Il processo giudiziario da sempre è un campo da gioco entro il quale la letteratura si muove e, per mano di scrittori e scrittrici di talento, si esalta.  Da Capote a Tom Wolfe a Carrère a Maggie Nelson, giusto per fare pochi nomi e osservare tre modi di raccontare un certo tipo di orrore, un certo tipo di svolgimento di un procedimento giudiziario, un differente – di volta in volta – modo di osservare le parti in causa. Vittime, potenziali colpevoli, innocenti, finti innocenti, testimoni, giudici, avvocati, polizia, la cronaca attraverso la stampa, la gente che legge (o non legge), ascolta e sempre giudica. È successo nel tempo anche nella letteratura australiana, soprattutto per merito di Helen Garner, scrittrice che ho imparato ad apprezzare negli ultimi anni, grazie a Nottetempo che ha accolto nel catalogo le sue opere.

Garner oltre a essere una raffinata e accorta romanziera è giornalista e nel tempo si è occupata di vari casi eclatanti. Ha raccontato, per esempio, un caso di abuso sessuale accaduto in un college, in The first stone, nella metà degli anni Novanta, e una decina di anni dopo in Joe Cinque’s Consolation aveva raccontato un omicidio. Il terzo titolo suo che esce per Nottetempo si intitola Dove abita il dolore, con la traduzione di Milena Sanfilippo, si tratta di un bellissimo reportage (ma forse è anche qualcosa di più) in cui Garner racconta di un caso – sciagura – di triplice omicidio che fece grande scalpore in Australia e che in molti, a distanza di una ventina d’anni dai fatti, non hanno dimenticato.

Quando dicevo di voler scrivere del processo, rimanevano tutti a guardarmi in silenzio con un’espressione indecifrabile.

Qui ciò che c’è alla base, i fatti.

Siamo nel 2005, la sera della Festa del Papà, un uomo, Robert Farquharson sta riaccompagnando i tre figli a casa della ex moglie Cindy, ma l’auto esce di strade e finisce in un laghetto artificiale. L’uomo sopravvive ma i tre bambini, di due, sette e dieci anni, muoiono annegati. Dichiarerà che a fargli perdere il controllo dell’auto sia stato un attacco compulsivo di tosse. Gli crederanno in pochi, le sue affermazioni sembrano da subito sospette e in contrasto con l’evidenza di alcuni fatti, rilevamenti di sterzate, frenate. Disgrazia o disperazione? La disperazione potrebbe aver generato nell’uomo un terribile desiderio di vendetta nei confronti di sua moglie, del fallimento del loro matrimonio, e della nuova vita, apparentemente felice di lei. Comincerà un lungo processo che Garner seguirà in maniera minuziosa, la risonanza mediatica sarà rilevante. Robert verrà condannato in primo grado e in appello per triplice omicidio, ma non è questo il punto. Il punto è come Helen Garner segue e poi racconta questa storia.

Il viso delicato, dagli occhi grandi e le palpebre cascanti, non tradiva emozioni, eppure la pelle era dello stesso marrone grigiastro di un guscio di noce, quasi che il lutto l’avesse infradiciata fino alle ossa.

La scrittrice australiana non si limita alla ricostruzione della storia e del processo. Lei osserva, mette occhi, talento e cuore al servizio dei fatti. E passa dai dubbi alle certezze, nutre le sue giornate di domande, chiede, prende appunti, si confronta. E, senza perdere mai l’obiettività e la capacità di giudizio, cede alla pietà, allo sgomento, ragiona sugli strumenti del perdono e sulle miriadi di facce di cui è fatta l’umanità. Una vicenda è spesso una somma di punti di vista e un caso del genere non può essere risolto solo con le prove, servono atti umani che implicano durezza e, al contempo, commozione.

[…] si gettò in avanti con i gomiti sulle cosce e si tamponò le lacrime senza riuscire a fermarsi. In aula, i presenti si coprivano la bocca con le mani. L’aria era densa di un fruscio debolissimo.

Garner mette insieme tanti sguardi compreso il suo, da scrittrice, cronista, pubblico. E poi quello dei giudici, degli avvocati, dei testimoni, dell’imputato, di sua moglie, dei parenti. La vita spezzata dell’uomo, la vita spezzata dell’ex moglie, le vite andate dei tre bambini. Dove abita il dolore? La risposta è ovunque, e forse è addirittura una risposta parziale. Il passo da grande romanziera permette a Helen Garner di risolvere con la prosa anche i punti magari più noiosi di un lungo processo e ci restituisce, oltre al ritratto del protagonista, un affresco sull’Australia e su come reagiscono gli sconosciuti davanti a una tragedia.

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Autore

giannimontieri@minimaetmoralia.it

Gianni Montieri, è nato a Giugliano in provincia di Napoli. Scrive per Doppiozero, minima&moralia, Esquire Italia, Huffpost e il manifesto, tra le altre. Prova a incrociare la letteratura con lo sport per L’ultimo uomo, Rivista Undici. I suoi libri di poesia più recenti sono Ampi margini (2022) e Le cose imperfette, editi da Liberaria. Ha pubblicato per 66thand2nd due titoli Il Napoli e la terza stagioneAndrés Iniesta, come una danza. Vive a Venezia. Altre info qui: https://giannimontieri.wordpress.com/biografia/

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