietro indietreggiò verso la porta, ma poi si fermò.
– Signore, se mi permette, Le chiederei di non scrivere la stessa cosa dell’ultima volta.
– Perché no?
– Perché non ci hanno creduto – San Pietro abbassò lo sguardo.
– E questi come sono messi?
– Questi continuano a sostenere di essere credenti, e di andare a messa tutte le domeniche, poi però dicono anche “carta canta”.
– Dunque non credono più nemmeno a noi? – il Signore alzò la voce.
Poi fece un gesto con la mano, per segnalare che si trattava di una domanda retorica. San Pietro conosceva ormai bene quel gesto, e quindi uscì dalla stanza.
Titolo originale: Kérdőív, prima pubblicazione in: Napfénytető, Jaffa, 2019
Traduzione: Dóra Várnai
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