di Edoardo Pisani

Ogni scrittore ha la sua strada, in vita e in morte. Quella che porta alle opere di Italo Alighiero Chiusano comincia, nel mio caso, da Ennio Flaiano e da Heinrich Böll. Chiusano, grande germanista nato nel 1926 e morto nel 1995, è il curatore di molte opere di Böll, oltre che uno degli ultimi intervistatori di Flaiano, nel 1972. A Flaiano ha anche dedicato un breve testo, Flaiano era un’altra cosa, pubblicato in Altre Lune, fitta raccolta di saggi e interventi letterari, edita nel 1987 da Mondadori, ormai fuori edizione. Così, interessandomi a Flaiano e leggendo E non disse nemmeno una parola di Heinrich Böll, ho scoperto Italo Alighiero Chiusano. Poi c’è stata la monumentale biografia di Goethe, Vita di Goethe, pubblicata da Rusconi nel 1971, scritta in uno stile limpido e vivo, da vero scrittore, che mi ha spinto a cercare le altre sue opere, ormai fuori commercio, non più saggi ma romanzi e racconti e testi teatrali, perfino raccolte di poesie. Ho scoperto che Chiusano è stato anche un prolifico narratore.

Il suo primo romanzo, La prova dei sentimenti, edito da Rizzoli nel 1966 e ristampato dalle edizioni San Paolo nel 1998, narra di un amore impossibile nella prima metà dell’Ottocento, in Austria, a Ganz, fra il conte Janos e una ragazza di nome Denise, figlia del marchese di Saint-Fleury. È un romanzo a sfondo storico, specialmente grazie al lungo monologo del marchese, che racconta, in pagine dai tratti conradiani, della Rivoluzione francese, cioè della sua rovina e del suo esilio. Ma il fulcro del libro sono i sentimenti dei protagonisti, come dice il titolo. Janos si chiede: “Quanto ai sentimenti… chi può individuarli con esattezza, e tanto meno esprimerli con fedeltà?” È innamorato di Denise, che tuttavia non può ricambiare il suo amore, perché si è consacrata a Dio, dando i voti, alfine di salvare l’anima del vecchio marchese, che sta morendo.

La prova dei sentimenti è la rinuncia di Denise all’amore, che lo stesso marchese, suo padre, disapproverebbe, e che Janos soffre fino alla disperazione. Come in quasi tutte le opere di Chiusano, il rapporto con la religione e con Dio, cioè la spiritualità dei personaggi, è in primo piano. Chiusano è infatti un fervido credente, cristiano praticante, con una visione personalissima e poetica di Gesù Cristo, che per lui è “la pietra angolare della vita, il discrimine del nostro essere e divenire, della nostra giustificazione e della nostra salvezza”, come scrive prefaendo il libro Volti di Gesù nella letteratura moderna. Pure il suo romanzo forse più conosciuto, L’ordalia, pubblicato nel 1979 e ambientato intorno all’anno 1000, nel Medioevo, ha a che fare con la religione, o per meglio dire con la Chiesa: il protagonista, Runo, scopre che l’atto della Donazione di Costantino, che donava le proprie terre al papa, è un falso. Si tratta di un romanzo d’avventura, picaresco, fra ricerche interiori e fughe e amori e confessioni; Runo lotta per una Chiesa moderna, di carità e non più di potere, di visioni evangeliche e non di sopraffazioni. Le sue avventure, come la sua verità, forse come la sua stessa fede, lo porteranno alla morte.

Di fede e di storia e di avventura: di questo raccontano le opere romanzesche di Chiusano, spesso attualizzando i messaggi evangelici e la storia della cristianità. Anche Konradin, pubblicato nel 1990 da Mondadori, a mio avviso il suo romanzo migliore, è ambientato nel Medioevo, con il diario di Corradino di Svevia, il racconto della sua breve e tumultuosa esistenza – Corradino morirà impiccato, a sedici anni, affrontando la morte con grande dignità e coraggio. Domenico Porzio, già curatore delle opere di Borges, ha scritto che questo libro è leggibile a diversi livelli: “come confessione da far la gioia di un psicanalista o di uno junghiano, come appassionante storia di avventura e di battaglie, come parabola di quel cammino iniziatico verso l’assoluto che anche il più laico di noi sente di dover intraprendere almeno col desiderio”. Chiusano diventa Corradino, dunque, Konrad, e la sua è una storia di battaglie e fantasmi (un fantasma, o meglio un sopravvissuto: Federico II, nonno e consigliere di Corradino), di amori e disperazioni. Lo stile è scorrevole e pulito, forse troppo per essere di mano del giovane Konrad; eppure il libro/confessione è credibile, con brani di grande bellezza, e si legge con facilità. Tuttavia, come per gli altri romanzi di Chiusano, non si tratta della sua opera migliore; gli prediligiamo le raccolte di saggi o i racconti di Eroi di vetro – splendidi L’aquilupo, storia di amore e morte e metamorfosi, e Herr Philister legge Kafka – o i suoi rari e preziosi testi teatrali.

Italo Alighiero Chiusano è uno scrittore ormai quasi dimenticato, non soltanto per i romanzi ma anche nel campo in cui eccelle, la critica; molti suoi libri sono esauriti da anni, poco o affatto letti e mai più ristampati dopo la prima edizione. Ed è un peccato, specie per i suoi magnifici saggi, raccolti in Literatur (Rusconi, 1984) e in Altre lune (Mondadori, 1987), che ne fanno un grande compagno di letture, con acute pagine su autori maggiori e minori di lingua tedesca (Kafka, Stifter, Mann, Musil, Döblin, Böll, Handke e molti altri) o su scrittori italiani da lui amati (Manzoni, Svevo, Pirandello, Gadda, Landolfi, Flaiano, etc). Anche le sue pagine su Shakespeare, raccolte nella sezione finale di Altre lune, sono memorabili, come alcuni suoi testi teatrali, quali ad esempio Le notti della verna, su San Francesco, o Consideratemi un sogno, su Kafka – un Kafka fantasma, Ka, che cavalca l’insetto/uomo Greg, cioè Gregor Samsa, tornando a Praga e ripercorrendo la propria vita, il mistero del suo essere Franz Kafka. “Non c’è un paradiso per i personaggi letterari?” chiede Ka a Gregor Samsa, prima di lasciarlo. E – chiediamo noi – non c’è un paradiso per gli scrittori dimenticati? Perché bisognerebbe riesumare il dimenticato Chiusano; leggere, come scrivere, significa anche raffrontarsi all’inesplorato, all’ingiusto oblio in cui finiscono autori e opere. Italo Alighiero Chiusano può essere una grande scoperta, un segreto da rivelare e condividere con pochi, posto che si abbiano la fortuna e il gusto di soffermarvici.

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4 commenti

  1. sto iniziando a leggere in questo momento la magnifica presentazione del libro ..le affinità elettive di Goethe.. il testo tratto da Thomas mann tradotto da Italo chiusano mi è parso immediatamente particolare e avvincente…tanto da cercare in rete qualche notizia del traduttore e scoprire che .. è nella schiera degli. ..scrittori dimenticati!! peccato.. questo mio piccolo commento vuole solo ricordarlo..

  2. Bellissimo articolo.
    Sento affinità tra Chiusano e Pisani ed anche a me hanno vibrato molte corde… forse quelle che sono dentro a noi figli di terre di confine (la mia famiglia istriana con tanti Italo ed Italia tra I parenti…)
    La nostra cultura, la nostra storia e forse anche la nostra educazione ci unisce.
    Grazie,

    Simona Pellis
    nata a Roma da due esuli Istriani che lì si sono conosciuti dopo l’Esodo

  3. Troppo per me recepire e capire. D’ istinto ringrazio:
    sono andato a vedere chi fosse Chiusano rileggendo – subito dopo quello del card. Ravasi – il commento – evocativo e particolarmente attuale – alle “Parabole del regno” su un “BREVIARIO FAMILIARE” di FAMIGLIA CRISTIANA del 1989 …

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Autore

edopisani@minima.it

Edoardo Pisani è nato a Gorizia nel 1988 e vive a Roma. Ha esordito con il romanzo E ogni anima su questa terra (Castelvecchi Editore, 2022, finalista premio Berto, finalista premio Flaiano Under 35). Con Castelvecchi ha pubblicato anche il saggio E libera sia la tua sventuraArthur Rimbaud! (2023) e il romanzo Al mondo prossimo venturo (2024). A gennaio 2026 l’editore Marsilio pubblicherà il suo terzo romanzo.

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