Pubblichiamo un estratto dal libro di Andrea Martina Questo posto mi sta respingendo, uscito per 66thand2nd. Ringraziamo editore e autore.
1. BUGIE
Lucio se ne va.
Vorrebbe guardare quelli che invece restano sul binario, ma la sagoma di un malandato treno regionale tappezzato di graffiti gli ostruisce la visuale. Allora appoggia la fronte al finestrino e aspetta che il suo Intercity Notte lasci la stazione di Brindisi.
Immagina suo padre ancora sulla banchina, gli occhi rivolti all’ultimo vagone che piano piano sfuma verso nord, che sospira e si concede qualche secondo di amarezza prima di tornare al parcheggio. Immagina sua madre, la mattina dopo, che entra nella camera del suo unico figlio per togliere le lenzuola, tanto per i prossimi mesi lì non dormirà nessuno.
Poi basta. Lucio blocca questi pensieri, il viaggio sarà già lungo di suo e non c’è bisogno di appesantirlo.
Il treno parte timido, ma parte. In quella stazione lascia un’estate complicata, segnata dagli amici di sempre che lo hanno messo al bando perché non è più quello di qualche anno fa, perché da quando ha iniziato l’università si fa sentire sempre di meno, ma soprattutto perché s’è preso la briga di dire a Ludovica, la sua ragazza dai tempi del liceo, che è arrivato il momento di finirla lì. Era convinto di frequentare una comitiva, non un tribunale. Quindi meglio allontanarsi da quei processi, a costo di anticipare la partenza. Così Lucio ha rinunciato agli ultimi giorni di mare e all’imminente festa patronale sbandierata da sua madre nell’estremo tentativo di tenerlo vicino ancora un po’. Niente di tutto questo può fermarlo. La scusa perfetta per la partenza improvvisa è l’appello di inizio settembre di Fisica tecnica, esame che a suon di bocciature si è trasformato da complesso a impossibile.
La fretta l’ha spinto a rimediare all’ultimo momento un posto a sedere su cui trascorrere dodici ore e mezza di viaggio in notturna. Cuccette esaurite da settimane, treni strapieni, tariffe che rasentano lo strozzinaggio. E nemmeno la possibilità di stendere le gambe, visto che davanti a lui c’è una ragazza tutta presa da una conversazione telefonica fatta di graduatorie, convocazioni e stanze in affitto.
Un treno scelto con l’intento di ritrovarsi dall’altra parte dell’Italia nel tempo di una dormita, evitando così di bruciarsi una giornata intera in viaggio. Ma basta farsi un giro sulla banchina della stazione di Torino Porta Nuova, punto d’arrivo di gran parte dei passeggeri, e guardare in faccia la gente che scende dal predellino per rendersi conto del logorio che lascia un viaggio simile.
Lucio lancia uno sguardo sommario all’intero vagone: studenti fuorisede, precari, fuggiaschi. Lui si sente parte di tutte e tre le categorie e prova a spingersi verso il suo futuro, con alle porte il quinto anno da studente al Politecnico di Torino e una laurea triennale in Ingegneria gestionale ancora lì che aspetta. La sua carriera universitaria è partita decentemente e poi è franata in un’alternanza di ritiri e bocciature. L’ostinazione non gli manca, certo, ma i fallimenti si accumulano e se in passato affrontava l’esame di turno con un minimo di entusiasmo, adesso c’è spazio solo per l’angoscia.
S’è rotto qualcosa, Lucio lo sa. Vorrebbe dare la colpa all’esta-te appena passata, ai professori, a Fisica tecnica, ma la questione è più complicata.
Stanco di stare appresso ai soliti pensieri, si mette a origliare la telefonata della sua dirimpettaia per un po’, ma l’alternanza di silenzi e monosillabi lo convince a piazzarsi le cuffie nelle orecchie isolandosi dai ronzii del treno e da ogni altro chiacchiericcio. Strappa un po’ di sonno irrequieto tra le note di un concerto blues tenuto a basso volume, poi il freddo insistente dell’aria condizionata lo pizzica nel cuore della notte svegliandolo. Il treno è fermo. Dal finestrino si scorge, di sbieco, un cartello blu in mezzo ai binari che indica la stazione di Pescara. Non sono nemmeno a metà strada.
Si alza, diretto verso l’area ristorante un paio di vagoni più in là. Attorno a lui la gente dorme disarticolata, alcuni con la bocca socchiusa, uno con un film che gira a vuoto sul portatile. Riconosce Fight Club, la scena in cui Brad Pitt spiega a Edward Norton come si produce il sapone. Avanza lungo il corridoio stando attento a non inciampare sulle gambe distese che spuntano fuori dai sedili.
Al vagone ristorante trova il barista e un signore col pizzetto grigio alla Pirandello che si rimpallano allegri tutta una serie di aneddoti sui viaggi notturni. Il tono che usano non è quello tipico delle due di notte. Lucio si intromette con l’indice alzato e un filo di voce solo per comunicare la sua ordinazione. Il sonno spezzato gli ha stimolato la fame e in più ha bisogno di qualcosa di caldo per contrastare l’effetto ibernante dell’aria condizionata. Sceglie dei wafer alla nocciola che gli impastano la bocca al primo morso, poi manda giù del caffè in un bicchiere di carta che tutto fa tranne che offrire isolamento termico. Ha
lo stesso sapore di una ringhiera. Eppure non è il palato che lo impensierisce, ma come l’uomo col pizzetto lo sta squadrando.
Lucio prova ad associare quest’attenzione molesta ai suoi orecchini neri d’osso – con quelli di una certa età ormai si è abituato. O forse sono i capelli lunghi? «Ha visto che è come dicevo io?». L’uomo col pizzetto si rivolge al barista accennando a Lucio come se fosse l’oggetto di una mostra. «Su questi treni finisce sempre che trovi sorprese».
«Dice a me?».
«E certo. Uno della tua età… con un tatuaggio così… mica lo vedi tutti i giorni».
L’attenzione si sposta sul polso di Lucio, dove sono disegnati tre cerchi intrecciati di uguali dimensioni, il simbolo scelto da John Bonham per i Led Zeppelin: l’uomo, la donna, il bambino.
«Ah, questo?».
«Quanti anni hai?».
«Ventitré».
«Allora si può ancora sperare».
L’uomo accenna un saluto e sparisce nel vagone opposto rispetto a quello da dove è venuto Lucio, che quasi quasi vorrebbe seguirlo, conoscere il suo nome e rendere quel viaggio meno noioso. La sete di parlare con qualcuno è tanta, specie dopo gli ultimi giorni passati praticamente chiuso in camera, mentre fuori sguazzavano gli ultimi entusiasmi di agosto. Invece si deve accontentare di quella breve parentesi. Gli piace immaginare in quel pizzetto grigio uno spirito venuto da lontano a dirgli che per il nuovo anno universitario alle porte, forse, un po’ di speranza è giusto averla.
Così Lucio torna al suo posto rigirandosi più volte fiero il polso.
L’uomo, la donna, il bambino.
L’effetto benefico sembra quasi esaurirsi al pensiero del peso che sta portando da tempo. Prima di partire ha detto ai suoi genitori di cominciare a prepararsi per la festa: ancora pochi esami e poi avranno un ingegnere in casa. In realtà Lucio è rimasto indietro, parecchio indietro: è da più di un anno che non passa un esame.
Questo, però, i suoi genitori non lo sanno.
Minima&moralia è una rivista online nata nel 2009. Nel nostro spazio indipendente coesistono letteratura, teatro, arti, politica, interventi su esteri e ambiente
