Quarta parte di una serie a cura di Maurizio Cotrona: la testimonianza personale di un progetto che intende produrre editoria a fumetti a Taranto. Un viaggio tra ambizioni e difficoltà. Qui le puntate precedenti.
20 agosto 2020
Ci ho messo un paio di giorni a decifrare il codice del fastidio latente emerso alla fine del numero precedente. Il messaggio nascosto, contiene indicazioni utili alla ricerca del DNA di Ottocervo e della mia strada per incidere nel mondo del fumetto (o viceversa).
Il mio fastidio nasce dall’essere stato giudicato non per il mio lavoro (la sceneggiatura), ma per una prodotto derivato (il soggetto). Immagino che un disegnatore (o un autore completo) debba provare un fastidio mille volte superiore al mio perché, per lui, la distanza tra il prodotto finale (il fumetto finito) e quello derivato (il soggetto) è ancora maggiore.
Il mio sospetto è che l’industria del fumetto, perlopiù, ragioni troppo con un’ottica da “piccolo cinema”, poco con un’ottica da “grande fumetto”. Utilizza strumenti di selezione (sinossi, soggetti, trattamenti, caratterizzazioni dei personaggi, target potenziali, schede), utili più ad ammazzare la fantasia di un autore nella culla che a valorizzarne il talento.
Il bagaglio della mia esperienza di scrittore, mi porta a sentire puzza di marcio. Ho pubblicato quattro romanzi, ho avuto a che fare con alcuni dei più importanti editor italiani (Einaudi, Rizzoli, Minimum fax, Sellerio) e nessuno, mai, si è sognato di chiedermi un soggetto. Il fatterello.
Gli editor di narrativa scritta, escludendo quelli specializzati in determinati generi (giallo, fantasy…), sanno bene che il soggetto più brutto può essere reso sulla pagina in un modo da diventare un capolavoro e che, al contrario, il soggetto più bello può spegnarsi sulla pagina e perdere tutta la propria energia.
Hanno abbastanza rispetto per la forza delle parole, da sapere che solo e soltanto la lettura del testo, anche solo di qualche pagina, può dire qualcosa del suo valore.
I disegni e le parole, combinati assieme, non hanno meno forza delle sole parole e meritano lo stesso rispetto. Ne sono convinto.
Io vorrei mandare questo messaggio ai futuri fumettisti di Ottocervo: qui troverete una casa in cui i fumetti sono rispettati. Non vi chiediamo di ingabbiare la vostra fantasia in forme surrogate dal cinema, anzi, vogliamo regalarvi uno spazio – uno spazio editoriale e di tempo – in cui ascoltare con libertà i vostri personaggi e le loro storie, senza costringervi a cristallizzarli anzitempo in soggetti o trattamenti. Vogliamo che le vostre storie e i vostri personaggi possano evolversi e mutare in direzioni che ancora non avete visto. Venite da Ottocervo, vi lasceremo lo spazio e il tempo di stare con i protagonisti del vostro racconto, vi accompagneremo nella ricerca di un rapporto d’intimità con loro, in modo che possano prendere vita e mostrarsi capaci di sorprendere i propri stessi creatori.
22 agosto 2020
Il primo frutto concreto del fastidio decifrato è questo testo qui, che scrivo per la pagina “proposte” del nostro sito web:
Stiamo costruendo il nostro catalogo, per cui le vostre proposte sono benvenute.
Come ogni altra arte, il fumetto deve nutrirsi dei sentimenti più profondi di un autore. L’avventura di ogni disegnatore, è quella di trovare la tecnica e le forme meglio capaci di esprimere una personale relazione con il mondo e con gli altri. Per questo, non crediamo in una linea editoriale centrata su generi e tematiche prefissate. Noi cerchiamo visioni originali, coraggiose. Autori con una testa audace e una mano capace di starle dietro.
Trasgredendo una prassi consolidata nell’industria del settore, vi chiediamo qualche tavola in più, ma non un soggetto, perché crediamo che il più brutto dei soggetti possa essere reso in modo da risultare un capolavoro (e che i più grandi capolavori sarebbero ingiudicabili, se ridotti a un soggetto).
Fatevi avanti mandando all’indirizzo proposte@ottocervo.itun unico file in formato .pdf, da non più di 12MB, che contenga almeno dieci tavole di prova, consecutive, complete di testo ed eventuali colori.
La mia ossessiva ricerca di senso potrebbe farmi prendere degli abbagli, ne sono consapevole, e non so se questo testo sopravvivrà alla prossima riunione di redazione. Ma prendere degli abbagli è sempre meglio che stare fermi.
Maurizio Cotrona è nato a Taranto nel 1973. Esordisce nel 2006 con il romanzo “Ho sognato che qualcuno mi amava” (Palomar). Nel 2011 pubblica “Malafede” (Lantana, Premio Puglialibre come miglior romanzo) e nel 2015 “Primo” (Gallucci HD, vincitore del premio del gruppo GEMS “Io Scrittore”). Il suo ultimo romanzo è Il figlio di Persefone (Elliot edizioni, 2019). Co-direttore editoriale di “Ottocervo edizioni”, è maestro della scuola di lettura per ragazzi “Piccoli maestri”.

