Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro di Rosaria De Meo La ladra, uscito per Barta Edizioni. Il libro contiene le illustrazioni di Luca Ralli.

Da quando quell’affascinante nobildonna, conosciuta a un ricevimento qualche mese prima, l’aveva sorpreso con le sue visite e il suo conforto, proprio quello era stato il suo sogno, il suo desiderio, la sua speranza: riuscire ad avere un contatto con la famiglia e poi… Poi, chissà, poter intrecciare quel filo di sogni, desideri e speranze intorno a un’idea, una possibilità, un progetto. L’uomo e il suo cruccio trepidante accompagnarono con un gesto la signora verso una specie di panca. Pareva un padrone di casa preoccupato di rendere confortevole la visita di un’ospite, come se quella lettera e il suo sigillo l’avessero riportato inconsapevolmente a essere quello che era sempre stato.

Gli occhi di Cristiano si spostarono verso l’ombra discreta qualche passo più in là. Cristiano si era abituato alla scorta invisibile, aveva cominciato a dimenticarla man mano che la sua giovane visitatrice gli diveniva sempre più familiare e consueta, ma quel giorno, davanti alla sospirata lettera e con tutte le ansie provocate dalla prolungata attesa, si sentiva di nuovo incerto. La donna non si scomodò a seguire la corda di quello sguardo; un gesto, casuale e distratto, a indicare che non c’era da preoccuparsi o da curarsi di un’ombra silenziosa. L’uomo mostrò di comprendere e non ci pensò più.

«Vi ascolto, marchesa Colonnesi».

Ludovica Colonnesi non aspettava che questo momento; da quando aveva conosciuto il giovane nobile napoletano a un ricevimento dietro piazza Navona, da quando le fortune di lui presso i nuovi padroni francesi erano precipitate, da quando la notizia della sua prigionia le aveva consentito di trovarselo davanti senza nulla a distrarlo: da allora si era goduta la luce nel suo sguardo ogni qualvolta le era riuscito di ottenere un permesso di visita, la sua gratitudine per il conforto di un piatto caldo o un buon vino, il suo interesse per i racconti con cui per qualche momento gli permetteva di evadere e trovarsi in strada, nelle piazze, nelle cattedrali, nei palazzi della città che l’aveva irretito e tradito.

Da allora aveva giocato una partita iniziata con la diffidenza di lui, continuata con la sua simpatia e i suoi scoramenti, e proseguita con le proprie promesse e assenze. Quella partita lei ora intendeva terminarla con un’offerta. E Ludovica offrì.

Offrì la liberazione e il ritorno in patria. Offrì molto di più. Lui lo capì subito. Lui tra mille incertezze l’aveva già immaginato. Forse aveva abbandonato la sua terra, forse si era scontrato con una rivoluzione insidiosa, e, a causa di un cuore troppo ingenuo e giovane, aveva perso. Forse, anzi sicuramente. Ora però la prigionia e prima ancora la disillusione, il tradimento, che alla prigionia avevano condotto, gli avevano tolte quell’ingenuità, e pure quella gioventù.

Così Cristiano Santacroce non si profuse in calorosi ringraziamenti perché sapeva che dopo le offerte sarebbero arrivate le richieste. Così neppure si perse in interrogativi, aspettando che facesse tutto la donna. Lei si rese conto di essere stata capita e questo le piacque. In fondo era il segno che aveva scelto l’uomo giusto. Senza imbarazzo, senza esitazioni, con una naturalezza che a lui risultò intrigante pur percependone la pericolosità, la marchesa Colonnesi passò alle richieste.

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