“È necessario che questo libro finisca come finisce un romanzo poliziesco: con la verità. Perché la verità esiste, piaccia o no agli araldi della sfumatura, ai campioni dell’ambivalenza, ai sostenitori della finzione universale. A un certo punto, nel campo della vita, qualcosa è vero o falso, è un fatto o una favola. Forse dura solo un istante, ma è un istante di verità. Ora, tutti hanno paura della verità. Si trascinano i piedi, ci si avvicina a ritroso, si tergiversa. Non si vuole la verità: si vuole la pace. No, non la pace. La tranquillità. La verità è un’avventura, ma ciò che si desidera è restare tranquilli, a qualunque prezzo. Eppure un romanzo non deve sacrificare la verità: perderebbe la sua ragion d’essere, che consiste proprio nel rischiarla, qualunque essa sia. Se non scrivi per cercarla, non scrivere. E se non leggi per avvicinarti a essa, a che serve? Per questo comincio sempre scrivendo la fine. Per darmi il coraggio di percorrere il cammino.”
Nel suo nuovo romanzo affine al thriller psicologico (La tua promessa, trad. Tommaso Gurrieri, Clichy), Camille Laurens elegge il punto di vista di una scrittrice di autofiction che si interroga sul rapporto tra scrittura e verità per studiare i complessi meccanismi di manipolazione psicologica. Vincitrice del Prix Femina e del Prix Renaudot des Lycéens, Laurens è nota al pubblico italiano per Quella che vi pare, e/o, da cui è stato tratto un film con Juliette Binoche, diretto da Safy Nebbou, oltre che per Tra le braccia sue, Einaudi, La piccola ballerina di Degas, edt, e Figlia femmina, La nave di Teseo.
La struttura del romanzo alimenta una tensione crescente nel condurre chi legge a dubitare di quel che accade. Un uomo è in coma a causa dell’aggressione subita dalla sua compagna. Accusata di premeditazione, la donna sostiene di essersi difesa da un tentativo di strangolamento di cui però non porta i segni. Le possibili prove a cui Claire allude risultano smarrite o inesistenti, fornisce racconti su Gilles che paiono contrastare con l’immagine di un manipolatore meschino. Per far comprendere la portata di quella relazione insana ne ripercorre le fasi. Emerge così la progressiva delegittimazione pubblica e personale subita, studiata dall’uomo in ogni dettaglio per svilirla in modo sotterraneo minandone l’autostima e l’immagine pubblica di scrittrice (nota anche per le opere teatrali e cinematografiche ispirate ai suoi libri) conducendola a sentirsi indegna di vivere.
Il titolo rimanda alla promessa scambiata dai due all’inizio della loro relazione: da una parte la richiesta di non essere mai menzionato nei suoi libri, dall’altra quella di non essere tradita. Alla base dell’agire dell’uomo l’invidia per il successo femminile e la cannibalizzazione del talento. Mentre lei lo sostiene e ne incoraggia la crescita professionale, lui non sopporta il suo successo e agisce in modo subdolo per sottometterla e screditarla pubblicamente, riuscendo a farla sentire perennemente colpevole e inadatta, controllandone la mente attraverso frasi d’amore automatizzate e vuote.
Laurens alterna registri diversi per interrogarsi sull’inganno del noto, sulle illusioni celate nelle promesse tradite, sul controllo dell’altro attraverso il linguaggio, muovendosi tra prose poetiche, resoconti di interrogatori, dialoghi tra amanti, elenchi, confessioni intime, minimalismo sintattico alternato a ingrandimenti su dettagli fisici, aneddoti etimologici, ricorsi botanici, ripetizioni ossessive, citazioni letterarie, filosofiche e cinematografiche.
Dedizione e disprezzo si alternano di continuo generando un cortocircuito deleterio che porta chi ne subisce gli effetti a ignorare il sadismo reiterato delle piccole crudeltà quotidiane perché in contraddizione con la quiete di giorni di ‘intensità immobili’ (Deleuze) attraverso ‘paesi profondi’ come la musica, la lettura, le meditazioni. L’incanto tetro di quel benessere è presagibile dalla luce livida assunta da oggetti, elementi naturali e luoghi cari come una casa/prigione dei sogni, una pianta di mimosa, le marionette di ghiaccio, una macchina del caffè che diventano gli equivalenti fisici di una minaccia imminente. Sono scene definite di non-vita a permettere di percepire la violenza delle parole vuote.
L’orecchio ha un naso: odora di morte. La lingua ha esalato l’anima. Il cliché è una carogna. La lingua morta, l’uccidi-amore. I luoghi comuni delle parole defunte. Voglia di giocarci per rianimarle. Il bla-bla assassino. Il bla-bla che ti abbatte, il chiacchiericcio che ti stende.
Il solco tra vittima e carnefice risulta labile, richiama l’ambiguità alla base del film del 1944 Gaslight diretto da George Cukor (originato dall’opera teatrale Gas Light del 1938 di Patrick Hamilton) in cui Ingrid Bergman interpreta una donna condotta alla follia dal piano ordito dal marito con l’intento di destabilizzarla al punto da non essere più in grado di distinguere la realtà.
Come spiegato da Hélène Frappat nel saggio Gaslighting. Contro la manipolazione (Neri Pozza), il termine in origine designava la manipolazione psicologica mirata a far dubitare alla vittima della propria lucidità, ma più di recente ha subito un’evoluzione concettuale che annulla la distinzione tra pubblico e privato e definisce in senso più ampio l’impressione di subire un inganno orchestrato. Aspetti esplorati da Camille Laurens anche in romanzi precedenti, con un’attenzione ricorrente verso il conflitto interiore provato da individui segnati da traumi stratificati, inesorabilmente scissi tra rassegnazione e affrancamento da un’oppressione radicata.
La scrittrice si interroga sull’identità e lo sdoppiamento, sulla frantumazione del soggetto e l’estraneità al presente, ispirata, nel sotterraneo itinerario letterario filosofico e sociale, dallo studio di Shakespeare, Constant, Beckett, Adorno, Stevenson, Wilde, Baudelaire, Duras, Arendt. Nella sua intera produzione emerge l’urgenza di interrogarsi sulla parola attraverso lo studio della lingua, con scelte stilistiche che rivelano una predilezione per la poesia nel mostrare, attraverso le illusioni, il lato torbido delle relazioni, l’assenza di empatia, l’edonismo contemporaneo, le disuguaglianze di genere.
In occasione dell’edizione Gallimard delle opere scelte, Camille Laurens ha dichiarato che la sua idea di letteratura non può prescindere dall’atto del desiderare inteso come liberazione dallo sguardo: un’emersione dallo stupore per sfidare il lato mortale della vita. Si emancipa dal mero racconto di un doloroso ripiegamento interiore destinato all’adozione di una maschera o all’annullamento del pensiero critico, per comporre con La tua promessa un romanzo che fa di una farsa destinata alla tragedia la denuncia della normalizzazione dell’aberrazione.
Alice Pisu, nata nel 1983, laureata in Lettere all’Università di Sassari, si è specializzata in Giornalismo e cultura editoriale a Parma dove vive. Collabora per diverse testate di approfondimento, tra cui L’Indice dei libri del mese, minima&moralia, il Tascabile. Libraia indipendente, fa parte della redazione del magazine letterario The FLR -The Florentine Literary Review.
