La stanchezza disegnava un’ombra sotto gli occhi della dama del treno, che si era pettinata con noncuranza. Avanzarono facendosi strada tra i bagagli disseminati nell’ingresso; da un baule pendevano vestiti infantili, vicino al divano brillavano le carote di un cesto, vive sotto la luce del lampadario.
Ho scoperto Sara Gallardo qualche anno fa, con la lettura di Gennaio, (romanzo edito da Solferino e tradotto da Bruno Arpaia) e ne sono rimasto subito incantato. Chi era Gallardo, ennesimo tesoro della letteratura argentina, altra autrice da scoprire? Proviamo a inquadrare questa scrittrice e a collocarla nell’ambito della scrittura latino-americana. Gallardo è scomparsa nel 1988, a soli 57 anni; è stata una scrittrice precoce, Gennaio lo aveva scritto a 27 anni. Quello di cui ci occupiamo oggi La rosa nel vento (edito da gran vía, con la traduzione di Sara Papini) è invece il suo ultimo romanzo, uscito nel 1979. Gallardo è stata a lungo dimenticata dalla critica argentina e (di conseguenza) da quella internazionale. La sua importanza è stata ribadita una ventina di anni fa dall’immenso Ricardo Piglia, in due fasi. Prima nominandola, accostando il suo nome a quello di – attenzione – Borges, Cortázar, Puig, Sarmiento. Poi inserendola in una collana di classici argentini che l’autore di Respirazione artificiale (capolavoro edito da Sur) ebbe a dirigere. Da quei giorni in poi, il valore della scrittrice di Buenos Aires non è più stato in discussione. Sono stati ripubblicati alcuni romanzi, racconti e i suoi scritti giornalistici, sono cominciate le traduzioni all’estero ed eccoci di nuovo qua, a leggerla.
Per raccontare, Olaf dovette immergersi negli abissi del suo silenzio in cerca di parole, e a volte rimaneva in essi con un’aria così definitiva che soltanto una domanda brusca era in grado di farlo risalire.
Scopriamo il tanto che accade in questo libro senza trama. Un romanzo slegato da un itinerario classico. Personaggi straordinari, storie che sembrano non incrociarsi mai, apparentemente distanti e poi invece tenute insieme da un filo nascosto. La grammatica invisibile di Sara Gallardo. Un giornalista russo si spinge verso Sud, inseguendo un amore impossibile, una ragazza lo accompagna. Lui ama, lei è testarda, si muovono verso un luogo che pare oltrepassare il paesaggio. Un ragazzo perseguitato dal passato e prova a sfuggirgli, ci riuscirà? Questi sono alcuni dei personaggi principali. La rete però di protagonisti secondari è altrettanto interessante, queste figure sembrano saltare fuori dal territorio, dalle case, dal susseguirsi degli istanti. Incontri luminosi, bagliori, frasi spezzate, gesti, sguardi persi sull’orizzonte e all’indietro verso le memorie. L’Argentina, la Patagonia, la vecchia Europa, come un vortice. Vediamo i protagonisti come scossi dal vento, dal tempo. Il desiderio e la perdita rappresentano il tema per Gallardo. Sembrano in cerca di qualcosa, baluardi in bilico tra le intemperie. Ma cosa? La felicità, ma quale, ma dove? La verità è che sono soli. La solitudine ha più forme e modi della felicità e ci spinge a vagare e pare non esserci porto, casa in cui fermarsi.
La notte vedo luce dietro le porte di queste persone che non mi dicono niente. In quei momenti mi sembrano vicine quanto io lo sono a me stessa. Non è che mi addolorino, ma quanto mi addolorano. Dovrei forse pronunciare quella frase ripugnante, che mi ispirano amore? Non lo farò.
Sara Gallardo deve essersi divertita quando ha scritto questo romanzo. Ha dato spazio a tutto il suo estro, il suo talento e ha scritto una storia con dentro mille storie. Troviamo generi, registri linguistici, narrazioni più tradizionali alternate a visioni che a volte si accomodano nel realismo magico altre lo superano. Non c’è una voce che emerge ma un coro, al cui suono ci sarà sembrato ballare un indimenticabile tango.
Gianni Montieri, è nato a Giugliano in provincia di Napoli. Scrive per Doppiozero, minima&moralia, Esquire Italia, Huffpost e il manifesto, tra le altre. Prova a incrociare la letteratura con lo sport per L’ultimo uomo, Rivista Undici. I suoi libri di poesia più recenti sono Ampi margini (2022) e Le cose imperfette, editi da Liberaria. Ha pubblicato per 66thand2nd due titoli Il Napoli e la terza stagione e Andrés Iniesta, come una danza. Vive a Venezia.
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