Pubblichiamo, ringraziando autrice ed editore, un estratto da “Chiara Ferragni – Filosofia di un influence” di Lucrezia Ercoli, uscito per Il Melangolo.
di Lucrezia Ercoli
“Ora mi credete quando parlo del potere della condivisione?”
Il 9 marzo 2020 – nel pieno dell’emergenza coronavirus, mentre l’Italia affronta il dilagare del contagio mettendosi in quarantena, con la sanità che rischia il collasso e la recessione economica alle porte – Chiara Ferragni lancia, insieme al marito Fedez, una campagna di raccolta fondi. I soldi raccolti sono destinati all’ospedale San Raffaele di Milano, per l’incremento dei posti letto del reparto di terapia intensiva.
Contro il COVID-19, il virus che in molti erroneamente avevano definito “una semplice influenza”, scende in campo una delle leader d’opinione più accreditate del web. Una influencer di lifestyle; una voce autorevole che è stata in grado di modificare, in maniera più o meno consapevole, le convinzioni e i comportamenti degli altri in ragione dei suoi giudizi e del suo prestigio.
La campagna del duo Ferragni-Fedez, aperta da una loro donazione personale di 100 mila euro, raggiunge risultati impensati, diventando la più grande raccolta fondi d’Europa realizzata su Gofoundme: 3 milioni di euro, con 165 mila donazioni da 92 paesi diversi, raccolti in sole 24 ore. Arriva anche il plauso su Twitter di un altro influencer del momento, Roberto Burioni. Il virologo divulgatore – professore ordinario proprio al San Raffaele – non solo dà il beneplacito scientifico al progetto, ma mostra le foto dell’avanzamento dei lavori di costruzione. Il nuovo reparto di terapia intensiva apre in soli dieci giorni.
“Speriamo che questa nostra iniziativa sensibilizzi le persone in Italia e all’estero, sull’emergenza coronavirus” spiegano i Ferragnez. La campagna è stata subito condivisa da tanti altri influencer e personaggi dello star system che hanno invitato i loro follower a partecipare.
Sarebbe questo il ruolo degli influencer in tempi difficili? Chiara Ferragni sembra essersi attenuta all’adagio “da un grande potere derivano grandi responsabilità”. E commenta su Ig: “sento il dovere di aiutare il mio paese in questo momento di bisogno”.
Dalle sue storie Instagram, la Ferragni – in controtendenza rispetto a molti suoi colleghi che hanno continuato a far finta di nulla – ha lanciato un appello alla responsabilità rivolto in particolare alla comunità dei suoi fan giovanissimi. La Ferragni tramite post e storie in inglese coinvolge anche i suoi fan stranieri (il 70% dei suoi oltre 20 milioni di follower) per diffondere il messaggio e sensibilizzare chi ancora minimizza.
I detrattori polemizzano dicendo che è una mera mossa di marketing per attirate l’attenzione dei media: i Ferragnez organizzano un crowfunding come forma di instant marketing che aumenta l’engagement del loro brand di coppia.
Tutto sarebbe pilotato dagli esperti di comunicazione: bisogna saper cambiare topic quando il trend del momento cambia; bisogna occuparsi dell’argomento che monopolizza l’attenzione del pubblico e accordarsi al sentire comune. Tutto già stabilito della Sentiment Analysis che consente ai brand di sintonizzarsi sulle sequenze giuste per toccare le corde emotive del pubblico.
Tutti provano a uniformarsi all’idem sentire della pubblica opinione, ma non a tutti il gioco riesce. E in tempi di crisi nessuno si sbilancia per primo perché le reazioni del pubblico sono inimmaginabili. Alla Ferragni non è mancato il coraggio.
Inoltre, uscendo dal cono d’ombra di un moralismo deontologico sempre critico e distruttivo – basti pensare alle sospettose e controproducenti proteste del Codacons che voleva bloccare tutte le raccolte fondi sul sito Gofoundme paventando presunti illeciti –, sarebbe giusto valutare l’azione dei Ferragnez a partire dalle conseguenze e non solo dalle intenzioni.
A prescindere dalle motivazioni (che, molto spesso quando si parla di solidarietà, sono tutt’altro che altruiste), il gesto della Ferragni non solo raccoglie una cifra incredibile per la sanità della regione Lombardia in estrema difficoltà, ma innesca una gara di solidarietà con l’apertura di centinaia di altre raccolte fondi in tutta Italia.
Questo episodio di contagiosa solidarietà ci costringe a definire meglio la portata culturale del profilo della protagonista prendendo in prestito proprio la metafora virologica.
“È bello che le donazioni si diffondano più velocemente del virus” conferma Chiara. La sua comunicazione, come le patologie provocate da un virus, è virale: si espande attraverso un contagio digitale e sfrutta il passaparola virtuale.
Ha rischiato per prima a metterci la faccia e l’azzardo è riuscito. I detrattori spazzati via, ridicolizzati. Tutto e tutti, volenti o nolenti, ne sono stati contagiati. Un contagio che non attacca i corpi, ma le emozioni. Un contagio emotivo, altrettanto potente di quello fisico. E se le indicazioni ministeriali chiedono di mantenere la distanza tra i corpi, allora la vicinanza emotiva che scorre sui social assume un ruolo fondamentale. Nei giorni in cui il digitale è l’unico strumento di socialità a nostra disposizione, ci rendiamo conto di quanto sia potente e ramificata l’influenza non stagionale dell’influencer.
Minima&moralia è una rivista online nata nel 2009. Nel nostro spazio indipendente coesistono letteratura, teatro, arti, politica, interventi su esteri e ambiente

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